VOICES – From The Human Forest Create A Fugue Of Imaginary Rain

VOICES – From The Human Forest Create A Fugue Of Imaginary Rain

Archiviata l’esperienza Akercocke, David Gray e Peter Benjamin si sono ributtati subito in ciò che che amano di più e che sono maggiormente caparbi nel maneggiare, ovvero il satanismo, quello tradotto in musica, ovviamente. E qual è lo stile più adatto ad esprimerne la visione e la filosofia? Il black metal, naturalmente. Ecco dunque che i due, senza sorprendrci in nulla, si rituffano a capofitto negli abissi del black metal più satanico e bastardo che sono riusciti a concepire, fondando una nuova band a nome Voices appunto, e facendosi aiutare nell’impresa niente meno che da Sam Loynes dei Diminished Filth e Dan Abela dei Dark Veil. In realtà, i Voices non continuano nulla però del verbo Akercocke. Dell’estetica death metal vi è poco o nulla, come vi è poco o nulla di quella estetica progressive che dominava la sontuosità stilistica della defunta band extreme metal inglese. I Voices sono una faccenda molto più semplice e raccolta, in cui i Nostri vanno a riscoprire le proprie origini black metal ripartendo dal principio, dalla fonte primaria del genere, strizzando dai suoni ogni preziosismo ed evitando le contaminazioni stilistiche quanto più possibile. Essendo dei musicisti eccezionali, i Nostri hanno però potuto certamente dare ampio respiro a dei saliscendi compositivi evidentissimi e a frequenti cambi di umore che non disdegnano neanche l’atmosfera e altri momenti di “raccoglimento”, che lasciano spazio spesso anche ad un intimismo malato e crepuscolare. Ne sono un segno evidente le voci femminili pulite che punteggiano svariati momenti del disco e dei brevi intermezzi astratti e sbilenchi che lasciano spazio ad archi e tastiere. Ma il nodo centrale, il fulcro del lavoro attorno cui tutto ruota è sempre e comunque il black metal scandinavo della second wave, che tira in ballo direttamente certe entità più tecnicamente preparate del genere, tipo Emperor, Satyricon, Immortal, primi Dimmu Borgir e Gorgoroth. Anche i suoni, tutt’altro che freddi e regressi, sono corposi e pieni e tradiscono sempre una ricercatezza di fondo alla quale i Nostri sembra non riescano mai a rinunciare. Rispetto agli Akercocke, i Voices dunque sembrano essere un netto passo indietro, sia stilistico che concettuale. Una regressione nel territorio della tradizione e di un approccio più “storico” al black metal piuttosto che un progetto volto alla modernità e alla innovazione. Il problema è che questi sono musicisti che rendono il massimo quando sono liberi da restrizioni stilistiche e quando sono intenti a spingere sull’accelleratore dell’estremo; quando invece sono intenti nel creare lavori dal feel più “classico” e tipico, finiscono invece nell’assopirsi in un anonimato e in un manierismo palpabile e poco avvincente, in cui la maggior parte del materiale proposto ha un forte sentore di già sentito e di stantio.



Informazioni Album

Durata: 00:53:58

Disponibile dal: 11/03/2013

Etichetta: Candlelight

Distributore: Audioglobe

Tracklist

1. Dnepropetrovsk

2. Eyes Become Black

3. Fragmented Illustrations of Anger

4. Unawareness of Human Emotion

5. Sexual Isolation

6. This Too Shall Pass

7. Everything You Believe Is Wrong

8. Creating the Museaum of Rape

9. Endless


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