VON – Dark Gods: Seven Billion Slaves

VON – Dark Gods: Seven Billion Slaves

Venien, l’enigma vivente più grande e inestricabile del black metal americano, se non mondiale. Impiega oltre vent’anni a pubblicare il primo album dei suoi Von nella sua versione definitiva, e solo qualche mese a licenziare un secondo capitolo di inediti. Evidentemente, la fondazione della sua etichetta, la Von Records, il consolidamento di una lineup stabile, e la pubblicazione di “Satanic Blood” dopo un quarto di secolo deve aver “stappato” qualcosa nel musicista di San Francisco, qualcosa che teneva il Nostro incatenato nell’inattività più totale e che ora lo ha liberato, sguinzagliandolo sul mondo come una calamità naturale inarrestabile, permettendogli ora di vomitare fuori e incidere su nastro qualunque idea gli passi per il cervello. Il giorno di Halloween, ovvero il 31 Ottobre del 2012, “Satanic Blood” ha visto finalmente la luce, e neanche sei mesi dopo, ecco arrivare “Dark Gods: Seven Billion Slaves”, il secondo album ufficiale dei grandissimi e leggendari Von. Che dire di questo seguito che non è già stato detto dell’ormai leggendario e super ritardatario debutto? Nulla, ci troviamo semplicemente ancora una volta di fronte ad uno stupendo esempio di black metal super primitivo e necrotizzato dalla propria stessa rude, crudele e immonda natura di musica “cadavere”. L’intero album è un manifesto ad una intransigenza stilistico-concettuale quasi ottusa e inflessibile, tanto i suoni, le atmosfere e i suoi stessi stilemi comopositivi sono rozzi e primitivi. Non vi è alcuna spinta in Venien a modernizzarsi, di mettersi al passo con i tempi o di uscire in qualche modo da quella fine degli anni Ottanta quando iniziò folgorato come fu dalla foga dei Bathory, dei Venom e dei Celtic Frost. Lasciando lateralmente la forma, l’esecuzione e la raffinatezza dell’heavy metal di allora, in cui il thrash e i suoi tecnicismi, la sua precisione e la sua imprescindibile componente tecnica dominavano su tutto e tutti, i Von hanno seguito invece la strada di quelle prime band black metal che ne hanno imitato la foga e la violenza belligerante, sostituendo però (per mancanza di capacità tecniche o chissà che altro) alla raffinatezza compositiva una negatività regressa e necrotica volta unicamente a veicolare scenari disordinati, coatoci, entropici, completamente privi di gusto formale e totalmente orientati al satanismo, all’odio e al disordine più totale. E nel 2013 questo “Dark Gods: Seven Billion Slaves” è proprio come fu allora, ed è proprio questo che rende Venien incredibile: il fatto che sia un fossile vivente del metal, uno che fa metal come lo si faceva nella tundra scandinava quasi trent’anni fa, agli albori di tutto. Ancora una volta la sua musica è un documento, dunque… un reperto, una sorta di macchina del tempo che ci ricatapulta in quei tempi andati in cui dei ragazzini scandinavi ossessionati con i Venom e i Voivod abbracciarono anche ideologie socio-politiche negative e altamente violente e isolazioniste. Non ci è dato sapere se Venien pensi veramente ciò che suona, ovvero se sia “puro” o meno; difficile dirlo, ora che sono passati trent’anni dalla sua prima comparsa sulla scena come musicista. Ma non ha importanza. Ciò che conta è constatare che ormai sono rimasti solo lui, Fenriz e Nocturno Culto a preservare il seme e il segreto di cosa sia il primo “vero” black metal, quello che ha generato una intera stirpe.



Informazioni Album

Durata: 00:54:09

Disponibile dal: 22/03/2013

Etichetta: Von Records

Distributore:

Tracklist

1. They Have Come

2. Ancient Flesh of the Dark Gods

3. Hands of Black Death

4. Dark Gods

5. MONSTER!

6. DevilWhore

7. iAmInHuMan

8. RawRot

9. Black Eyes


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