WEAKLING – Dead As Dreams

Pubblicato il 01/07/2012 da
Weakling - Dead As Dreams - 2012
voto
9.0
  • Band: WEAKLING
  • Durata: 01:16:09
  • Disponibile dal: 01/06/2000
  • Etichetta: tUMULt
  • Distributore:

Wolves In The Throne Room, Altar Of Plagues, Ash Borer, Nachtmystium, Deathspell Omega, eccetera. Tutte queste band hanno in comunue una cosa: fondono il black metal con il prog e la psichedelia. Suonano il cosiddetto post-black metal, o atmospsheric black metal che dir si voglia. Si tratta comunque di una formula riuscitissima che ha raccolto consenso unanime e che continua a sputar fuori nuovi giovani adepti in continuazione, e a catalizzare l’attenzione di milioni di proseliti. Bene, qualcuno si è mai chiesto da dove viene questo nuovo e interessantissimo sottogenere? No? Ve lo diciamo noi. Viene da una criptica e sconosciuta band americana chiamata Weakling. La band – il cui nome è preso da una canzone degli Swans – è durata un paio d’anni, non ha mai suonato dal vivo, ma grazie al cielo ci ha lasciato un cimelio di un valore inestimabile. La prova inappellabile dell’inizio di tutto. Il prototipo, l’archetipo sommo del black metal psichedelico. Siamo nell’ormai lontano 1998 quando i Weakling registrano la ‘creatura’ ed è il 2000 quando qualcuno si accorge della sua immonda esistenza. Alla fine trionfa la tUMULt Records, che licenzia in sordina “Dead As Dreams”, primo, ultimo, unico e inarrivabile album di questa misteriosa e meravigliosa black metal band di San Francisco. Concepiti una sera di metà anni Novanta da un enigmatico musicista chiamato John Gossard (poi The Gault, Asunder e ora Dispirit) e da Josh Smith, chitarrista dei Fucking Champs, i Weakling erano, sono e saranno sempre una band rivoluzionaria, che ha scatenato un terremoto del tutto irreparabile nell’underground estremo. Il valore inestimabile di “Dead As Dreams” sta nel fatto che in un format improponibile – cinque canzoni, tutte (ben) sopra i dieci minuti di durata – la band ha fatto il miracolo di rendere ogni secondo del disco assolutamente ineccepibile per fluidità, ponderatezza, tatto, gusto e chi più chi ne ha più ne metta. Stiamo parlando di un’ora e sedici minuti di violenza sfuggita ad ogni controllo, che non conosce pause e che non trova pace, e che, in tutto il suo orrorifico carico di immonda negatività, riesce anche a trasmettere un senso di bellezza e ‘grazia’ tutto suo. E queste, signori, sono qualità che solo i capolavori possono sventolare. “Dead As Dreams” è talmente possente nella sostanza, che ha piegato la sua stessa improponibile e ostica forma alle sue totali dipendenze. Si parte in maniera quasi catastrofica: i tredici evisceranti minuti di “No One Can Be Called As A Man While He’ll Die” e i dieci e passa di “Cut Their Grain And Place Fire Therein” sono un viaggio interstellare finito in disgrazia. Un incubo consumatosi a livello metafisico. Gli Emperor, i Mayhem, i Beherit, i Ved Buens Ende e gli Immortal, e praticamente tutta la second wave di scandinavian black metal, viene spinta dai Weakling in un baratro di psichedelia e delirio mentale, che sembra non trovare un confine o una soluzione di sorta. Entrambe le canzoni si auto-costruiscono e auto-sprigionano con la furia di un kraken. Le costruzioni monumentali di post-rock annerito dei Weakling evocano scenari catastrofici. I Godspeed You! Black Emperor trasformatisi in una minaccia immonda, in una piaga inarrestabile. Gli Slint inceneriti dal male e polverizzati in un cosmo senza luce. Krautrock, shoegaze, rock psichedelico…’intrippamenti’ mentali di ogni sorta piegati alla gelida legge del black metal scandinavo. La title track, con i suoi venti minuti e trentanove secondi di orrore sonico interminabile, mette a durissima prova l’apertura mentale e la percezione sensoriale di qualunque intenditore di musica estrema degno di recare tale nome. La canzone è semplicemente mostruosa, l’assolo di Gossard a metà strada è talmente memorabile da evocare l’immagine di un Syd Barrett che suona attraverso una catasta interminabile di casse Emperor. Si prosegue col sangue reclamato a gran voce da “This Entire Fucking Battlefield” e dalla conclusiva ‘canzone-sentenza’ “Disasters In The Sun”, che chiude il cerchio e ci strappa letteralmente dai denti la parola ‘capolavoro’, quasi fosse una sorta di intrattenibile confessione. Difficile, davvero difficile raccontare il contenuto di un album caratterizzato da un profondità immensa e incalcolabile e costruito su talmente tanti livelli di stile, percezione musicale, inventiva compositiva e violenza sonica assolutamente priva di alcun freno. Gioiello dal valore inestimabile. Album estemporaneo. Eterno.

TRACKLIST
  1. No One Can Be Called As A Man While He'll Die
  2. Cut Their Grain And Place Fire Therein
  3. Dead As Dreams
  4. This Entire Fucking Battlefield
  5. Disasters In The Sun
5 commenti
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