WHITEHORSE – Progression

WHITEHORSE – Progression

Doom metal mostrificato che viene dall’Australia, siete tutti avvisati. “Progression”, della (chiamiamola così) avant-doom band di Melbourne Whitehorse, è in realtà una regressione totale nelle fogne più nascoste dell’espressione musicale. Un’aberrazione sonica sublime, persa non si sa dove in un limbo putrescente di funeral-doom, noise e avanguardia quasi bieca. Una piacevolissima e ripugnante scoperta, questa band dal nome sontuoso e angelico, ma dal sound completamente repellente. Il doom metal dei Whitehorse infatti è di quanto più rivoltante, anti-musicale e distopico si possa ascoltare, ma possiede anche una malefica bellezza di fondo e una logica intrinseca che incuriosisce e affascina non poco. Un fascino quasi morboso, appunto, perché narcotizza e fa venire la nausea, ma tiene l’attenzione sempre a livelli elevatissimi. “Progression” dunque stupisce per il suo dualismo. Per la repulsione totale che evoca e per il sontuoso senso di ‘esaltazione’ che trasmette allo stesso tempo, grazie a una sfilza infinita di riuscitissimi riffoni doom assolutamente epici e soffocanti, e grazie ad atmosfere completamente surreali e contorte, materializzatesi soprattutto tramite l’uso assolutamente da manicomio delle voci e delle tante tessiture elettroniche che innervano il sound dei Nostri. Ascoltando “Progression” vengono in mente subito i Khanate, più che altro per via della delivery vocale completamente delirante del vocalist, che ricorda paurosamente il miglior Alan Dubin che tutti noi abbiamo amato su “Things Viral” ormai dieci anni fa. Ma dal teatralismo vocale malato tipico dei Khanate, per i Whitehorse il salto ad un grugnito lacerante di matrice prettamente death è veramente breve. In certi frangenti le voci risultano talmente gutturali da impastarsi quasi completamente con le chitarre in un unico bolo di cacofonia strisciante. Veramente enciclopedico del doom estremo, “Progression” mostra anche parecchie altre brutte facce oltre all’andamento comatoso e alle voci pressoché suicide tipiche del funeral doom. Sono ben presenti nell’impianto sonoro dei nostri antichi retaggi death, vecchie scorie di un marcio ormai lontano ma mai scomparso, che si è cristallizzato splendidamente nel sound dei Whitehorse, facendoceli apparire come una verisone ancora più primitiva e ancestrale dei loro mai dimenticati compatrioti Disembowelment. Ma non finisce qui, c’è anche spazio per qualche zampillo di death-doom di stampo prettamente americano, Winter e Morgion in primis, e per un lacerante slancio avant-noise, portato a compimento egregiamente dai tanti samples, soundscape elettronici e dalle tastiere completamente annegate in un baratro di tensione statica. Incredibile come i Whitehorse abbiano coniugato il grottesco più totale e la decomposizione musicale più lacerante che si possa concepire con preziosismi avanguardistici e nuance noise e post così raffinate e congeniali. Il termine “avant-doom” è sempre meno una parola e sempre più una realtà.



Informazioni Album

Durata: 00:38:07

Disponibile dal: 15/11/2011

Etichetta: At A Loss Recordings

Distributore:

Tracklist

1. Mechanical Disintegration

2. Progression

3. Control, Annihilate

4. Time Worn Regression

5. Remains Unknown


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