WITH THE DEAD – With The Dead

Pubblicato il 20/10/2015 da
voto
8.5
  • Band: WITH THE DEAD
  • Durata: 00:41:55
  • Disponibile dal: 16/10/2015
  • Etichetta: Rise Above Records
  • Distributore: Audioglobe

Andate con il morto, andate. Andate a fargli compagnia, accompagnatelo con fiducia, è un caro amico nascostosi nell’ombra per un po’ di tempo, ora ha tanta voglia di avervi al suo fianco in questa sua nuova avventura. Lee Dorrian non poteva restare ai box per chissà quanto, lui che vive di musica e si pasce della sua fermentata energia venefica figurarsi se si sarebbe accontentato, in età ancor giovane, di rimanere in panciolle, limitarsi a scovare talenti con la sua Rise Above e osservare il mondo del doom prosperare senza il suo contributo attivo. Eccolo qui, l’ex Napalm Death, a soli due anni dall’ultimo capitolo dei Cathedral “Last Spire”, in combutta con due personaggi che sono ben più di semplici scudieri ai suoi ordini, Mark Greening e Tim Bagshaw, membri fondamentali degli ElectricWizard nel sacro periodo di “Come My Fanatics…” e “Dopethrone” e in seguito fondatori dei Ramesses. Avete presente tutti quei gruppi che provano a unire sonorità alla Black Sabbath/Saint Vitus con lo sludge anni ’90? Ecco, l’esordio omonimo dei With The Dead spazza via nel giro di un pezzo un buon 95% di tutta questa scena: la uccide sotto tutti i punti di vista. “Crown Of Burning Stars” vi alita addosso l’olezzo della decomposizione avvinta dal tipico dinamismo dei migliori Cathedral, con una potenza di fuoco da far invidia a gente come Crowbar e High On Fire e passaggi di una pesantezza inaudita. Non sappiamo cosa sia accaduto nella gestazione di questo disco, quali compulsioni della camaleontica vena creativa di Dorrian vi siano confluiti, fatto sta che questo sacerdote del doom mai è stato così cattivo, luciferino, astioso nell’interpretare il genere; in questo, gli estremismi dei due sodali hanno dato un influsso determinante. In “With The Dead” c’è la depressione latente di “Forest Of Equlibrium”, il groove spacca-montagne di “Ethereal Mirror”, a cui va aggiunta un’atmosfera diabolica assolutamente spaventosa; la si subisce con sconcerto immenso e anche i ‘rolleggiamenti’ che iniziano a comparire da “The Cross” non stemperano i toni, perché si sposano a una violenza musicale e concettuale clamorosa. I riff sono mastodontici, scattanti, scavano in profondità nei nostri crani e nei nostri cuori, li insozzano, li contaminano, ne esacerbano le pulsioni recondite, facendo trasparire gli istinti malati. Diagnostichiamo un tasso di ammorbamento altissimo, degno del famigerato “Dopethrone”. Le percussioni, i dialoghi, l’assolo sinistro sul finale proprio di “The Cross” pareggiano i momenti più sconci degli Electric Wizard e annunciano nefandezze abnormi. Andiamo avanti: “Nephthys” concede qualche attimo di rilassamento nella bruma della campagna inglese, solo che poi questa quiete di facciata si interrompe e Dorrian si mette a declamare spiritato, prima di concedere a Bagshaw di dare spettacolo con un assolo old school di somma intensità. Ecco, le prestazioni individuali vanno a toccare punte di vera eccellenza, Bagshaw non scende per un secondo nel prosaico, mantiene una mordacità nell’azione che pochi possono vantare e quando è ora di diluire il peso delle ritmiche interviene con assoli stupendi; Dorrian si rende protagonista di una performance camaleontica, mettendo da parte gli umori divertiti e sardonici di molte prove dei Cathedral per ostentare un patto d’acciaio col Male in persona. “Living With The Dead” è agghiacciante da questo punto di vista: evidente la possessione del singer, lo sprezzo verso l’umanità, il febbrile e lucido delirio che lo assale. Vi sentirete serrare la gola, vi salirà addosso un isterico sgomento a udire certi mortiferi vocalizzi. Il drumming aggiunge panico, un roboante assemblato di pattern elefantiaci, una burrasca di tamburi fomentatori di un cataclisma orrorifico. La conclusiva “Screaming From My Own Grave” è talmente rallentata, greve, da lambire il death-doom e oltrepassare nuovi confini di negatività, pari a quella di album appartenenti a una cultura metallica nettamente più estremista. Il suono rigonfio, grasso, ostile, non lascia scampo, non è un caso che a sovrintendere le registrazioni vi sia stato James Gomez Arellano, produttore di “Odori Sepulcrorum” dei Grave Miasma e “The Plague Within” dei Paradise Lost. Ad ascolto finito, per quanto il terrore vi si leggerà negli occhi, avrete la malsana idea di ripartire da capo, rivivere l’incubo, ballare al ritmo di una danza macabra insieme a questo trio di ministri del doom, oggi come ieri in prima linea nel rendere memorabile la musica del destino e della distruzione.

TRACKLIST

  1. Crown Of Burning Stars
  2. The Cross
  3. Nephthys
  4. Living With The Dead
  5. I Am The Virus
  6. Screams From My Own Grave
10 commenti
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