WITHIN TEMPTATION – Hydra

WITHIN TEMPTATION – Hydra

Continua imperterrito il percorso musicale dei Within Temptation che con questo “Hydra” battono il sesto rintocco discografico in circa diciotto anni di carriera. L’aggettivo‘imperterrito’ usato in apertura risulta alla luce degli ascolti di questo nuovo prodotto di per sé assai adeguato, in quanto la band olandese non si guarda indietro e anzi prosegue senza pensieri, ‘imperterrita’ appunto, nella direzione tracciata dal precedente album in studio, quel “The Unforgiving”, targato 2011. La cosa potrà piacere o non piacere ai fan vecchi e nuovi dei Nostri, ma quell’approccio moderno, un po’ più elettronico e molto radiofonico, che trovavamo su quell’album sembra essere diventato il presente attuale della band. Un sound che la band ha scelto dunque di non rinnegare, ma piuttosto di approfondirne le possibili ramificazioni, espandendo ulteriormente il range delle contaminazioni,  rimpastando però al contempo anche qualche elemento del passato, un tempo presente e per un po’ accantonato. Il risultato è un album fresco e coinvolgente, che non segue le orme di nessun album precedente ed esplora strade nuove, mantenendo però come si diceva la tendenza ad un suono più accessibile e radiofonico che già avevamo riscontrato nel lavoro del 2011. Ecco quindi che “Let Us Burn”, che avevamo sentito in versione demo sull’EP di qualche mese fa, ci conferma quanto abbiamo appena sostenuto, presentandoci un ritornello e delle melodie vocali che non avrebbero certo stonato su “The Unforgiving”, vestito però di un mantello musicale che risulta più sinfonico che elettronico nel suo insieme. “Dangerous” al contrario, si avvicina musicalmente di più alla produzione recente dei Nostri, con l’aggiunta della voce disperata e gridata di Howard Jones, ex Killswitch Engage, a quella sempre splendida della Den Adel. Il pezzo tira, in virtù anche di una velocità e di una pesantezza un po’ inaspettate, ma rimane sempre fortemente orecchiabile, fedele al trademark attuale. “And We Run” aumenta ulteriormente il livello di ‘contaminazione’ e imprevedibilità… se a scatola chiusa la partecipazione del noto rapper Xzibit ha fatto storcere più di un naso, a livello di risultato la canzone ci convince eccome. Introdotta dalla rodata accoppiata pianoforte/Sharon, la canzone progredisce da una base tipicamente sinfonica verso un ritornello ultra-catchy e funzionale. L’atmosfera della song si appesantisce proprio con l’entrata del rapper, il quale prende il possesso della struttura della canzone, relegando la Den Adel alla sola ripetizione del ritornello. Un’esperimento decisamente riuscito anche questo. Se di “Paradise (What About Us?)” si è già detto tutto durante la recensione dell’EP omonimo, la successiva “”Edge of The World” cambia ancora le carte in tavola, presentandoci una ballad quanto mai appoggiata alle soluzioni vincenti dal punto di vista vocale. Protagonista incontrastata, la bella e brava cantante ci mostra qui di avere ben pochi rivali nel genere, e firma un’altra canzone a nostro avviso piuttosto bella anche se decisamente poco ‘metal’, ad esclusione forse dei più elettrici due minuti finali. “Silver Moonlight” carica di nuovo il piatto, e ci presenta un lato forse dimenticato dei Within Temptation, ovvero il growl di Westerholt, che si ascoltava su “Enter”. La canzone, anch’essa già descritta nella recensione all’EP nella sua versione demo, è un tributo ad un passato mai rinnegato, e si pone come un altro dei punti forti dell’album. “Covered By Roses” scorre in maniera un po’ anonima con molteplici richiami a “The Unforgiving” e lascia presto lo spazio a “Dog Days”, che invece ci colpisce con una vena modernista quasi alternative metal, che li avvicina ai Lacuna Coil. “Tell Me Why” è un’ultima bordata metal, di nuovo virata verso lidi più pesanti, che ci scuote un po’ prima della traccia conclusiva, dal titolo “The Whole World Is Watching”, che sfrutta invece di nuovo tutto il potenziale radiofonico del songwriting post “The Heart Of Everything”. Insomma, “Hydra” è una perfetta prosecuzione di “The Unforgiving”, più variegato e potente, ma dotato dello stesso appeal che ne aveva determinato la fortuna commerciale. I Within Temptation sono adesso questa band, catchy e radiofonica, e sono convinti della loro scelta. Sta ai fan ora decidere da che parte stare, “Hydra” rappresenta il manifesto di una band che ha imboccato nuove strade… prendere o lasciare!



Informazioni Album

Durata: 00:49:46

Disponibile dal: 04/02/2014

Etichetta: BMG

Distributore: Self

Tracklist

1. Let Us Burn

2. Dangerous

3. And We Run

4. Paradise (What About Us?)

5. Edge of the World

6. Silver Moonlight

7. Covered by Roses

8. Dog Days

9. Tell Me Why

10. The Whole World is Watching


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  • max maser

    mica facile giudicare questo disco..di primo acchito mi ha lasciato perplesso,sembrava una sorta di compilation con tutte quelle collaborazioni,ma ascoltandolo con più attenzione e meno pregiudizi (fermo restando che cmq adoro la band) mi risulta decisamente più compatto e meno dispersivo di come lo trovavo all’inizio.e mi piace,parecchio.chiaro che qui di gothic è rimasto davvero poco e nulla,ma di qualità ce n’è tanta.promosso,senza ombra di dubbio

  • Syward77

    come ho detto in passato il nuovo corso non mi prende, sono ancora ottimi musicisti e la loro scelta è stata vincente. Ma i cambiamenti dividono e non sempre si è con quelli che l’accettano, pur questo gli auguro sempre il meglio.e chissà un domani rimescoleranno le carte e mi riconquisteranno

  • V.74

    Un disco fatto con tanto mestiere e zero anima.
    Tutto quello che rendeva magici i WT è stato eliminato ed è rimasta una band che non fa altro che cercare ritornelli facili a tal punto da diventare spesso fastidiosi. Per me questo significa perdere il senso dell’arte, a maggior ragione per il fatto che le canzoni davvero vincenti sono 2-3, il resto è davvero roba che dopo due ascolti ha già detto tutto e non supererà mai la prova del tempo.
    Musica usa e getta, il voto 8 lo considero quasi ‘offensivo’ alla musica di spessore, senza offesa.

  • SOL

    Io certe considerazioni “spirituali” faccio sempre fatica a capirle, davvero. Vorrei sapere se vendono o distribuiscono un oggetto chiamato “animologo”, per valutare l’anima di interi dischi…. e soprattutto capire quale sia la differenza di “anima” tra una “solemn hour” e un pezzo di questo disco. Ritornelli facili? Li fanno da sempre. Sperimentazioni? Fanno da sempre. Capisco la reticenza a farsi piacere tutto, specialmente le contaminazioni estreme, ma star qui a sindacare su anema e core mi sembra davvero fuori epoca. E’ un disco che aprirà la band a nuovi fan, ne farà perdere alcuni… ma la qualità è difficile da negare. Sempre meglio che sfruttare a vita il filone sinfonico e aggiungere a ogni lavoro nuovi orchestrali… un artista che cambia è un artista che sa rimettersi in gioco e creare cose nuove, l’anima o il presunto cuore non c’entrano niente, altrimenti si può questionare anche quanto cuore ci fosse nei lavori di dieci anni fa che li hanno lanciati e ridurre il tutto a mitologia…

  • V.74

    L’anima la vedi quando non ti riduci a fare canzoni che si limitano a voler condurre il discorso musicale unicamente al ritornello e riducento l’aspetto musicale a puro arrangiamento ormai standard per loro, senza piu privilegiare spunti musicali di vero valore, cosa che dà spessore ad una canzone invece che ridurla semplice tentativo di hit radiofonico. Questo sarebbe cambiare e rimettersi in gioco?…questo è quello che fanno già tutti gli artisti pop, quindi non vedo quale merito possa avere un artista che banalizza la propria arte invece che espanderla…poi ognuno ha le sue esigenze musicali, io questo disco lo posso ascoltare al massimo come sottofondo mentre pulisco casa, se per te invece è un disco di alto livello allora non so come poterti aiutare, posso solo augurarti buon divertimento!

  • Guest

    Anche ammettendo che il pop contemporaneo contempli doppia cassa e
    chitarre giganti (cosa di cui dubito molto), non vedo come questo
    paragone possa essere una critica: il pop è un genere come tutti gli
    altri, che ha avuto momenti più o meno artistici in ogni epoca. Se poi,
    come penso, siamo sempre sul piano di “pop = banalità” e “metal/rock =
    arte”, allora è inutile star qui a parlarne… credo che nel 2014 dire
    che i WT abbiano fatto un album più “pop” dovrebbe essere più una
    descrizione, che una critica mitologica… ma prendo atto che ancora
    qualcuno tira in ballo radio (sarei curioso di sapere quali passano i
    WT) o presunta commercialità, un po’ come se Highway To Hell non sia
    passata in radio 400000000 volte con tutto il repertorio di Aerosmith e
    compagnia bella (i loro ritornelli da stadio erano arte e quelli dei WT
    sono banalità? Mah…)

  • SOL

    Anche ammettendo che il pop contemporaneo contempli doppia cassa e
    chitarre giganti (cosa di cui dubito molto), non vedo come questo
    paragone possa essere una critica: il pop è un genere come tutti gli
    altri, che ha avuto momenti più o meno artistici in ogni epoca. Se poi,
    come penso, siamo sempre sul piano di “pop = banalità” e “metal/rock =
    arte”, allora è inutile star qui a parlarne… credo che nel 2014 dire
    che i WT abbiano fatto un album più “pop” dovrebbe essere più una
    descrizione, che una critica mitologica… ma prendo atto che ancora
    qualcuno tira in ballo radio (sarei curioso di sapere quali passano i
    WT) o presunta commercialità, un po’ come se Highway To Hell non sia
    passata in radio 400000000 volte con tutto il repertorio di Aerosmith e
    compagnia bella (i loro ritornelli da stadio erano arte e quelli dei WT
    sono banalità? Mah….)

  • V.74

    Se volessi commentare dischi pop non verrei su metalitalia, se vengo quì è perché prediligo musica un po’ più impegnativa e ricercata rispetto ad un semplice strofa – ritornello ripetuto tre volte il tutto moltiplicato per dieci canzoni. Ribadisco che se musicalmente ti accontenti di poco hai solo da guadagnarci, sono felice per te se tra due settimane riesci ancora a sentire questo disco senza sentire puzza di vecchio, io l’ho iniziata a percepire già al secondo ascolto da quanto sono prevedibili più della metà di queste canzoni, saluti!

  • Stargazer

    8 mi sembra un voto un po’ altino per quanto adori i WT. Io avrei dato 7 onestamente, noto un certo calo di ispirazione in questo album, forse manca un filo conduttore come negli album precedenti. L’EP mi aveva fatto ben sperare ma i pezzi qui sono diversissimi tra loro e i duetti non sono i momenti migliori. Mancano epicità e potenza

  • SOL

    Se vieni qui è perchè ti piace il rock e il metal come piace a me, con la differenza che io ascolto anche pop senza bisogno di ridurlo per intero a genere poco impegnativo: Adele è pop, e sfido a non notarne la bravura. Comunque a ognuno il suo, tenendo sempre ben in mente che chi di solito fa sti discorsi magari ha nel cassetto la maglia dei motorhead o degli acdc, 20 album tutti uguali a testa.. come se nel rock o metal non fosse contemplata la ripetitività… è il genere degli autoplagi e delle correnti di cloni lunghe 10 anni per eccellenza, sta a vedere che mo’ chi cala l’orchestra e mette più tastiere e ritornelli memorabili (cioè ritornelli, se vogliamo, visto che si chiamano così con uno scopo) diventa automaticamente ripetitivo e banale. Contenti voi puristi…..

  • V.74

    Veramente stai dando per buone delle verità che ti inventi da solo visto che io ascolto di tutto, anche il pop visto che per tua informazione non mi vergogno a dire che posseggo i cd originali anche di gente come britney spears, shakira e backstreet boys, visto che essendo un musicista mi interessa conoscere e approfondire tutto, quindi sei completamente fuori strada. Quello che mi pare tu non voglia capire è che il pop lo apprezzo da chi me lo aspetto, ma se mi consenti, se i septic flesh nel prossimo disco mi fanno roba alla lady gaga, non mi metto a fargli un applauso per la capacità di rinnovamento, li mando a cagare per aver sminuito e banalizzato la loro proposta, idem per i WT. Prima la loro musica era più ricercata e fatta con maggiore ricerca nei dettagli, adesso hanno semplicemente preso un paio di clichè e li ripetono meccanicamente al punto che si valica il sottile confine tra semplicità e banalità.
    A ognuno il suo genere e non ogni cambiamento significa miglioramento, infatti se fosse come dici tu io avrei dovuto schifare anche the unforgiving, cosa che nel mio primo post ho smentito, proprio perchè pur essendo un disco già tendente a sonorità più ‘easy’ manteneva comunque un certo spessore compositivo.
    Evidentemente abbiamo una capacità di cogliere i dettagli e le sfumature in modo molto diverso, io questo disco lo trovo dozzinale, frutto di una pianificazione più razionale che passionale…ma se a te basta questo, goditelo e nessuno ti dice nulla!

  • Marco Olmedi

    assolutamente d’accordo con la recensione e con il voto