WITHIN THE RUINS – Elite

Pubblicato il 03/04/2013 da
voto
6.0
  • Band: WITHIN THE RUINS
  • Durata: 00:39:29
  • Disponibile dal: 26/02/2013
  • Etichetta: E1 Music
  • Distributore:

Tornano alla carica i giovani death-corer americani Within The Ruins e, dopo un’accoppiata di giudizi ben positivi ricevuta su questo portale, ecco che arriva la volta della mezza stroncatura: purtroppo per le band, qualche volta, il cambio di recensore non è completamente scevro da modifiche all’approccio del giudizio, in quanto in minima parte il gusto personale riesce sempre a scalfire la doverosa obiettività. E per la formazione del Massachusetts, giunta al terzo lavoro sulla lunga distanza con il qui presente “Elite”, questa variazione si tramuta in una forte storcitura di naso da parte di chi scrive, rivelatosi piuttosto allergico alla proposta vorticosa, auto-celebrativa e odorante plastica dei quattro ragazzi componenti il gruppo. Una tracklist omogenea, fin troppo compatta e coesa, fa davvero molta fatica a scavare solchi nei nostri sentimenti, inzuppata com’è di ghirigori onanistici e proditori artifizi edonistici: un delirio di cambi di tempo, scale in andirivieni e poi rivieni e vai, un’overdose di neo-classicismo elevato a potenza, badilate di melodie incastrate fra groove che mischiano alla grande i Gojira con la manciata di band death-core che fanno della masturbazione strumentale e ritmica il proprio credo. Il risultato di questo caleidoscopico dai-e-vai è la totale confusione dell’ascoltatore in dirittura d’arrivo di “Elite”, vittima di un assalto all’arma bianca talmente veloce e distraente che, una volta crollati al suolo, non ci si ricorda neanche da dove si era partiti, figurarsi un riff, una linea vocale o un assolo. Spiace, perché non si tratta di pregiudizio sul death-core, neanche su quello più stravagante come questo dei Within The Ruins; è che semplicemente ci si trova davanti a strutture compositive che, sentite una volta e mezza, oltretutto sorrette da una produzione talmente farlocca da farci rimpiangere il bel viso naturale di Valeria Marini (!!), vanno a scemare in un clamoroso vuoto di noia e inutilità. Vogliamo salvare l’anthemica title-track, almeno? Oppure la lunga strumentale “Ataxia II”? O la più canonica “Dreamland”? Eccovi tre dei quattro motivi che ci inducono a stiracchiare una sufficienza a questo disco. Il quarto, ovviamente, risiede nel fatto che probabilmente ai puristi del genere “Elite” piacerà sicuramente, magari anche molto!

TRACKLIST

  1. Terminal
  2. Solace
  3. Feeding Frenzy
  4. New Holy War
  5. The Charm
  6. Ataxia II
  7. Elite
  8. I, Blaspheme
  9. Absolute Hell
  10. Weightless
  11. Dreamland
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