CARCASS: “Surgical Steel” traccia per traccia!

A cura di Luca Filisetti

Ci siamo! L’attesa è terminata e a metà settembre la Nuclear Blast sgancerà la bomba Carcass. “Surgical Steel” è infatti uno dei lavori più attesi dell’anno, secondo per hype generato solo a “13” dei Black Sabbath. Metalitalia.com ha avuto l’opportunità di ascoltare con larghissimo anticipo il comeback discografico dei britannici (approfittiamo per ringraziare la Nuclear Blast per la disponibilità) e di farsi quindi un’idea piuttosto chiara sulle undici nuove tracce targate Carcass, idee che verranno ulteriormente approfondite in fase di recensione. Ci preme segnalare sin da subito due o tre cose fondamentali: innanzitutto la voglia della band di non ripetere quanto fatto in passato, rivisitando ed aggiornando quelle che erano le idee dei precedenti album – “Heartwork” su tutti. Secondariamente vorremmo muovere una critica al mixing di Andy Sneap, con l’ovvio concorso di colpa dei Carcass stessi, a tratti davvero troppo pulito e piatto per risultare vincente. Infine, ci piace segnalare l’assoluto predominio di un Bill Steer in stato di grazia su tutto il resto: la sua sei corde è personalissima, onnipresente e dotata di buon gusto, oltre a pescare a piene mani dal patrimonio ottantiano dei guitar hero. Le differenze con lo stile del convitato di pietra Mike Amott sono evidentissime e contribuiscono in modo decisivo a differenziare “Surgical Steel” dai propri predecessori. Ad ogni modo, abbiamo già perso troppo tempo: vi lasciamo quindi ai dati tecnici e, soprattutto, al track by track del comeback dei Carcass. Buona lettura.

carcass - surgical steel - 2013

CARCASS
Jeff Walker – Basso, Voce
Bill Steer – Chitarra, Voce
Ben Ash – Chitarra
Daniel Wilding – Batteria

SURGICAL STEEL
Data d’uscita: 13/09/2013
Etichetta: Nuclear Blast Records
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1985 – 01:15
Breve intro molto ottantiana nel senso più classico del termine, di matrice quasi Cacophony, sebbene molto meno complessa e più controllata rispetto a quanto fatto dalla coppia Friedman/Becker. Sin da subito i Carcass mettono in mostra degli spunti che saranno ripresi ed ampliati successivamente.

THARSHER’S ABATTOIR – 01:50
Breve assalto in up tempo, rappresenta l’unica concessione che la band fa nei confronti dei primi due album. Brano piuttosto semplice ma efficace. Buon lavoro di batteria di Wilding, rispettoso dell’enorme eredità lasciata da Ken Owen, Walker catarroso quanto basta e Steer che piazza assoli puliti e tecnici, che contrastano con un riffing piuttosto serrato. Sebbene sarebbe corretto parlare di thrash più che di grind, il brano è sanguigno e tagliente quanto basta per fare presa sugli aficionados.

CADAVER POUNCH CONVEYOR SYSTEM – 04:02
Per la prima volta nel lavoro si risentono i Carcass di “Heartwork”. Steer sciorina subito solos clamorosamente ottantiani, sulla falsariga di quanto fatto da Satriani, scomodato ed estremizzato senza troppi complimenti! Il brano alterna complessità e melodia in maniera pregevole, sebbene quei solos facciano fatica a contestualizzarsi all’interno di una struttura vocata ad un death melodico ma pur sempre estremo. Up tempo di non facilissima assimilazione, anche perché lungo le strofe le linee melodiche scritte da Walker non sono dirette, ma piuttosto spezzettate e non lineari.

A CONGEALED CLOT OF BLOOD – 04:14
“Heartwork”. Il riff iniziale parla chiarissimo a tal proposito: mid tempo tanto classico quanto efficace, dotato di una certa perversione di fondo che lo rende immediatamente assimilabile al meglio della produzione passata. Fantastico anche il rallentamento posto a metà brano e la reprise (piuttosto pulitina, sarà un noioso leit motiv) che segue. Steer sacrifica molto del proprio estro solista per dare rocciosità tramite ritmiche azzeccate ed ottimamente doppiate dal basso e dalla batteria. L’assolo è semplice, cupo e sprigiona un mood che rimanda a “Swansong”, sebbene qui di rock propriamente inteso ce ne sia ben poco.

THE MASTER BUTCHER’S APRON – 04:01
I ritmi salgono, grazie ad un grandissimo lavoro di basso e batteria. Davvero ottimi i cambi di tempo: pochi ma ben fatti. Forse questo è il brano dove la tecnica individuale viene maggiormente a galla. Gran lavoro dietro le pelli di Wilding, che alterna foga e cesello. Si risentono istanze mutuate da “Necroticism”, ovviamente attualizzate e corrette. Il fatto che il lavoro sia stato scritto da maturi quarantacinquenni e non da arrembanti venticinquenni chiarisce più di mille parole dove stiano le differenze con il passato. La seconda parte del brano comporta una certa semplificazione delle strutture, sebbene soprattutto Steer insista molto su un riffing non lineare ed ancora una volta debitore degli eighties. Ottimo il finale in crescendo.

NONCOMPLIANCE TO ASTM F899-12 STANDARD – 06:07
Ancora un inizio con dei solos chitarristici importanti e velocissimi, che punteggiano un brano lungo ed articolato. Steer fino ad ora è l’assoluto mattatore dell’album, dato che riesce a caratterizzarlo con il proprio stile, che deve più di qualcosa ai grandissimi guidar hero del passato. La voce di Walker – ottimamente doppiata da quella più gutturale di Steer – è perversa come non mai e riesce a mantenere il tutto su solide basi death. Alcuni assoli di chitarra faranno la gioia di chi nei Carcass ha sempre apprezzato più la crudezza di Steer che lo smisurato talento di Amott, sebbene il main solo sia il più amottiano tra quelli qui presenti e porti con sé un grandissimo carico di pathos. Le ritmiche, al solito, sono pesanti e mai troppo semplici da seguire, tanto che in alcuni brevissimi passaggi vengono richiamati alla mente dei momenti gloriosi di “Symphonies Of Sickness”, senza però entrare in territori grind tout court.

THE GRANULATING DARK SATANIC MILLS – 04:10
Mid tempo con melodie forti ed ottantiane. Solismo iniziale fantastico, seguito da un altrettanto riuscito riff. Anche in questo caso questi nuovi Carcass si voltano indietro verso gli eighties per regalarci l’ennesima piccola perla a cavallo tra il (melo)death ed il classic metal: un po’ “Swansong”, un po’ “Heartwork”, ma soprattutto testimonianza della voglia di portare avanti un discorso tutto sommato nuovo nella loro discografia, rielaborando intelligentemente il passato. Brano molto legato a sonorità classiche, dunque, a tratti perfino troppo pulito e “pettinato”, ma di sicuro appeal.

UNFIT FOR HUMAN CONSUMPTION – 04:25
Ci rendiamo conto di ripeterci, ma ad aprire il brano è ancora un riff dal sapore ottantiano, inserito su una struttura mutuata da “Heartwork”. Il riffing di Bill è palesemente melodic death, mentre sorprende un certo recupero di sonorità thrashy, ancora una volta guidate dalla sei corde di Steer che – lo ricordiamo – è il mattatore assoluto dell’album. Il brano non avrebbe sfigurato su “Heartwork”, dato che ne rappresenta il lato più melodico e catchy, in un certo qual modo. Ancora una volta una eccessiva pulizia sonora rischia di rendere vano il grandissimo lavoro della band. Assolo mirabolante di Steer, stavolta compiutamente heavy metal, tanto che non avrebbe sfigurato sull’ultimo Darkthone. Esaltante, a dir poco, quello che succede dopo: una cavalcata in up tempo terremotate ma non estrema che farà la gioia di tutti gli amanti del metal più classico ed eroico.

316L GRADE SURGICAL STEEL – 05:20
Ancora un riff ottantiano iniziale, poi scontro tra melodie di quel periodo e asperità ritmiche che devono più di qualcosa a quel vero e proprio patrimonio dell’umanità che è “Heartwork”. Si insiste molto con questo dualismo tra death (grind) melodico e classic metal. Stavolta il bilancino pende leggermente verso l’estremo, sebbene Andy Sneap paia non accorgersi della cosa e bilanci ancora malissimo il mixing, dimenticandosi delle basse frequenze e delle distorsioni. A conti fatti, forse uno degli episodi meno riusciti e più scontati del lavoro, sebbene Steer piazzi l’ennesimo assolo da far resuscitare un morto.

CAPTIVE BOLT PISTOL – 03:17
Il primo episodio svelato al grande pubblico ha un mood totalmente ascrivibile ad “Heartwork” (chi ha detto “Carnal Forge”?). Mid upper tempo di gran classe, in cui Walker riesce a far uscire tutta la malvagità della propria ugola e Steer disegna il riff più death-oriented dell’intero lavoro. Non è un caso che la prima traccia proposta sia stata proprio questa, che è una delle più riuscite e, senza dubbio, quella più legata al passato dei Nostri. Nulla da dire, tutto gira al meglio; quando i Carcass decidono di fare quello di cui sono capaci non c’è nessuno che li eguagli. Rischi zero in questo caso, ma risultato finale vicino all’eccellenza.

MOUNT OF EXECUTION – 08:25
Intro basato su un arpeggio classico e cupo. Qui si fanno sentire passaggi atmosferici abbastanza inusuali per i Nostri; brano fascinoso a metà tra “Heartwork” e “Swansong”, semplice ma efficace, mai esasperato. Senza dubbio l’episodio più slegato dal resto: lungo, a tratti pacato ed evocativo, maturo, diremmo. L’estremo rimane relegato alla voce di Walker, dato che i riff e le ritmiche strizzano l’occhio nuovamente al metal classico e, tutt’al più, al melodeath. Cambi di tempo notevoli e un mixing che, finalmente, si sviluppa in profondità (perché non usare lo stesso metro in tutto l’album?). Ottima chiusura di un lavoro più che buono, a tratti sorprendente, ma sempre Carcass al 100%.

carcass - band - 2013



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  • Ale

    …ma se il disco è pronto perchè non pubblicarlo? Anzi, attendere addirittura il 13 Settebre mi sembra esagerato…e non mi si venga a dire che è per logiche di mercato, che non è mica il nuovo disco di Rhianna!

  • Alberto Biffi

    spruuuuz.

  • Bitter And Then Some

    le logiche di mercato esistono anche nel metal

  • Ale

    purtroppo!

  • Filippo

    ci penserà il buon metalchesh!

  • Filippo

    ci penserà il buon metalchesh!!!

  • alcarin747

    se non si fosse capito, steer è il MATTATOIO assoluto dell’album.

  • Simone Picciau

    Insomma non c’è bisogno di aspettare la recensione, compratelo subito!

  • Gian Claudio Battaglia

    e daje!

  • fabiostarchild

    non vedo l’ora…

  • Skandu

    vado a pescare

  • executioner341

    E bravo il nostro Luca Filisetti eh eh eh!…buono buonino si e’ ascoltato il nuovo album dei Carcass…..dalle tue parole non posso che mangiarmi le unghie nell’attesa spasmodica di avere tra le mani questo album che aspetto dal lontano ’98,quando la notizia della loro dipartita mi aveva lasciato di sasso…..ok sono tornati e ora che si riprendano il posto che gli spetta,ora di supporto in EU con gli Amon Amarth ma subito dopo un bel “Surgical Steel tour” tutto per noi!!!!!!!…..comunque Luca se ti passo un “segnino” emh…..non e’ che possiamo venirci in contro e magari se puoi dall’alto della tua magnanimita’ si possa per cosi’ dire…… sentirlo in anteprima????
    P.S se non puoi fa niente…………ma ti auguro uno spuzzo di diarrea nel momento piu’ inopportuno Prrrrrrrrr!!!!!!!!!!!! XD m/ m/

  • Pasqualone

    nella foto sono in 4 ma la line-up comprende 3 musicisti: Walker,Steer e il batterista:chi è il quarto???

  • Luca Filisetti

    Capisco l’impazienza, ma non si può proprio.
    Ora aspetto il cagotto :)

  • executioner341

    AHAHAH!!!….Complimenti per la recensione Luca! vedo qui sotto che hai messo il pepe al culo a tutti! bene tu me lo hai fatto immaginare e gia’ non sto nelle braghe,ora bisogna solo aspettare un mese e mezzo al ritorno sugli scaffali di una band MAI dimenticata!!!!…ora tocca agli AT THE GATES!!! se succede anche questa Reunion mi faccio Citta’ Alta (BG) tutta in ginocchio nudo e con la frusta ahah!!!
    P.S…..Luca….per il cagotto?…no problem ho ritirato la “maledizione” XD
    m/ m/

  • executioner341

    Ben Ash Chitarra EX Pig Iron, Desolation, and Liquefied Skeleton ……piccola dimenticanza XD

  • Pasqualone

    grazie executioner :)

  • executioner341

    :-)

  • Alberto Biffi

    e MOLTO bravo, tra l’altro! :-)

  • executioner341

    Poco ma sicuro!!….lo vedro’ in azione il 24 novembre al Live Club!!!!….poi ti faccio sapere come e’ andata….:-)
    m/ m/

  • Alberto Biffi

    Mi sa che ne parliamo al Bar de Live Club!!!!!! ;-)

  • executioner341

    Ahahah!!! ok la prima la offro io :-)

  • emimele

    Alcuni pesci di un torrente vicino casa mia già ce l’hanno e me l’hanno fatto ascoltare, devo dire che questo track by track è piuttosto preciso nel descrivere le caratteristiche del disco in questione. L’unica cosa, secondo me, è l’insistenza nel criticare la produzione di Sneap, secondo me non è così male, magari avrebbe potuto farla più grezza (anche se l’album, essendo davvero molto vicino come sonorità a Heartwork e Swansong, richiede una produzione moderna), ma non manca certo di potenza!
    Un lavoro difficile da assimilare, molti cambi di tempo e di riff, però si sente lo stile sopraffino di Walker e soci, è innegabile! :-)
    Aspettando la mia copia limited edition 666….m/

  • Bastian Contrario

    lo sto ascoltando ora, sono alla quinta traccia e sono già contento

  • Filippo

    si trova su pirate bay..buon ascolto

  • Antonio Cappa

    Concordo sugli At The Gates. Nella speranza sempre che siano lavori all’altezza.

  • GodTech

    Dopo averlo ascoltato un paio di volte mi pare un ottimo album, pieno di riff freschi e solo mai scontati. Peccato che il mixing risulti così piatto, perché certi pezzi sono davvero buoni, ma quel suono “secco” alla Arch Enemy sembra tarpare un po’ le ali all’intero lavoro. Se torno ad ascoltare “Heartwork”, vengo investito da un muro di chitarre che mi esalta e mi stupisce ancora oggi, così non posso fare a meno di chiedermi cosa avrebbe combinato il vecchio producer Colin Richardson su “Surgical Steel”. In ogni caso, gran bell’album, soprattutto dalla seconda metà in poi. Il pezzo che mi è subito entrato in testa è “Granulating…” e penso sarà la mia hit dell’estate! :)

  • lapausacaffe

    L’aspetto più sorprendente del disco è il drumming: il batterista riprende e interpreta alla perfezione lo stile di Ken Owen, al punto da farmi pensare che alcuni incastri tra chitarra e batteria siano stati scritti da Steer e Ken. Disco strepitoso, un’operazione commerciale (non in senso negativo) come andrebbe sempre fatta: budget, idee, rispettosa del proprio pubblico. Insieme a quello dei Cynic il miglior comeback degli ultimi anni.

  • Pleiadi

    Ma non mi pare proprio… sei un batterista?

  • lapausacaffe

    Sono chitarrista, ma mi capita di scrivere parti ogni tanto. Dopo qualche ascolto confermo quanto detto, ma solo per quanto riguarda gli incastri sotto i riff portanti. Per il resto, per quanto dignitosa, non ha la fantasia di Owen. L’entusiasmo fa brutti scherzi :)