DARK TRANQUILLITY: “Construct” studio report!

A cura di Marco Gallarati

 

Dark Tranquillity - logo - 2013


I Dark Tranquillity giungono, in questa primavera 2013 ormai inoltrata, ad uno dei momenti più cruciali della loro carriera: la pubblicazione del decimo album sulla lunga distanza! Il momento per la band – ricordiamolo, fra le fondatrici del cosiddetto Goteborg sound e del death metal melodico tutto – è cruciale in quanto il nuovo lavoro, “Construct”, arriva dopo il piuttosto deludente, ma secondo noi mal compreso da fan e critica, “We Are The Void”; inoltre, se da un lato l’ampia popolarità che i Nostri hanno saputo raggiungere in Italia nel corso degli anni è poco scalfibile dalle prime critiche di massa giunte, è anche vero che, a livello di ‘sentore generale’, l’attesa che aleggia sulla nuova opera è piuttosto tesa, speranzosa e carica di aspettative, per risultati che si spera facciano evaporare istantaneamente le nubi che sono andate addensandosi sul combo in quest’ultimo periodo, anche a causa di una forte sovraesposizione live (perlomeno italiana) e, perché no?, di un ammorbidimento di setlist che ha arrugginito un po’ i gomiti da pogo dei fan più accaniti. Lontanissimi sono, ovviamente, i tempi dei seminali “Skydancer” e “The Gallery”: impossibile per i Dark Tranquillity riuscire ad accontentare i fan di vecchissima data, fan che non smettono mai di sperare e agognare in un ritorno a quelle parossistiche sonorità; anche la scelta di sfornare un nuovo disco più votato al mainstream – come furono ad esempio, per i loro tempi, ”Damage Done” e “Fiction” – pare esser stata messa da parte. E quindi cosa ci troviamo davanti, una volta sentito “Construct” per bene una manciata di volte? Ebbene, senza approfondire troppo il discorso da affrontare in futura sede di recensione, possiamo dire tranquillamente che nel nuovo Dark Tranquillity la band si rimette in gioco del tutto, tornando al periodo sperimentale di fine millennio, quando con “Projector”, e poi “Haven”, Stanne e soci si reinventarono più introspettivi ed elettronici che mai. “Haven”, più che “Projector”, è il lavoro che si lascia accostare maggiormente a “Construct”: ma è un “Haven” più ampliato e meno immediato, dove l’elettronica ha un’importanza elevata e la voce si ritaglia spazi maggiori, anche discutibilmente sfocianti in ambiti electro-pop/dark wave, e dove le chitarre si perdono un po’ nella difficoltà di arrangiamenti ricchi e ostici da assimilare in breve tempo. Dunque, per riassumere al meglio quanto emerso dalla prima tornata di ascolti, possiamo permetterci di affermare che “Construct” sarà un platter che dividerà molto gli appassionati del gruppo e che bisognerà lasciar crescere con le fruizioni e il tempo, molto pazientemente. Un riplasmarsi studiato molto bene, chiaro, e non nuovo per i Dark Tranquillity, ma che li proietta direttamente sul filo di un rasoio molto, molto affilato. Staremo a vedere! Intanto placate la curiosità con il track-by-track qui sotto.
Oltre all’appena citato track-by-track, subito di seguito avrete modo di leggere una gustosa intervista al vocalist rosso-crinito più amato dagli italiani, Mikael Stanne. Nelle sue gentili parole, scoprirete con noi tutto quello che c’è da sapere su “Construct”, visto e vissuto dalla prospettiva unica dei suoi creatori. Giusto per attizzare ancor di più le braci dell’attesa, vero? Buona lettura!

Dark Tranquillity - Construct - 2013


DARK TRANQUILLITY

Mikael Stanne - voce
Niklas Sundin - chitarra
Martin Henriksson – chitarra, basso
Anders Jivarp – batteria
Martin Brandstrom – tastiere, elettronica

CONSTRUCT
Data d’uscita: 27 maggio 2013
Etichetta: Century Media Records
Sito Ufficiale
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01. FOR BROKEN WORDS (04.36)
L’apertura di “Construct” è affidata ad un brano che davvero poco ha dell’opening-track, in quanto non particolarmente immediato e neanche troppo avvincente, a dirla tutta. Siamo convinti sia una traccia che necessiti diversi ascolti per essere capita appieno, del resto (re)introduce elementi di chiaroscuro e pause elettro-acustiche piuttosto cupe che si ripeteranno spesso lungo l’arco del lavoro. Soprattutto l’atmosfera sinistra e quasi d’attesa, oltre alla struttura poco definita del pezzo, rende “For Broken Words” decisamente spiazzante. Il riffing si divide tra tematiche groovy e un giro melodico degno della miglior tradizione DT, ma quest’ultimo non viene certo valorizzato al meglio all’interno del minutaggio. Si iniziano subito a sentire prendere piede gli arrangiamenti di Brandstrom all’elettronica, mentre Stanne si introduce all’ascoltatore con una performance di solo growl, evidenziando un ritornello un po’ deboluccio. Traccia contradditoria, insomma, che porta alla mente gli episodi più anonimi di “Haven”. Un po’ poco per iniziare.

02. THE SCIENCE OF NOISE (03.46)
Ecco invece, al sopraggiungere della seconda “The Science Of Noise”, una possibile classica opener à la Dark Tranquillity: incipit di Jivarp alla batteria (no, ragazzi, niente “Punish My Heaven”, non ci sperate!), riffing delizioso e ficcante in pieno stile melo-death à la Sundin-Henriksson, uno Stanne digrignante quanto basta e con una linea vocale delle sue per la strofa; arriva un breve bridge e poi un altro chorus – dopo quello di “For Broken Words” – non eccezionalmente efficace ma che si guadagna comunque la sua simpatica pagnotta. Accelerazione – non troppo esagerata – per la sfuriata di centro brano, in cui i due chitarristi inseguono la voce e vanno a sfidarsi a colpi di ritmiche e assolini, per poi chiudere in velocità con la ripetizione del ritornello. Come scritto in partenza, una traccia classica che si pone certo fra le migliori del lotto!

03. UNIFORMITY (05.31)
La canzone scelta da usare come singolo-apripista con video. “Uniformity” è in effetti un esempio di cosa possa uscire dalle menti dei Dark Tranquillity quando anche loro, come ad esempio i Paradise Lost in epoche non ancora sospette, si sentono attirati da certa dark-wave ed elettronica. In questo brano troviamo tutte le peculiarità della versione ‘soft’ della band: incedere sensuale e decadente con keys in bella mostra; chitarre pressochè dimenticate sullo sfondo sonoro; chorus pulito iper-catchy (e molto bello, bisogna ammetterlo); drumming che, assieme al mood generale, aggiunge pennellate d’epicità alla song. Immaginatevi un incrocio piuttosto probabile tra una “Day To End” (“Projector”) con meno elettronica e la cupezza pessimista dell’apprezzata “My Negation” (“Character”). Tutto sommato un buon ritorno d’idee già usate in passato, ma riviste in modo non troppo ruffiano e alquanto raffinato.

04. THE SILENCE IN BETWEEN (03.32)
La partenza di “The Silence In Between”, ci spiace per i nostri amati DT, è praticamente scippata a caso dal repertorio degli Amorphis degli ultimi anni per almeno i primi 25 secondi. Poi Stanne intona il suo growl e tutto si sistema, compreso un riffing più a tono col materiale storico della band. Discrete le tastiere sullo sfondo, che lasciano spazio a parti groovy e up-tempo per un incedere complessivo del brano che risulta sostenuto e allegrotto. Stacco centrale di media durata con un break delicato e soffuso, ma troppo breve e raffazzonato per significare qualcosa di rilevante all’interno dell’episodio. Si riprendono strofa e chorus nel finale, per un brano che dice poco di nuovo e che si attesta tra gli standard di medio livello della band.

05. APATHETIC (03.29)
“Apathetic” riprende la retta via tracciata da “The Science Of Noise”, rispolverando una buona velocità e del melo-death di mestiere, miscelando il tutto con qualche inserto più atipico, ascoltasi il bridge con voce filtrata, un breve assolo di stampo thrashy e un break electro-groovy che dà un lievissimo tocco industriale al brano. Il chorus ‘Apathetic to this life’ è tanto conciso quanto incisivo e probabilmente lo ascolteremo dal vivo, considerata l’ottima immediatezza del pezzo e il suo tiro deciso. A tratti, forse per una personale interpretazione delle linee vocali usate da Stanne e del suo growl, all’ascolto di “Apathetic” pare di sentire gli Arch Enemy. Ma speriamo sia stata solo una fugace impressione, in quanto comunque la canzone è valida, soprattutto, come accennato sopra, per un contesto live.

 

Dark Tranquillity - tbt band - 2013
06. WHAT ONLY YOU KNOW (04.01)
Tenetevi forte su “What Only You Know”, perchè sarete di fronte al pezzo più ‘scandaloso’ di “Construct”. Qui il lavoro di Martin Brandstrom, con tastiere, elettronica ed effetti, gioca un ruolo realmente primario, probabilmente come poche volte successo prima d’ora nella storia dei Dark Tranquillity: la partenza è affidata ad un giro riff/tastiera epico e solare – avete presente quelli che, quando imparati, si cantano ai concerti con gli ‘oh-oh-oh’? – che sfocia improvvisamente in una strofa pulita electro-pop molto, molto pop; si passa poi ad un bridge in crescendo (in growl) che prelude al chorus grazie ad un accordo di tastiera che potrebbe essere stato scritto dai Pendulum senza nessunissimo problema; il chorus è piacevole, sempre giocato sul suddetto motivetto orecchiabilissimo alle keys. Stacco centrale à la “Haven”, dall’incerto spessore, e finale enfatico con solita ripresa del ritornello. Una song discutibile, che alla lunga piace, ma che fa decisamente rivoltare nella tomba lo spirito dei Dark Tranquillity dei Nineties.

07. ENDTIME HEARTS (03.59)
“Construct” prosegue con il brano più tamarro del lotto, “Endtime Hearts”. Ancora tastiere in evidenza ed un discreto flavour industrial a condire una traccia che si può anche tranquillamente etichettare come ‘ballabile’, grazie al drumming ‘semplice’ e quadrato di Anders Jivarp e ai sempre più pressanti arrangiamenti di Brandstrom, che con poche note riesce a dare personalità alle sue parti, (s)bilanciando la canzone a piacere. L’episodio è piuttosto aggressivo, con una bella strofa groovy, un bridge ancora memore di “Haven” ed un ritornello in growl molto catchy, che certamente non mancherà di essere cantato ai concerti. Da segnalare la presenza di un assolo molto efficace, che precede una sezione più languida e morbosa, seppur ancora una volta con la parvenza di essere solo accennata e ben poco sviluppata. “Endtime Hearts”, in poche fruizioni, si guadagna comunque la palma di pezzo più diretto e trascinante del disco.

08. STATE OF TRUST (04.06)
Eccoci finalmente alla traccia preferita di chi scrive, che stranamente si tratta di un pezzo identificato da una clamorosa strofa pulita presentante uno Stanne filtrato e molto darkwave-oriented e da un chorus di simile fattura. Molto bello e toccante – finalmente! – l’intermezzo elettronico cantato posto a centro canzone, davvero sentito. “State Of Trust” presenta però anche un buon riffing groovy che, all’altezza del bridge in growl, si unisce ai soliti input elettronici di Brandstrom per consegnare al pezzo un’atmosfera vincente e assolutamente potente. Insomma, il costante alternare chiari e scuri di questo brano si rivela ottimo e pare un’evoluzione di alcuni brani presenti in “Character”. Ci ha pienamente convinti quindi si merita un ‘bellissimo!’.

09. WEIGHT OF THE END (04.56)
“Weight Of The End”, non ce ne voglia, giunge a fine disco e rappresenta ciò che più di vicino ad un filler i Dark Tranquillity ci propongono oggidì con “Construct”. Il brano presenta più o meno tutte le caratteristiche standard del combo di Goteborg, perlomeno quelle dei lavori da “Projector” in avanti, e aggiunge davvero poco a questa nuova fase sperimentale dei Nostri. Strofe groovy-melodiche, ritornello sufficientemente interessante e l’abitudine, radicata in questo lavoro, di una sezione d’intermezzo più introspettiva e di rottura che però non esalta quasi mai. Canzone anonima, che posta dove si trova si esaurisce in un sapore un po’ troppo insipido.

10. NONE BECOMING (04.31)
Il titolo la dice già abbastanza lunga: “None Becoming” ricorda in qualche modo “My Negation”, più che altro per le atmosfere, sia liriche che musicali, di decadente apocalisse. Potrebbe rientrare nella categoria delle semi-ballate elettroniche, tanta è l’enfasi del pezzo, che però non concede spiragli alla voce pulita, così come nessun accenno a ritmiche veloci. Epica, malinconica, avvolgente, ondeggiante, drammatica, “None Becoming” dà l’impressione di essere la perfetta chiusura di disco, nella quale i Dark Tranquillity lasciano ribollire il marasma di idee riversato in “Construct”, per poi lasciarlo fluire dolcemente verso uno sbocco di silenzio e ritrovata pace. Da celebrare in solitudine, a conclusione di rito.

 

NUOVE COSTRUZIONI – intervista a Mikael Stanne


CIAO MIKAEL, BENTORNATO SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM! PRIMA DI ADDENTRARCI NELLA SCOPERTA DELL’IMMINENTE “CONSTRUCT”, VORREI TORNARE UN ATTIMO INDIETRO AL PRECEDENTE “WE ARE THE VOID”: SE “FICTION” E’ DA CONSIDERARSI UN GRANDE SUCCESSO, ALTRETTANTO NON SI PUO’ DIRE DI “WE ARE THE VOID”, APPUNTO. VI SONO ARRIVATE UN PO’ DI CRITICHE, E’ COSI’? TU COME LO VEDI OGGI QUEL LAVORO?

“Ciao! Be’, ‘We Are The Void’ è un album che tuttora mi soddisfa e ci soddisfa. Però è vero, ha ricevuto critiche anche negative, fra cui la più frequente è stata quella che i Dark Tranquillity si fossero fossilizzati su un tipo di sound e ripetessero sempre le stesse soluzioni. Devo dire che, pur non facendoci strappare i capelli dalla disperazione, la lettura di tali pareri ci ha portato, anche consciamente, a volerci approcciare al nuovo disco in modo diverso. Abbiamo sentito una notevole pressione nel momento di iniziare il songwriting, in quanto sentivamo, grazie alle voci di insoddisfazione, che era giunto il momento di fare qualcosa di diverso. Ed è stato ciò che abbiamo fatto!”.

“CONSTRUCT” E’ IL VOSTRO DECIMO FULL-LENGTH ALBUM. COSA SI PROVA A RAGGIUNGERE UN SIMILE OBIETTIVO? L’AVETE ‘SENTITO’ IN MODO PARTICOLARE O SENZA TROPPI PATEMI?
“Hai ragione, è il decimo disco, ma il nostro atteggiamento in carriera è sempre stato quello di non considerare troppo queste numeri, queste ‘scadenze’. Ogni disco è particolare, perchè rappresenta un momento della tua vita, che sia il settimo o il decimo album. Come ti accennavo sopra, abbiamo avvicinato il songwriting anche con un po’ di timore…timore di scrivere. Siamo stati sotto stress, ci siamo sentiti pressati, ma ovviamente per quello che ti dicevo prima, non di certo per essere giunti al traguardo del decimo full. E’ difficile da spiegare, perchè non abbiamo mai sentito il bisogno di giustificare la presenza dei Dark Tranquillity sulla scena dopo così tanti anni, però stavolta è stato pesante il comporre un nuovo disco, quasi come prepararsi per un esame dopo tanto tempo che non studiavi più…”.

DUNQUE PARLIAMO PIU’ IN DETTAGLIO DI QUESTO ‘NERVOSO’ APPROCCIO ALLA COMPOSIZIONE: COME E’ NATO IL TUTTO? CHI HA SCRITTO PIU’ MATERIALE A QUESTO GIRO?
“Ad un certo punto dell’anno scorso, mentre la stagione dei concerti non era ancora finita, ci siamo resi conti di avere accumulato un buon numero di idee e ispirazioni per un nuovo disco, quindi abbiamo deciso di dare un taglio ai live e chiuderci in studio per comporre, arrangiare e registrare. A dire la verità sono stati Niklas (Sundin, chitarra, ndR), Anders (Jivarp, batteria, ndR) e Martin (Henriksson, chitarra e basso, ndR) a rinchiudersi in studio, in casa loro o in sala prove, per cinque-sei mesi e comporre tutto il materiale. Io al solito ho completato il lavoro con l’aggiunta delle lyrics e delle linee vocali; dopodiché da gennaio abbiamo arrangiato e poi registrato il tutto. E’ stato un processo non dico torturante, ma quasi! Ora però riusciamo a vedere la luce in fondo al nostro tunnel e penso proprio che il risultato sia qualcosa di completamente differente dai nostri canoni, qualcosa di più fresco, qualcosa che sa di rinascita. Niklas e Anders, comunque, sono i principali compositori per questo album; poi Martin e poi ci sono io con le lyrics. L’altro Martin (Brandstrom, elettronica, ndR) al solito ha arrangiato i brani nel suo stile eclettico e multifunzionale, spesso sottovalutato”.

PERSONALMENTE LO REPUTO UN DISCO PIUTTOSTO LENTO, RAFFINATAMENTE MELODICO E ANCHE BELLO OSTICO DA ASSIMILARE. PRATICAMENTE UN INCROCIO TRA “HAVEN”, “PROJECTOR” E LE IDEE DI TRANSIZIONE DELL’ULTIMO. SEI D’ACCORDO?
“Guarda, mi è davvero difficile rispondere a questa domanda. Non è retorica, ma aver composto un disco ti porta ad avere un’idea di esso troppo ‘dentro’, troppo specifica, poco obiettiva. Rispetto le opinioni di tutti e le apprezzo molto, ma non riesco a fare di più. Ti posso dire che sì, probabilmente ‘Construct’ non è fra i nostri dischi più veloci; ma ha un suono incredibile, dove ogni strumento si ritaglia una sua parte speciale: ci sono le tastiere molto in evidenza, le chitarre pesanti, una voce presente…tutto si pone un po’ fuori dai nostri soliti schemi, ma con un’amalgama incredibilmente omogenea e redditizia”.

Dark Tranquillity - intervista band - 2013

AVETE SCELTO DI FARE MIXARE IL DISCO DA JENS BOGREN, OGGI, CON I SUOI FASCINATION STUDIOS, UNO DEI PIU’ ACCLAMATI MIXING ENGINEER EUROPEI. COME E’ NATA QUESTA COLLABORAZIONE, FORSE NEANCHE TANTO SORPRENDENTE?
“Infatti. Credo che prima o poi sarebbe successo. Dopo aver lavorato con Tue Madsen, un altro gran professionista, volevamo qualcosa di diverso anche per i suoni. Jens lo conosciamo da un po’ di tempo e, se non ricordo male, i suoi primi lavori che ho sentito sono stati ‘Paradise Lost’ dei Paradise Lost e ‘Ghost Reveries’ degli Opeth: due bombe sonore! Ne sono rimasto subito affascinato, in quanto hanno suoni organici, puliti, potenti, metal, ma anche con soluzioni fuori dai soliti cliché metallari. Quando qualche anno fa ci siamo rivisti, ci siamo subito detti ‘ma quando facciamo qualcosa insieme?’. E quindi eccoci qui. Jens è un ragazzo tranquillo e disponibile, simpatico e si lavora benissimo con lui. Abbiamo registrato tutto nel nostro studio e poi spedito ai Fascination per mix e mastering. Ci piace in modo particolare come Bogren riesca a far suonare i dischi che mixa compatti e omogenei, donando comunque alle canzoni una loro personalità”.

FORSE E’ UN PO’ PRESTO, MA STATE GIA’ PENSANDO A QUALE BRANO SCEGLIERE COME SINGOLO DI LANCIO? OPPURE UN PEZZO CON CUI PRODURRE UN VIDEO?
(l’intervista si è svolta il 21 marzo, ndR) “Certamente! Proprio domani abbiamo in programma un incontro con Patric Ullaeus, il regista dei nostri ultimi video, per decidere il pezzo da estrapolare e buona parte dei dettagli. Siamo ancora un po’ indecisi, in ‘Construct’ abbiamo più di un’opzione per un buon pezzo di lancio. Vedremo…tu ad esempio quale sceglieresti?”.

MAH…CON POCHI ASCOLTI NELLE ORECCHIE, DIREI “THE SCIENCE OF NOISE”, LA SECONDA. MI SEMBRA CHE VI RAPPRESENTI BENE, SIA IN MANIERA CLASSICA CHE IN QUELLA PIU’…DICIAMO SPERIMENTALE.
“Sì, anche quel brano è in lizza, è vero. Dai, vediamo domani!”.
(per la cronaca, per il video poi è stato scelto “Uniformity”, ndR)

INEVITABILMENTE TI DEVO CHIEDERE QUALCOSA SULLO SPLIT CON DANIEL ANTONSSON, IL VOSTRO ULTIMO BASSISTA UFFICIALE. COM’E’ ANDATA? PENSATE DI SOSTITUIRLO?
“Non sappiamo ancora se lo sostituiremo. Forse ingaggeremo un session per i concerti, ma dobbiamo ancora decidere. Daniel, molto semplicemente, non era più coinvolto nella band. Ne era consapevole anche lui, quindi si è trattato di uno split amichevole. Ed è paradossalmente un bene che la separazione sia avvenuta prima di entrare in studio: non avevamo assolutamente tempo per aspettare un sostituto, men che meno di fare audizioni; così ci siamo guardati tutti quanti negli occhi e ci è sembrato naturale che fosse Martin Henriksson a registrare il basso per ‘Construct’. Martin è stato il nostro bassista fino a ‘Projector’, poi è passato alla chitarra, quindi chi meglio di lui poteva occuparsi delle quattro-corde? Devo dire che siamo rimasti tutti incredibilmente soddisfatti del risultato ottenuto: era da tanto tempo che non avevamo delle linee di basso così personali e particolari! Ci tengo a precisare che comunque Martin rimane il nostro chitarrista e che i Dark Tranquillity sono attualmente un quintetto”.

TROVO CHE L’OPENER DEL LAVORO, “FOR BROKEN WORDS” (FRA L’ALTRO PRESENTATA IN ANTEPRIMA AI FAN POCHE SETTIMANE FA), SIA PIUTTOSTO COMPLESSA E NON ESATTAMENTE IMMEDIATA. COME MAI LA SCELTA DI APRIRE IL DISCO CON UN PEZZO COSI’ POCO FUNZIONALE?
“Mi metti di nuovo in difficoltà con questa domanda. Vedi, io la vedo per forza in maniera diversa: ho assimilato e compreso ‘For Broken Words’ da moltissimo tempo e quindi la reputo un’ottima canzone, con parti interessanti e sperimentali, ma anche con tanto classico stile Dark Tranquillity. Però ti capisco, perchè è vero che in passato le nostre opener sono state spesso più catchy e di presa. E’ probabile che anche in questo frangente la band abbia voluto fare qualcosa di diverso, di poco ovvio, quasi di azzardato. Ma ti dico anche che l’ordine della tracklist non è fra le nostre prime preoccupazioni quando ci sono da definire i dettagli dei dischi. Se l’abbiamo messa in apertura è perchè per noi sta benissimo lì e basta!”.

PARLIAMO UN ATTIMO DELL’APPROCCIO GRAFICO-LIRICO. LA COPERTINA E’ BELLA, MA MOLTO ASETTICA, MINIMALE E, OVVIAMENTE, LONTANISSIMA DAI CANONI METAL. COSA AVEVA IN MENTE NIKLAS, QUESTA VOLTA? VUOI ANCHE PARLARMI DELL’ASPETTO LIRICO, DI CUI IMMAGINO TI SARAI OCCUPATO IN PRIMA PERSONA?
“Sì, dunque…liricamente ti posso dire che mi è venuto spontaneo rivisitare questi ultimi miei anni di angosce personali. Solitamente adoro usare metafore o del lirismo poetico per manifestare le mie emozioni e ciò che voglio trasmettere nelle lyrics, ma questa volta sono stato più onesto e diretto, a tratti anche arrabbiato. Una volta scelto il titolo, che comunque riflette bene la fase di stress costruttivo che ha vissuto la band nel periodo di composizione, abbiamo iniziato a parlare della veste grafica. Niklas non aveva intenzione di occuparsene ancora lui, in quanto tra le registrazioni, gli altri suoi lavori da grafico e mille altre cose, non ci sarebbe stato spazio per fare anche questo. Solo che, proprio mentre stavamo convogliando le idee su a chi assegnare le grafiche, ecco arrivare il magico giorno in cui Niklas mi telefona all’alba e mi dice di non aver dormito e di aver pensato tutta la notte all’artwork. Una decina di versioni buttate giù in poche ore, con anche la riesumazione di materiale risalente al 1995 e al 1996, tra bozze, schizzi e disegni. Ci saranno così delle grafiche diverse per ogni versione del disco!”.

FANTASTICO, MIKAEL! IL TEMPO STA SCADENDO, VADO A CHIUDERE CON UNA DOMANDA CHE RIGUARDA I VOSTRI FAN E SI RICOLLEGA A QUANTO DISCUSSO ALL’INIZIO. QUANTO RITENETE IMPORTANTE IL LORO GIUDIZIO? VI SENTITE CONDIZIONATI DA CIO’ CHE DICONO E PENSANO O RESTATE COMUNQUE LIBERI DA OGNI ‘COSTRIZIONE’?
“I Dark Tranquillity sono assolutamente soddisfatti della loro integrità come band. I fan scontenti ci saranno sempre, ma penso che quelli soddisfatti del nostro modus operandi siano certo di più. Noi vogliamo restare liberi di fare quello che vogliamo, anche cambiare sempre se questo fosse il nostro volere. La pressione dei supporter a volte spaventa, è vero, ma altrettante volte invece ispira in senso positivo. La cosa certa è che noi entriamo sempre in studio concentrati sull’album da comporre e basta, nessun altra interferenza esterna. E’ già capitato in passato che entrassimo in studio con in testa tutti i giudizi (negativi e positivi) dei fan e che poi, invece, seguissimo in fase di composizione ciò che pulsava nella nostra testa”.

BENISSIMO…GRAZIE MIKAEL, E’ STATO UN PIACERE! I TUOI SALUTI, PER FAVORE…
“Grazie a te! Ci vediamo presto in Italia, come al solito!”.

 



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  • Piske

    Bel post e intervista, ho visto che i Dark Tranquillity hanno ri-postato quest’articolo sul loro FB officiale

  • http://www.facebook.com/jlanius1 Giacomo Bellini

    Grandissimi…. Ho amato album come “heaven” e “projector” perciò credo che lo prenderò a scatola chiusa! :)

  • Bitter And Then Some

    per me sono i loro dischi peggiori e ascoltando le nuove canzoni sono quasi sicuro che non mi garberà.

  • http://www.facebook.com/jlanius1 Giacomo Bellini

    Beh.. sicuramente anch’io preferisco “the gallery” o “the mind’s I” ma anche quei due album mi sono piaciuti tantissimo… diciamo che (tranne We are the void che salvo solo in corner per 4 canzoni massimo) non mi hanno mai deluso quindi rimango fiducioso dai :)

  • laser

    Dunque, io ho ascoltato i primi 2 brani estratti adll’album su Youtube, e
    mi sono sembrati lenti e privi di mordente e ritmo, piuttosto statici
    ed anonimi.

    Se il disco sarà tutto basato su queste ritmiche, si
    preammuncia un altro album sulla scia di We are the Void, che a suo
    tempo mi fece venire il latte alle ginocchia.

    Spero di sbaglirmi ovviamente.