DREAM THEATER: il nuovo “A Dramatic Turn Of Events” traccia per traccia

A cura di Matteo Cereda

Se “A Dramatic Turn Of Events” rappresenterà per i Dream Theater un nuovo inizio o semplicemente una breve parentesi, lo sapremo tra qualche anno. Adesso è il momento di guardare al presente e ad una band che ha perso il suo leader carismatico, Mike Portnoy, ma che conserva ancora tanto talento da offrire. Metalitalia.com non si è lasciata sfuggire l’occasione di ascoltare in anteprima la nuova fatica dei Dream Theater, un disco che al di là di tutto è destinato a far discutere i metallari di mezzo mondo.

DREAM THEATER – “A Dramatic Turn Of Events”

01. On The Backs Of Angels

02. Build Me Up, Break Me Down

03. Lost Not Forgotten

04. This Is The Life

05. Bridges In The Sky

06. Outcry

07. Far From Heaven

08. Breaking All Illusions

09. Beneath The Surface

Durata: 01:15:05

Data di pubblicazione: 13/09/2011

Etichetta/Distribuzione: Roadrunner Records/Warner

Sito: www.dreamtheater.net

ON THE BACKS OF ANGELS – 08:42

L’arpeggio sinistro di Petrucci lascia presto il posto ad una parte dalle suggestioni cinematografiche e vagamente apocalittiche, ripresa anche nel finale che introduce e chiude in maniera imponente il brano. Si entra nel vivo grazie al riffing spigoloso dello stesso chitarrista che introduce una strofa giocata su ritmiche accelerate. Rudess si fa apprezzare per un lavoro vario che affianca al solito tappeto orchestrale alcuni contrappunti moderni, mentre il neo entrato Mangini, pur regalandoci alcuni stacchi da brivido in grado di manifestare già un’ottima intesa col compagno Myung, non sembra avere il tiro e la potenza del suo predecessore. LaBrie incentra la sua interpretazione su tonalità medie con risultati discreti non fosse per la cantilenante linea vocale del ritornello. Uno stacco di pianoforte introduce un buon solo di Petrucci prima del già citato finale. Il refrain portante appare al di sotto degli standard cui la band statunitense ci ha abituato e questo limita non poco il risultato finale della canzone.

 

BUILD ME UP, BRING ME DOWN – 06:59

Una delle canzoni più dirette e convincenti del disco condizionata da atmosfere oscure ed irrequiete. Il riff groovy e potente di Petrucci apre le danze ad una strofa malata, in cui un LaBrie filtrato và a braccetto con gli inserti electro di Rudess. La struttura del brano si mantiene lineare e raggiunge l’apice nell’apertura di un ritornello dal retrogusto nostalgico, in cui l’affascinante linea vocale si fonde con un finale aggressivo e dalle tinte nuovamente apocalittiche.

 

LOST NOT FORGOTTEN – 10:11

La terza traccia di “A Dramatic Turn Of Event” verrà ricordata come una delle più tecniche mai concepite dalla band non solo per le peripezie strumentali dell’interminabile sezione di soli  ma anche per gli incredibili cambi ritmici inseriti ovunque all’interno del brano. Come ben sappiamo però tecnica non fa sempre rima con efficacia ed infatti i Dream Theater in “Lost Not Forgotten” ci regalano sì un’ottima introduzione sinfonica e un paio di riff sincopati niente male, ma la deludente linea vocale del ritornello accelerato unita ad un arrangiamento non sempre fluido delle varie parti (vedi ingresso farraginoso della seconda strofa), costituiscono limiti pesanti nell’economia complessiva del brano.

 

THIS IS THE LIFE – 06:57

Una ballata in pieno stile Dream Theater, semplice e snella nella struttura, agli antipodi come concetto dal fanatismo tecnico ascoltato nel brano precedente. Le atmosfere sono nostalgiche e vagamente malinconiche, gli arpeggi di Petrucci, le tastiere ariose di Rudess e un LaBrie che sugli aspirati dà il meglio di sé bastano per convincere e soprattutto emozionare.

 

BRIDGES IN THE SKY – 11:01

Una delle canzoni più intriganti del disco in cui i Dream Theater dimostrano di volersi nuovamente cimentare con sonorità oscure. L’introduzione inquietante con un canto gregoriano è da brividi prima del nervoso riffing di Petrucci. La strofa è giocata su ritmiche violente in cui un buon Mangini sembra scrollarsi di dosso il torpore accumulato nelle prime tracce, mostrando finalmente il giusto tiro, mentre LaBrie interpreta minaccioso senza ostentare i Metallica come gli era capitato in un passato recente. Peccato che la sezione dei soli sia ancora una volta troppo leziosa, perchè anche il finale con la ripresa dell’ottimo ritornello unito ad una coda dalle suggestioni cinematografiche sarebbe da applausi.

 

OUTCRY – 11:24

Un altro pezzo di lunga durata che richiede parecchi ascolti per essere metabolizzato. Dopo un introduzione magniloquente si passa ad una strofa irrequieta, in cui Rudess torna a farsi sentire con spunti moderni e un tappeto oscuro. Il pezzo regala una paio di cambi ritmici interessanti dal punto di vista melodico, ma non sempre fluidi nell’arrangiamento, sino al ritornello sin troppo statico. Le atmosfere sono sempre piuttosto cupe e malinconiche e costituiscono un buon filo sulla quale il brano scorre con qualche intoppo sino all’interminabile sezione degli assoli, in cui la band pur evidenziando una gradevole prima parte orientaleggiante ed alcuni stacchi interessanti, si lascia andare al tecnicismo esasperato che sembrava accantonato nelle ultime pubblicazioni.

 

FAR FROM HEAVEN – 03:56

A questo punto giusto tirare il fiato con una ballata piano-voce, con LaBrie finalmente protagonista. Le atmosfere sono struggenti e il finale con l’ottimo crescendo di archi non lascia scampo agli applausi.

 

BRAKING ALL ILLUSIONS – 12:25

Si ritorna prontamente su lidi progressive metal con una traccia ambiziosa e variegata, introdotta da influenze neoclassiche prima della strofa minimale e fortemente intimista che apre al bellissimo ritornello arioso dalle tinte nostalgiche. La seconda strofa è giocata su ritmiche ben più sostenute e sul riffing arcigno di Petrucci, mentre la sezione strumentale pur essendo ancora una volta estremamente dilatata, appare ben più interessante rispetto alle precedenti tracce, alternando a dovere scale in velocità a raffinati break melodici. Il finale non fa che riprendere le deliziose melodie del ritornello con la coda epico-sinfonica tipica della band. Questa volta il binomio tecnica-emozioni appare ben più coinvolgente e fluido che in precedenza. Meglio tardi che mai!

 

BENEATH THE SURFACE – 05:26

Dopo tante sofferenze, toni drammatici e partiture oscure questa ballata sembra portare un po’ di luce nella musica dei Dream Theater con l’ispirato lavoro sui puliti di Petrucci, i dolci arrangiamenti d’archi e un La Brie perfettamente a suo agio in un cantato per larghi tratti sussurrato. Il bellissimo solo di Rudess non è che la ciliegina di un finale da brividi.



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  • valthor25

    Le recensioni (o i commenti traccia per traccia…) della nuova fatica dei Dream Thetaer cominciano a comparire un po’ ovunque nel web e devo dire che Metalitalia è l’unica testata che finora mi è capitato di leggere che si è espressa in modo critico (o quantomeno contrastato..) sull’album. A parte i toni di euforia usati (… a sproposito, secondo me…) da qualcuno oltreoceano, l’album viene accreditato un po’ da tutti come un ritorno alla matrice classica del Dream Thetear-sound, intendendo con ciò un aspetto che determina un giudizio positivo sull’album: d’altronde sono anni che la critica e il pubblico chiedono a gran voce di ritornare alle origini, ora che, come pare, l’hanno fatto…..

    Comunque faccio i miei complimenti a Metalitalia per la professionalità e attendo il 13 settembre per giudicare.

  • PaoloP2K

    Da quanto si legge il timore di un disco incerto (a seguito della sbandata negli equilibri interni della band) si è concretizzato in un disco che sembrerebbe non messo completamente a fuoco a livello di produzione dei brani, che a leggere sembra si perdano in tecnicismi fini a se stessi (ma questa è sempre stata una loro prerogativa).
    Sicuramente se si concentrassero maggiormente sulla resa delle canzoni (alla Matheos) piuttosto che scervellarsi per svilupparle all’inverosimile, sarebbero in grado di tirar fuori molti pezzi da tramandare.

    Comunque resto fiducioso sull’ascolto perché già che hanno mollato le velleità “iper/heavy” degli ultimi dischi può essere solo un aspetto positivo.

  • Jacopocus

    bè ora non resta che aspettare…

  • Merkan

    da quello che ho potuto ascoltare fino ad ora attraverso il leak, beh, Octavarium, Systematic Chaos e Black Clouds non sono nulla in confronto…

  • folkpanda

    Bridges In The Sky è un’ottima canzone…

  • el DaviDeath

    non credo ci sia altro da aggiungere,i DREAM THEATER sono i DREAM THEATER!!!!!a VITA!!

  • Dave

    Complimenti allo staff per la recensione del nuovo lavoro dei DT non resta che aspettare con ansia il 13 settembre per averlo tra le mani ed ascoltarlo allo stereo..

  • ngr876

    a riguardo del nuovo batterista e per il poco che ho sentito penso che non è il nuovo Porthnoy, ma credo anche che sia il miglior sostituto e che non potevano scegliere di meglio

  • venomous_68

    Spettacolare !!! Miglior uscita del 2011….
    Non sono x niente d’accordo con il recensore su alcuni aspetti, ma sono impressioni e/o gusti personali. Sono i ritornelli vincenti questa volta a salvare il disco dai tecnicismi esasperati che, pero’, se non li fanno i Dream Theater, chi cavolo li deve fare??? In 77 minuti ci sono almeno 10 discografie di altri gruppi sceglieteli voi…

  • http://www.flickr.com/photos/andre_eagleye/ AndreBG88

    Premesso che dai sample non si può capire molto, aspetterò che mi arrivi il disco, preso un mese fa a scatola chiusa giusto perchè sono i DT. Comunque, a me sembra buono, così a naso, il singolo mi ha colpito più velocemente degli ultimi! Non siamo ai livelli di SFAM, ok, ma io spero bene! che poi tutte ste critiche agli ultimi album, ma insomma, ci è voluto qualche ascolto per digerirli meglio, ok, ma l’ulimto mi è piaciuto davvero tanto, The Count Of Toscany è una canzone favolosa, una delle mie preferite in assoluto! Si leggono sempre poi proteste per l’eccessivo tecnicismo dei DT, ma come dice il buon venomous_68, sono i DT! Si sa che fanno così, piacciono o non piacciono anche perchè fanno dei passaggi del genere! Degli ultimi album l’unico che non mi è piaciuto proprio tanto è stato Octavarium, per il resto nessun capolavoro, ma tutti belli, soprattutto l’ultimo (penultimo a questo punto) e Train Of Thought! De gustibus, come sempre! Speriamo bene!

  • jacobyshaddix

    cmq tramite youtube ci sn gia le traccie dell album e a dire la verità è un album molto vario di ritmiche e stile cm viene gia detto ….i dream theater lo sappiamo tutti che sn alla ricerca di uno stile perfetto e curano il tutto al minimo dettaglio….a primo impatto posso dire che è un ottimo album!Un ultima cosa si sente che manca mike!!

  • NoMoreEthan

    Mi ha fatto cagare, sempre i soliti ritmi…

  • glametal74

    1-Sono tornati a fare prog melodico (alla faccia di Mike)che li ha resi famosi,anche se ogni tanto plagiano loro stessi qua e la.
    2-Mangini è molto bravo e fa il suo dovere stando agli ordini(ovvio è appena entrato)
    3-La Brie vocalmente sui ritornelli non è male,ma nelle strofe non si sbilancia più di tanto furbescamente parlando invece di cantare.
    4-Migliore uscita per me da Six Degrees……..
    5-Se avessero un altro cantante più tecnico e versatile probabilmente così farebbero dei capolavori di prog metal.
    5-Peccato che dal vivo sono veramente squallidi,senza carisma e staticissimi…una noia mortale vederli sul palco.
    Meglio ascoltarli sul cd.