EPICA: il nuovo album “The Holographic Principle” traccia per traccia e intervista a Simone Simons!

Pubblicato il 28/07/2016

Speciale a cura di: Chiara Tricarico

 

A meno di due anni dell’uscita dell’ampiamente apprezzato “The Quantum Enigma”, sarà disponibile il 30 settembre via Nuclear Blast il nuovo e settimo album degli Epica, dal titolo “The Holographic Principle”. Il sestetto ha unito le idee di ben cinque menti diverse per arrivare alla composizione di questo che, secondo almeno tre dei membri del gruppo, è il lavoro più completo e rappresentativo pubblicato dalla symphonic metal band olandese. La nostra redazione si è recata presso l’headquarter della Nuclear Blast Records per dare un primo e veloce ascolto in anteprima del disco e rendere partecipi tutti i fan di quello che dovranno aspettarsi. Un disco complesso, sia a livello concettuale che sonoro, dal momento che la band ha lavorato con una vera orchestra, completa di una pomposa sezione di ottoni, ed è tornata a parlare di temi riguardanti l’attualità, la filosofia e la fisica quantistica. Massiccia e onnipresente la sezione corale, che trascina buona parte delle armonie e duella contro riff di chitarra potenti e solidi come non mai. Si spazia quindi da spunti riflessivi e profondi a momenti da headbanging selvaggio. Ovviamente non abbiamo perso l’occasione di scendere nei particolari di questa ultima fatica discografica con la frontwoman della band, Simone Simons, la quale si è resa disponibile a parlarci sia di quelle che sono state le principali ispirazioni, sia delle tematiche trattate, senza lasciare da parte il racconto di divertenti episodi accaduti alla band durante i tour in giro per il mondo. Di seguito il resoconto della giornata.

 

EPICA - the quantum enigma - 2016

EPICA – “The Holographic Principle”
Data d’uscita: 30 settembre 2016
Etichetta: Nuclear Blast Records

 

“THE HOLOGRAPHIC PRINCIPLE” traccia per traccia

Nota: durante la listening session, tenutasi a fine maggio, la band ha specificato che questa selezione non era ancora definitiva, ma che erano state registrate in studio diciotto canzoni e che ancora i membri del gruppo stavano discutendo su quali includere definitivamente nel disco e in quale ordine disporle. La tracklist definitiva è stata successivamente resa nota ed è disponibile a questo indirizzo.

1) Eidola 
Questo pezzo è l’intro dell’intero album. Si presenta con dei timpani molto pomposi e con la travolgente melodia di cori in latino. Ad un certo punto si sente anche una piccola parte cantata da una dolce voce di bambina.

2) Edge Of The Blade 
Il pezzo ha come caratteristica principale un riff di chitarra molto potente, che fa il suo ingresso dopo un’intro di ottoni (in questo disco sono veri e non campionati) e si fanno sentire in tutta la loro maestosità. L’ingresso della voce di Simone fa già presagire quale sarà lo stile vocale generale del disco: la cantante sfoggia infatti una tecnica pop/rock, che molto le si addice. La chitarra è in generale molto presente e caratterizzata da un suono deciso e potente. Il ritornello ha qualche influenza dei primi Lacuna Coil. Dopo uno special acustico, ecco la presenza del growl di Mark Jansen. La canzone si conclude con il ritorno del coro.

3) A Phantasmic Parade 
La linea vocale di questa traccia ha un’ispirazione orientale, con la presenza di qualche acuto che sconfina nel lirico. Il ritornello è trascinato da un coro epicissimo, accompagnato dalle massicce chitarre.

4) Beyond The Matrix
Di nuovo all’incipit troviamo un coro. La strofa è caratterizzata dalla voce con in sottofondo una importante linea di basso. La presenza degli ottoni è qui davvero imponente, così come le chitarre, che vanno a formare uno spessissimo muro di suono. Il ritornello è guidato nuovamente dal coro. Nello special centrale la singer ci delizia con un range di note mrdio/basse, in un interessante botta e risposta con un coro questa volta di sole voci femminili. Il tutto è ottimamente condito dal ritorno delle ‘chitarrone’ e del growl.

5) Tear Down Your Walls
L’intro di pianoforte è subito seguito da un potente riff che si presenta a metà tra il thrash e il death metal. Il pattern del resto del pezzo segue poi la linea generale del disco: alternanza di cori, voce pop e growl.

6) Immortal Melancholy
Eccoci giunti alla ballad del disco, caratterizzata da arpeggi e dalla bella e sentita (e avendo successivamente chiesto la tematica del testo alla cantante si capirà anche il perché) interpretazione di Simone Simons, le cui caratteristiche vocali escono al meglio in questa performance.

7) Decoded Poetry
L’incipit chitarristico molto deciso è seguito da una linea vocale ‘poppish’ ed orecchiabile. Nel bridge si viene deliziati dalle armonizzazioni della voce di Simone sul tema principale. Il ritornello ha un ritmo meno sostenuto rispetto alla strofa, ed è seguito dal growl, che termina nel tombale silenzio, subito spezzato da un synth che fa da apripista all’orchestra e al coro. Il solo in questo pezzo ha una durata notevole. La canzone nel suo complesso ha qualche leggera influenza che piacerà anche ai fan degli ultimi Nightwish, e si conclude con un acuto della cantante.

8) The Solace System
La melodia della voce è incalzante sulla strofa, molto più ariosa sul ritornello. Il bridge vede invece come protagonista il coro, con la chitarra che da qui in poi la fa da padrona, dapprima accompagnandolo con dei potenti riff, e poi lanciandosi in un solo quasi da ‘guitar hero’.

9) Universal Death Squad
Siamo trascinati in questo pezzo, forse uno dei più orecchiabili dell’intera tracklist, dalle malinconiche note di un violoncello che in realtà ci catapulta in una parte che farà sicuramente scatenare i fan in un headbanging estremo. Il riff duro e la doppia cassa sono addolciti dalla melodia, questa volta condotta dall’orchestra. Il range vocale sfoggiato qui è più alto e il solo di chitarra ha un taglio decisamente power metal. Degli spari concludono ‘con il botto’ la canzone.

10) Divide And Conquer
Il richiamo coristico alla “Carmina Burana” che apre la traccia viene seguito da un duetto voce di Simone/growl di Mark. Il tutto sfocia in un ritornello decisamente catchy a cui fa seguito nuovamente il marziale coro, spezzato dalla presenza di un dialogo. Tornano le atmosfere adrenaliniche da headbanging e gli sfoghi in growl di Mark.

11) Dancing  In A Hurricane
Questa canzone ha un sapore a tratti etnico. La linea di voce è ora ritmata, ora più melodica. Uno dei pezzi più cantati dell’intero album. Un brano atipico che nel complesso risulta molto particolare e interessante.

12) The Cosmic Algorithm
Ci troviamo nuovamente al cospetto di una canzone nella quale il compito di trasportarci all’interno dell’atmosfera solenne della stessa è affidato al coro che, a questo punto del disco, possiamo dire essere davvero una delle colonne portanti di questa ultima ultima fatica della band olandese. La voce solista dialoga con esso in una armonia trascinante per tutto il corso del brano, accompagnato da delle solide chitarre, che nell’intero disco risultano curatissime.

13) The  Holographic Principle
Ecco infine la titletrack, ecco il coro gregoriano in latino, ecco la parte pianistica assolutamente azzeccata. Un pezzo dalla durata notevole, il cui il coro interpreta parti che potrebbero quasi ricordare atmosfere riconducibili ai Luca Turilli’s Rhapsody. La canzone ha una struttura molto complessa, con parti soliste importanti di Simone, spezzoni quasi progressive e “botta e risposta” tra coro di voci maschili e femminili. Uno degli highlights del disco, senza dubbio.

 

epica_2016

 

INTERVISTA A SIMONE SIMONS

CIAO SIMONE, VORREMMO PARTIRE SUBITO CON UNA DOMANDA DIRETTA: QUAL E’ LA TUA CANZONE PREFERITA DELL’ALBUM?
La mia canzone preferita è sicuramente l’ultima, la title track: è una canzone decisamente Epica‘, mostra tutti gli aspetti del nostro sound, ha una notevole complessità, tanti livelli di ascolto e una grande presenza di cori… è una canzone molto lunga, che suona quasi come una colonna sonora, e io amo le colonne sonore. Mi piace molto come inizia il coro (coro gregoriano in latino, ndR), molto solenne… sembra di essere in una chiesa”.

ISAAC (IL CHITARRISTA SOLISTA, NDR) HA AFFERMATO CHE QUESTO E’ IL SUO DISCO PREFERITO NELL’INTERA STORIA DEGLI EPICA. SE D’ACCORDO CON LUI?
“(ride, ndR) Io so perché ha detto così: perché lui ha scritto la maggior parte dei pezzi. Questo album ha avuto cinque compositori principali e lui è stato in prima linea in questo processo, scrivendo molto. Ha avuto delle idee brillanti. Nel disco si sente che molto è stato composto da lui e da Mark… il lavoro è molto ‘guitar oriented’, con dei riff potenti e assoli importanti, ce ne sono tanti in questo album. Penso che tuttavia avere così tanti compositori nel disco sia stato fondamentale per far evolvere la band e per rendere anche alcuni aspetti chitarristici più interessanti, molto metal. E’ stato un gran bel lavoro”.

PERCHE’ AVETE SCELTO QUESTO TITOLO PER QUESTO DISCO?
“Questa sarebbe una bella domanda da fare a Mark (ride). Diciamo che da ‘The Quantum Enigma’, e anche un po’ già da ‘Design Your Universe’, la fisica quantistica è stata uno dei temi principali dei testi, soprattutto quelli scritti da Mark. Stiamo di fatto continuando sul percorso iniziato con l’album precedente. Il tema è un po’ quello della vita, come se fosse una proiezione olografica, come se noi stessimo vivendo in una realtà che è solo una proiezione del reale, di qualcosa di ‘più reale’, che non possiamo comprendere. Per quanto riguarda i testi che scrivo io, preferisco concentrarmi sull’aspetto filosofico del non sapere cosa sia davvero la realtà, come in ‘Sensorium’. Penso che gli Epica trasmettano un messaggio che non è solo musicale, ma anche intellettuale: i nostri fan sono di solito colti e quindi possono apprezzare delle belle storie che accompagnino della buona musica”.

QUINDI, COME CI HAI ANTICIPATO, IL PROCESSO COMPOSITIVO DI QUESTO ALBUM E’ STATO MOLTO DIVERSO RISPETTO AI PRECEDENTI.
“Sì, avere cinque compositori è una posizione privilegiata… la pressione era alta: ‘The Quantum Enigma è stato un album molto apprezzato dai fan e anche noi volevamo che questo nuovo lavoro fosse all’altezza e anche meglio. Abbiamo quindi accettato la sfida. I cinque compositori hanno tutti stili diversi, ed il mix delle loro influenze rende il suono degli Epica più complesso e interessante. Arjen ha un’influenza molto oscura, death metal: in questo disco sentirete solo una canzone composta da lui, ma ne aveva scritte altre che alla fine non sono state incluse nel disco. Isaac ha un mood decisamente più ‘happy metal’ e più chitarristico (noi lo chiamiamo ‘Isaac maggiore’ proprio perché tende a comporre in tonalità maggiori), mentre Mark è più doom e usa più tonalità minori, è più malinconico e gli piace utilizzare tanti cori. Rob ha scritto alcune canzoni, che purtropppo non sono state inserite nell’album, ma lui ha uno stile completamente doom… si può dire che alcune canzoni che aveva composto fossero quasi nello stile Dimmu Borgir o Cradle of Filth. Questo secondo me è un vantaggio importante che abbiamo rispetto alle band che hanno un unico compositore”.

IN QUESTO DISCO VI E’ UNA PRESENZA DAVVERO MASSICCIA DI CORI. COME MAI LA SCELTA DI UTILIZZARLI COSì TANTO?
“Certo, per noi i cori è come se fossero il settimo membro della band. Adoro il modo in cui li abbiamo usati, molto dinamico e anche con dei momenti di ‘botta e risposta’ tra cori di voci maschili e femminili. Sono molto potenti. Io canto sul coro, insieme al coro o dentro al coro. Penso che gli Epica senza i cori non sarebbero gli Epica”.

PENSI CHE “THE HOLOGRAPHIC PRINCIPLE” SIA UN DISCO COMPLETO?
“Decisamente sì, anche se, come sapete, la selezione che avete sentito non è quella definitiva, avevamo infatti diciotto canzoni e stiamo ancora discutendo tra di noi su quali saranno quelle definitive dell’album. Anche l’ordine delle canzoni non è definitivo. Però questo è l’album più ‘Epica’ di tutti. Ci sono elementi che tutti i fan riconosceranno, ma anche elementi nuovi”.

USCIRA’ UN NUOVO SINGOLO O UN NUOVO VIDEO A BREVE?
“Stiamo pianificando di girare un video alla fine di giugno o a inizio luglio, ma non uscirà niente a breve, dal momento che comunque c’è tempo da qui alla release del disco. Stiamo discutendo su quale sarà il singolo, ma tutti concordate con noi che ‘Universal Death Squad’ (la nona traccia dell’album, ndR) potrebbe essere un buon candidato, quindi vedremo!”.

PASSIAMO AD UNA DOMANDA SUL TUO STILE VOCALE. ABBIAMO NOTATO CHE IN QUESTO DISCO NON HAI USATO LO STILE OPERISTICO (FORSE SOLO IN UN PAIO DI ACUTI), MA HAI VIRATO DECISAMENTE VERSO UNO STILE PIU’ POP/ROCK. E DOBBIAMO DIRE CHE TI E’ RIUSCITO MOLTO BENE, SPECIALMENTE NELLA BALLAD, DOVE LA TUA VOCE HA UN SUONO DAVVERO BELLO E RISULTA VALORIZZATA AL MEGLIO. COME MAI LA SCELTA DI ABBANDONARE LO STILE LIRICO PER QUESTO DISCO?
“Ho avuto anch’io un’evoluzione come cantante… ho preso negli anni lezioni di canto e migliorato la mia tecnica, e sono diventata più sicura. Diciamo che non tutte le canzoni hanno bisogno di uno stile operistico, ma è bello anche usare lo stile pop o rock per dare più dinamica. In realtà c’erano delle canzoni in cui avevo usato lo stile lirico, ma non sono state incluse nella tracklist, anche se in realtà ai fan piace sentirlo e spesso ci chiedono di mettere più parti liriche… ma non sempre la canzone lo richiede. A me piace molto variare”.

QUESTA E’ LA SECONDA VOLTA CHE USATE UNA VERA ORCHESTRA IN STUDIO ED IN PARTICOLARE AVETE USATO ANCHE UNA SEZIONE DI OTTONI VERA. COME MAI QUESTA SCELTA?
“Sì, questa è un’altra delle cose che ci eravamo prefissati per il nuovo disco: quella di registrare tutti gli strumenti che avremmo voluto includere dal vivo. Anche i suoni campionati sono molto belli, e di fatto sono strumenti veri, ma sicuramente lo strumento registrato dal vivo rende il tutto più organico, ti fa percepire i piccoli dettagli e anche le piccole imperfezioni”.

ORA TI CHIEDEREMMO DI FARE LA TUA PERSONALE PRESENTAZIONE “TRACK BY TRACK”, PARLANDO IN PARTICOLARE DEI TESTI E DELL’ISPIRAZIONE DI CIASCUN PEZZO.
“‘Eidola’, che è l’intro è stata scritta da Mark, ma non mi è molto chiara la storia che c’è dietro, anche perché il testo è in latino, e io non so il latino. Il titolo in realtà è in greco antico e significa ‘immagine di una persona viva o morta’. Non ho letto la versione inglese del testo, di solito noi scriviamo i testi in inglese e poi abbiamo chi ci traduce il tutto in latino, se necessario. Il titolo di ‘Edge of the Blade l’ho scelto io. Parla degli sforzi che si fanno per essere perfetti, a volte perdendo di vista quali siano le cose importanti della vita. Può essere davvero pericoloso focalizzarsi solo sulle imperfezioni fisiche e non guarire le ferite dell’anima. ‘Phantasmic Parade’ ha un po’ lo stesso tema alla base del film ‘Matrix’. E’ come se ci fossero due mondi e noi non potessimo decidere in quale dei due vivere e nella canzone successiva ‘Beyond the Matrix’, è presente lo stesso concetto della canzone precedente… dobbiamo essere in grado di andare oltre la ‘matrice’ e crearci la nostra personale realtà. ‘Immortal Melancholy’ è una storia d’amore vera e molto molto triste. Parla di una coppia di amici della mia famiglia. In Olanda abbiamo la possibilità di praticare l’eutanasia. Loro erano due persone di mezza età, piuttosto giovani comunque, che hanno deciso di morire lo stesso giorno, perché erano entrambi malati e avrebbero avuto davanti a loro un lungo periodo di sofferenza, quindi hanno deciso di andarsene nello stesso momento. Molto toccante. In ‘Decoded Poetry’ il concetto alla base è un po’ quello del ‘carpe diem’, cogli l’attimo, guarda le cose belle che hai intorno e non concentrarti solo sugli aspetti materiali della vita. ‘The Solace System’ parla di come si possa trovare la pace interiore nei modi più diversi. Molte persone cercano conforto nella religione, altre nella meditazione, altre vanno a fare shopping (ride, ndR), altre vanno dallo psicologo, eccetera… ‘Universal Death Squad’ parla dei robot quantistici che potrebbero diventare un sostitutivo degli esseri umani in guerra e decidere loro stessi se sparare o tirare una bomba. E’ un pensiero molto spaventoso riguardo alla guerra. Fa paura pensare che i robot costruiti da noi stessi possano prendere il nostro posto senza che noi possiamo più farci niente. ‘Dancing in a Hurricane’ parla dei bambini rifugiati e che vivono in situazioni di pericolo. ‘The Cosmic Algorithm’ tratta il tema dei computer quantistici che stanno diventando sempre più potenti e veloci. Alcuni videogiochi sono diventati talmente realistici che non saresti nemmeno in grado di dire se ti trovi in un gioco o nella realtà, anche grazie ai nuovi visori 3D, che ti danno una visuale a 360 gradi della realtà costruita al computer. L’ultima canzone, la titletrack, ha anch’essa un tema di fisica quantistica e parla anche di eventi recenti collegati alle guerre e ai rifugiati”.

ORA QUALCHE DOMANDA RIGUARDO LA VOSTRA ATTIVITA’ LIVE. PRIMA COSA: COME E’ ESSERE L’UNICA RAGAZZA IN UNA BAND DI UOMINI? TI SENTI SEMPRE A TUO AGIO? E INOLTRE… VIAGGIANDO IN TUTTO IL MONDO AVRAI SICURAMENTE AVUTO LA POSSIBILITA’ DI NOTARE LE DIFFERENZE TRA IL PUBBLICO DI UN PAESE E QUELLO DI UN ALTRO: QUALI SONO LE MAGGIORI DIVERSITA’ CHE NOTI E QUALI SONO LE TUE AUDIENCE PREFERITE?
“Sono ormai tredici anni che viaggio circondata da ragazzi, direi che mi sono evoluta dall’essere una teenager ad essere una donna, mentre loro erano dei ragazzini e anche ora in un certo senso lo sono ancora (ride, ndR). Alcuni di loro non sono cresciuti per niente (ride, ndR). Diciamo che mi sono abituata e che ora se potessi scegliere preferirei comunque viaggiare circondata da uomini, perché tante ragazze insieme forse userebbero troppo profumo e troppa lacca per capelli, preferisco essere in compagnia di ragazzi puzzolenti. Parlando dei diversi Paesi, come detto, ogni Paese è diverso, ogni cultura è diversa. L’ho imparato visitando diversi posti, e questa diversità è proprio quello che mi piace. Hai la possibilità di vedere una grande varietà di persone: in particolare, tutti sanno che i fan sudamericani talvolta sono molto fisici e questo a volte porta a situazioni divertenti, perché loro vorrebbero toccarti e avere contatto fisico con te edessendo io olandese mi trovo un po’ spiazzata da questa cosa, perché noi siamo abituati ad avere contatti fisici solo con le persone che conosciamo e con cui abbiamo un rapporto stretto. Intendo: noi olandesi non correremmo mai incontro a qualcuno per cercare di leccargli la faccia….ah, ma quello è successo in Turchia, non in America del Sud. A parte gli scherzi, mi piacciono i tutti i Paesi, e specialmente mi piace visitare i posti quando fa caldo… l’inverno non fa per me! Le mie stagioni preferite sono la primavera e l’estate”.

 

 

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