In crociera con gli STRATOVARIUS!

A cura di Valentina Piccione

La terza edizione della 70’000 Tons Of Metal e la prima edizione della Wacken Open Air Crociera, in partenza il maggio prossimo, sono solo due esempi da citare riguardo la nuova moda delle crociere rock e metal che sta sempre più prendendo piede. Alcune durano solo 48 ore, altre arrivano ad una settimana, ma il leit-motiv è sempre lo stesso: unire circa duemila persone in navi di lusso per assistere a concerti, meet&greet e intrattenimento musicale a 360 gradi!

La Radio Rock Riesteily, che viaggia fra Helsinki, in Finlandia, e Tallinn, capitale dell’Estonia, è alla sua nona edizione: quest’anno l’evento è sicuramente incentrato sulla presentazione di “Nemesis”, nuovo album degli Stratovarius, i quali hanno invitato Metalitalia.com a passare due giorni con loro tra ascolti, interviste e live.

L’arrivo all’aeroporto di Helsinki preannuncia quello che succederà nelle seguenti ore: la bufera di neve non fa distinguere il cielo dalla terra! Per due giorni, infatti, perderemo un po’ la cognizione del tempo e pure dello spazio! La Silja Europa è una nave da crociera un po’ più grande di quello che ci aspettavamo, dodici piani pronti ad accogliere circa 2500 vichinghi per 48 ore di musica. Siamo invitati dagli Stratovarius a questo particolare evento per il lancio della loro ultima fatica discografica “Nemesis”. I nostri impegni cominciano presto con la listening session. Mentre cominciano i concerti, che vedranno suonare cinque band prima dell’arrivo degli Stratovarius, nella sala all’ultimo piano della nave ci viene presentata la formazione finnica e, dopo un brevissimo e formale discorso di circostanza, ci viene chiesto di ‘non ballare, nè scrivere sul tavolo’. Timo Kotipelto è il primo a rompere il silenzio quasi imbarazzante da ‘conferenza stampa seria’ e, accertandosi del fatto che tutti avessero già ascoltato l’album, propone uno scambio di posti, abbassa la musica e avvia una chiacchierata che finirà per toccare qualsiasi cosa fuorché le canzoni! È così che ci troviamo a discutere di musica classica con Lauri Porra, che adora il nostro Ennio Morricone ed usa i termini della musica classica per aiutarsi a parlottare in italiano, mentre con Rolf Pilve si parla di come imparare l’inglese e di musica elettronica. Sembra il gioco delle sedie che si fa da bambini, con loro che ruotano da un giornalista all’altro, e così quella che prevedevamo essere una noiosa formalità è diventata una chiacchierata, a tratti assurda, di circa due ore. Al termine, saluti e foto di rito ed è quasi ora della signing session e del live.

Intanto sulla nave c’è sempre qualcosa da fare, come ad esempio andare al cinema per vedere “Celebration Day” dei Led Zeppelin, che viene proiettato non stop al Teatro Europa, oppure assistere ad uno dei numerosi live nei pub; ovunque ci sono dj-set metal-rock-alternative gradevolissimi, persino in filodiffusione. Molto meno apprezzati i karaoke, mentre assolutamente preso di mira il duty free, che miete continuamente vittime. All’arrivo a Tallinn sembra che ci sia in giro la metà della gente salita a Helsinki!

La venue non è certo delle migliori, in quanto sorta di anfiteatro con bar, divani e un palco minuscolo. Non è in grado di accogliere tutti i presenti sulla nave, ma al massimo 800 persone, quindi aver perso qualcuno per strada è quasi una fortuna. Il soffitto bassissimo e l’affollamento rendono l’aria irrespirabile e il caldo soffocante; la performance degli Stratovarius è prevista per le ore 01:15 e loro, puntualissimi, salgono sul palco. Ci aspettano quasi due ore di concerto, che poi è quello che tutti desiderano da una band con più di dieci album in studio all’attivo. Timo Kotipelto questa sera è particolarmente in forma, la sua voce non perde un colpo e passiamo senza pause da “Hunting High And Low” a “Speed Of Light”. Gli stop tra una canzone e l’altra non durano quasi mai più di qualche secondo, pochissime le parole scambiate col pubblico; tra l’altro, l’inglese è ufficialmente abolito per tutto il concerto, quindi non ci è dato sapere cosa si siano detti il cantante e gli spettatori. La distanza nulla tra band e pubblico comunque permette qualche botta e risposta con i fan delle prime linee. L’arrivo di Rolf Pilve alla batteria dà sicuramente un tono particolare all’esecuzione dei vecchi pezzi, tutto risulta piacevolmente potente e netto. Si prosegue in un crescendo e arrivano i classici “Phoenix”, “Eagleheart”, “The Kiss Of Judas” e “Twilight Symphony”. Pochi i nuovi singoli, il più apprezzato dei quali sicuramente è “Unbreakable”, seguito da “Nemesis” e “If The Story Is Over”. La band sul palco è compatta e ciò si sente dalla prima canzone all’ultima, che arriva alle tre passate – non c’è tempo per alcun bis! Il concerto finisce, il pubblico sparisce in pochissimi minuti e noi ce ne andiamo in cabina stanchi ma soddisfatti, sia dalla performance che dal colpo d’occhio dell’audience…pinguine, pin-up, marinaretti, gente più o meno vestita e più o meno sveglia…

A mattino inoltrato la nave riparte da Tallinn alla volta di Helsinki, e al ristorante Maxim abbiamo l’occasione di incontrare quasi tutti i musicisti. Pranziamo con Jens, parlando della diversa qualità dei festival rock e metal europei, ed è poi qui che abbiamo l’occasione di intervistare Timo Kotipelto.

stratovarius - band - 2012

 

Domande a cura di Dario Cattaneo

UNA PRIMA DOMANDA RIGUARDANTE LA BAND STESSA: NEL 2012 SI E’ REGISTRATO UN NUOVO CAMBIO DI LINE-UP. JORG MICHAEL SE N’E’ ANDATO PER SERI PROBLEMI DI SALUTE. COSA CI RACCONTI DELL’ACCADUTO?
“Ecco…tutti pensano che Jorg abbia dovuto lasciare perché aveva il cancro, ma non è proprio stata solamente quella la ragione. Della malattia sapevamo già da tre-quattro anni, ma comunque lui aveva reso chiaro che se ne sarebbe andato solo quando fosse stato per il bene della band, e comunque non finché sarebbe stato ancora in grado di suonare. Come puoi ben capire, però, suonare la batteria in una band metal è una cosa veramente impegnativa, specialmente in condizioni fisiche non appropriate, quindi esisteva l’eventualità di smettere. In più, inoltre, Jorg lavora anche per una sua agenzia di booking, collaborando anche per noi nell’organizzazione dei concerti, e negli ultimi tempi è stato molto occupato anche su quel fronte, con gli accordi per i diversi festival estivi in Germania…e credo che semplicemente alla fine egli abbia ritenuto fosse più semplice smettere di suonare per dedicarsi a quello. Suona ancora la batteria di tanto in tanto, ma solo come hobby. Questo è più o meno tutto quello che c’è da dire su come è andata. Si sapeva però da almeno due anni che ciò sarebbe successo prima o poi…abbiamo finito il tour con gli Helloween, fatto qualche altra data in Finlandia e in Sud America e alla fine Jorg ha lasciato per occuparsi d’altro. Ma siamo ancora buoni amici, ci tengo a specificarlo, il rapporto non si è guastato”.

POTETE ALLORA PRESENTARCI IL NUOVO VOLTO, ROLF PILVE. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LUI? CE NE VUOI PARLARE?
“Appena due settimane dopo l’ultimo show con Jorg, tenutosi a fine gennaio in Guatemala, abbiamo deciso di pubblicare subito sul nostro spazio Facebook un annuncio riguardante il fatto che cercavamo un nuovo batterista. Abbiamo ricevuto in pochissimo tempo quelli che credo fossero almeno centocinquanta video su YouTube, registrati da parte di bravi batteristi provenienti da tutto il mondo. Non pensavamo così tanti! Ne abbiamo scelti inizialmente quattro da convocare in studio per un provino. Le cose con Rolf sono state molto facili: semplicemente, appena ha cominciato a suonare, ci siamo detti ‘Eh? Ma che cazz…’ (letteralmente: “What the fuck…”, ndR)! Sai, avevo già sentito parlare circa sette anni fa di questo giovane batterista finlandese chiamato Rolf Pilve, quando un amico mi aveva chiesto se lo conoscessi, se lo avessi mai sentito. Gli dissi di no, a quei tempi il suo nome non mi era noto… Ma da quel giorno Rolf ha fatto tantissima esperienza, ha suonato per tutti questi anni, inciso una serie di album con delle band minori, e quindi lui era esattamente ciò che cercavamo. Inoltre è una persona simpatica, davvero alla mano”.

QUALE DIRESTI CHE E’ IL SUO PUNTO FORTE?
“Il fatto che è molto concreto. Possiede uno stile suo, ben definito. Non volevamo un clone di Michael, questo ci era chiaro fin dal principio, e lui ha appunto un approccio completamente diverso, molto più moderno. Possiede un groove che non abbiamo mai avuto, ma non è veloce come lo era Jorg. Sono due batteristi molto differenti, entrambi eccellenti, ma con qualità assai diverse. Questo ci dà la possibilità di ‘reinventare la band’, di costruire qualcosa intorno ad una caratteristica nuova. Siamo felici di questo”.

VENIAMO A “NEMESIS” ALLORA, IL NUOVO ALBUM: MI PARE LEGGERMENTE PIU’ AGGRESSIVO E VELOCE RISPETTO AD “ELYSIUM”. SEI D’ACCORDO?
“Sì, sono d’accordo con te. Specialmente le canzoni firmate da Matias (Kupianen, chitarrista, ndR) sono un po’ più veloci rispetto al nostro passato recente. E anche più aggressive, volendo. La differenza è dovuta sicuramente al drumming di Rolf, che come dicevo prima è diverso da quello di Jorg, e poi anche al fatto che Mathias ha potuto occuparsi del mixing dell’album tutto da solo, mentre su ‘Elysium’ aveva lavorato solo per metà su quell’aspetto, anche per ragioni di tempo, mentre il lavoro era stato poi completato da un’altra persona. Quest’album è anche in qualche modo più ‘oscuro’, soprattutto nei suoni; non so se per volontà o se semplicemente sia venuto fuori così. Ma mi piace il risultato, mi piace questa nuova vena, sono convinto che aggiunga una nuova energia alla band”.

QUALE ASPETTO DELL’ALBUM TI PIACE DI PIU’?
“Le canzoni. Anzi, tutto quanto direi. Penso che sia il nostro album migliore da dodici anni a questa parte. Sì, lo so, tutte le band dicono la stessa cosa durante le interviste alla vigilia di una nuova uscita, ma ne sono veramente convinto. Sono sempre soddisfatto ed eccitato ad ogni nostra nuova uscita, ma sento che stavolta, in qualche modo, è diverso. Sto ascoltando il disco tutt’ora, non mi ha ancora stancato e sono tre mesi che ce l’ho nelle orecchie. Vorrà pur dire qualcosa, no?”.

ABBIAMO NOTATO UNA MAGGIOR VARIETA’ NEI SUONI DI TASTIERA, STAVOLTA, E UNA GRANDE ATTENZIONE SULLE ORCHESTRAZIONI E SUI CORI. AVETE LAVORATO ALLE COMPOSIZIONI NEL SOLITO MODO O QUALCOSA E’ CAMBIATO?
“A parte il fatto che stavolta il missaggio è stato affidato ad una sola persona, comunque in effetti qualche piccola modifica c’è stata. L’approccio alle tastiere è in effetti diverso, è molto più moderno. Qualcosa è cambiato nell’approccio di Jens: come tutti sanno, il suo punto focale erano gli assoli di tastiera, lui è noto soprattutto per quello, praticamente ha inventato il modo di suonare gli assoli di tastiere per il nostro genere; questa volta si è concentrato di più sulla scelta di suoni diversi, non solo su composizione e arrangiamento dell’assolo in sé. E’ bene che si cerchino nuove soluzioni e l’abbiamo fatto anche per la produzione e il missaggio. Comunque vedremo come andrà. Se ai fan piaceranno queste novità, vorrà dire che siamo sulla strada giusta”.

INTITOLARE UN ALBUM CON UNA SOLA PAROLA SEMBRA ESSERE UN VOSTRO TRADEMARK, ORMAI. CE NE PUOI PARLARE?
“(Sembra rimanere un po’ spiazzato, ndR) Be’, sì, ora che mi ci fai pensare… Tante volte abbiamo usato come titolo un’unica parola, di sette lettere tra l’altro. ‘Visions’, ‘Episode’, ‘Elysium’, ‘Polaris, ‘Nemesis’, ‘Destiny’…tutte parole di sette lettere. Non so perché, però. Non è una cosa pianificata, è solo strana. Mah, ti dirò, il fatto è che non siamo una band progressive death metal o cose del genere… E’ a loro che piacciono titoli tipo ‘Dispute In The Middle Of The Darkest Ocean…bla bla bla’. Mille parole. Non è affatto il nostro stile. Non c’è niente dietro, penso solo che ci piacciano parole singole, con un bel significato. Come il nome della band: Stratovarius. Un’unica parola, facile da memorizzare e ricordare. Tutto qui”.

COME SCEGLIETE PERO’ I VOSTRI TITOLI? PARTITE DA UN CONCETTO CHE SARA’ IMPORTANTE PER L’ALBUM O IL NOME VIENE IN MANIERA PIU’ CASUALE?
“Non so risponderti, posso però dirti la storia che sta dietro il titolo di questo specifico album. Tornavamo da un festival in Spagna, e dopo sei ore, scomodi, in un bus, siamo stati scaricati all’aeroporto Barajas di Madrid. Allora ricevetti un SMS da Mathias, contenente una sola parola: ‘Nemesis’. Basta, solo questo. Pensai: ‘Ma che diavolo…'; ma poi mi venne in mente che avrebbe potuto essere un buon titolo per il prossimo disco. Dopo aver scelto il titolo, scrivemmo la canzone e componemmo un testo…comunque la canzone è venuta dopo. ‘Nemesis’, un’altra parola singola di sette lettere. Boh. Comunque, se con la tua domanda volevi chiedere se ‘Nemesis’ si trattava di un concept album, devo dirti di no”.

ALCUNI FAN O ALCUNI GIORNALISTI DIVIDONO LA CARRIERA DEGLI STRATOVARIUS IN DUE PARTI. GLI STRATOVARIUS PRE-TOLKKI E POST-TOLKKI. E’ UNA COSA CHE TI DA’ FASTIDIO? O ANCHE TU SENTI CHE QUALCOSA E’ CAMBIATO NELLA BAND, TALE DA GIUSTIFICARE QUESTA DIVISIONE?
“No, non mi dà più fastidio questo fatto. Quando Timo se ne andò, nel 2008, la cosa mi infastidiva di più, perché tutti sembravano convinti che non saremmo riusciti a fare nulla senza lui nel gruppo. Ma questa band non era proprietà di un solo personaggio. Certo, Timo era una grande personalità, ha composto delle bellissime canzoni e tutt’ora rispetto il suo lavoro come chitarrista; ma per come era la situazione, allora, o se ne andava lui oppure tutto il resto della band. Ammetto che ‘Polaris’ risentì un po’ di più di questa separazione: era un bell’album, ma non il migliore che avremmo potuto fare. Da ‘Elysium’ in poi le cose sono migliorate e abbiamo cominciato a comporre un po’ tutti. Adesso contiamo su ben quattro compositori, solo il nuovo arrivato Rolf non ha composto almeno una canzone per quest’album. Siamo nella stessa band da parecchio tempo, ci conosciamo bene e ora le cose funzionano anche sotto questo punto di vista. Forse non è del tutto sbagliato parlare di un pre-Tolkki o di un post-Tolkki. E’ certamente stato un gran cambiamento, ma molte cose nella vita cambiano e, se anche ci sono delle differenze, alla fine siamo sempre gli Stratovarius. Una cosa che mi fa sorridere è che Mathias ha scritto per ‘Nemesis’ una canzone intitolata ‘Unbreakable’. Non è stata pensata per la band, non parla certo di noi, ma qualcuno ha suggerito che quella canzone sembrava essere dedicata agli Stratovarius, dicendo che eravamo una band indistruttibile…e ho pensato che forse poteva avere ragione! Ci sono stati tanti che hanno cercato di affossarci, anche tra gli ex membri della band stessa, ma non siamo mai finiti, non siamo mai morti. Indistruttibili, appunto (ride, ndR)!”.

MOLTE BAND ODIERNE ADOTTANO QUELLO CHE PUO’ ESSERE DEFINITO COME LO ‘STRATOVARIUS SOUND’, UN MODO PARTICOLARE DI PRODURRE I SUONI CHE INTRODUCESTE NELLA SCENA POWER CON I VOSTRI LAVORI DEGLI ANNI ’90. MA VOI VI SENTITE DEGLI INNOVATORI DELLA MUSICA METAL, IN QUESTO SENSO?
“Non l’avevo mai vista sotto quest’ottica, ma forse hai ragione. Il nostro modo di produrre richiede da sempre grandi spese in senso monetario e in termini di tempo, nonché l’impiego alla consolle di grandi professionisti, provenienti da studi tecnologicamente all’avanguardia. E’ il nostro modo di lavorare, diciamo, una cura molto alta del dettaglio, nel tentativo di ottenere risultati che riteniamo buoni. Non ci sentiamo dunque degli innovatori, anche se sono molte le band che dicono di ispirarsi al nostro sound, soprattutto qui in Finlandia. I Nightwish, ad esempio, e anche i Children Of Bodom dissero qualche tempo fa di essersi ispirati a noi almeno agli inizi, quindi credo che almeno influenti lo siamo stati, se non proprio innovatori”.

GUARDANDO INDIETRO A TRENT’ANNI DI CARRIERA, QUALI PENSI SIANO STATI I MOMENTI MIGLIORI? E I PEGGIORI?
“Uno dei momenti peggiori penso che sia stato quando mi sono bruciato la mano con un fuoco d’artificio a Wacken…e poi, naturalmente, tutti i problemi che abbiamo avuto quando Tolkki ha iniziato a creare difficoltà, perché allora tutta la band ne ha risentito. I momenti migliori me li ricordo agli inizi ma anche adesso, perché la pressione, almeno su di me, sembra scesa. Sono sempre stato un po’ sotto pressione in questa band, ma per come stanno le cose ora è tutto più tranquillo, più rilassato. Finalmente trovo divertente fare parte degli Stratovarius, non solo quando sono sul palco durante gli show. Posso dire che amo questa band, adesso”.

QUALE PENSI SIA STATO IL TUO PIU’ GRANDE SUCCESSO? LA COSA PIU’ IMPORTANTE CHE HAI OTTENUTO IN CAMPO MUSICALE?
“Il mio primo album degli Stratovarius, ‘The Fourth Dimension’, è stato molto importante per me. E poi ovviamente ‘Episode’ e ‘Visions’ sono di sicuro i nostri album più importanti. E poi anche qualche altro disco o canzone realizzata al di fuori degli Stratovarius, come il Blackoustic Duo, con Jani Liimatainen: é qualcosa di diverso rispetto alla mia solita musica e stiamo ancora girando per fare qualche data live con quel progetto. E’ proprio divertente e spero in futuro di scrivere nuove canzoni da poter cantare. E’ questo che mi piace: cantare. Non viaggiare o stare in giro…solo cantare”.

stratovarius - band - 2013
Per concludere, la cosa che ha colpito di più di questi due giorni è stata l’assenza di distacco tra le band e il pubblico: dalla facilità con cui tutti potevano scambiare due parole con i loro idoli alla venue, che non imponeva la solita distanza tra prime file e palco. Questa atmosfera rilassata ha veramente dato luogo a ottime performance musicali! Per quanto poi riguarda gli Stratovarius nello specifico, i power metaller finlandesi sembrano non curarsi del tempo che passa e dei cambiamenti all’interno della formazione; anzi, il recente inserimento del giovane Rolf Pilve pare aver dato nuova energia e coesione al gruppo, che nella sua prestazione live non ha davvero perso un colpo. Anche davanti ad un pubblico ridotto e non necessariamente interessato solo alla musica…

Insomma, il nostro consiglio è quello di provare un’esperienza come questa, ovvero una cosiddetta ‘crociera rock/metal’, almeno una volta nella vita. Se amate musica e divertimento, difficilmente ne rimarrete delusi!

 



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  • ThunderKiss91

    La leggendaria “trombonave”… o meglio la versione deluxe.

  • http://www.facebook.com/torello.takeiteasy Torello Takeiteasy

    giuro che ho letto ” in crociera con schettino”

  • angela41

    il nome giusto del chitarrista è Matias

  • davidsky74

    Corretto. Grazie della segnalazione!