KVELERTAK: il nuovo “Meir” traccia per traccia!

A cura di Maurizio “MorrizZ” Borghi

Ci siamo innamorati a prima vista dei Kvelertak, sin dal nostro primo incontro con la band nel 2010. Un gruppo che è parso uscire dal nulla e ha catalizzato su di sé l’attenzione molto velocemente, a suon di live coinvolgenti dove il pubblico è stato scottato da furia black metal, attitudine hardcore e quel sano spirito punk/RnR che solo gli Scum erano riusciti a sintetizzare in precedenza. Un ascolto che lascia il segno, come un incidente stradale. La firma per major ha fatto sbroccare sostenitori e non: i fan sono rimasti estremamente felici mentre gli hipster li hanno subito inseriti (in anticipo ovviamente) nella lista dei venduti. Il secondo disco dei norvegesi riuscirà a confermare quanto di buono espresso nel debutto o sarà un’amara delusione? Di sicuro non siamo davanti alla replica del primo album! Con questo track by track potete iniziare a farvi un’idea, aspettando il 26 marzo.

 

KVELERTAK – “Meir”

Kvelertak - Meir - 2013
Åpenbaring
Spring Fra Livet
Trepan
Bruane Brenn
Evig Vandrar
Snilepisk
Månelyst
Nekrokosmos
Undertro
Tordenbrak
Kvelertak

Prodotto da Kurt Ballou presso i Godcity studios di Salem, Massachusetts.
Data di uscita: 26 marzo 2013
Etichetta: Roadrunner Records

1. “Åpenbaring” (03:05) – “Meir” si apre con un riff sporco, che dopo qualche giro riceve un feedback di sottofondo che fa aumentare la suspense, in un crescendo che, ci scommettiamo, sarà la colonna sonora perfetta per iniziare le prossime prove live. Spezza la tensione l’entrata devastante della voce. Il pezzo viene portato abbastanza velocemente verso un culmine dove il riff diventa molto acuto, dissonante e rumoroso, e la voce smette di urlare per quello che credevamo fosse un ottimo ritornello. Invece il pezzo sfuma in un breve assolo, senza trovare alcuna ripetizione nella sua struttura.

2.”Spring Fra Livet” (03:34) – Questo pezzo inizia come un ottimo link col primo lavoro, con un sapore rock interessante e sfrontato. Poi il ritornello presenta di nuovo un riff molto rumoroso e molto acuto, che quasi copre le vocals urlanti e strazianti e viene sostenuto dalla batteria la prima volta con i china, poi con i tom. La strofa riprende il tiro rock n’roll, con incisi di chitarra brevi ma esaltanti. Altro pezzo breve, conciso e ficcante, pur rimanendo assai violento e chiassoso. Un sound che si distingue da chiunque.

3. “Trepan” (03:39) – Ed ecco lo spintone black metal. Nichilista, veloce, violento. Solo intorno ai trenta secondi la musica rallenta (solo la musica), per un contrasto che caratterizzerà tutto il pezzo. Intorno ai due minuti c’è un break chitarristico che crea un attimo di atmosfera e di tensione, sfociando in un assolo lungo e gustoso e dal sapore prettamente RnR. Un’ottima scusa per sfoderare la vostra nuova air guitar, che a questo punto è quasi obbligatoria.

4. “Bruanne Brenn” (04:06) – Se i Kvelertak avessero dovuto scrivere un pezzo per Django Unchained di Tarantino probabilmente avrebbero scritto questa. Il pezzo ha il ritornello più ficcante del disco che, pur essendo diverso dallo stile del primo album, ha un tiro micidiale, soprattutto se unito al vibe RnR superveloce e incontrollato. Lo conoscete già benissimo…

5. “Evig Vandar” (02:48) – Qui ci immaginiamo il frontman in mutande a predicare in un’innevata piazza di Oslo, in un pezzo assurdo che presenta chitarre semiacustiche, una marcia nel prechorus e chitarre evocative. Fino a quando un pezzo si somma all’altro e, ingranata la marcia, ci troviamo a battere il piede al ritmo punk rock. Erlend urla, sputa, fa versi. Fanculo intonazione ed estensione vocale. Il pubblico probabilmente pronuncerà “Heavy Metal” al posto di “Evig Vandar” nel ritornello, ma lo farà urlando come un ossesso perché questa è una delle migliori tracce dell’album.

6. “Snilepsik” (02:52) – Questo è il perfetto pezzo punk annerito e filtrato dalle pesanti influenze black scandinave, che si manifestano nei suoni, nella furia primordiale e, ovviamente, nel finale che raddoppia la velocità, indemoniato e sulfureo, con tanto di devastante breakdown conclusivo. Probabilmente il pezzo più lineare della raccolta, ma parliamo pur sempre di un’intensità fuori dalla norma.

7. “Manelyst” (03:10) – In tre minuti si ripercorrono gli stilemi tipici della formula Kvelertak, interessanti in questo caso sono gli staccati di chitarra che accentano e danno tono al ritornello, oltre al lanciatissimo assolo finale. Aggiungete agli Hellacopters una furia cieca e un bel caprone, il gioco è fatto.

8. “Nekrokosmos” (06:40) – Un altro pezzo che mischia a dovere l’animo rock n roll con le influenze black, che emergono a sprazzi nel riffing “a zanzara”, nel blastbeat etc… Dopo un folle inciso settantiano che ci ricorda i Ghost l’ira si placa, e il brano sembra non voler finire mai, prolungato da una lunga partitura musicale introversa, tra psichedelia e post rock (!!!) che trascina il cronometro in maniera totalmente inaspettata fino a 6 minuti e 40 secondi.

9. “Undertro” (06:25) – L’apertura è minacciosa, e affidata perlopiù alla voce, che in questo brano, nelle sue urla, raggiunge i massimi picchi di teatralità. L’evoluzione fa finta di spingersi verso l’hard rock, ma si evolve in un mid tempo metal. Il finale è di nuovo lunghissimo, in una riproduzione quasi insensata del riff hard rock conosciuto all’inizio, per sfondare di nuovo i sei minuti. Anche se, in tutta sincerità, non ne capiamo l’effettiva utilità.

10. “Tordenbrak” (08:53) – Ancora pesanti influenze hard rock e rock’n'roll in un pezzo semiacustico e ispirato, con chitarre gustose e melodiche. Ovviamente Erlend non sa che urlare come un ossesso, e quindi lo fa anche per questa decima traccia. Se “Undertro” cominciava ad infastidirci per la lunghezza eccessiva questa canzone non infila un dito nella piaga, ci ficca l’intera mano: i Kvelertak stirano tutto, inspiegabilmente fino a 8′ 53″.

11. “Kvelertak” (03:49) – La chiusura è affidata a un pezzo anthemico, una sorta di inno hard rock lontano dall’ira e dalle principali dinamiche dell’album, lento ma carismatico, che ricorda in qualche modo (come ha già scritto qualcuno) una cover degli AC/DC fatta dagli Allmann Brothers e coverizzata dai Motorhead (chiaro?). Un altro potenziale classico che ci immaginiamo alla fine di ogni concerto del gruppo, come una sorta di “For Those About To Rock (We Salute You)”. Divertente il pezzo in cui la voce intima uno “STOP” al gruppo, ritornello da singalong istantaneo condito da battito di mani… Un finalone, insomma!

 

kvelertak - band - 2013



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  • http://www.facebook.com/galilee.mater Galilee Mater

    Non vedo l’ora….:)

  • Skandu

    Mai ascoltati….sono curioso….intanto ascolto il primo album.
    Ma la copertina è opera del cantante dei Baroness?

  • http://twitter.com/morrizz morrizz

    Esatto, John Baizley. Stile inconfondibile!

  • Skandu

    Si infatti….che cazzo di domande che faccio ;)