La testata web del TGCOM dà il giusto tributo ai LACUNA COIL dopo le vendite altissime in Italia e Stati Uniti. A questo indirizzo un’intervista a Cristina Scabbia, intitolata “Lacuna Coil, il made in Italy che piace agli Usa“. Qui sotto un estratto:
Ti sei data una spiegazione per questo vostro exploit?
In realtà è difficile trovare la ricetta del successo. Si tratta di un insieme di cose. Sicuramente l’aver fatto molti tour ha contribuito a renderci popolari. La voce si sparge rapidamente. Oltretutto oggi con internet è molto più facile, alla promozione classica si associa l’auto promozione che si crea attraverso i social network. Sicuramente negli Stati Uniti è stato molto importante l’essere spesso presenti in tour o festival.
Apprezzatissimi negli Stati Uniti, gruppo di nicchia in Italia. Da noi il rock duro è destinato a restare in un recinto?
Il problema è culturale, l’Italia non è mai stata un territorio rock. Purtroppo il rock e il metal vengono considerati generi estremi, soprattutto il metal spesso è associato al satanismo. Si pensa spesso che chi ascolta metal sia una cattiva persona solo perché veste di nero. Tutte cazzate figlie fondamentalmente di ignoranza. Troppa gente si ferma a un livello superficiale e non va oltre a ciò che gli viene proposto da tv e radio. E’ un peccato perché la musica è bella in tutte le sue forme e non dovrebbero esserci preconcetti.
Adesso siete impegnati nel “Gigantour” accanto a gruppi storici del metal avendo la possibilità di esibirvi in posti come il Madison Square Garden…
Suonare in un tempio come quello è stata una cosa incredibile, una di quelle da depennare dalla bucket list (la lista delle cose da fare prima di morire – ndr). Poi con i Megadeth avevamo già suonato in passato quindi è sempre emozionante ma eravamo già vaccinati, mentre essere a contatto con un mostro sacro come Lemmy dei Motorhead è ancora da non crederci.
Intervista a cura di Massimo Longoni.



















