METALLICA – la recensione del film 3D “Through The Never”

Pubblicato il 28/10/2013

METALLICA – “Through The Never”
Uscita nelle sale italiane: evento unico nei giorni 29 e 30 ottobre 2013

Regia: Nimród Antal
Sceneggiatura: Nimród Antal
Attori: Dane DeHaan, James Hetfield, Lars Ulrich, Kirk Hammett, Robert Trujillo
Fotografia: Gyula Pados
Montaggio: Istvan Kiraly
Produzione: Picturehouse Entertainment
Distribuzione: Lucky Red
Paese: USA 2013
Formato: IMAX 3D

Info: www.metallica3d.it

 

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Articolo a cura di Davide Romagnoli

Nessuno potrebbe definire i Metallica un gruppo d’avanguardia. Sia mai. Quasi tutti, però, potrebbero essere concordi nel considerarli un gruppo ALL’avanguardia. Punk, thrash metal, rock melodico, sinfonico, dischi pregni di surreale poesia, videogame, linee d’abbigliamento, collaborazioni con artisti come Pushead, Andres Serrano, grafici come Turner Duckworth. I californiani si sono mossi ben oltre la loro cantina iniziale intrisa di memorie di alcool, droga e riff: che si consideri Ulrich non più come un batterista ma come un magnate di un’azienda è cosa lecita, per qualcuno, e forse non si sbaglia poi di tanto chi dice che non è certamente il batterista di una volta, e che i Metallica non sono più neanche buoni a suonare l’arpeggio di “One” senza toppare. Quegli stessi che forse hanno abbandonato ogni speranza per una redenzione degli ex-preferiti tra i gruppi metal storicamente più influenti. Quegli stessi che forse “’St. Anger’ è immondizia colossale”. Quegli stessi che “i Metallica non scrivono un buon pezzo da ‘…And Justice For All’”. Coloro, ancora più estremisti, che “Dopo ‘Kill’em All’… il nulla”. Quelli che ormai “il metal non esiste più da un pezzo”. Catastrofici. Nostalgici. Realisti. A torto. A ragione. Non importa. Quello che importa è che, ancora una volta, il dente avvelenato del fan di vecchia data comincia a dolere appena sente quello che l’azienda Ulrich sta portando alla luce. Popolatosi di troll tanto potenti da infettare la rete di commenti ad ogni tipo di news o trailer che hanno anticipato il film “Metallica Through The Never”, il popolo metallaro non si è risparmiato di controbattere al nuovo prodotto firmato Metallica. Non a torto, lo si ribadisce. Le anticipazioni, prima della premiere di ieri 24 ottobre, organizzata da Universal e UCI Cinemas, non facevano che presupporre una sorta di mash up di immagini da concerto e di situazioni a mo’ di “The Dark Knight Rises”. La collaborazione tra i Metallica e il regista Nimròd Antal ha portato alla creazione di un film realizzato in 3D per sale IMAX che unisce i progetti della band di adattare le tecnologie innovative della tridimensionalità ad un concerto live, coadiuvandolo ad una linea narrativa che scivola sulla superficie del film. Un’esperienza sicuramente interessante, viscerale, di impatto potente sullo spettatore, che si ritrova in faccia la chitarra di Hammet targata White Zombie, ad un palmo di naso le toppe metal del giubbotto di jeans di Hetfield, le corna degli spettatori, la dea della libertà che crolla sul palco; sembra quasi di percepire perfino il sudore di Trujillo e poter battere sulla spalla al vecchio Lars. Ventiquattro telecamere contemporaneamente, una scenografia magistrale, il lavoro di regia e di scrittura di Antal (ottimo regista, già lodato per “Kontroll” a Cannes nel 2003), rendono il tutto un’esperienza maestosa dal punto di vista tecnico: visivo e uditivo. Il montaggio, che a detta del regista è risultato uno dei più difficili della propria carriera, è perfettamente strutturato, intricando lo storyboard e la linea narrativa di Trip, il protagonista, amalgamandolo alle canzoni eseguite nel concerto. A livello d’ascolto siamo vicini alla perfezione sonora, che, ovviamente (e stringiamo forse la mano ai fan di vecchia data), è stata modificata a piene mani. Una post-produzione imponente e dettagliatissima che, anche a discapito della reale parte suonata, che risulta ben lontana dalla reale esecuzione (Ulrich suona il tom e si sente un rullante), lascia però anche trasparire i soliti errori di sede live, i problemi, le pause, anche se, talvolta, non si riesce a capire quanto facciano parte di un copione o siano mero espediente estetico per le riprese.  Ma, tutto sommato, data la resa finale, non ci dovrebbe importare poi molto se a Hetfield non funziona il microfono e lo getta per terra, se sia vero o finto. Ne riprende comunque un altro dietro, in quel palco gigantesco che è stato appositamente realizzato per l’evento: 61 metri di lunghezza e 18 di larghezza, grande come la superficie di un campo da hockey, nel quale succede di tutto. Spuntano le bare di “Death Magnetic”, le croci di “Master Of Puppets”, i fulmini di Tesla e la sedia elettrica di “Ride The Lightning”, le immagini dei soldati, le esplosioni e le fiamme di “One” e di “Fuel”. C’è tutto quanto i Metallica hanno saputo presentare nel corso dei trent’anni di performance dal vivo. Fino alla datata “Hit The Lights”, stretti come nelle cantine dei vecchi tempi, con lampade ausiliarie, data la distruzione del palco pochi minuti prima. Distruzione, certo, perché nella linea narrativa la metropoli viene completamente distrutta da forze in lotta. Trip, il runner dei Metallica, al quale viene affidato l’incarico di recuperare una fantomatica Metallica bag, dal contenuto misterioso, percorre le strade di una fittizia Vancouver, assediata da uomini mascherati, poliziotti e killer a cavallo con una maschera antigas. La civiltà è finita, le macchine vanno a fuoco, ma Trip, interpretato da un buon Dane DeHaan (monoespressivo, certo, ma protagonista di un film muto, con tutte le difficoltà che esso comporta) vuole recuperare il mistico oggetto del desiderio, non può fare altro che percorrere la sua strada per ritornare vincitore all’arena. Poco deve importare il perché, il quando e il per come: chi sono quelli? Da dove arrivano? Come fa a sopravvivere dopo tutto quello che gli capita? Cosa c’è nella valigia? Il dilemma, se proprio si vuole essere così meschini da chiedersi l’abusato termine di senso logico (in un film come questo), è facilmente scioglibile. Ogni fan dei Metallica, proprio per l’esperienza mistica che compie ad ogni show, si ritrova nel mezzo di benzina, di pupazzi, di cavalieri nel giorno dell’Apocalisse. E fulmini, tuoni, saette, impiccagioni non sono altro che la trasposizione visiva dell’immaginario lirico e musicale a cui i fan dei Metallica sono stati abituati fin da “Kill’em All”, che se ne rendano conto o no. Che il concerto sia all’inizio o alla fine. Trip è il viaggio. Il viaggio mistico, mentale, soprannaturale, surreale che ognuno dei fan può compiere durante uno show. Cosa c’è nella borsa? Questo, c’è:  “Creeping Death”, “For Whom The Bell Tolls”, “Fuel”, “Ride The Lightening”, “One”, “Memory Remains”, “Wherever I May Roam”, “Cyanide”,” …And Justice For All”, “Master Of Puppets”, “Battery”, “Nothing Else Matters”, “Enter Sandman”, “Hit The Lights”, “Orion”. Se a qualcuno sembrerà poco, forse ha sbagliato band, o ha sbagliato cinema, non vada neanche a vedere “Pulp Fiction”, però. O ci vada in maniera differente. Nella Metallica bag c’è il senso del film, della loro musica, della loro carriera. Nel MacGuffin hitchcockiano ogni fan dovrebbe trovare le risposte. Il resto sarebbe imposizione, mercato, business. Qualcuno è contro l’azienda Ulrich e Co.? Non vada al cinema. E’ giustificato nel farlo. Ognuno interpreta a suo modo i suoi significati. Quello che è lampante è che “Metallica Through The Never” ha un format narrativo unico nel suo genere. Che lo si consideri un lungo videoclip, un film, un concerto, comunque l’impianto tecnico è lodevole, DeHaan risalta, la resa visiva risalta, il lavoro di Antal è ottimo, la fotografia è superba, il montaggio non fa schiodare gli occhi dallo schermo, lo storyboard è appropriato, la musica è quella dei Metallica. Forse sarebbe stato meglio per qualcuno godersi semplicemente il concerto à la Campovolo, con un format standard ed un concerto standard. Come nei VHS. Qualcuno dice ancora che tutto ciò non ha senso di essere? Si prenda un Bourdieu o un Derrida, al limite, e non cerchi interpretazioni sociologiche o di senso in una produzione targata Metallica, perché non andranno oltre la rissa, il fuoco, i cavalieri dell’Apocalisse, i manovratori dei pupazzi, il crollo delle civiltà; al limite, qualcosa à la Lovecraft, impreziosito da tonnellate di riff. Questo è un grande compendio visivo ad una grande carriera di una grande band. Il resto sono solo pareri. Giustificati, certo. Assolutamente. In tanti hanno dato molto ai Metallica e si sono sentiti traditi, ma la visione di un uomo con la toppa dei Metallica che si incendia, si scaglia contro una manciata di folli armati di mazza e distrugge a martellate una città fa ancora urlare “sì, cazzo!”.

 

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