MOTORHEAD: “Aftershock” traccia per traccia

A cura di Andrea Raffaldini

Ogni disco pubblicato dai Motörhead è una garanzia. Siamo di fronte ad una di quelle band che suonano immutabili nel tempo, si sa esattamente cosa aspettarsi, ma non si vuole nulla di diverso. A questo punto perché perdere tempo a tentare di raccontare un album che tutti sanno esattamente come suonerà? Semplice, perché Lemmy Kilmister è come un buon whiskey di marca, ogni anno che passa il sapore migliora ed il palato se lo gode sempre più volentieri. Metalitalia.com ha avuto la possibilità di ascoltare in anteprima il nuovo “Aftershock” e da una prima analisi ci sentiamo di sottoscrivere che le aspettative dei fan non andranno deluse.  La ricetta è quella di sempre: tanto rumore, energia da vendere e la perfetta sinergia di tre musicisti di prim’ordine che dopo tanti anni di carriera hanno ancora voglia di spaccare il culo a tutti. E ci riescono!

motorhead - aftershock - 2013

 

MOTORHEAD
Ian “Lemmy” Kilmister – Basso, Voce
Phil Campbell – Chitarra
Mikkey Dee – Batteria

AFTERSHOCK
Data d’uscita: 22/10/2013
Etichetta: UDR Records

HEARTBREAKER – 3:04
Inizio col botto. “Heartbreaker” parte in quinta con i proverbiali riff di Phil Campbell e le bordate di Mikkey Dee dietro le pelli. Il vocione di Lemmy scandisce le strofe dritte ed incalzanti. Basta un ascolto per memorizzare il canonico ritornello “Motörheadiano” del pezzo, accompagnato da assoli rock’n’roll allo stato puro. “Heartbraker” si candida come opener ideale per il nuovo tour della band inglese, il brano perfetto per esaltare i fan e lanciarli in un pogo sfrenato.

COUP THE GRACE – 3:45
La ricetta non cambia, heavy’n’roll veloce di scuola ottantiana che ci fa rivivere gli anni d’oro in cui i Motörhead hanno conquistato i palchi di mezzo mondo. Grande lavoro da parte di Phil Campbell, le chitarre grintose dal sound metallico dominano il pezzo per tutta la sua durata. Un muro ritmico sonoro inespugnabile rende “Coup The Grace” uno degli episodi più quadrati e convincenti dell’intero “Aftershock.” Lemmy dal canto suo è una certezza, gli bastano pochi accordi per trasforma le note del ritornello in una combinazione vincente. Grandi assoli, gran classe ed una forza che confermano l’ottimo stato di salute del terzetto londinese.

LOST WOMAN BLUES – 4:09
I Motörhead ci lasciano riprendere fiato per qualche minuto con questa piccola chicca di blues rock. L’ugola di Lemmy scalda ed avvolge, il cantante/bassista quando canta in modo pulito riesce a trasmettere tutta la sua passione per il blues, un genere che la band riesce a far suo senza fatica. Campbell si conferma un chitarrista portentoso, le sue parti soliste appaiono tanto semplici quanto ispirate e riescono ad entrare con naturalezza nel cuore dei rocker. La parte finale del brano accelera in crescendo per un finale col botto.

END OF TIME – 3:17
Dopo la breve parentesi bluesy, il diabolico trio torna a sparare fucilate a velocità fuorilegge. Nessuna novità, zero sorprese, solo heavy rock tonante di cattiveria e velocità. Mikkey Dee picchia come un forsennato, il suo drumming preciso e potente ancora una volta è uno dei più solidi dell’intero panorama rock. Il fido Campbell sciorina assoli di classe prima che Lemmy riprenda le redini del microfono.  “End Of Time” pare una sorta di “Ace Of Spades” a velocità aumentata, ad ascolto ultimato si rimane senza fiato in gola. In poco più di tre minuti i Motörhead hanno scatenato, combattuto e vinto una guerra atomica a suon di note.

DO YOU BELIEVE – 2:58
L’iniziale assolo rock’n’roll ci fa rivivere gli anni Sessanta, ma con la veste del nuovo millennio. “Do You Believe” è un brano dalle linee melodiche ricercate, il sound della band trasuda da ogni nota, in questo caso i Motörhead cercano di proporre la loro rivisitazione in chiave heavy del rock più classico. La chitarra solista è padrona incontrastata della scena, un altro grande brano destinato a fare scintille dal vivo.

DEATH MACHINE – 2:37
Rispetto ai pezzi precedenti, “Death Machine” rallenta il ritmo, la sua struttura più quadrata mette in primo piano la sezione ritmica. Le vocals questa volta si presentano piatte e non molto ispirate. Anche le parti di Campbell ci sembrano più fiacche del solito, come se non volesse spendere troppe energie per un pezzo di qualità mediocre.  L’ascolto trascorre senza particolari momenti interessanti, questa volta i Motörhead hanno compiuto un piccolo scivolone, ma dopo cinque pezzi da novanta, possiamo tollerare un momento di stanca.

DUST AND GLASS – 2:50
Lemmy si sveste da pelle e borchie e torna a suonare rock caldo e blueseggiante. Il giro di chitarra viene ripetuto di continuo mentre le vocals ci coccolano in modo suadente. Il lungo assolo centrale lascia senza fiato, in un turbinio di emozioni dettati dalla passione per la musica. In poco meno di tre minuti di durata, si può scrivere un gran bel pezzo, “Dust And Glass” ne è la prova.

GOING TO MEXICO – 2:51
Altro brano tirato in puro stile Motörhead, uno schiacciasassi ritmico che apre ad un refrain melodico e corale. Il carisma di Lemmy trasuda da ogni parola che esce dalla sua bocca, fa pensare come soltanto tre musicisti riescano a suonare in modo molto più potente ed incisivo di tante band composte da cinque o sei elementi. Nulla di nuovo, come sempre, ma d’altronde dai Motörhead i fan pretendono esattamente canzoni come “Going To Mexico”, non ci sono scuse.

SILENCE WHEN YOU SPEAK TO ME – 4:30
“Silence When You Speak To Me” è un mid-upper tempo dal ritornello anthemico. Il brano prosegue in un crescendo, Lemmy urla “Silence” proprio prima che il fido compagno Phil Campbell si lanci in un breve solo. Siamo certi che migliaia di estimatori giovani e meno giovani si troveranno a cantare a squarciagola il ritornello ed a pogare sulle violenti note di chitarra. Potenza sonora all’inizio e potenza sonora alla fine, il brano si conclude proprio come ha iniziato. Fino ad ora “Aftershock” ha fatto quasi sempre centro ad ogni proiettile sparato.

CRYING SHAME – 4:28
Questa volta velocità e rabbia vengono smorzate per lasciar spazio ad un pezzo più melodico ed orecchiabile. “Crying Shame” potrebbe potenzialmente diventare un singolo radiofonico per promuovere “Aftershock”. Tutte le caratteristiche del trademark firmato Motörhead sono presenti, ma la maggiore  accessibilità permetterebbe anche agli estimatori della musica più pacata di avvicinarsi alla formazione di Lemmy Kilmister. La pregevole fattura rockeggiante della chitarra solista aggiunge la ciliegina sulla torta ad un altro brano privo di punti deboli.

QUEEN OF THE DAMNED – 2:40
Ancora heavy rock, ancora velocità a manetta. Lemmy tiene le redini del brano con la sua voce abrasiva, il basso suonato a chitarra conferisce al pezzo l’inconfondibile sound che ci ha fatto amare la band, mentre tra una strofa e l’altra, Cambpell ci infila un piccolo solo. L’ascolto fila liscio come l’olio senza imprevisti.

KNIFE – 2:57
Calo di intensità nell’esecuzione di “Knife”, canzone dalle strofe ballerine che nella parte centrale acquista tiro e potenza. Un assolo prima della strofa finale ed ecco servita un’altra portata firmata Mr. Kilmister. Senza infamia e senza lode,” Knife” piace, ma non esalta.

KEEP YOUR POWDER DRY – 3:54
Il brano inizia con riff alla Ac/Dc, rock’n’roll allo stato puro. “Keep Your Powder Dry” suona come un classico nostalgico che solo vecchi leoni che hanno vissuto da protagonisti la scena degli anni settanta possono proporre senza risultare scontati. Questa è la musica che i Motörhead hanno creato e che continueranno a portare avanti fino alla fine.

PARALYZED – 2:50
Per il gran finale di “Aftershock” i Motörhead non possono certo battere la fiacca,  tanto che la chiusura del sipario viene affidata ad un carrarmato rispondente al nome di “Paralyzed”. I tre minuti scarsi di furia omicida ci regalano l’ultima scarica di adrenalina prima di lasciarci spossati e soddisfatti. Altro brano, altro classico, non c’è ostacolo che Lemmy e compagni non possano oltrepassare con la loro carica inarrivabile. Riff, martellate di batteria, riff, strofa, assolo, ritornello finale e tanti saluti a tutti. Alla prossima.



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  • THE_WYLDE_ONE

    ottantiana. ottantina è n’altra roba =)

  • executioner341

    Perché nelle news dei Motorhead vi è sempre la frase “spaccare il culo”????? questa cosa inizia a preoccuparmi………………..

  • Andrea Raffaldini

    Svista corretta, grazie per la segnalazione ;-)

  • THE_WYLDE_ONE

    perché è dovere di cronaca riportare la realtà!

  • Giacomo Bellini

    Cazzo, non vedo l’ora!!!

  • wakana

    strofa-ritornello-strofa-ritornello-assolo-ritornello…. Sol Mim Do – Mim Re Do … ecco TUTTA la discografia traccia per traccia…

  • executioner341

    Meglio vederli a chiappe strette Kilmister e company…..XD m/ m/

  • Il Ramingo

    Lapsus freudiano. Il tempo passa anche per i Motorhead, purtroppo.

  • stokk74

    speriamo non sia l ultimo tieni duro lemmy!

  • Davide Bragagna

    Lemmy è diventato celebre con una band tanto seminale quanto sfasciaballe alla lunga. E pensare che il meglio come bassista lo ha dato negli anni passati nei mitici Hawkwind…

  • Disciple of the Watch

    Gente, sono i Motörhead!
    Che vi aspettavate, i Rush?