NECROMASS: “Calix. Utero. Babalon” traccia per traccia!

A cura di Paolo Vidmar

Quasi due decenni dall’ultimo album “Abyss Calls Life” e quindici dall’ultima release pubblicata: questo è l’abisso temporale che i Necromass devono colmare dal loro scioglimento ad oggi. Tanti, troppi, forse, per riallacciarsi con il passato. I Necromass del 2013 però ritornano in scena in modo convinto, con un sound rinnovato, decisi a riprendersi quel posto importante nella scena italiana che gli spetta. Ma ora quel posto bisogna comunque riconquistarlo. “Calix. Utero. Babalon” è un album omogeneo e lineare, ma difficilissimo da giudicare. Un giudizio che va soppesato, come accade tutte le volte quando si tratta di un ritorno in scena da parte di un gruppo importante dopo una lunga inattività. Per l’underground italiano, “Calix. Utero. Babalon” rappresenta una delle più importanti uscite dell’anno e Metalitalia.com vi offre in anteprima questo track by track. L’album susciterà lunghi dibattiti tra chi rimpiangerà di aver perduto un gruppo capace in passato di creare grandi sinfonie occulte e chi esalterà il ritorno dei Necromass con un sound molto più death/black metal influenzato pesantemente dalla scuola svedese.

 

necromass - calix utero babalon - 2013

 

NECROMASS

Ain Soph Aour – basso/voce
Jc Chaos – chitarra
Nachzehrer Mara – chitarra
Charun – batteria

CALIX.UTERO.BABALON
Data d’uscita: 20 luglio 2013
Etichetta: Funeral Industries
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01. CALIX. UTERO. BABALON  (01:20)
La titletrack del nuovo ed atteso album dei Necromass è in realtà l’intro che ha il compito di aprire le danze macabre. Un inizio diverso da come lo si potrebbe immaginare: l’atmosfera non è diabolica, bensì rilassante, ma riesce a creare comunque molta attesa. Bella la scelta di mettere il basso in evidenza. Si parte da un arpeggio tranquillo e sognante, fino ad arrivare ad un crescendo che si lega ed anticipa l’entrata in scena del primo vero brano dell’album, “Chapel Of Abominations”.

02. CHAPEL OF ABOMINATIONS (05:18)
Per tutti quelli che hanno sempre rimpianto la band fiorentina è finalmente giunto il momento di ascoltare un brano nuovo dopo una quindicina d’anni di attesa. Il ritorno dei Necromass parte subito a tutta velocità ed è subito evidente che la protagonista dell’album sarà la melodia, regina della release. La produzione ha suoni limpidi, abbastanza taglienti e comunque sufficientemente potenti. Il sound è molto ‘swedish’, ma il brano nasconde qualcosa di sotterraneo di bestiale. Buon inizio.

03. DAWN OF SILVER STAR (05:21)
Altro bel brano, che sembra un classico riemerso dalle crepe del tempo di un passato glorioso del death/black svedese. Qui abbiamo un cantato bestiale, che però non ritroviamo su tutti gli altri brani di “Calix.Utero.Babalon”. Sembra piuttosto ovvio citare i Dissection del primo periodo, ma ci sono anche delle affinità con altri gruppi svedesi che hanno alimentato il filone death/black nel corso degli anni, come i Thy Primordial ed altri. La band sembra esser ripartita da “Abyss Calls Life” e averne enfatizzato la melodia, a discapito dell’atmosfera occulta.

04. VACUUM (01:27)
“Vacuum” è l’intermezzo dell’album, che fa riposare i sensi dopo due brani killer. Si tratta di un intermezzo breve e di pura atmosfera, stavolta sì finalmente dal tocco arcano e misterioso. Una volta però i Necromass erano più bravi nel creare questo tipo di atmosfere. In questa lunghissima pausa hanno migliorato certi aspetti del songwriting, specialmente per quel che riguarda il riffing delle chitarre, ma le atmosfere sono andate praticamente perdute. Un minuto e mezzo che comunque non aggiunge niente alla release.

05. SCARLET VOID OF LUST (06:06)
“Scarlet Void Of Lust” è un altro bel brano, specialmente nella sua parte lenta e sofferta. Ci sono anche dei bei passaggi mid tempo carichi di energia e quando il riffing ed il ritmo si fanno sostenuti si crea un velato senso malinconico. Forse più che su altre canzoni, qui si può apprezzare la produzione, che ha intelligentemente lasciato alla batteria un suono ‘vero’ e profondo. Attenzione, se questo album per voi non ha un’atmosfera occulta non è colpa della produzione, ma del songwriting odierno dei Necromass, che è inevitabilmente cambiato.

06. THE BORNLESS ONE (05:57)
Arriviamo a quello che può considerarsi il miglior brano dell’opera. Qui si possono scomodare i migliori gruppi della scena svedese. Il riffing principale è potente e di ottima fattura, il cantato ritorna ad essere ispirato e disperato allo stesso tempo. Un vero inno alla violenza e alle tenebre. Il refrain ed il contestuale rallentamento è da brividi e potrebbe esser stato ispirato dai grandi Dissection. Tra i fan del gruppo si aprirà senza dubbio un dibattito tra quelli che contestano la perdita di quell’alone satanico e occulto che il gruppo possedeva in passato, e tra chi riconoscerà ai Necromass di essere riusciti a ritornare sulla scena con un album ispirato e con una produzione ottima – anche se appunto vanno considerati la perdita dell’atmosfera ed un riffing eccessivamente melodico, ma di alta qualità.

07. BEYOND THE VEIL OF SHAME AND GLORY (03:36)
Dopo la bellissima “The Bornless One”, l’intensità scade con i due brani successivi, a partire da “Beyond The Veil Of Shame And Glory”, ennesimo ‘intermezzo’ strumentale che cerca forse di donare alla release quell’atmosfera che i brani tradizionali stentano a creare. Canzone che vuole unire parti diaboliche ad atmosfere siderali. Davvero superflua.

08. STELLAE RUBAE (05:59)
Questa canzone è una di quelle che non aggiunge niente al valore dell’album, il brano non decolla in massima parte per colpa del riffing portante poco significativo. Va un po’ meglio nelle due brevi accelerazioni, ma complessivamente il brano è trascurabile. La cosa migliore, e di valore, è l’assolo di chitarra inserito sul finire del brano. Davvero ottimo e forse sprecato su questa canzone ripetitiva.

09. AD LUCIFERIS VIM (06:04)
Molto bello il modo in cui si apre la canzone. Il riff iniziale con la successiva accelerazione : un classico inizio della scuola ‘swedish death/black metal’! E’ ripetitivo ripetere questo concetto, ma è un dato di fatto che non si può negare. Il brano è stato strutturato alla perfezione ed è un bel compagno di viaggio che ci traghetta alla conclusione di questo album. Di diabolico e occulto su questo brano sembra esserci soltanto il testo. Bellissima comunque l’idea di terminare il brano in dissolvenza, dove la melodia delle chitarre si tramuta in quella degli archi. Anche qui, inevitabilmente, la memoria rievoca impietosamente la similitudine tra questa scelta, elaborata però in senso contrario, e quella indimenticabile degli At The Gates in apertura del brano “The Swarm” su “Terminal Spirit Disease”.

10. MATER TRIUMPHANS (01:56)
Ennesima parentesi strumentale: un outro che poteva anche essere omesso, visto il modo in cui si è concluso il brano precedente, che poteva essere la scelta perfetta per far terminare la release. Invece abbiamo questo stacco breve e acustico che infonde un senso di tranquillità e niente più. Ultima occasione sprecata dai Necromass per dare a questo album un po’ di feeling tenebroso.

 

NECROMASS-PHOTOBAND-2013



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  • Bastian Contrario

    contentissimo per il loro ritorno ma dispiace per la perdita della vena occulta che gli usciva veramente bene, mah sentiremo, può essere comunque un bel disco

  • Alberto Carmine

    Se conosci solo lo swedish death come termine di paragone, evita di scrivere recensioni. At the Gates? E perché? Perché hai sentito due violini? Per carità. L’album non possiede nulla di “scandinavo”, proprio perché le atmosfere sono “calde”, figlie piuttosto della scena black “mediterranea”. Ti cito solo Rotting Christ e i nostrani Inchiuvatu. I Dissection potresti al limite ritrovarli in qualche riffing, ma, ripeto, questo nuovo lavoro dei Necromass infonde calore “infernale”.