PSYCHOFAGIST: “Songs Of Faint And Distortion” traccia per traccia!

A cura di Luca Filisetti

Gli Psychofagist sono una band che non ama ripetersi, sempre alla ricerca della soluzione più estrema e dolorosa per dare forma alla loro visione musicale costantemente in divenire. Inoltre i ragazzi di Novara non hanno mai forzato i tempi per fare uscire un full length, preferendo di gran lunga la qualità alla prolificità. Questo nuovo “Songs Of Faint And Distortion” arriva quindi a cinque anni di distanza da precedente e ottimo “Il Secondo Tragico”, distanziandosene anche parzialmente nei contenuti espressi. Se la furia iconoclasta, la voglia di colpire attraverso dei tecnicismi esasperati, il songwriting nervoso e spastico sono rimasti fondamentalmente immutati, ciò che è cambiato sono proprio i contenuti. Si tratta di un’evoluzione che ha portato la band da un grindcore ipertecnico e compresso ad una massa informe eppure perfettamente definita che miscela minacciosamente l’hardcore più evoluto, il grind schizzato e destrutturato, un pizzico di death e soprattutto tanto noise. Quest’ultima componente è talmente importante che per i rumorismi e l’effettistica assortita sono stati contattati i leggendari Napalmed, trio ceco dedito all’omicidio messo in musica attraverso strumenti non convenzionali. Siamo ben al di là di una partecipazione estemporanea, tanto che l’album – pur essendo al 100% Psychofagist – uscirà con il monicker Psychofagist W/ Napalmed. In attesa della recensione vera e propria Metalitalia.com vi offre questo esclusivo track by track dove si cercherà nella maniera più semplice possibile di sviscerare un sound inumano e complesso all’inverosimile; non aspettatevi trattati sulla tecnica o che il sound venga analizzato nota per nota perché una cosa del genere non è possibile in questo caso. Ci soffermeremo brevemente sulle strutture dei brani e sulle emozioni da esse generate. Unitamente ai nostri commenti troverete anche quelli della band, redatti anch’essi in uno stile del tutto particolare ma che bene rendono l’idea del contenuto di “Songs Of Faint And Distortion”.

Psychofagist - Songs Of Faint And Distorsion - 2013

Songs Of Faint And Distortion
Etichetta: Fobofile Productions / Memorial Records
Release Date: 07 Marzo 2013

Line up:
Federico De Bernardi Di Valserra – batteria
Stefano Ferrian – chitarra, effettistica
Marcello Sarino – voce, basso
NAPALMED (Martin, Pavel, Radek) – powernoise, elettronica

www.psychofagist.com
www.napalmed.cz

 

1. BLANKNESS.REIGNS.SUPREME (02.33)

Psychofagist: “Il groove zoppicante di chi torna dopo anni dalla campagna di Siberia: Combat-Trauma, acufene e vuoto di spirito”.

L’album inizia con questa strumentale pazzesca; volendo trovare un bandolo al tutto potremmo parlare di un mid tempo schiacciasassi guidato da un riff gorgutsiano di Ferrian, sopra al quale si innestano il basso solista di Sarino ed alcune soluzioni industrial noise pesantissime. Dopo un minuto il brano muta pelle e mostra un groove pazzesco che, unito alle improvvisazioni degli strumentisti dona alla traccia un tocco di lucida follia. Mostruoso!

2. MOVEMENT (01:33)

Psychofagist: “Premio Apophtegma Nonsense 2013, ‘Bigger, Longer, Louder & Uncut’: è il singolo da classifica in un mondo di invertebrati audiolesi”.

Attacco violentissimo che miscela grindcore, powerviolence e un’attitudine math talmente violenta da fare impallidire l’intera scena. L’incedere è così complesso e destrutturato da rimandare addirittura alle cose più free di Ornette Coleman. Brano breve e tra i più impattanti dell’intera discografia degli Psychofagist. John Zorn se ne innamorerebbe seduta stante.

3. MECHANOABSURDITY (02:07)

Psychofagist: “Cocktail di radiofarmaci e vaccini agli ioni pesanti, ovvero tre microgrammi di Gorguts in soluzione concentrata di Discordance Axis (quelli di ‘Necropolitan’, con pure Merzbow nella mischia)”.

Death grind ipertecnico e oscuro in maniera inverosimile. Dopo una partenza tutto sommato “normale” per i canoni della band, con il basso di Sarino a prendersi palcoscenici solisti enormi, il brano gode di una performance sopra le righe da parte di Ferrian. Nella seconda parte i ritmi salgono, i solismi si fanno complessi e non convenzionali e la batteria cerca soluzioni estremamente creative ma allo stesso tempo funzionali. Chiusura affidata al rumore bianco generato dai Napalmed.

4. NEURONOPATIA SENSITIVA SUBACUTA (00:55)

Psychofagist: “Effetti collaterali di quanto sopra uniti a scariche di Napalm(ed) a onde quadre; tutto giù in un golone, passa subito”.

Grind HC ipercompresso, saturo all’inverosimile e digitale. L’incontro-scontro tra Psychofagist e Napalmed trova qui il proprio compimento assoluto. Distruttivo, letale, devastante, non c’è altro da dire.

5. DIGRESSION INTO DISTORSION (04:03)

Psychofagist: “Sciamani dell’era post-atomica: unitevi!”.

Ecco il primo brano più strutturato: inizio piuttosto strisciante e malato, con Sarino che detta dei rintocchi malefici accompagnato dal rumorismo dei cechi. I sussurri che accompagnano il tutto rendono l’ascolto un’esperienza veramente extrasensoriale. Sentiamo l’influenza – non sappiamo quanto voluta – di Greg Chandler e dei suoi Esoteric. Come giustamente dice la band nel proprio commento: sciamanico.

6. INHUMAN 3.0 (03:45)

Psychofagist: “Funzioni esponenziali da altre galassie, inaliamo ed esaliamo raggi cosmici a noi alieni, sparpagliamo manciate di riff come se non esistesse un dopodomani”.

Si rientra nel mondo degli Psychofagist con uno dei brani più affini al loro passato. Grind schizoide e geniale, guidato sapientemente dal basso di Sarino. Molto interessanti e calzanti le incursioni dei Napalmed. Il brano gode di un break in mid tempo vicino al death metal, molto circolare nel proprio incedere. Lo sfoggio di tecnica messa in mostra nella traccia é spaventosa; prendete i Gorguts, estremizzatene il fattore strumentale ed aumentatene la velocità, solo così avrete una vaga idea di ciò che vi aspetta. Finale straniante dove la chitarra improvvisa sopra una base nervosa e dai tempi cervellotici.

7. 22ND CENTURY MISSHAPEN MAN (03:35)

Psychofagist: “L’antropologia criminale in (non)musica: progressioni e deformazioni. I ritmi tribali tornano riconoscibili (ma non troppo)”.

Come giustamente sottolineato dalla band, basso e batteria vengono impostate su sonorità tribali, ovviamente riviste in chiave Psychofagist, quindi con dei tempi non usuali. Molto bene l’accelerazione grind che porta all’ingresso della voce di Sarino, abrasiva come sempre. Tutti gli strumenti, compresa l’elettronica dei Napalmed si ritagliano dei passaggi solisti di indubbio valore. Incredibile come un brano la cui struttura cambi relativamente poco riesca ad essere così ricco di sfumature e di spunti interessanti. Finale al solito pazzesco e psicopatico.

8. SONG OF FAINT (07:35)

Psychofagist: “Strisciare con le ultime forze disponibili in un labirinto di pareti bianche, spoglie. Risollevarsi, ricadere”.

Seconda traccia estremamente strutturata. I suoni e le atmosfere iniziali rimandano al drone più intelligente ed evoluto, miscelato al noise più straniante. Con il passare dei minuti l’intensità cresce, la chitarra riesce ad insinuarsi tra il rumorismo e le distorsioni animalesche del basso, mentre la batteria accompagna in modo quasi marziale il tutto. In maniera quasi improvvisa poi il tutto prende quota e viene trasformato in un hardcore evoluto infarcito di ritmi tribali e di sperimentazioni sui suoni degli strumenti tradizionali che – in una bolgia dantesca – si mischiano a quelli sintetici. L’altalena emozionale continua imperterrita e ben presto la traccia assume le sembianze di un death grind digitale dal groove mastodontico che tra solismi assortiti ed intricati ci conduce alla fine. Capolavoro.

9. AN AUTISM AENIGMA (02:27)

Psychofagist: “Perché? Quali le cause? Come si vive isolati nel proprio mondo? Urlare, agitarsi, velocizzare, sconvolgersi, accanirsi, di più, sempre di più”.

Brano veloce e brutale, intervallato da break electro noise dai bpm altissimi ed accompagnati da un lavoro di batteria veramente impressionante. Il brano pare davvero volere esplodere da un momento all’altro, creando una sorta di catarsi che evolve poi in un violentissimo finale che non avrebbe sfigurato all’interno de “Il Secondo Tragico”.

10. UNIQUE.ELECTRONIX.FORMS (02:10)

Psychofagist: “Il ‘Remanufacture’ di casa Psychofagist. Combatti il rumore con altro (più vero) rumore e canta il ritornello insieme a noi: ‘UNIQUE-NEGLIGIBLE-FORMS’.

Remix di “Unique.Negligible.Forms”. Impatto devastante unito alla solita impressionante perizia esecutiva. Il wall of sound messo in piedi dal basso e dall’elettronica dei Napalmed è una delle cose più dolorose che ci sia mai capitato di ascoltare. Siamo addirittura al limite del fastidioso; chi non è avvezzo a certe sonorità senza dubbio odierà un brano del genere, scambiandolo per rumore fine a se stesso. In realtà l’intelligenza delle due band permette loro di arrivare ad un passo dalla cacofonia riuscendo a rimanere intense e potenti.

11. UNINITIATION (01:05)

Psychofagist: “In pochi son rimasti e c’è chi se ne va trascinandosi brandelli di merda biomeccanica”.

Breve outro elettronico sopra al quale Sarino non rinuncia a sputare veleno con la propria voce corrosiva.

Psychofagist - band - 2013



Ultimi contenuti correlati

Consulta l'archivio per: NAPALMED, PSYCHOFAGIST

I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti degli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.