RUNNING WILD: “Resilient” traccia per traccia!

A cura di Alessandro Corno

Lo scorso anno vi avevamo presentato in anteprima “Shadowmaker”, l’album che segnava il ritorno dei Running Wild dopo lo scioglimento. Purtroppo non avevamo potuto esprimere giudizi positivi sui brani contenuti in quell’album, a tutti gli effetti apparso quasi come una raccolta delle canzoni tra le meno ispirate mai scritte dal capitano Rock‘n’Rolf Kasparek. C’era bisogno di un nuovo lavoro a breve distanza, qualcosa che almeno in parte riuscisse a cancellare la scia negativa lasciata da “Shadowmaker”. Eccoci quindi a commentare brevemente il nuovissimo “Resilient” in questa anteprima traccia per traccia esclusiva per l’Italia: come al solito l’articolo è scritto dopo pochi ascolti e per il giudizio finale rimandiamo alla recensione definitiva che uscirà su queste pagine nelle prossime settimane.

running wild - resilient - 2013
Data di pubblicazione: 07 ottobre 2013
Etichetta: SPV/Steamhammer

SOLDIERS OF FORTUNE
Si parte con un efficace up tempo sostenuto da doppia cassa che ci fa dimenticare lo strazio di “Shadowmaker”. Il brano è un tipico episodio marcato Running Wild, ricorda il materiale di “Blazon Stone” pur conservando qualche sfumatura hard rockeggiante del recente passato soprattutto a livello di sound e melodie vocali. Il ritornello è molto cantabile, diretto e fa presa dopo un solo ascolto – una buonissima partenza, quindi. I suoni sono ben bilanciati, migliori sicuramente delle ultime pubblicazioni. Eccoci quindi alla domanda che tutti si fanno: oltre a Rolf che ha eseguito le parti vocali, di chitarra e basso e Peter Jordan che ha curato alcuni assoli, questa volta c’è un batterista ufficiale? La risposta è che sul materiale informativo della copia recensione non ce n’è traccia alcuna e, da quello che possiamo sentire, la situazione non pare essere cambiata rispetto agli album post “The Rivalry”, sebbene il sound sia molto migliore e le parti di batteria decisamente piú convincenti e meno piatte.

RESILIENT
A ricordarci che i Running Wild di recente si son cimentati senza troppo successo in brani hard rock quadrati di stampo tipicamente teutonico (Accept piú hard rock, vecchi Sinner, ecc.), ci pensa la titletrack. Un pacato mid tempo melodico nel quale strofa e bridge si lasciano ascoltare per via di un riffing tutto sommato piacevole anche se non certo ispirato, ma che scade però per via di un ritornello dalla linea vocale a dir poco scialba. Skip assicurato.

ADVENTURE HIGHWAY
I ritmi si alzano un tantino per questo mid tempo decisamente più ritmato e incalzante del precedente. Anche il ritornello questa volta funziona meglio e, sebbene le melodie e il sound in generale riportino alla mente certi passaggi dei brani meno metallici di “The Brotherhood”, si intravede anche l’anima hard rock migliore dei vecchi Running Wild.

THE DRIFT
Ok, ci siamo. Ecco in questo up tempo il riffing con il giro melodico dal sapore “piratesco” tipico dei Running Wild, quello che i fan volevano sentire da anni. Il brano, stilisticamente ancora una volta in linea con il periodo “Blazon Stone”, è una vera ventata d’aria fresca che spinge ad alzare il volume al massimo. Belli i ritornelli e la parte strumentale centrale. A dirla tutta, un briciolo di velocità in più non avrebbe certo guastato. Ad ogni modo dopo, “Soldiers Of Fortune” Rock ‘n’ Rolf tira fuori un altro pezzo veramente degno di nota che ci fa dare il bentornato ai Running Wild.

DESERT ROSE
Rolf, si sa, fa quello che vuole… e quindi ecco a voi arrivare anche il brano tra i più catchy da lui mai scritti. Ancora un mid tempo hard rockeggiante ma questa volta molto, molto melodico che sarebbe potuto figurare sul debutto dei suoi Giant X. In particolare è l’ariosissima melodia di chitarra che fa il suo ingresso prima delle strofe e dopo i ritornelli, a rendere il tutto molto orecchiabile. Il sound dei Running Wild è comunque riconoscibile e il risultato finale è buono, in particolare la diretta ed efficace apertura del ritornello. Molto ariosa anche la parte solista centrale coi tipici giri melodici a cui la band ci ha abituati.

FIREHEART
Di nuovo metal hardrockeggiante in un up tempo in doppia cassa che nulla aggiunge o toglie al disco. Buono il riffing che sostiene la strofa e sufficiente il ritornello. Convincente la sezione strumentale a centro brano che permette al pezzo di virare su coordinate più metal tipiche dei Running Wild di fine anni Ottanta. Con gli ascolti il pezzo cresce.

RUN RIOT
Di nuovo mid tempo e di nuovo hard rock per le nostre orecchie. Non che sia di per sé un male, ma sappiamo bene che non sono queste le sonorità sulle quali Rolf riesce a dare il meglio. Il brano, ad ogni modo, potrebbe essere anch’esso un eventuale residuo dei Giant X e, pur non strappando chissà quali giudizi, è un modesto e scorrevole riempitivo. Il ritornello è semplice e facilmente memorizzabile ma, come il resto del brano, non impressiona particolarmente.

DOWN TO THE WIRE
Pare che prima del finale il caro e astuto Rolf voglia proprio farci abituare alle sonorità più hard rock… qui però il risultato è decisamente scadente. Un mid tempo scialbo e monocorde che non ha veramente nulla da dire sia in termini di riff che di linee vocali e relativo ritornello.

CRISTAL GOLD
Un mid tempo costruito su un riff semplice dal discreto tiro e che ha dalla sua parte anche un bel ritornello. Di nuovo non siamo di fronte a un brano veloce e le sfumature hard rock ci sono ma questa volta le melodie sono efficaci il tutto funziona discretamente bene. Come per altri brani su questo stile presenti sul disco, l’impressione è che potevano avere anche una marcia in più se la scelta a livello di produzione fosse ricaduta su suoni meno nitidi e un tantino più grezzi e aggressivi.

BLOODY ISLAND
Ed eccoci finalmente al piatto forte del disco, il brano per il quale in queste settimane sono girate voci di paragoni con la fantastica e inarrivabile “Treasure Island” (per chi scrive il miglior pezzo dei Running Wild assieme a “Riding The Storm”, “Little Big Horn” e “The Phantom Of Black Hand Hill”), finalmente  gira nel nostro impianto e ci permette di dire senza troppi problemi che i fan del gruppo ne rimarranno soddisfatti. Inizio da brivido con il suono di onde che si infrangono sulla costa in sottofondo, arpeggio e un coro molto suggestivo per un tutt’uno che fa tornare alla mente l’evocatività dell’inizio di “War And Peace”. La quiete viene spezzata dall’esplosivo ingresso delle chitarre con un tipico giro melodico dal retrogusto marinaresco tipico dei Running Wild. Ha inizio qui una cavalcata su tempi medi supportata da un buon riff dall’incedere epico che culmina con il miglior ritornello che i Running Wild abbiano fatto nell’ultimo decennio, immediatissimo e memorizzabile già dopo mezzo ascolto, sarebbe un piacere sentirlo dal vivo cantato da tutto il pubblico. La parte centrale manca delle accelerazioni che ci si aspetterebbero ma è ad ogni modo discreta nei suoi scambi tra le varie parti soliste, in cui non mancano le classiche melodie proprie dei brani di questo genere usciti dalla penna di Rock ‘n’ Rolf. Nel finale la reprise del ritornello conclude il brano che i Running Wild, dopo quel “The Rivalry” targato 1998, non erano più stati in grado di fare.



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  • Fomentor

    Ma se su 11 pezzi, 10 vengono descritti come “hardrockeggianti” a sto punto sarà un disco hard rock no? Così come “Surgical Steel” era definito ovunque “dal sapore ottantiano”

  • Maiden Heart

    Shadowmaker è stato un disco ingiustamente sottovalutato solo perchè troppo “hard rock”.Questo sembra destinato a tutti i metallari più open minds…

  • stokk74

    ormai ha i suoi anni anche il grande rolf la creativita finisce….vedremo se questa volta ci sorprende in positivo xke con il shadowmaker mi ha sorpreso pero in negativo.

  • luca

    Secondo me qua si sottovaluta un po troppo rogues en vogue….quella lunga…war…era un gran pezzo metal m/

  • executioner341

    In Shadowmaker l’unico pezzo che si salvava è “Riding On The Tide”….

  • Metal_Man

    prevedo che questo sia un buon album non so perche’ ho sentito il loro nuovo pezzo e secondo me spacca di brutto per favore non lamentatevi sempre

  • Pierpeppino Bragaferro

    per chi vuole i vecchi “running wild” vi consiglio i “blazon stone”, è uscito l’album “return to port royal” da poco..

  • Pierpeppino Bragaferro

    io salverei anche “i am who i am”

  • executioner341

    Mha…………………………..:-)

  • Davide

    Gusti sono gusti per carità, io sono cresciuto a pane e runnig wild ma purtroppo quel gruppo non esiste più da molto tempo. Qui abbiamo ormai il “vecchio” capitano solitario ( sono anni che sforna album da solo) e stanco che merita si rispetto, ma bisogna ammettere che forse è giunta l’ora di ancorare la nave. Lunga vita a Rolf.