RUNNING WILD – il nuovo “Rapid Foray” traccia per traccia con commento di Rock ‘n Rolf!

Pubblicato il 04/08/2016

Speciale a cura di Alessandro Corno

I Running Wild sono una delle band con la fanbase più affezionata e appassionata di tutto il panorama metal, normale quindi che ogni uscita firmata dal leader, chitarrista, cantante e compositore ‘Rock ‘n’ Rolf’ Kasparek sia molto attesa dai propri estimatori e parallelamente criticatissima dai detrattori, quando non all’altezza delle aspettative. Negli ultimi anni la band, che sarebbe meglio definire un progetto solista, a parere di chi scrive ha toccato il fondo nel 2012 con il deludente “Shadowmaker” e ha iniziato a risalire la china con “Resilient” del 2013. Che aspettarsi dunque dal nuovo “Rapid Foray”? Be’, iniziamo con il dire che il titolo, la tracklist e soprattutto la copertina avevano da subito fatto sperare in un ritorno al sound piratesco tipico degli anni d’oro o almeno a qualcosa di epico e dunque le speranze di un lavoro quantomeno di qualità c’erano tutte. Metalitalia.com ha avuto modo di ascoltare in anteprima il disco e di confermare in buona parte queste aspettative. In attesa dunque della recensione finale, eccovi le prime nostre impressioni traccia per traccia.

running wild - rapid foray - hi res - 2016

RUNNING WILD – “Rapid Foray”
Data di pubblicazione: 26 agosto 2016
Casa discografica: Steamhammer / SPV

01. Black Skies, Red Flag (04:44)

Il disco si apre con un midtempo tra i migliori composti da Rolf Kasparek negli ultimi anni. Non temete, in questo caso non parliamo di un pezzo hard rock di quelli che il Capitano ci propone ormai da tempo ma siamo per fortuna al cospetto di un brano heavy metal con riff serrato e veloce in tipico stile Running Wild di epoca piratesca. Buono e facilmente memorizzabile il ritornello, sicuramente efficace dal vivo, e convincente anche la parte solista centrale, accompagnata dalla classica sezione di giri melodici che porta l’inconfondibile marchio della band. Il gusto é molto retró, per via anche di una produzione piuttosto scarna curata da Rolf e da Niki Nowy, nella quale il basso in alcune tracce é decisamente in secondo piano e la batteria ha un rullante poco presente e una cassa piuttosto ovattata.
Analizzando puramente i suoni, sicuramente una produzione piú potente, piena e meno vintage avrebbe giovato alla resa complessiva del lavoro, che in questo modo rischia di trovare il favore piú della vecchia guardia che dei giovani fan. Nota riguardo alla batteria: i suoni come detto non sono entusiasmanti, sebbene cambino leggermente tra una traccia e l’altra, e secondo quanto dichiarato da Rolf in sede di intervista, per la registrazione sono stati impiegati tre batteristi, uno dei quali è Michael Wolpers, che attualmente figura nella formazione live. A quanto pare dunque, e chi scrive non ha l’orecchio così fino da poterlo smentire o confermare al 100%, non dovrebbe dunque esserci lo spettro di una drum-machine come nel caso di altri album tra cui “Victory” o “The Brotherhood”, dove la cosa era piuttosto palese.

Rock ‘n’ Rolf:

“Per me questa era la traccia perfetta come apertura del disco e me ne sono reso conto subito durante le prime fasi del songwriting. E’ un pezzo classico la cui melodia è subito riconoscibile e nello stile dei Running Wild dei primi anni ’90. La struttura del brano non è la solita ma ha solo una strofa che conduce direttamente al ritornello. Per me è una grande opener”.

 

02. Warmongers (04:29)

Si torna indietro nel tempo all’epoca dei primi lavori col pezzo piú veloce dell’intero lotto. É il classico brano tirato alla Running Wild che furono, con il classico riffing già sentito con altre sfumature in passato, ritornello semplice e diretto e quei soliti soli melodici a centro brano che Rolf ci propone ormai da trent’anni. Sebbene sia stato scelto per lo split CD in collaborazione con i Sodom, non é per il sottoscritto tra gli episodi piú riusciti del disco, anche se comunque rimane una discreta prova di un ritrovato stato di salute e soprattutto di quella voglia di ricollegarsi ai fasti di un tempo che il leader del gruppo sembrava aver perso.

Rock ‘n’ Rolf:

“E’ un pezzo molto speciale, perchè il riff deriva da un brano intitolato ‘Running Blood’ che non è quello che trovi su ‘Death Or Glory’ ma un altro che ho scritto tra il 1979 e il 1980. Quel pezzo lo suonavamo anche dal vivo a quei tempi e quando ho avuto l’idea di scrivere un pezzo sui guerrafondai [warmongers in inglese, ndr], ho deciso di riutilizzare quel riff che secondo me è grandioso”.

 

03. Stick To Your Guns (05:08)

Riecco i Running Wild degli ultimi album. Midtempo molto melodico tra classic metal e hard rock, semplice nel ritornello e lineare come struttura, non certo particolarmente entusiasmante ma che si lascia comunque ascoltare. Qui, con ritmi piú pacati e un taglio piú essenziale, la scelta dei suoni sembra pagare maggiormente. Rispetto agli altri brani appare ad ogni modo come un semplice e superfluo riempitivo.

Rock ‘n’ Rolf:

“E’ uno dei primissimi pezzi che ho scritto per questo album ma il titolo è cambiato tre volte in corso di lavorazione. Quello definitivo, ‘Stick To Your Guns’, rappresenta la filosofia dei Running Wild, ossia ‘fai quello che vuoi, sii positivo e difendi le tue idee’. Dal punto di vista musicale è un classico midtempo heavy metal molto cadenzato”.

 

04. Rapid Foray (04:47)

La titletrack rialza il livello e scaccia la paura di un possibile declino dopo le prime tracce. Il brano é un uptempo coinvolgente che basa la sua forza sulle melodie degli inserti solisti di chitarra e sulla buona presa di ritmiche e ritornelli. Questi ultimi sono abbastanza melodici e rinforzati da coretti che forse non a tutti piaceranno ma hanno la loro indubbia efficacia. Traccia piacevole anche nella sua cavalcata centrale.

Rock ‘n’ Rolf:

“E’ una grande traccia con un grande ritornello, molto cantabile. E’ anche epica e parla di pirateria, un tipico pezzo dei Running Wild”.

05. By The Blood In Your Heart (05:27)

Il brano piú anthemico dell’intero disco. Sembra di ascoltare un pezzo uscito direttamente dagli anni ’80, per intenderci come intenzioni non troppo dissimile dal chorus di una “Raise Your Fist”. Il testo é piuttosto banale e questo potrà far storcere il naso a qualcuno ma la presa del ritornello, fatto appositamente per essere cantato dal pubblico durante i live, è indubbia, così come sono abbastanza coinvolgenti i riff su cui il brano è basato. A centro pezzo ecco la sorpresa: l’ingresso di una cornamusa che da lí in poi accompagnerá in sottofondo l’ultima parte del pezzo, rinforzando notevolmente la melodia e l’efficacia del refrain. Episodio abbastanza insolito ed isolato ma convincente.

Rock ‘n’ Rolf:

“Quando ho avuto l’idea per questo ritornello, ho subito capito che era buono e ho pensato di scrivermi le parti su un pezzo di carta, per non dimenticarmele. Poi in studio ci siamo resi conto che aveva proprio un buon tiro, uno di quei ritornelli adatti per essere suonati ad esempio in uno stadio, dove tutti lo cantano. Si poteva fare di più, quindi abbiamo deciso di aggiungere anche la linea melodica di cornamuse”.

 

06. The Depth Of The Sea – Nautilus (03:53)

Siamo al giro di boa e Rolf opta per un pezzo strumentale con buone melodie e riff che ancora una volta richiamano i Running Wild dei tempi migliori. Un semplice intermezzo prima della parte finale.

Rock ‘n’ Rolf:

“Il pezzo è nato mentre stavo jammando per provare dei suoni di chitarra e mi è uscito un suono simil sottomarino che puoi sentire sul pezzo, dunque ho deciso di scrivere un pezzo incentrato su quello. Abbiamo provato qualche idea ed è nata questa traccia strumentale che è una sorta di momento di stacco nell’album, di riposo”.

 

07. Black Bart (05:06)

Eccoci al brano che fará felici i fan dei Running WIld piú legati alle storie di pirati, mari e navi. Non siamo al cospetto di un pezzo tiratissimo ma di un uptempo abbastanza sostenuto che avrebbe tutte le carte in regola per non sfigurare su un disco come “Pile Of Skulls”. Riffing veloce dal retrogusto marinaresco come da tradizione e ritornello esaltante fatto di cori semplici e diretti. Anche i soli sono tipici del periodo in cui Rolf si ispirava soprattutto a tematiche piratesche e solo la parte centrale, un tantino allegrotta per il mood del brano, poteva essere migliore. Non pretendiamo ad ogni modo la perfezione e preferiamo goderci un brano che soddisferà soprattutto i nostalgici.

Rock ‘n’ Rolf:

“E’ un altro tipico pezzo dei Running Wild che parla di un pirata, uno dei più famosi di sempre e il cui vero nome era Bartholomew Roberts. Musicalmente è abbastanza veloce, non tanto quanto i vecchi pezzi ma ha lo stesso loro feeling”.

 

08. Hellestrified (04:22)

Si torna su uno stile piú hard rock con un pezzo costruito su tempi medi non troppo ispirato che, a fianco di un riffing fin troppo lineare, accosta un ritornello dalla linea vocale non molto accattivante, fin troppo scontata come rime e alla lunga un po’ ridondante. Buoni solo i riff di chiusura dei ritornelli e la parte strumentale a centro brano.

Rock ‘n’ Rolf:

“Un tipico midtempo alla Running Wild con qualche sfumatura rock ‘n’ roll”.

 

09. Blood Moon Rising (04:20)

Sempre di midtempo parliamo ma questa volta il riffing è veloce, serratissimo, efficace e si sente la mano del Rolf di un tempo. Lo stile e l’incedere della strofa richiamano alla lontana la bellissima “White Masque” da “Blazon Stone” o la titletrack di “Rogues en Vogue”. Anche il ritornello in questo caso funziona abbastanza bene, grazie a un taglio arioso e piuttosto diretto. Nella sua parte centrale il brano incrementa di velocità prima di una apertura dominata ancora una volta dai giri melodici tipici dei Running Wild. Buon pezzo.

Rock ‘n’ Rolf:

“La luna di sangue è da tempi antichi associata a un presagio, a qualcosa che sta per cambiare e magari in peggio. Visto come vanno le cose nel mondo negli ultimi anni, ho pensato di scrivere un pezzo incentrato su questa storia”.

 

10. Into The West (04:34)

Riecco dopo anni e anni un brano con melodie che portano alla mente il vecchio West americano. Ovviamente il primo paragone e quella “Billy The Kid” tanto catchy quanto amata dai fan di lunga data e possiamo subito dire che la qui presente traccia non teme piú di tanto il confronto. Certo sempre di un brano divertente e senza troppe pretese parliamo ma il giro melodico di chitarra che lo contraddistingue, così come l’efficacissimo ritornello e la parte solista, non lasciano a desiderare. Il brano venne anche presentato lo scorso anno in anteprima durante il Wacken Open Air 2015 e a fine articolo è disponibile il live video.

Rock ‘n’ Rolf:

“Qui torniamo a parlare del vecchio West con un pezzo che avevamo già presentato ai fan quando abbiamo suonato al Wacken Open Air lo scorso anno. E’ un brano che potrebbe stare tranquillamente su un disco come ‘Blazon Stone’. Appena mi venne l’idea della melodia del pezzo, subito capii che era adatta ad una tematica western e che quindi poteva ricollegarsi alla storia americana”.

 

11. Last Of The Mohicans (11:11)

Eccoci all’epico atto finale di un disco che, a questo punto possiamo dirlo, ci ha stupito positivamente, soprattutto se si considera che si arrivava da un album pessimo (“Shadowmaker”) e uno appena piú che sufficiente (“Resilient”). Il brano è incentrato sulla storia dell’ultimo dei Mohicani, resa famosissima dal film del 1992, e si apre con una voce che narra il momento in cui Chingachgook seppellisce il suo unico figlio, diventando quindi l’ultimo della sua stirpe. Un arpeggio a dir poco evocativo ci accompagna fino all’ingresso del bel giro melodico che fa da preludio ad un’ingresso quasi marziale di batteria e ritmica é da pelle d’oca per chi in passato ha apprezzato le lunghe suite scritte da Rolf Kasparek. L’epico e tagliente riff portante che fa da scheletro a tutto il brano e si alterna al giro melodico di cui sopra, trascina l’ascoltatore. Era dai tempi di “War And Pace” che non si sentiva una traccia dal lungo minutaggio marchiata Running Wild così coinvolgente. Buono, molto buono, anche il ritornello. Il brano è piuttosto dilatato nelle sue varie parti e si sviluppa con una sezione centrale strumentale che alterna parti riffate ad aperture melodiche soliste, prima del rientro dell’arpeggio di apertura che fa qui da sottofondo ad un canto etnico tipico degli indiani d’America. Via poi di nuovo con una bella sezione solista che riconduce alla reprise della strofa e del ritornello. Certo in passato Kasparek ha scritto capolavori assoluti come “Tresure Island”, dove la varietà delle varie sezioni era ancora maggiore ma “Last Of The Mohicans” è comunque un pezzo di alto livello e un’ottimo modo di chiudere questo lavoro.

Rock ‘n’ Rolf:

“Era da molti anni che volevo scrivere un pezzo sull’ultimo dei Mohicani, sin dal 1999 ai tempi dell’album ‘Victory’. Tornai a pensare a questa cosa durante le lavorazioni di ‘Shadowmaker’, ma per quel disco scrissi ‘Dracula’ e invece per il successivo ‘Resilient’ scrissi ‘Bloody Island’. Questa volta ho sentito che era arrivato il momento giusto per comporre questo pezzo e così ho fatto. La storia è complessa e quindi questa complessità doveva esserci anche nella musica. E’ una storia molto epica e anche il pezzo lo è”.

 

running wild - rolf kasparek - 2016

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