SCHIZO – “Rotten Spiral” traccia per traccia!

Pubblicato il 08/03/2016

Articolo a cura di Giuseppe Caterino.

Marzo 2016. A quasi trent’anni dall’uscita di “Main Frame Collapse”, un disco che tuttora può vantare il suo status di capolavoro del metal estremo italiano e non solo, gli Schizo tornano sul mercato col loro quarto full length. Le attese sono alte, visto che sono passati ben sei anni dall’ultimo “Hallucinations Cramps” e che il combo siciliano ricopre un ruolo seminale nell’ambito della musica estrema tricolore; non ultimo il fatto che la formazione occupa da sempre un posto d’onore nel cuore dei metallari italici per la propria capacità di essere andata sempre avanti attraverso difficoltà e decine di cambi di line-up, rimanendo umile e coerente nei tempi. E come vedremo dall’ascolto del disco, una vivida coerenza rimane scolpita anche nel modo di intendere la musica degli Schizo attualizzandola al 2016, laddove la band sa raccogliere ed elaborare la propria maturità (musicale e personale) e dimostra che le sensazioni di rabbia e furia che da sempre corroborano gli album dei catanesi possono essere espresse veicolandole in atmosfere più cupe e ritmi magari meno forsennati. Il disco è stato registrato e prodotto nei suoi studi di Zurigo nientemeno che da Tommy Vetterli dei Coroner (che, come ben noto, appare come ospite nella title-track) e promette una serie di brani si moderni ma interpretati da musicisti con una carriera trentennale alle spalle che sembrano intenzionati ad evolversi pur rimanendo fedeli alle proprie radici. Noi di Metalitalia.com abbiamo avuto modo di ascoltare il disco in anteprima, e in attesa dell’uscita ufficiale per una recensione completa su queste pagine, ecco le prime impressioni a caldo!

schizo - Rotten Spiral - 2016

SCHIZO – “Rotten Spiral”
Etichetta: Punishment 18 Records
Data di pubblicazione italiana: 28 marzo 2016
www.schizo.it
www.punishment18records.com
www.eaglebooking.com

Niko Accurso – voce
S.B. Reder – chitarre
Dario Casabona – batteria

01. LEADERS OF DECEPTION (05:44)
L’album si apre con una chitarra acustica che arpeggia piena di tensione e drammaticità in pieno stile Schizo, una tensione in crescendo che presto deflagrerà in un mid-tempo sostenuto e pieno di tiro, con doppia cassa a fare da tappeto e sfuriate quasi black sui ritornelli. Ci impressiona sin da subito la produzione di Tommy Vetterli, potente e capace di dare il giusto spazio, sapendo valorizzarli, a tutti gli strumenti. Il brano è teso e sta più dalle parti dell’ultimo full length “Hallucination Cramps” che non delle uscite precedenti, con una serie di cambi di tempo piuttosto repentini e un finale prettamente speed metal. Inizio coi fiocchi sulla linea delle intenzioni della band.

02. SKEPTIC FLESH (04:11)
Un inizio chitarristico che richiama da vicino gli amici Necrodeath ci porta ad un altro mid-tempo sorretto da un possente palm mute, con alcune fugaci sfuriate ai limiti del blast-beat tipiche del combo siciliano nel declamare il titolo del pezzo;  il quale va dritto per la sua strada, ma non esagera mai né come bpm che come cattiveria, e benché sorretto da riff piuttosto semplici non annoia, e abbraccia una certa epica in alcuni passaggi verso la fine. Quello che apparentemente ci viene confermato, come già avevamo avuto modo di supporre in sede di release del lyric video di “Rotten Spiral”, è che gli Schizo abbiano deciso di impiegare il proprio bagaglio di sofferenza e malvagità più nella ricreazione di atmosfere e sensazioni che non nella violenza strettamente musicale. Vedremo come proseguirà questo ascolto.

03. NEUROTIC PROPAGANDA (03:41)
Ed è proprio qua che gli Schizo vorrebbero zittirci, con chitarre anni ’80 a supportare una velocità di area speed-thrash in puro stile Slayer ma anche Kreator e Destruction. Resta il sapore di uno stile meno folle che percepiamo non tanto nell’esecuzione in sé (se fosse stato scritto da chiunque altro lo riterremmo un episodio ferocissimo, ma nei canoni degli Schizo è piuttosto nella media) quanto nelle intenzioni, quelle di veicolare maggiormente nell’intera opus che non nei singoli eccessi la propria verve malefica. Per quanto semplice, è il classico brano che ci riserviamo di analizzare meglio in sede di recensione, se non altro per saggiarne la longevità, essendo effettivamente una canzone alquanto sui generis.

04.  ROTTEN SPIRAL (06:54)
Che dire di questa canzone, che avevamo già avuto modo di assimilare in precedenza? L’intero platter sinora dà l’impressione di seguire queste coordinate, tempi sostenuti ma mai pazzi, un’aura lugubre a fare da palco e riffing semplice ma non banale, pur sempre confortato da vigore e groove e che sembra sempre dover esplodere in diverse direzioni. A conti fatti forse uno dei pezzi meno “Schizo” di tutto “Rotten Spiral”, ma che ben simboleggia l’LP.

05. DEATHWIRE (02:39)
Dopo un episodio come la title track, la chitarra di S.B. Reder ci prende per le orecchie, ci rimette in riga e riapre i discorsi interrotti su lidi puramente speed thrash. I riff sono classici e oscuri quanto basta e le urla di Niko Accursi sono efficaci e carismatiche. Il pezzo è il più corto dell’album e anche il più tirato, molto oscuro come tutto il resto del disco e con il trademark della band impresso a fuoco; resta comunque una certa aria di Slayer ad aleggiare sui momenti più aggressivi e veloci, soprattutto verso il finale (con tanto di voce parlata che ricorda “Dead Skin Mask”). Dal vivo farà sicuramente contenti i fan di vecchia data.

06. FREIKORPS (04:57)
Una pioggia laconica ed un arpeggio di chitarra che viene spezzato tutto d’un tratto da un riff marziale ci traghettano su di un altro mid-tempo, piuttosto dritto e con qualche passaggio sorretto dalla doppia cassa micidiale del poliedrico Dario Casabona, in una song che ci parla dei cosiddetti ‘corpi franchi’. Il ritornello è di vecchia scuola, ed anche qui risalta la produzione, che permette sia alla sezione ritmica che a chitarra e screaming di avere le stesse voci in capitolo. E’ il basso che svolge in questo brano un bel compito nel tingere le sensazioni sgradevoli che sono alla base del racconto, con blast-beat che (finalmente) ritornano a scandire la seconda parte del brano – sebbene funzionanti da breve intramezzo – ed un finale in puro stile Eighties.

07. HYSTERICAL GOD (06:16)
Chitarre di scuola Kreator aprono senza tanti giri di parole questa “Hysterical God”, che si sorregge su una base grintosa e carica di tensione. Il pezzo però, a questo punto del disco, non si discosta poi molto dalle prove precedenti, e sebbene il tappeto sonoro sia potente non ci sarebbe dispiaciuta più varietà. Detto ciò, apprezziamo in ogni caso i passaggi che si dedicano ad aperture puramente thrash pur ritornando in quel concetto per il quale velocità non fa rima per forza con la brutalità del passato, prediligendo invece sensazioni opprimenti come nella parte finale, dove il riffing serrato affonda le radici nel thrash teutonico più classico, in questo caso richiamando i Sodom di “Agent Orange”. Ad occhio questo brano avrebbe giovato di uno sfoltimento e di una durata un po’ più contenuta, risultando alla fine non ispirato come gli altri assi messi sul piatto. Avremo modo di giudicare ed eventualmente apprezzare la composizione in maniera più attenta in sede di ascolto più ragionato del disco.

08. FINAL WARNING (05:22)
Ed eccoci giunti alla fine con questa “Final Warning”, che si apre con un arpeggio veloce sostenuto dal ride che coduce ad un main riff che ci aspettavamo con, onestamente, un po’ troppa facilità, e si adagia nuovamente su di un mid-tempo che accompagna, esaltandola, la voce di Accursi grazie ad una chitarra qui piena di dolore e inquietudine. Qualche sfuriata funge da apertura per le varie parti di cui è composta la canzone, con un senso di grande malinconia che sorregge un po’ tutto il pezzo (e forse il disco stesso), e con la luce verso il finale che si fa sempre più fioca e fa svanire la rabbia e le distorsioni, letteralmente, per lasciare solo una solitaria chitarra a chiudere con disincanto e rassegnazione questo “Rotten Spiral”. Un finale azzeccatissimo.

Tirando le somme di questo ascolto, potremmo parlare di un lavoro nel quale la band ha operato una scelta specifica nel voler riproporre i propri marchi di fabbrica con un piglio diverso e – preso per se stessa – in qualche modo innovativo ed evolutivo. Del resto non si può chiedere ad artisti con una tale storia alle spalle di ripetersi a vita unicamente per il gusto dei fan, né sarebbe giusto e ripagante per la band. Siamo nel 2016 e gli Schizo oggi sono questi, più cupi e forse un pochino più ragionati, ma di certo non meno crudeli ed aggressivi; più disillusi forse, e le composizioni suonano certamente più ciniche che fastosamente violente, ma guardando il disco con fare imparziale e critico, c’è da stare tranquilli, in quanto il risultato finale, di primo acchito, è ispirato e velenoso quanto basta. Avremo modo di parlarne più approfonditamente su queste pagine alla data di uscita di “Rotten Spiral”. Nel frattempo, un caldo ‘bentornati’ ai catanesi.

Schizo - band - 2014

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