SODOM: ‘Epitome Of Torture’ traccia per traccia!

A cura di Luca Pessina

Il detto “battere il ferro finchè è caldo” può essere tranquillamente applicato ai Sodom e al loro nuovo corso, avviato con il riuscitissimo “In War And Pieces” poco meno di tre anni fa e proseguito con concerti di alto profilo e l’arrivo della raccolta celebrativa “30 Years Sodomized: 1982-2012″. Il gruppo da qualche tempo sembra proprio rinato, sia sotto il profilo delle idee che sotto quello dell’attitudine e della presa sul pubblico. La scelta di rilasciare oggi un nuovo album, interrompendo la tradizione recente che voleva una pausa di almeno quattro anni tra la pubblicazione di un album di inediti e un altro, risulta quindi logica: rinnovata la collaborazione con l’abile produttore Waldemar Sorychta, gli storici thrasher tedeschi ritornano con “Epitome Of Torture”, un lavoro magari non sorprendente ed esplosivo quanto il suo predecessore, ma certamente su livelli più che dignitosi. Con il loro tredicesimo full-length, Tom Angelripper e soci riscoprono in parte le rudezze tipiche di buona parte della loro carriera, cercando però di non mettere completamente da parte le intuizioni e le velleità “sperimentali” offerte sull’acclamato “In War…”. Ne esce un’opera sicuramente più quadrata e diretta, ma quasi mai troppo avara di dettagli. Andiamo a conoscerla, almeno in una certa misura, con questo track by track in anteprima!

sodom - epitome of torture - grande - 2013

SODOM
Tom Angelripper – basso, voce
Bernemann – chitarra
Makka – batteria

EPITOME OF TORTURE
Data d’uscita: 26 aprile 2013
Etichetta: SPV/Steamhammer
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01. MY FINAL BULLET (04:40)
Il pezzo inizia con un cupo arpeggio che dopo qualche istante si tramuta in un uptempo thrash tutto sommato standard per il repertorio della band. Semmai, sono motivi di sorpresa il chorus, in cui Angelripper leviga la voce per avvicinarsi ad un vero e proprio cantato, e un assolo molto melodico nel mezzo. Più corposo ed ignorante è invece lo stacco centrale, poi ripreso nel finale; questa è la tipica soluzione datata ma efficace, che dal vivo causerà sicuramente ondate di headbanging.

02. S.O.D.O.M. (03:46)
Pezzo autocelebrativo, giocato su un nuovo uptempo thrash non esattamente epocale, ma senz’altro incisivo. Per la seconda volta di fila è protagonista un chorus da cantare, che scandisce lettera per lettera il monicker dei Nostri. Uno spunto un tantino pacchiano, se visto dall’esterno, ma che fa fede in toto alla tipica attitudine smargiassa del gruppo. “S.O.D.O.M.” è una canzone che in sede live troverà la sua dimensione ideale.

03. EPITOME OF TORTURE (03:31)
Ennesimo attacco thrash, ma questa volta le trame sono più seriose e cattive. Il ritornello, rallentato e sorretto da continui rintocchi di doppia cassa, innesca stop’n'go a ripetizione. Il break centrale presenta poi uno dei riff più riusciti dell’intero platter, groovy e bastardo come da migliore tradizione Sodom, su cui Angelripper si esalta persino con un growling. Il brano si chiude proprio su queste note, lasciando un’ottima impressione.

04. STIGMATIZED (02:56)
Su “Stigmatized” assume il ruolo di protagonista la voce di Angelripper; il pezzo è un’altra bordata thrash di buona fattura, ma la marcia in più è rappresentata dal qui istrionico frontman, che, con un approccio tutto sommato moderno, gioca ad alternare il suo classico graffio con del growling e dello screaming. Il ritornello risulta semplice, ma decisamente ficcante.

05. CANNIBAL (04:19)
Il primo midtempo del disco. L’incipit è vagamente alla Grip Inc., ma le restanti trame sono inequivocabilmente Sodom. Angelripper prova a caratterizzare le strofe con un minimo di melodia, e tutto sommato ci riesce, prima che un assolo molto arioso di Bernemann rubi tutta la scena. Il pezzo ha uno sviluppo ordinario, tuttavia riesce a rimanere impresso, se non altro perchè è il primo della tracklist a muoversi su ritmiche più ragionate.

06. SHOOT TODAY – KILL TOMORROW (04:01)
Brano quasi interamente giocato sul chorus, che si apre con la frase del titolo. Si tratta di un nuovo episodio thrasheggiante, il quale non dona però grandi sorprese, ad eccezione di un break centrale piuttosto heavy che sorregge una strofa cantata anche con voce filtrata. Il riff portante è sufficientemente ruvido e arrabbiato, ma non miracoloso se paragonato a tante hit della discografia ruotanti attorno ad una simile formula.

07. INVOKATING THE DEMONS (04:25)
Ai primi ascolti, “Invokating The Demons” è la traccia di “Epitome…” che reputiamo più scadente. La canzone si contorce tra strofe in cui la melodia stenta ad emergere ed un chorus molto forzato, che mortifica quasi ogni sforzo di Angelripper nel cercare di dargli anche solo un vago appeal. A livello musicale, siamo dalle parti di un midtempo anthemico nelle intenzioni, ma macchinoso all’atto pratico, che non si salva nemmeno nelle accelerazioni.

08. KATJUSCHA (03:43)
Un pezzo dedicato agli storici lanciarazzi sovietici non poteva che essere l’ennesimo numero thrash molto tradizionale e concreto. Non si grida al miracolo, ma Angelripper canta alla vecchia maniera e il riffing ha un buon tiro, specialmente nel finale, dove i Nostri sembrano voler correre all’impazzata verso le linee nemiche!

09. INTO THE SKIES OF WAR (03:51)
La canzone più catchy del disco, memorizzabile alla perfezione dopo appena mezzo ascolto. Nello spirito ricorda una “M-16″, con l’aggiunta di un’atmosfera quasi classic metal, ma il ritornello è ancora più orecchiabile ed incisivo. Non esattamente alfiere di grande cattiveria, ma davvero gradevole sotto ogni aspetto, “Into The Skies Of War” è uno dei pezzi più accattivanti di “Epitome Of Torture”, nonchè una delle maggiori hit della discografia recente dei Sodom.

10. TRACING THE VICTIM (04:46)
Si chiude su atmosfere più cupe. “Tracing The Victim” è una traccia abbastanza tecnica per gli standard del gruppo; vari cambi di tempo esaltano Bernemann alla chitarra, che produce dei buoni riff-mazzata così come assoli e ricami dal sapore più raffinato, i quali aprono il campo ad un cantato dal respiro più ampio. Un pezzo inaspettato, che si muove costantemente tra “pieni” e “vuoti”; un pezzo veramente ben gestito nei cambi di registro da una band che oggigiorno pare proprio avere più frecce al proprio arco di quanto lo storico monicker potrebbe far inizialmente intendere.

sodom - band grande - 2013



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  • Disciple of the Watch

    Insomma la nuova formula è da collaudare?
    Inutile dire che la curiosità è tanta.