STORMLORD: “Hesperia” traccia per traccia

A cura di Lorenzo Ottolenghi

Stormlord. Un nome che, negli anni ’90, divideva le opinioni del blackster nostrani a causa della militanza del leader Cristiano Borchi nella redazione di una nota rivista del settore. Questo, alla lunga, si è sicuramente rivelato più uno svantaggio che un vantaggio per la band capitolina, dato che ogni uscita veniva sezionata alla ricerca del minimo difetto. Nel 2008 la band, dopo essersi separata dalla Scarlet, ha dato alle stampe “Mare Nostrum”, disco che ha definitivamente spazzato via ogni strascico di polemica che accompagnava gli Stormlord (anche se, va detto, ormai in maniera minore). Un disco che ha unito pubblico e critica musicale, rappresentando l’apice assoluto, almeno dal punto di vista della qualità compositiva, per la band. Difficile, dunque, dare un seguito ad un’ opera del genere e gli Stormlord non scelgono certo una strada semplice: “Hesperia” è un concept album, basato sull’Eneide di Virgilio, con utilizzo della lingua latina (addirittura con parti in metrica). Non solo, il sestetto opta per una lettura non banale dell’epica virgiliana, cercando di cogliere le diverse sfaccettature di un personaggio complesso come Enea, dandone un’interpretazione moderna, quella di un eroe in bilico tra la gloria a cui è predestinato ed il dolore che questa porta con sé e che colpisce lui e chi gli è vicino. L’extreme epic metal, così chiamato dalla band, che potremmo descrivere come un symphonic black metal con venature power, viene piegato ed adattato al concept, creando un amalgama completo e riuscito. Imbarchiamoci, dunque, con gli Stormlord in questo lungo viaggio e lasciamo che ci cantino “l’armi e l’eroe che primo dai lidi di Troia, profugo per fato, giunse in Italia”.

hesperia - cover - 2013


STORMLORD

Cristiano Borchi – Voce
Gianpaolo Caprino – Chitarre, tastiere, effetti, voce pulita
Andrea Angelini – Chitarra
Francesco Bucci – Basso
Riccardo Studer – Orchestrazioni, Piano
David Folchitto – Batteria

HESPERIA
Data d’uscita: 20 settembre 2013
Etichetta: Trollzorn Records

01. AENEAS (6:05)
Cristiano Borchi: “Questo pezzo è cantato in latino rispettando la metrica della poesia antica, è stato un lavoro molto complesso da realizzare ma sono davvero fiero di com’è uscito. Ha un incipit epico e cinematografico e si basa su una struttura semplice e potente. Il giusto brano per estrarre il gladio dall’elsa!”.

L’apertura di “Hesperia” non tradisce le aspettative. L’invocazione alla Musa è introdotta da un’ orchestrazione dai tonici epici, quasi da colonna sonora, su cui si innestano un riffing di chitarra ed un giro di tastiera, fortemente evocativi. Quando lo scream irrompe è molto classico e si unisce all’intreccio complesso già creato dagli strumenti senza coprire o restare in sottofondo. La potenza quasi visiva di questo incipit è innegabilmente travolgente, con un’alternanza di scream e growl che, soprattutto sul finale in cui si innesta anche una corale, rende il suono pieno e con la giusta potenza. Ottima partenza, dunque: l’unico neo è che la metrica di Virgilio, che la band si propone di ricreare, non si colga perfettamente. D’altronde il tentativo di conciliare il ritmo della lirica latina con quello di un pezzo metal non è certo semplice e come prima prova è sicuramente degna di nota.

02. MOTHERLAND (4:37)
Cristiano Borchi: “E’ un brano molto diretto che ha i suoi punti di forza nel ritornello e nella parte centrale, per poi concludersi in maniera sabbatica. Dal mio punto di vista di cantante, è uno dei pezzi che ha richiesto il maggior sforzo di interpretazione sia nelle parti in scream che in quelle in growl, e sono soddisfatto di come il tutto si sia amalgamato”.

I tamburi e le melodie orientaleggianti introducono la seconda traccia che si sviluppa in un pezzo epic-black, nel più classico stile degli Stormlord. Siamo in uno dei momenti più difficili per Enea nello svolgersi del poema, quando l’eroe decide di lasciare alcuni dei suoi e seguire il suo destino (la fondazione di una nuova Troia). Gli Stormlord insistono molto sulla figura profetica di Naute e l’apparizione onirica di Anchise ad Enea. Il pezzo è, in qualche modo, più strutturato e complesso rispetto al precedente e risulta meno incisivo, forse un po’ più difficile da seguire, nonostante il main riff decisamente accattivante.

03. BEARER OF FATE (06:44)
Cristiano Borchi: ” ‘Bearer Of Fate’ è forse il pezzo più ‘sognante’ dell’album, contaminato da un flavour gotico che potrebbe ricordare ‘The Gorgon Cult’ nella sua pur totale diversità strutturale. Un pezzo che accompagna l’ascoltatore in una romantica disperazione, quella di Enea costretto a separarsi da Didone, credo ben rappresentata musicalmente in questo brano”.

Aspettative altissime sul brano che racconta del tormentato amore tra Enea e Didone, una delle pagine più toccanti della letteratura latina, se non mondiale. Lo struggersi del protagonista è reso ottimamente dall’evoluzione del pezzo, sopratutto nel chorus in cui lo scream interpreta l’angoscia del dubbio sulla scelta da compiere e nell’assolo di chitarra, anch’esso drammatico ed evocativo. La conclusione di “Bearer Of Fate”, con il lamento di Didone ed i fuochi della pira in cui la regina si getta, chiudono con il giusto pathos un pezzo all’altezza dell’opener. Gli Stormlord si concedono, forse, ad una lettura romantica (in senso ottocentesco) della vicenda, facendo di Enea il portatore del fato, non uno schiavo come molti interpreti intendono in questa parte dell’Eneide. Visione, magari, non totalmente aderente a Virgilio, ma sicuramente molto più adatta ad un concept album, dato che è quella recepita dalla maggior parte delle persone.

04. HESPERIA (04:19)
Cristiano Borchi: “E’ sicuramente il pezzo più sperimentale dell’intero album, sia per la fusione con l’elettronica che per il suo essere cantato completamente in italiano. Sono veramente fiero del risultato, perché ne è uscito uno dei momenti più epici e maestosi del disco, mi viene da dire anche oltre le nostre stesse aspettative. Anche in questo caso, riuscire ad interpretare le parti di voce in maniera più espressiva per amalgamarla al meglio con la musica è stata una bella sfida, che credo sia stata vinta”.

L’inizio della title-track disorienta, con un uso preponderante delle tastiere ed una base smaccatamente elettronica, oltre ad effetti massicci su alcuni passaggi vocale. Spiazza e non ci si può non chiedere come mai, proprio in un brano così importante nell’economia dell’intero disco, la band si conceda ad una sorta di sperimentazione o, comunque, in certi passaggi, si allontani completamente dal power/black metal della band. L’atmosfera, comunque, non si perde anche grazie ad un’intensa interpretazione vocale e ad un testo veramente evocativo e poetico.

05. ONWARD TO ROMA (06:38)
Cristiano Borchi: “ ’Onward To Roma’ rappresenta probabilmente il punto di contatto tra il precedente ‘Mare Nostrum’ e questo nuovo ‘Hesperia’. Il brano è molto ricco sotto vari punti di vista, ha impatto ed atmosfera, un ritornello epico ed un coro assolutamente mediterraneo. Sarà questo il pezzo che verrà utilizzato a breve come anteprima del nuovo album… legionari preparatevi!”.

Il viaggio prosegue con “Onward To Roma”, forse il brano più black metal dell’intero disco in cui lo scream è protagonista assoluto e sa dare corpo e incisività, mentre le parti di voce pulita rimandano ai classici dettami del genere. Comunque il chorus resta decisamente epic/power, mantenendo quindi i connotati tipici del sound della band. E di certo non può essere altrimenti, vista la canzone che narra l’incontro di Enea con la Sibilla Cumana e la profezia di grandezza della futura Urbe. Il finale in cui un cantato femminile accompagna le voci che inneggiano “Onward to fate, onward to glory” riesce a trasmettere perfettamente quanto la band “senta” il messaggio.

06. SIC VOLVERE PARCAS (01:05)
Cristiano Borchi: “E’ un pezzo di piano scritto da Gianpaolo, che ben introduce la successiva ‘My Lost Empire’ “.

Un piano malinconico è l’unico accompagnamento ad una delle frasi più celebri di Virgilio. “Così filano le Parche”, insieme ineluttabili e foriere di un destino glorioso, un po’ l’animo contrastante di Enea, almeno nell’accezione che gli Stormlord danno all’eroe in questo loro disco. In questo la breve strumentale, riesce a fondere bene i due aspetti.

07. MY LOST EMPIRE (05:27)
Cristiano Borchi: “Il brano è molto potente e d’epico impatto, una sorta di ‘I Am Legend’ più epica. Sono certo che farà la felicità di molti fan lì fuori!”.

Torna prepotente il sound della band, un epic black metal assolutamente distintivo. Ancora una volta il riffing riesce ad essere contemporaneamente evocativo e, a tratti, malinconico nel distinguere la perduta città di Troia ed il futuro che attende Enea. Questi elementi si sentono particolarmente nell’assolo di chitarra e nel finale potente. Verso la conclusione del disco è ormai diventata chiara la chiave di lettura della band e “My Lost Empire” non fa che ribadirla.

08. THOSE AMONG THE PYRE (09:38)
Cristiano Borchi: ”E’ il brano più complesso del disco e probabilmente il più complesso che abbiamo mai scritto. Potremmo definirlo di bathoriana memoria, anche se non c’è stato un intento preciso in questo senso. Al momento lo considero una delle migliori cose che abbiamo mai fatto, sotto certi aspetti la migliore in assoluto. I suoi oltre nove minuti sono stati curati minuziosamente in ogni minimo dettaglio, è stata una lunga preparazione ma ne è uscito un pezzo che, nonostante il suo minutaggio, scorre via senza stancare. Non sono mai stato un fan delle suite, perché molte volte finiscono per essere noiose, ma credo che in ‘Those Upon The Pyre’ siamo riusciti a superare questo scoglio”.

Siamo alla fine del viaggio di Enea.”Those Among The Pyre” si apre con un arpeggio e prosegue con un riff mid tempo maestoso, che non tradisce lo spirito epico ed evocativo dell’intero lavoro. L’amalgama di voce pulita e scream, compreso il cantato finale preceduto da una chitarra classica, a cui si sovrappongono nuovamente scream e chitarra elettrica dona un’atmosfera struggente, mantenendosi fedele alla linea dell’intero lavoro. Una degna chiusura, importante ed altisonante come tutto questo lavoro degli Stormlord.

 

stormlord - band - 2013

 



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  • Amon The Varyag

    “Mare Nostrum” è fantastico e confido anche in questo album! Non vedo l’ora di averlo tra le mani!

  • Rocky

    Sarà nammerda come tutti quelli prima, avanti così e concimano tutta la Val Padana.

  • Luca Gherardi

    forse la band piu trendy e “italiota” degli ultimi 20 anni, hanno seguito tutti i trend possibili, primo l’epic medieval, poi il sympho black ,poi roba piu old style…non si possono sentire, x non parlare di borchi…lasciamo perdere va, tanto in italia di band di plastica ce ne sono a sufficenza.

  • http://www.facebook.com/voyagesound Pier Drummer

    fossero tutte così le band trendy italiote di plastica,magari quella che tu scambi per ricerca del “trend” è in realtà ricerca stilistica…che palle le band che si fissano su un genere e ci fanno 13 album..

  • Luca Gherardi

    no guarda, di ricerca negli stormlord non c’e nulla credimi, li conosco fin troppo bene, addirittura nel primo full lo scopiazzare la voce di dani dei CoF era a livelli vergognosi…

    “fossero tutte così le band trendy italiote”…
    spero proprio di no…

  • HeavyGabry

    Letto qui, sembra figo. A me basta che sia ispirato almeno quanto “Mare Nostrum” e sarò contento.