DEVIN TOWNSEND – The Retinal Circus

Pubblicato il 20/10/2013 da

Descrivere un’esperienza di carattere totalizzante, quale è stata il Retinal Circus di Devin Townsend, non è affatto facile: in primis per il proposito omni-comprensivo di summa di carriera – vent’anni! – che l’opera/musical ha assunto nel suo divenire; in secundis per la complessità e la vastità di stati d’animo che un evento di siffatta portata riesce a trasmettere a chiunque, dotato di capacità di emozionarsi con la musica, lo guardi/ascolti/gusti/assapori. Un progetto partito circa tre anni fa, preparato in un anno di duro lavoro e attenta programmazione, provato on stage per pochissimo tempo ed infine messo in scena e in streaming on line il 27 ottobre 2012 alla RoundHouse di Londra, di fronte a 5000 spettatori estasiati, ovviamente con locale sold-out. Uno show praticamente unico nel suo/nostro genere, come unico è il suo ideatore, un musicista con dieci M maiuscole, un ego spropositato, il bisogno impellente di mettersi sempre in gioco e una mente geniale e completamente fuori dalla normalità. Tantissimi sono i particolari che andrebbero citati in questa recensione e ci piacerebbe analizzare pezzo per pezzo ciò che compone “The Retinal Circus”, un caleidoscopio di colori, immagini e momenti da tramandare davvero ai posteri, per poter comunicare ai nipotini quanto la musica possa coinvolgere le vite di alcune persone, e di come essa, proveniente da un solo cervello, possa essere sia la più dolce immaginabile (“Ih-Ah”, commovente nel duetto con Anneke Van Giersbergen), sia la più massacrante concepibile (“Detox”, capolavoro irraggiungibile degli Strapping Young Lad, qui rappresentati anche dall’ospite speciale Jed Simon). Ballerini, acrobati, nani, lap-dancer, coristi, una marea di costumi, attori, ballerine vestite da animali, ballerini vestiti da scimmie antropomorfe; Ziltoid, il figlio di Ziltoid e della sua Ziltoidessa, alieni farfalliformi, una vagina gigante, un pene combattivo; e ancora: effetti speciali, tre schermi a narrare la storia e i sogni di Harold, il ragazzo protagonista della trama di Devin; nientepopodimenoché Steve Vai, primo mentore lungo l’enorme carriera del Folle di Vancouver, a fungere da narratore e presentatore della serata; una band preparatissima alle spalle, coadiuvata appunto dai già citati Jed Simon e Anneke Van Giersbergen, il primo arma fotonica supplementare durante i brani più distruttivi della setlist, la seconda capace di rubare la scena, con modestia, semplicità e sorrisi – e una voce assurda! – ad un catalizzatore di sguardi come Townsend. Davvero una coppia artistica splendida, quella formata da Devin e Anneke, che dà l’impressione di intendersi alla perfezione alla minima fugace occhiata. Uno spettacolo di quasi tre ore di durata, compresi l’intervallo e qualche pausa per cambi di scenografia, che esce in svariati formati e che noi vi recensiamo sotto forma di DVD, in quanto questa è la modalità di promo ricevuta. Un piacere per le orecchie e per gli occhi, quindi, per cui si può del tutto soprassedere sulla qualità (alta) dei suoni e sulla professionalità (alta) delle riprese, in quanto ciò che più passa al fruitore è proprio la sensazione di stare osservando e vivendo da vicino una manifestazione una tantum, costruita per essere interpretata una volta e poi mai più, opera solitaria di follia e grandeur spettacolari. Ogni amante della musica che si consideri tale dovrebbe vedere “The Retinal Circus” almeno una volta. Noi l’abbiamo fatto due o tre! Mostruoso Devin.

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