THE CLASH – The Rise And Fall Of The Clash

Pubblicato il 14/08/2014 da
voto
6.5
  • Band: THE CLASH
  • Durata: 01:36:25
  • Disponibile dal: 29/04/2014
  • Etichetta: UDR Music
  • Distributore: EMI

La nostra musica è violenta, ma noi non lo siamo. Canzoni come “Guns On The Roof” e “Last Gang In Town” vogliono proprio essere contro la violenza. A volte ti devi mettere nei panni del tizio con la pistola. Non potrei mai farlo, ma allo stesso tempo non puoi ignorare queste cose. Non siamo un gruppo del cazzo come i Boston o gli Aerosmith”. Questa specifica dichiarazione al vetriolo coniata da un agguerrito Joe Strummer rappresenta uno dei seriali controsensi che hanno accompagnato la breve ma intensa carriera artistica di uno dei gruppi più influenti nella storia del punk rock: i The Clash. Deflagrati come una devastante bomba artigianale durante la riottosa rivoluzione del 1977, Mick Jones, Paul Simonon, Topper Headon ed il già citato leader Joe Strummer nel giro di pochi anni sono passati dai minuscoli club britannici in cui sfogavano la propria rabbia interpretando inni di protesta come “I’m So Bored With The U.S.A.” e “White Riot”, a conquistare meritatamente il ruolo di superstar dopo la pubblicazione del celebre “Combat Rock”, long playing estremamente curato sotto il profilo del songwriting, degli arrangiamenti e della produzione, che ha permesso loro di suonare in capienti arene negli Stati Uniti. Spetta al regista iberico Danny Garcia formulare un documentario esaustivo sull’ascesa ed il declino di quattro entità dal distinto background artistico e musicale ma, contrariamente a quanto previsto, l’opera risulta ampiamente concentrata sulla fase conclusiva della carriera dei Nostri. Una scelta che, a nostro modo di vedere, smorza l’entusiasmo di tutti coloro che sino ad ora hanno atteso al varco un prodotto capace di svelare a trecentosessanta gradi un quantitativo industriale di aneddoti e curiosità legate alla band londinese. Al tempo stesso sarebbe intellettualmente disonesto non riconoscere a Garcia il merito di aver svolto un lavoro godibile, curato e formalmente impeccabile, coinvolgendo opportunamente alcuni personaggi che hanno vissuto in prima persona la rapida implosione di un gruppo sull’orlo di una crisi di nervi. Nello scarno menù del DVD non sono presenti bonus o contenuti speciali di alcun tipo; vi è soltanto un comando per scegliere i sottotitoli (disponibili in francese, tedesco ed inglese) ed alcuni frammenti musicali. Tra gli ospiti presenti in questo lungometraggio narrativo, accompagnato da alcuni brani frammentati e filmati di repertorio, spicca la presenza della chitarrista dei seminali The Slits, Viv Albertine; di Pearl Harbour, eccentrica cantante dei Pearl Harbor And The Explosions e di Ray Jordan, membro storico della crew che dispensa qualche chicca con un linguaggio schietto ed informale. Ovviamente non possono mancare alcuni protagonisti che hanno contribuito ad erigere questo mito momumentale, come l’attempato chitarrista Mick Jones, il batterista Terry Chimes, nonché a sorpresa i tre musicisti scelti per incidere il disastroso e pasticciato “Cut The Crap” (Vince White, Nick Sheppard e Pete Howard). Codesto epitaffio vanta comunque il merito di aver portato alla luce la disastrosa scelta di Strummer nel seguire la dissennata politica attuata dall’avido manager Bernie Rhodes, volta fondamentalmente nel mantenere in vita un gruppo ‘pop’ orfano delle indispensabili idee di Jones e dell’entusiasmo profuso dietro le pelli da Headon, estromesso anzitempo dal collettivo a causa della sua tossicodipendenza. Giunti alla conclusione di quest’avventura, rimane netto e definito il manto di nostalgia che permea l’intero progetto, figlio di alcune occasioni perdute che hanno incastonato i The Clash in un determinato periodo storico, politico e culturale. D’altro canto, i Nostri non hanno vissuto le gioie e i dolori di ciò che spesso comporta una reunion, sovente votata nel riportare in pista gruppi più o meno in forma, ma esiliati dall’oggettivo contesto per il quale sono diventati nel tempo delle autentiche leggende. Nella maggior parte dei casi, compreso questo, è soltanto un bene.

TRACKLIST

  1. Opening Credits
  2. They Had Everything
  3. Bernie Rhodes
  4. London, Paris, New York
  5. Where's Topper?
1 commento
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