ABSTRACTER – Entità oscure

Vengono da Oakland, garanzia di qualità, e suonano un post metal molto allargato ed anche piuttosto personale. Non stiamo parlando dei maestri Neurosis, ma dei loro allievi Abstracter, che hanno da poco pubblicato l’interessante debutto “Tomb Of Feathers”, nel quale vengono alla luce alcune peculiarità che rendono la band superiore ai tanti Neurosis wannabe che popolano la Bay Area. Durante l’ascolto del lavoro emergono le numerose influenze che popolano la visione musicale degli Abstracter e che vanno dagli Swans ai Godflesh, dai Melvins ai Sunn O))), passando per Earth, Scorn, Darkthrone e mille altre cose; in questa intervista, il chitarrista Robin conferma quanto da noi avvertito e non cerca di mascherare la cosa, sebbene ci tenga  – giustamente – a rivendicare comunque un’identità artistica ben precisa che scorre soprattutto sui binari di uno sludge doom che in definitiva é la cifra stilistica che lega tra di loro le varie anime della band. Lasciamo a Robin la parola, riconsigliandovi l’ascolto (magari in musicassetta!) di “Tomb Of Feathers”…

 


CLASSICA DOMANDA DI PARTENZA: COME E PERCHÉ SI È FORMATA LA BAND?

“Ciao Luca. Allora, poco prima che nacque la band io ero tornato a vivere a casa con i miei genitori e non facevo un cazzo dalla mattina alla sera, ero senza direzione. A quel punto realizzai che volevo fondare una band sludge metal, perchè so quello che faccio quando suono questa roba e sapevo che avrei fatto buone cose nel campo. Innanzitutto cercavo un cantante, perchè io faccio cagare alle voci, e per una volta mi sono detto che volevo una band con un cantante vero. Misi un annuncio su internet e fu così che ebbi il primo contatto con Mattia, il quale era anche lui alla ricerca di musicisti con cui suonare con lo scopo di mettere su una band sludge metal che mischiasse però anche altri elementi più sperimentali e astratti. Dopo aver jammato in modalità duo con solo chitarra e voce abbiamo presto trovato un bassista (nel nostro amico Jose) e un batterista, e fu così che gli Abstracter v. 1.0 cominciarono a muovere i primi passi”.

A PARTE L’AMORE PER DETERMINATE SONORITÀ, C’È QUALCHE IDEOLOGIA DI FONDO CHE UNISCE TUTTI I MEMBRI DEGLI ABSTRACTER?
“L’idea di fondo che sta alla base di questa band è quella di voler fare la musica più pesante e interessante che riusciamo a concepire. Non c’è alcuna ideologia dietro a questa band. Semplicemente ci sono degli esseri umani che in un modo o nell’altro, chi più chi meno, ne hanno viste tante in vita loro e hanno anche sofferto sia nel fisico che nella mente, e hanno tutti fatto i conti con la generale natura fallata di questa società in cui viviamo. Questa musica nasce come modo per affrontare questa esistenza”.

L’ELENCO DELLE VOSTRE INFLUENZE È LUNGHISSIMO: SI VA DAI GODFLESH AI NEUROSIS PASSANDO PER SWANS, MELVINS, SUNN O))) E DECINE DI ALTRI. TUTTE QUESTE BAND SONO PRESENTI NEL VOSTRO SOUND, A TUO PARERE?
“Quelle sonorità sono presenti, che lo vogliamo o no. Non è una cosa intenzionale. Tutti noi, come musicisti, abbiamo ‘studiato’ e digerito i suoni che quelle band hanno creato, a tal punto che alla fine quei sound sono diventati parte di noi e una costituente immancabile del nostro essere musicisti. Noi poi facciamo tutto di testa nostra e cerchiamo sempre un sound unico e il più inaudito possibile, ma inevitabilmente le nostre influenze filtrano nella nostra musica, poiché sono come gli ‘standard’ che ci hanno illuminato il nostro cammino musicale”.

IL VOSTRO ESORDIO CONSTA DI SOLI TRE BRANI, MA LA DURATA È CONSIDEREVOLE: CREDETE CHE IN UN GENERE COME IL POST METAL (SCUSATE LA SEMPLIFICAZIONE ESTREMA) SIA NECESSARIO CHE LE CANZONI SI PRENDANO TUTTO QUEL TEMPO PER APPARIRE COMPIUTE?
“Non è mai stata nostra intenzione scrivere canzoni di una durata simile. Sono venute così lunghe perchè riff dopo riff le canzoni non scemavano mai, rimanevano solide e suonavano sempre più possenti nonostante continuavamo ad aggiungerci sopra in continuazione; e dunque non ce la siamo sentiti di tagliare alcunchè e abbiamo deciso di lasciarle intatte con preservate tutte le soluzioni che abbiamo tentato. Queste canzoni, data la durata, sono difficili da suonare dal vivo, ma questa loro lunghezza permette anche alle stesse di ‘respirare’ e dispiegare piano piano il loro pieno potenziale, e oltretutto la musica permette ai concetti espressi di uscire a pieno con tutto il tempo necessario, cosa che sarebbe impossibile con pezzi di una durata inferiore. La cosa comica è che tutte le band che mi hanno influenzato non hanno mai scritto canzoni lunghe. All’inizio ero convinto che una canzone di sette minuti o giù di li già era troppo lunga e invece ora eccomi qua, completamente a mio agio a scrivere mastodonti di un quarto d’ora l’uno. Credo che se fossimo più abili ed efficienti come musicisti potremmo certamente esprimere gli stessi concetti e fare il medesimo punto in metà del tempo, ma questo è il tempo che ci serve e questo format, alla fine, per noi funziona”.

I TRE BRANI DI “TOMB OF FEATHERS” SONO PIUTTOSTO DIFFERENTI TRA LORO: “TO VOMIT CROWS” AD ESEMPIO RIMANDA AI GODFLESH, “ASH” È PIÙ VOCATA VERSO LO SLUDGE E “WALLS THAT BREATHE” INSERISCE PARTITURE PIÙ ESTREME. AVRESTE VOLUTO OTTENERE UN RISULTATO PIÙ ORGANICO O SIETE SODDISFATTI COSÌ?
“Non abbiamo mai cercato di uniformare nulla, ma solo di fare musica di qualità. Queste tre canzoni sono state scritte in momenti diversi dell’evoluzione della band e dunque proprio per questo sono venute abbastanza diverse fra loro. Mi piace quando una band è in grado di esprimersi in modi diversi invece di proporre ancora e ancora il medesimo stile e il medesimo sound. Le band che diversificano risultano alle mie orecchie molto più interessanti. Inoltre è vero che le tre canzoni sono diverse fra loro, ma penso anche che mostrino un filo conduttore comune evidente, quello dello sludge/doom, che le mantiene coerenti e tutte racchiuse entro la stessa cornice artistica. In generale credo che queste tre tracce sono venute fuori bene. Ci sono molti aspetti della registrazione che sarebbero potuti andare meglio, fossero state diverse un numero di cose, ma alla fine dei conti il disco suona come un prodotto vero e onesto, e noi volevamo questo, più di qualunque altra cosa”.

QUALE DEI TRE BRANI EDITI FINO AD OGGI VI RAPPRESENTA MEGLIO?
“Personalmente io penso che ‘Walls That Breathe’ sia il pezzo migliore del disco. E’ stato l’ultimo che abbiamo scritto per quest’album e credo racchiuda tutti gli elementi del nostro sound che avevamo sviluppato fino a quel momento. Con quella canzone siamo riusciti a catturare tutti i suoni e le atmosfere che ci piacevano e a metterli tutti in un solo posto, e far risultare così la canzone come una naturale evoluzione del nostro suono”.

DI COSA TRATTANO I TESTI?
“Non ne ho idea, quello è il mondo di Mattia ed lui è riservato in proposito. Io penso solo alla mia chitarra, che alla fine so che diventa con naturalezza un tutt’uno con le voci. Le tematiche trattate e tutto il resto per me non sono indispensabili, non ho bisogno di sapere cosa si sta dicendo per capire cosa è necessario a far esplodere le canzoni. Inoltre non si capisce un cazzo in mezzo a tutte quelle urla, per cui il problema neanche si pone. Da quello che ho capito i testi di ‘Tomb Of Feathers’ parlano di malattia mentale, pazzia e roba simile, ma non conosco i dettagli”.

QUANDO SI IMMETTE UN ALBUM SUL MERCATO È COME SE QUALCOSA CHE FINO AD ALLORA È STATO PRIVATO ED INTIMO VIENE RESO PUBBLICO. COME VIVETE QUESTA COSA? COME UN TRAUMA, UNA NECESSITÀ O CHE ALTRO?
“Credo che pubblicare un disco sia stata la naturale progressione di tutto quello che abbiamo fatto come band in quasi tre anni di esistenza. Ci sentiamo tutti molto fortunati e sorpresi che questo progetto sia arrivato così lontano. Non ci saremmo mai immaginati che queste canzoni si sarebbero sviluppate in quello che sono e che avrebbero addirittura giustificato affrontare spese ingenti per registrarle. Pubblicare il disco è stato indolore, fare tutto quello che viene prima invece è stato un mezzo calvario per noi”.

COME FUNZIONA LA FASE DI SCRITTURA DEI BRANI NEGLI ABSTRACTER?
“Dipende. Il nostro cantante ha sempre parecchi riff che gli frullano in testa ma non sa suonare, per cui me li ‘canta’ a voce e io cerco di riprodurli quanto più fedelmente posso. Se ciò che esce ci piace a quel punto manteniamo il riff embrionale e cominciamo a costruirci sopra da lì, e alla fine, a forza di assemblare, aggiungere e stratificare, ecco che esce fuori una canzone. Quasi tutto di ciò che senti su ‘Tomb Of Feathers’ è nato così. Altre parti invece si sono anche evolute da riff che ho portato io e che poi abbiamo trasformato in delle jam improvvisate da cui poi è scoccata qualche scintilla”.

COME SI SONO SVOLTE LE REGISTRAZIONI E CHI HA PRODOTTO L’ALBUM?
“Le registrazioni si sono svolte in tre giorni estenuanti di dodici ore l’uno, dal 29 al 31 ottobre 2011. Josh Garcia ha registrato il tutto su nastro analogico e in presa diretta, un’operazione estenuante, perchè una buona registrazione in un ambiente simile non ti verrà mai bene alla prima botta, bensì sono sempre necessari innumerevoli tentativi per ottenere una performance degna di una registrazione professionale. Poi abbiamo passato tutto il malloppo a Greg Wilkinson, proprietario degli Earhammer Studios di Oakland (e bassista/cantante dei Brainoil), che ha ripulito i pezzi, gli ha dato ordine e disciplina, nonché aggiunto qualche overdub indispensabile; in generale ha reso il prodotto un qualcosa di dignitoso che avrebbe passato la prova del banco mastering senza problemi. Di quest’ultima fase si è occupato James Plotkin che non ha bisogno di alcuna introduzione”.

AVETE MESSO ONLINE I VOSTRI BRANI SU BANDCAMP E LA PRIMA PUBBLICAZIONE FISICA AVVERRÀ ADDIRITTURA IN MUSICASSETTA: COME MAI DUE SCELTE COSÌ AGLI ANTIPODI TRA LORO?
“Mah, francamente io questa cosa dell’audiocassetta la devo ancora capire. A quanto pare le cassette oggigiorno stanno avendo una sorta di ribalta dal passato alla gente, una seconda giovinezza; soprattutto nell’underground di cui facciamo parte noi sembra che piacciano parecchio, per cui penso che valga la pena provare e vedere che risposta otteniamo”.

AVETE UN’ATTIVITÀ LIVE INTENSA? RIUSCITE A SUONARE CON CONTINUITÀ?
“Suoniamo mediamente una volta al mese e credo che sia un equilibrio perfetto. Inoltre suoniamo solo nella Bay Area. Credo che suonare di rado e in maniera un po’ schiva sia una cosa molto saggia per noi. Abbiamo dei live show molto intensi che richiedono molta preparazione ed energie, per cui suonare poco e solo quando opportuno è una cosa che sta funzionando bene. Meglio mantenere i nostri show un evento ‘raro’ per ora, che inflazionarci suonando a destra e a manca senza direzione o pretese”.

AVETE AVUTO LA BRAVURA ED IL PRIVILEGIO DI POTER SUONARE CON QUEL GENIO DI TOBY DRIVER ED I SUOI KAYO DOT: CHE ESPERIENZA È STATA? COSA NE PENSATE DI TOBY COME MUSICISTA?
“Grazie per il complimento. E’ stato davvero bello suonare con i Kayo Dot. Toby è una persona meravigliosa e sia lui che la sua band sono musicisti straordinari dal talento smisurato, che sono bravissimi in quello che fanno. Sfortunatamente non so ancora che pensare di preciso di quella serata, tutto quello che suonano i Kayo Dot mi passa letteralmente sopra, tanto quella musica è complessa e ricercata”.

VIVETE AD OAKLAND, CHE DA SEMPRE HA UNA STORIA MUSICALE IMPORTANTE: QUESTO VI HA IN QUALCHE MODO INFLUENZATI OD INCANALATI IN UNA DETERMINATA DIREZIONE?
“La scena musicale della San Francisco Bay Area è stata fondamentale per noi e ci ha profondamente influenzati. Band come i Dystopia, Noothgrush, Sleep, Neurosis, hanno posto le basi su cui gruppi come noi costruiscono poi la loro musica oggi. E’ impossibile vivere qua, suonare questa roba e non essere influenzati da una scena così unica e vitale”.

AVETE QUALCHE PROGETTO PER IL FUTURO IMMEDIATO?
“Io sto sempre lavorando a del mio materiale ‘solista’, quando trovo il tempo per me stesso. Non tutto ciò che scrivo si incastra bene con il sound e lo stile degli Abstracter, dunque tengo tutto da parte e chissà, magari un giorno ne avrò abbastanza per un altro progetto, del tutto diverso. Ben invece suona la chitarra in una band avant-black metal, in stile Deathspell Omega, ma non so quanto siano produttivi”.

SIETE GIÀ AL LAVORO SU NUOVO MATERIALE? SE SI’, CHE FORME STANNO PRENDENDO LE NUOVE COMPOSIZIONI?
“Sì, siamo sempre al lavoro. Le nuove canzoni stanno prendendo forma proprio ora mentre ti parlo, ma è stato un anno estenuante per noi e ce la stiamo prendendo con calma, e le cose per ora vanno abbastanza lentamente”.

GRAZIE DI TUTTO E IN BOCCA AL LUPO!
“Grazie a voi per il tempo che ci avete dedicato e a presto”.



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