AHAB – Un Poe di doom

Con un ritardo nella risposta a dir poco abissale – e scusate il gioco di parole sulle tematiche della band! – è con grande piacere che finalmente riusciamo a proporvi l’intervista agli Ahab, la formazione tedesca che tanto sta facendo bene in ambito doom metal. Giunti con “The Giant” al terzo capitolo della loro storia, i quattro marinai della Pequod stanno evolvendo musicalmente verso sonorità più accessibili e progressive, ma anche più ricercate e psichedeliche, ormai parecchio lontane dal nautik funeral doom dell’esordio “The Call Of The Wretched Sea”. Daniel Droste, vocalist, chitarrista e principale compositore del gruppo, pare il ragazzo della porta accanto, sia se visto su palco sia esprimendo ragionamenti su un foglio Word; a noi piace immaginare che, dietro la timidezza e la compostezza di questo ragazzo dall’aria intellettuale, quasi sicuramente ci sia ciò che molti metallari estremi di tutto il mondo hanno in comune, ovvero una disarmante e umile semplicità. Ascoltiamo gli Ahab e la loro risacca di parole arrivare dall’oceano…

CIAO DANIEL, UN FINALMENTE BENTORNATO SU METALITALIA.COM! LA TERZA OPERA DEGLI AHAB, “THE GIANT”, E’ USCITA DA UN PO’ DI TEMPO E ANCORA UNA VOLTA DIFFERISCE PARECCHIO DALLA PRECEDENTE. COME VI SIETE APPROCCIATI AL SONGWRITING? AVETE PROGETTATO TUTTO O VI SIETE SEDUTI LASCIANDO SCORRERE LIBERAMENTE L’ISPIRAZIONE?
“Ciao! Be’, in partenza solitamente cominciamo a scrivere, punto. E’ quello che facciamo ogni volta che iniziamo a comporre un nuovo disco. Vedi, io ho bisogno sempre di una pausa dopo aver scritto un album, per prendere le distanze dal materiale, per ‘pulire la mente’ affinché ci sia spazio per nuove idee. E spesso le prime idee che ho/abbiamo non vengono mai usate all’interno dei pezzi, ma le consideriamo come una sorta di warm-up, un abbozzo della direzione che prenderà il lavoro. Quando poi capiamo in che modo vogliamo descrivere la storia che andiamo a narrare, allora cerchiamo di riadattare le bozze al mood generale e al concept…oppure…chiaro, non ci facciamo neanche problemi a gettare tutto alle ortiche e ripartire praticamente da zero!”.

“THE GIANT” E’ UN DISCO CHE ESPLORA L’UNIVERSO AHAB DA UNA NUOVA PROSPETTIVA, PIU’ PSICHEDELICA E SOGNANTE. CREDO SIA IMPOSSIBILE DIVIDERE LA VOSTRA MUSICA DALLE ATMOSFERE E DALL’APPROCCIO LIRICO CHE AVETE. VOGLIO DIRE, TESTI E MOOD DELLE CANZONI DEVONO VIAGGIARE ALL’UNISONO PER POTER APPREZZARE PIENAMENTE I VOSTRI DISCHI, SEI D’ACCORDO?
“Sì, direi che gli uni appartengono agli altri e viceversa ed entrambi dovrebbero coinvolgere l’ascoltatore allo stesso modo. Ma non credo sia così: noi siamo musicisti, non scrittori, quindi il nostro target primario resta sempre la musica. Però, se mi dici che le nostre composizioni riescono a generare immagini nelle menti di chi le ascolta…immagini che rispecchiano quello di cui stiamo suonando…allora è davvero un fantastico obiettivo raggiunto, credimi!”.

IL PRIMO ASPETTO DI “THE GIANT” CHE COLPISCE E’ CERTAMENTE LA STUPENDA COPERTINA! CE NE PUOI PARLARE UN PO’?
“L’artwork dell’album è stato creato da un artista tedesco di nome Sebastian Jerke. Abbiamo voluto lavorare con lui da quando abbiamo scoperto che si era occupato delle grafiche dell’ultimo dei Long Distance Calling, l’omonimo. Siamo più che soddisfatti di come ha dato vita al concept del platter, è un pittore brillante e incredibilmente creativo! Penso che collaboreremo ancora in futuro”.

DOPO “MOBY DICK” DI MELVILLE E “IL NAUFRAGIO DELLA BALENIERA ESSEX” DI CHASE, A FARE DA SFONDO ALLE VOSTRE COMPOSIZIONI AVETE OPTATO PER IL FAMOSISSIMO RACCONTO “STORIA DI ARTHUR GORDON PYM” DI POE. A CHI E’ VENUTA L’IDEA? E QUALI SONO LE SENSAZIONI DI BASE CHE AVETE VOLUTO ESTRAPOLARE DAL NARRATO E RIVERSARLE IN MUSICA?
“Sinceramente non ricordo chi propose l’idea di mettere in musica uno scritto di Poe, ma presumo si trattò di Stephan (Wandernoth, bassista, ndR) oppure Christian (Hector, chitarrista, ndR). Dopo averlo letto e riletto più volte, tutti concordavamo sul fatto che un racconto simile aveva il potenziale giusto per solleticare l’ispirazione Ahab. Trovo difficile scriverti delle sensazioni o delle atmosfere precise che ci hanno attratto in particolar modo. Ma lo scenario complessivo della storia, il suo afflato psichedelico e lo stranissimo climax del finale ci hanno convinto fin da subito ad occuparcene!”.

MI PARE CHE TU, DANIEL, ABBIA SPERIMENTATO PARECCHIO A LIVELLO VOCALE, TIRANDO FUORI DAL CILINDRO DELLE APPREZZATE ED INEDITE MODULAZIONI: UNA SORTA DI SUSSURRO SOFFERENTE E UN TIMBRO SEMI-PULITO PARECCHIO LAMENTOSO. AVEVI VOGLIA DI CAMBIARE IN QUALCHE MODO APPROCCIO RISPETTO AL BINOMIO GROWL-CLEAN DEL PASSATO?
“Tutte le voci che si sentono in ‘The Giant’ sono state composte durante le sessioni di registrazione delle vocals in studio. Era mio desiderio cantare più spontaneamente possibile ed il risultato è stato che la mia performance appare più naturale, essendo andato molto vicino alla mia impostazione standard di voce”.

SEI TRACCE PER PIU’ DI UN’ORA DI MUSICA, UN MINUTAGGIO REGOLARE PER UN DISCO DOOM. EPPURE L’ALBUM VIENE PERCEPITO COME MAGGIORMENTE ACCESSIBILE DEI DUE PRECEDENTI: LE MELODIE SONO BELLISSIME E NON COSI’ CUPE, LE VOCI SONO POTENTI E DECADENTI, GLI ARRANGIAMENTI OTTIMI! POSSIAMO CONSIDERARE “THE GIANT” UN DISCO CATCHY SE COMPARATO A QUANTO AVETE FATTO IN PASSATO?
“Davvero suona accessibile alle tue orecchie?? Non era nostra intenzione comporre e registrare un disco accessibile, te lo garantisco (ride, ndR). Lo svilupparsi del songwriting negli Ahab è sempre un processo molto spontaneo e naturale. Posso dire che il suono di un album Ahab è la perfetta miscela tra i nostri marchi di fabbrica ed il personale gusto musicale al momento della composizione. Ed entrambe le cose poi si vanno a fondere con la guida letteraria che scegliamo di volta in volta!”.

DUE BRANI IN PARTICOLARE MI HANNO DAVVERO COLPITO: “DELIVERANCE (SHOUTED AT THE DEAD)” E “ANTARCTICA THE POLYMORPHESS”. CI DICI QUALCOSA A RIGUARDO?
“Citi due canzoni che sono nate in modi diametralmente opposti. ‘Deliverance…’ si è sviluppata in modo rapido: registrai il tema dell’intro del pezzo a casa e subito mi parve ovvio come doveva proseguire il tutto; nel giro di qualche notte la struttura era pronta e sul disco la trovi esattamente come l’ho concepita in quei momenti iniziali. Avevo avuto anche molte idee per ‘Antarctica…’ e una prima, rozza, bozza di traccia era già stata concepita…poi siamo entrati in sala prove per rifinirla e lì abbiamo scartato parecchie soluzioni, ricomponendo il brano praticamente jammandoci sopra. Entrambe le song sono già diventate parte fondamentale dei nostri concerti!”.

GLI AHAB, NEL GIRO DI TRE SOLI ALBUM, HANNO CAMBIATO MOLTISSIMO IL LORO APPROCCIO COMPLESSIVO ALLA MUSICA, PASSANDO DA UN FUNERAL DOOM DRAMMATICO AD UN PROGRESSIVE DOOM DAI TRATTI ACIDI. TI SENTI SODDISFATTO DELLA VOSTRA CARRIERA FIN QUA? CAMBIERESTI QUALCOSA?
“Rispondo a nome anche degli altri: siamo tutti più che soddisfatti della nostra storia ad oggi e, ad essere sincero, spesso ci sorprendiamo per la risonanza che sta avendo la band nonostante si stia evolvendo album dopo album, cambiando molto. Stiamo cercando di fare crescere gli Ahab pian piano ma costantemente; nessuno di noi ambisce ad essere un musicista a tempo pieno, anche perchè siamo realisti abbastanza da notare come ciò non sia possibile, non nel nostro genere e non con la nostra proposta. Abbiamo libertà compositiva e il pregio di poter scegliere dove e quando suonare, in compenso. Siamo molto felici di questo e non ce lo vogliamo perdere per nulla al mondo!”.

UNA DOMANDA QUASI PERSONALE, ORA: SONO FAN ACCANITO DI HOWARD PHILLIPS LOVECRAFT E UNO DEI SUOI RACCONTI CHE PREFERISCO E’ ‘L’OCEANO DI NOTTE’ (‘THE NIGHT OCEAN’, SCRITTO IN COLLABORAZIONE CON R.H. BARLOW), CHE TROVO PERFETTO PER ESSERE MUSICATO DA VOI! A PARTE COGLIERE IL MIO SUGGERIMENTO, LO CONOSCI? AVETE MAI PENSATO AD ISPIRARVI AD ESSO?
“No, mi spiace. Conosco Lovecraft ma non questo racconto. Anche per Poe, ti confesso che ‘Storia Di Arthur Gordon Pym’ è stata la sua prima cosa che ho letto. Comunque ‘L’Oceano Di Notte’ pare un titolo promettente, mi informerò di certo (se nel prossimo disco sarà interpretata questa storia, sapete da dove avranno preso spunto, niente scherzi!, ndR)!”.

PARLANDO DELLA VOSTRA ATTIVITA’ LIVE, AVETE SVOLTO QUEST’ANNO UN TOUR CON I GRANDI ESOTERIC. HAI QUALCHE ANEDDOTO DA RACCONTARE? COM’E’ ANDATA?
“Direi bene! All’inizio avevamo intenzione di fare da headliner, poi però abbiamo cambiato idea e ci siamo scambiati l’onere, una sera a testa, con gli Esoteric. E’ stato un bene per noi, loro e per l’audience. In questo tour, chiamato Doomwards Let Us Row, siamo stati coinvolti nell’organizzazione molto più che in passato. Abbiamo chiesto aiuto ad un booker per la ricerca di locali disponibili a condizioni favorevoli, ma essendo in parte noi i finanziatori abbiamo dovuto avere a che fare anche con il rischio di perderci invece di guadagnarci…alla fine, per fortuna, posso dire che è stato un successone: abbiamo fatto sold-out in Germania e in Austria e ben 200 paganti a Monaco di Baviera, in una serata in cui in un’altra venue suonavano gli Obituary! Gran bella esperienza. Ophis ed Esoteric sono stati ottimi compagni di viaggio, oltre che ottimi musicisti, e sicuramente li rivedremo di nuovo in futuro!”.

PER TRE VOLTE HO AVUTO MODO DI VEDERVI AL SUMMER BREEZE FESTIVAL E LE ULTIME DUE AD UN ORARIO VERAMENTE INCREDIBILE: DALLE 3.20 ALLE 4.00 DI NOTTE! E’ PARTICOLARMENTE AFFASCINANTE LASCIARSI ANDARE AI VOSTRI SUONI AL TERMINE DI UNA FATICOSISSIMA GIORNATA METALLICA! QUALI SONO LE VOSTRE IMPRESSIONI? COSA SI PROVA AD ESIBIRSI COSI’ TARDI?
“Grazie mille per i complimenti! Suonare così tardi è anche per noi veramente speciale. Devo dire che in entrambi i casi rifaremmo la scelta di accettare quello slot, in quanto un sacco di gente incredibilmente resistente è riuscita a stare sveglia per vederci. Per questo preferiamo esibirci mille volte più a tarda ora, ma col buio, rispetto ad un posto in pieno giorno e sotto il Sole”.

BENE, DANIEL, GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’. TI SALUTO E TI LASCIO CONCLUDERE COME VUOI…
“Grazie a voi per l’interesse. Gli Ahab sperano di avere la possibilità di tornare il prima possibile in Italia! Ahoy!”.

 



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  • Syward77

    eh magari tornassero

  • SavageNemesis

    il titolo vince l’Oscar dei titoli di sempre.