AVANTASIA – Cospirazioni segrete

Anche se le notizie che avevamo dopo l’uscita del doppio lavoro “The Wicked Symphony”/”Angels Of Babylon” erano che non ci sarebbe stato un nuovo capitolo del fortunato progetto Avantasia, il buon Tobias Sammet ha deciso di non fermarsi e di regalarci una nuova uscita sotto questo monicker. Un altro disco dunque, caratterizzato dalla consueta sfilata di star della scena hard & heavy ed arricchito questa volta da un’intera orchestra; ma anche altre novità, tra le quali un immediato tour di supporto (proprio adesso in svolgimento), anch’esso con decine di ospiti ed altre sorprese. Di starsene buono, insomma, Tobias non ne vuole proprio sapere e noi siamo felici così! Considerato quindi il carattere esuberante del vulcanico musicista, pare quasi logico che questa chiacchierata con lui si sia rivelata così lunga: dopo tutto, con tutto quello che aveva da raccontarci sul nuovo concept, sui vari ospiti e sull’album in sé, di sicuro non potevamo limitarci alle solite domande di repertorio…

Avantasia, The Mystery Of Time


BENE, SEMBREREBBE CHE SIAMO QUI A PARLARE DI UN ALBUM FANTASMA… UN ALBUM CHE NESSUNO PENSAVA SAREBBE ARRIVATO FINO A CHE NON L’HAI ANNUNCIATO! SCHERZI A PARTE, CI DICI COME SEI ARRIVATO ALLA PUBBLICAZIONE DI “THE MYSTERY OF TIME” ANCHE SE NELLE TUE INTENZIONI “ANGELS OF BABYLON” DOVEVA RAPPRESENTARE L’ULTIMO LAVORO SOTTO IL MONICKER AVANTASIA?

“Ero veramente convinto di smettere con Avantasia quando lo dissi in occasione della fine dell’ultimo tour. Ma poi è successo che, già mentre stavo lavorando all’ultimo album degli Edguy, e poi ancora mentre eravamo in tour per ‘The Age Of The Joker’, ogni piccolo momento che potevo passare da solo tendevo a passarlo nel mio piccolo mondo musicale in casa mia, componendo del nuovo materiale che in qualche modo sapevo che prima o poi sarebbe finito sul progetto Avantasia. Alla fine del tour inglese degli Edguy nel febbraio del 2012, cominciai poi a scrivere anche una nuova storia a supporto di quel materiale. Questa volta si trattava di una favola fantastica. E… be’, senti, è presto detto. Mi sono trovato nel mezzo della lavorazione di un album degli Avantasia, con già molto materiale, senza nemmeno averne avuto l’intenzione. Alla fine questo progetto per me è un hobby, è un modo di passare il tempo, e non mi sono proprio potuto trattenere. E dunque, eccoci qua di nuovo con un capitolo per Avantasia di cui parlare”.

LASCIARE CHE UN ALBUM NASCA SOLAMENTE DALL’ISPIRAZIONE SEMBRA IN EFFETTI IL MODO GIUSTO DI DARE ALLA LUCE UN NUOVO PRODOTTO…
“E lo è! E’ il miglior modo! Pensa che quando ho cominciato a dare una forma al tutto, ma anche quando l’album aveva già una sua fisionomia e stavo già lavorando agli aspetti di produzione, non avevo ancora uno straccio di accordo per pubblicarlo sotto una label! Ero solo un artista che lavorava ad un progetto, senza il fatto di doverlo per forza commercializzare… e questa penso sia la migliore maniera in cui un artista possa seguire un proprio lavoro. Perché questo rimane un lavoro in qualche modo più ‘innocente’. Senza un accordo, senza l’affanno della parte promozionale, sembrava che lo stessi realizzando per me. Ti dirò che all’inizio pensavo che forse non l’avrei effettivamente pubblicato, fino a che non ho cominciato con la produzione vera e propria…”.

SPESSO LE CANZONI NASCONO NEL TUO ‘PICCOLO MONDO MUSICALE’, COME L’HAI DEFINITO. MA CI CHIEDIAMO: COME CAPISCI CHE UNA CANZONE CUI STAI LAVORANDO E’ PER GLI EDGUY O PER AVANTASIA? E’ MAI SUCCESSO CHE QUALCOSA DI COMPOSTO INIZIALMENTE PER L’UNO FINISSE POI SU UN DISCO DELL’ALTRO?
“In genere il mio modo di lavorare lo impedisce. Tendo a concentrarmi solo su quello che ho sul tavolo. Quindi, se sto lavorando ad un album per gli Edguy, le mie idee sono volte in quella direzione. Analogamente, quando decido di lavorare veramente su un album per Avantasia, lo sforzo compositivo si volge solo in quella direzione. Però una volta è successo come dici tu: una canzone inizialmente scritta per un capitolo di Avantasia è poi finita su un album degli Edguy, e si tratta di un brano composto inizialmente nel periodo di ‘The Scarecrow’. Si tratta di ‘929’, che come saprai è stata pubblicata poi su ‘Tinnitus Sanctum’. Una sola occasione in tutta la mia carriera. Comunque, ti ripeto, il mio modo di lavorare prevede di concentrarmi solo su quello che ho davanti. Perché il momento in cui lavori a qualcosa è il momento più importante di tutti. Non puoi permetterti di distrarti pensando ad un album che magari è a due anni di distanza nel futuro quando ne hai da fare uno per dopodomani, capisci cosa intendo? Quello di ‘929’ è stato dunque proprio un caso, te l’assicuro”.

CAPISCO, MA VORREI INSISTERE SULLA QUESTIONE ‘COMPOSIZIONE’. IL TOBIAS SONGWRITER DI AVANTASIA E’ DIVERSO DAL SONGWRITER DEGLI EDGUY? O COMUNQUE SI TRATTA DELLA STESSA PERSONA, ALMENO ARTISTICAMENTE PARLANDO?
“Sì, è assolutamente la stessa persona. Una buona melodia è una buona melodia, e io parto sempre da quello per scrivere una canzone. Tra l’altro io sono una persona molto orgogliosa, e non rilascerei mai un prodotto nel quale non sono convinto di aver messo il 100% di me stesso. Non potrei pensare di rilasciare un lavoro che non mi rappresenti in toto, quindi i due compositori di cui parli sono la stessa persona, perché entrambe sono al 100% Tobias Sammet. L’unica differenza tra le due entità è che con Avantasia, al momento di comporre un pezzo, so che potrò contare virtualmente su chiunque io voglia, per interpretarlo. Posso scegliere un batterista più adatto di un altro, o integrarmi ad uno stile di chitarra particolare con un suono adatto. Con gli Edguy siamo in cinque e non c’è una nota che non sia suonata da noi cinque, quindi chiaramente le scelte sono più limitate. E’ un limite, però, solo per quanto concerne la registrazione e la produzione, non è un limite compositivo. Quell’aspetto è, come ti dicevo, frutto della stessa persona”.

CONCENTRIAMOCI SULL’ALBUM. SI TRATTA DI UN ALBUM ANCORA MOLTO HARD ROCKEGGIANTE, IN VERITA’ ANCHE PIU’ DI QUANTO CI ASPETTASSIMO… SEI D’ACCORDO?
“Non posso essere d’accordo perché non so quanto tu ti aspettavi che questo lavoro sarebbe stato hard rock (ride, ndR)! Scherzi a parte, a dirti la verità non sono tanto d’accordo. Ma tutto ciò è un po’ buffo, perché ciascuno di quelli che mi intervistano finisce per dirmi una cosa diversa al riguardo! Pensa che ho parlato prima con un giornalista di una rivista giapponese che mi ha detto che ‘The Mystery Of Time’ era un vero ritorno ai tempi delle due ‘Metal Opera’, cosa che peraltro non era nelle mie intenzioni, ma così l’hanno percepito loro, per via delle canzoni molto epiche e bombastiche, spesso dalla lunga durata, che ci sono e anche per via della quantità di brani che riportano diverse parti in doppia cassa, nel classico stile power metal. Quindi, non sono d’accordo, ma non sono nemmeno tanto in disaccordo. Semplicemente non lo so, perché non ragiono in termini di hard rock contro heavy metal. Non so nemmeno dirti bene dove la differenza risieda veramente. Quest’album suona ‘Avantasia’, perché si tratta dello stesso progetto che ha rilasciato i due capitoli di ‘Metal Opera’, e che poi ha rilasciato ‘The Scarecrow’, ed è sempre lo stesso progetto che ha pubblicato ‘The Wicked Symphony’. Non so quanto rock e quanto metal sia, ma so che è 100% Avantasia, qualsiasi cosa questo possa significare. Posso dirti che ci sono molte parti speed in ‘The Mystery of Time’ comunque, e non solo hard rock o pezzi radiofonici. Ti cito ‘Saviour In The Clockwork’, ‘Dweller in A Dream’, ‘Invoke The Machine’ e sicuramente ‘Where Clock Hand’s Freeze’… ma anche ‘The Watchmaker’s Dream’, che ha delle parti in up-tempo con una buona doppia cassa sotto… Comunque sia, non devo convincerti di niente. E’ quel che è, cioè un disco di Avantasia”.

TI FACCIO UNA DOMANDA SCOMODA, BASATA SEMPRE SULLA QUESTIONE DEI GENERI MUSICALI: PENSI CHE IL PROGETTO AVANTASIA ABBIA UN POTENZIALE COMMERCIALE E RADIOFONICO MAGGIORE DEGLI EDGUY?
“Eh, anche qui non so proprio cosa dirti… non ne ho proprio idea. Gli Edguy stanno avendo un buon successo, con l’ultimo album abbiamo stazionato in terza posizione per un po’ nelle charts tedesche, ma anche l’ultimo Avantasia era arrivato in seconda posizione. Penso che entrambi i nomi stiano riscuotendo un certo successo, e non riesco a compararli sotto questo punto di vista. Posso però dirti che hanno costi del tutto differenti. Gli album di Avantasia costano in genere molto di più, in particolare questo qui che usa un’intera orchestra nelle parti sinfoniche e che quindi a maggior ragione ha richiesto un investimento notevole. Però sul potenziale commerciale non ti so dire. E’ bello lavorare ad entrambi i progetti, e questo è l’importante per me. Certo che comunque ammetto che sono felice del fatto che entrambe le realtà godano di una buona salute economica”.

CI RACCONTERESTI A GRANDI LINEE LA STORIA CHE SI NASCONDE DIETRO “THE MYSTERY OF TIME”?
“Si tratta di un racconto fantastico ambientato nel XIX secolo, in un piccolo paese dell’Inghilterra Vittoriana. Parla di un giovane scienziato e dei suoi problemi nei confronti dell’universo in cui vive. Il tempo corre troppo in fretta, e la gente corre di più ancora, ed è sempre più indaffarata. Le persone sono indaffarate a tal punto da non rendersi nemmeno più conto dei motivi per i quali hanno così fretta e di dove stiano effettivamente correndo. La storia parte dunque da un ragionamento filosofico sul fatto che la gente è troppo impegnata a fare mille cose per rendersi conto del tempo in cui sta vivendo; sono sempre impegnati a riempire le proprie agende, a trovare modi di ottimizzare i tempi per fare sempre più cose per fermarsi a pensare a ciò che li circonda. Lo scienziato comincia allora a sospettare che ci siano forze oscure che nascostamente rubano il tempo alle persone, in modo che le stesse non abbiamo il tempo di porsi domande più importanti a proposito della loro esistenza, o della loro spiritualità. Inizia quindi un viaggio fantastico, con il protagonista che inizia una ricerca interiore sul suo rapporto con le convinzioni che segnano il lavoro da scienziato e qualcosa di invece completamente avulso, cioè la spiritualità. Il tutto sembra portare al concetto di ‘tempo’, e alle sue interazioni con scienza e religione. Il viaggio continua tra importanti domande, incontri interessanti, esperienze surreali… e porta alla fine il personaggio a trovarsi invischiato con un gruppo di scienziati occultisti che vogliono manipolare la percezione che le persone hanno del proprio tempo, facendo girare le immaginare immaginarie ruote del tempo stesso sempre più velocemente, in modo che la gente si convinca che il tempo le sfugge sempre dalle mani. E’ una storia fantastica, ma che contiene livelli più profondi d’interpretazione, che vogliono fare ragionare il lettore o, nel nostro caso, l’ascoltatore. Era una cosa cui tenevo, che ci fosse un quadro generale intrigante, ma che veicolasse il suggerimento per pensieri più profondi”.

IL PERSONAGGIO PRINCIPALE DI “THE SCARECROW” TI SOMIGLIAVA MOLTO DAL PUNTO DI VISTA DELLA PERSONALITA’… E’ LO STESSO PER QUESTO NUOVO PROTAGONISTA?
“Sì. Un po’ tutti i personaggi di questa storia riportano tratti della mia personalità. Dopo tutto, io ho scritto le bozze per la personalità dei ‘buoni’, ma l’ho fatto anche per i ‘cattivi’. Le parole dei personaggi escono tutte della mia penna, quindi c’è un po’ di me in ciascuno dei personaggi coinvolti. Però, è vero che il protagonista ritrae meglio degli altri la mia personalità e il mio lato spirituale”.

LA STORIA E’ MOLTO INTROSPETTIVA…TU TI SENTI COME UNA PERSONA INTROSPETTIVA?
“Sì, assolutamente! Passo tanto tempo a pensare e a pormi domande importanti… anche se so che molta gente, vedendo come mi presento, non lo direbbe mai (ride sinceramente per qualche secondo, ndR)! Scherzi a parte, pensare ed interrogarmi per me è molto importante, cerco di farlo il più possibile, soprattutto su argomenti che riguardano non solo me ma anche l’ambiente che mi circonda. Non sono sempre bei pensieri, alle volte mi viene voglia di girare un interruttore e smettere di pensare, ma non funziona così. Comunque, hai colto nel segno, sono una persona molto introspettiva, che a volte pensa forse fin troppo”.

QUESTE STORIE CHE SCRIVI PER AVANTASIA SAREBBERO ADATTE ANCHE A DIVERSI TIPI DI NARRAZIONE… HAI MAI PENSATO DI DIVENTARE SCRITTORE IN UN CAMPO DIVERSO DA QUELLO DELLA MUSICA?
“Io sono una sorta di ‘trovatore’. Sono un musicista. Anzi, un musicista metal, se vuoi, così la critica è felice. Comunque so che voglio fare musica, comporre musica e scrivere testi per la musica. Ammetto che l’idea di scrivere altro mi tenta spesso, e scrivere gli script per i concept di Avantasia è qualcosa che adoro, ma alla fine il tutto si riconduce sempre alla musica e ad un prodotto di tipo musicale. Va così, per me la musica viene prima della scrittura”.

SU “THE MYSTERY OF TIME” TROVIAMO RONNIE ATKINS E BIFF BYFORD, DUE GRANDI DELLA SCENA HARD’N’HEAVY… CI DICI QUALCOSA A PROPOSITO DI QUESTE DUE COLLABORAZIONI?
“La cosa più divertente che riguarda Ronnie Atkins è il fatto che lo volli già per le due ‘Metal Opera’! Nel ’99, o forse nel 2000, lo contattai al telefono per chiedergli di mettere la voce sulla prima parte di ‘Metal Opera’. Ai tempo rifiutò, non lo volle fare. E adesso, a distanza di dodici o tredici anni, lo possiamo sentire su ‘The Mystery of Time’. Sono sempre stato fan dei Pretty Maids, e questa è stata una piccola rivincita per me, oltre che ovviamente una gran soddisfazione. Per quanto riguarda Biff Byford, le nostra carriere si sono incrociate tante volte in passato. Nel 2007 ad esempio eravamo sul palco del Wacken assieme, cantando ‘Stranger In The Night’. E prima ancora, nel 2002 credo, Biff era in Francia, per presentarci in occasione di un premio che vincemmo su una rivista francese, e mi ricordo che mi aiutò con il discorso, in quel frangente. Insomma, io e Biff ci conosciamo da talmente tanti anni che è stato naturale averlo su un album di Avantasia. Anzi, mi chiedo come mai non sia successo prima! A pensarci adesso, era una mossa quasi logica, che si è concretizzata solo adesso”.

VORREI AVVIARMI AL TERMINE DELL’INTERVISTA CON UNA DOMANDA ANCORA SUGLI OSPITI. CON CINQUE ALBUM ALLE SPALLE, COMINCIAMO A VEDERE CHE ALCUNI VOLTI SI SONO PRESENTATI PIU’ VOLTE… CATLEY, PAETH, HARTMANN, KISKE SONO PRESENTI SU PIU’ ALBUM. TU PENSI CHE, ALLA FINE, I VARI OSPITI DEL PROGETTO ‘AVANTASIA’ SI SIANO AFFEZIONATI AL PROGETTO? NEL SENSO, PENSI CHE QUALCUNO ABBIA FINITO PER SVILUPPARE UN SENSO DI ATTACCAMENTO PARTICOLARE AL PROGETTO?
“Be’, mi piace pensarlo! E’ consolante e rassicurante pensare che chiunque abbia collaborato al progetto Avantasia, o sia venuto in tour con noi, finisca per sentirsi affezionato. Infettato, anzi (simpaticissimo gioco di parole tra ‘affected’ e ‘infected’, ndR)! Potrei dirti che siamo una sorta di società segreta, un circolo esclusivo di gente strana… ecco, siamo come il gruppo di scienziati occultisti della storia di ‘The Mystery of Time’! Siamo una sorta di cospiratori del metal itinerante, e questo porta ad un senso di appartenenza e di fratellanza molto alto. Be’, senza esagerare, mi piace considerare ognuno dei partecipanti al progetto Avantasia come membri della stessa grande famiglia, visto che comunque abbiamo tutti qualcosa in comune, altrimenti non saremmo li, non pensi?”.

UN’ALTRA DOMANDA SI PONE ALLORA SPONTANEA… A LIVELLO DI DINAMICHE SOCIALI, COSA CAMBIA NELL’ESSERE IN TOUR CON IL CARROZZONE AVANTASIA O CON LA TUA BAND, GLI EDGUY?
“Ovviamente le dinamiche sono alquanto diverse. Noi ragazzi degli Edguy ci conosciamo talmente bene e da così tanto tempo che a volte pensiamo che forse non vorremmo nemmeno conoscere così tanto l’uno degli altri! Voglio dire, con gli Edguy sappiamo come saranno i tour e ci conosciamo, quindi evitiamo di darci brutte sorprese. Con gli Avantasia invece il tutto è sempre ammantato da un velo di imprevedibilità. Anche a livello di show, intendo. Con Avantasia in tutto si saranno fatti una trentina di show, forse nemmeno, e praticamente su ciascuno la line-up era diversa. E’ qualcosa di nuovo ogni volta, e questo può essere eccitante, ma anche rende più instabile la tranquillità dello show. Adesso andremo in tour con Eric Martin, Ronnie Atkins e Thomas Rettke, e non sono mai andato in giro con loro per concerti. Ci saranno anche Kiske e Catley, che conosco bene, ma che a loro volta sono mai stati in tour con gli altri tre, quindi sarà una cosa nuova un po’ per tutti! Guarda, quando parlo dei tour degli Avantasia mi viene in mente una pazza e divertente gita scolastica… con tanti alunni troppo cresciuti!”.



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  • Loris

    Piccola correzione, non è ‘292’ ma ‘929’

  • Guest

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