AVENGED SEVENFOLD – Per Jimmy

Pubblicato il 05/10/2010 da

Gli Avenged Sevenfold sono in un momento molto particolare della loro carriera: dopo anni di gavetta, sorretti dalla stampa e dal supporto inesauribile di lealissimi fan, assaporano il successo senza però riuscire a goderne appieno, a causa della prematura e improvvista scomparsa del batterista Jimmy “The Rev” Sullivan. Godendo dei servigi di uno dei migliori batteristi al mondo, quel Mike Portnoy che ha recentemente scosso l’universo metal per aver lasciato i Dream Theater, il gruppo ha pubblicato l’eccellente “Nightmare” e si appresta a girare il pianeta col solo scopo di celebrare la memoria di The Rev. Questo e molto altro nelle parole del frontman M.Shadows, che riportiamo integralmente qui sotto.

PRIMA DI TUTTO CONGRATULAZIONI PER IL VOSTRO DEBUTTO ALLA NUMERO UNO DELLA CLASSIFICA DI BILLBOARD: RICORDI IL MOMENTO IN CUI TE L’HANNO COMUNICATO?
“Grazie mille. Stavamo aspettando i risultati, dalle proiezioni di vendita sapevamo che avrebbe potuto essere un debutto al numero uno. Eravamo ad un popolare show radiofonico statunitense su Sirius Radio, e il nostro management ha cominciato a chiamarci con insistenza. Siccome eravamo in diretta abbiamo dovuto aspettare a rispondere, ma una volta alzata la cornetta abbiamo sentito una voce indimenticabile: ‘Ordinate dello champagne, il disco è al numero uno in classifica!’. Abbiamo iniziato a festeggiare durante il programma stesso, è stata un’emozione fortissima”.

DEV’ESSERE STATO UN OTTIMO RINGRAZIAMENTO PER MIKE PORTNOY, CONSIDERANDO CHE ANCHE PER LUI E’ LA PRIMA VOLTA IN VETTA ALLA CLASSIFICA. QUAL’E’ STATA LA SUA REAZIONE?
“Oh, Mike era al settimo cielo. E’ una delle prime persone che abbiamo chiamato, ci siamo mandati a vicenda alcune bottiglie di champagne, sentivamo la sua famiglia urlare in sottofondo… è stata un’emozione molto intensa anche per lui. Considera poi che ‘Nightmare’ al momento è anche al numero uno nella classifica Active Rock Radio, come canzone più programmata nelle stazioni rock, un risultato impressionante”.

PROBABILMENTE LA PERDITA DI JIMMY E’ STATO IL PUNTO PIU’ BASSO DELLA VOSTRA CARRIERA. AVETE MAI PENSATO DI GETTARE LA SPUGNA, DI SCIOGLIERVI?
“Quando perdi il tuo migliore amico non pensi a niente. La musica e gli Avenged Sevenfold sono passati in secondo piano. Già prima eravamo migliori amici tra di noi, ora questa disgrazia ci ha fatto unire ancora di più. Per settimane, dopo la perdita di Jimmy, siamo stati sempre assieme, nella casa di qualcuno di noi. Quando abbiamo cominciato a pensare alla musica abbiamo realizzato che dovevamo portare a termine questo album, per Jimmy”.

MIKE STA FACENDO UN LAVORO MAGNIFICO, COSA MI PUOI DIRE A RIGUARDO DEL SUO FUTURO NEGLI AVENGED SEVENFOLD (L’intervista è stata fatta prima che Portnoy annunciasse la sua uscita dai Dream Theater, ndR)?
“Ora come ora è un punto di domanda. Lui si sta divertendo molto a suonare con noi, noi ci stiamo divertendo moltissimo a suonare con lui. Ci sono moltissime cose da sistemare a livello logistico, i Dream Theater continueranno la loro attività, saranno in studio a gennaio, e noi vogliamo che Mike possa fare quello che vuole. Quello che faremo è trovare qualcuno che possa prendere il suo posto come batterista per il tour, e per il futuro vedremo”.

COME VI SENTITE AL MOMENTO A LIVELLO EMOTIVO?
“Tutte le sere, durante ogni show, facciamo un tributo a The Rev. E’ tutto agrodolce: il successo del disco, un tour fenomenale, l’entusiasmo generale con cui veniamo accolti sono in contrasto con un solo costante pensiero ‘Jimmy non è tra noi, merda’. Ogni volta che suoniamo ‘So Far Away’, ogni sera, è un colpo durissimo per tutti noi. E’ una grande, continua festa, ma dentro nessuno di noi è pienamente felice”.

LA PERDITA DI JIMMY HA CAMBIATO, IN QUALCHE MODO, LA TUA VISIONE DELLA VITA?
“Si. Non ho mai perso una persona tanto cara, fino ad allora non avevo mai assistito nemmeno alla perdita di un familiare. Io e Jimmy siamo cresciuti assieme, era come un fratello per me, quindi si può intuire l’enorme trauma che ho dovuto affrontare. La sua perdita è stato realizzare che la morte è un a cosa reale, e che può accadere a chiunque in qualunque momento. Prima di quel momento non ci avevo mai pensato veramente. Realizzare una cosa del genere ti fa cambiare la prospettiva sulla vita molto in fretta: vuoi fare molte più cose, vuoi farle meglio, vuoi spremere ogni giornata. Sono tutte cose molto positive, ma il prezzo da pagare per avere questo stimolo è veramente altissimo”.

HAI SCRITTO ALCUNI TESTI PER JIMMY, E HAI TERMINATO ALTRE CANZONI DA LUI INIZIATE. QUANTO E’ STATO DIFFICILE?
“E’ stato terribile. Da un lato però scrivere per Jimmy è stato terapeutico. Ora sarei già più distaccato, ma in quei giorni ero completamente assorbito dal compito di scrivere i testi e completare le canzoni che avevamo abbozzato insieme, era l’unica cosa che mi faceva star bene”.

TROVO INTERESSANTE CHE MIKE ELIZONDO, UN PRODUCER HIP HOP (al lavoro con Eminem e Dr.Dre, ndR), E’ STATO SCELTO PER NIGHTMARE: PERCHE’?
“Abbiamo cercato a lungo un produttore e un ingegnere del suono che potessero aiutarci in studio, ma nessuno ci ha colpito particolarmente, ad eccezione di Andy Wallace, che riteniamo il miglior ingegnere in circolazione. Decidemmo allora di produrre il disco per conto nostro, finchè ci fu proposto il nome di Mike Elizondo. All’inizio siamo stati naturalmente scettici, ma quando l’abbiamo incontrato di persona è emerso che Mike è un enorme fan di musica metal, e abbiamo passato ore a parlare di ‘Master Of Puppets’, ‘Peace Sells…’, dei Pantera, quindi gli abbiamo sottoposto qualche pezzo in lavorazione e ha dimostrato immediatamente di avere ottime idee, ci ha colpito moltissimo. In studio poi la sua etica di lavoro si sposava perfettamente con la nostra, ha funzionato alla grande”.

L’ITALIA E’ MOLTO CONSERVATIVA IN FATTO DI HEAVY METAL: CAPITA SPESSO CHE GLI AVENGED SEVENFOLD, PER I METALLARI VECCHIA SCUOLA, SIANO CONSIDERATI IN AUTOMATICO POSER O VENDUTI. PENSI SIA DIVERSO NEGLI STATI UNITI?
“E’ una cosa che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle in tutta Europa, e in Italia in modo particolare. Il pubblico è molto attaccato alle sue band preferite, che sono perlopiù gruppi vecchia scuola. C’è anche una nuova generazione che sta crescendo però, dalla mentalità decisamente più aperta, che sa apprezzare i gruppi moderni senza disdegnare il passato. Questo lo si può osservare anche negli Stati Uniti, ma là la mentalità è in genere più aperta alle nuove sonorità, anche nelle persone adulte. Per un gruppo come noi affrontare un tour europeo di spalla a qualche grosso nome può essere un’esperienza molto difficile”.

A TAL PROPOSITO, CHE RICORDI DELL’ESPERIENZA AL GODS OF METAL 2008, QUANDO APRISTE PER GLI IRON MAIDEN?
“E’ stata molto dura. Ci è capitato spesso avendo l’onore di aprire per Metallica, Iron Maiden, Guns n’Roses. In quei casi cerchiamo di reagire nella maniera migliore possibile, ci concentriamo sul nostro piccolo gruppo di fan sempre presente. Siamo convinti che sia comunque un’opportunità enorme, ogni sera, nonostante il pubblico avverso, abbiamo conquistato una fetta di pubblico”.

 

 

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