BATTLELORE – O Elbereth! Gilthoniel!

 
I finlandesi Battlelore non sono esattamente un gruppo di punta di qualsivoglia sottogenere metallico, però da anni sono sulle scene e progrediscono pian piano disco dopo disco. Con l’ultimo, recente “Evernight” sembrano infine aver trovato il bandolo della matassa, dopo release non del tutto convincenti e avvincenti. Una sterzata verso la sintesi e l’oscurità potrebbe essere proprio l’arma migliore per far accrescere la nomea di questo interessante combo. Tutto quello che c’è da sapere sui Battlelore è nelle parole del growler Tomi Mykkänen, ovviamente con un sottofondo Tolkieniano sempre ben presente…

 
“EVERNIGHT” E’ IL VOSTRO QUARTO FULL-LENGTH ALBUM. PRIMA DI PARLARE DI QUEST’ULTIMO, CHE NE DICI DI SPENDERE QUALCHE PAROLA SULLE VOSTRE PRECEDENTI RELEASE, A MO’ DI PRESENTAZIONE BAND?
“Un saluto a tutti, intanto! Sì, ‘Evernight’ è la nostra nuova creatura. Tornando indietro nel tempo, il primo album si chiama ‘…Where The Shadows Lie’, il quale include quattro brani dal nostro secondo demo, ‘Dark Fantasy’. Ricevette belle recensioni in tutto il mondo e diciamo che servì ad indicare ai Battlelore il percorso da intraprendere. Dopo la sua pubblicazione, il nostro primo cantante-chitarrista, Tommi Havo, lasciò il gruppo per dedicarsi ai suoi Khert-Neter. ‘Sword’s Song’, il full successivo, vede Jussi Rautio come nuovo chitarrista e da molti è considerato l’album migliore della band: è certamente un disco che colpisce e al suo interno ci sono molte ‘hit’ quali ‘Sons Of Riddermark’, ‘War Of Wrath’ oppure ‘Buccaneer’s Inn’. Riuscimmo a svolgere un bel tour europeo, supportando Sirenia, Trail Of Tears, Edenbridge e Saltatio Mortis. Poi fu la volta del DVD ‘The Journey’; e poi ci fu l’importante offerta di andare in tour con Leaves’ Eyes e Atrocity: una volta accettato, però, drastiche decisioni vennero prese, in quanto Patrik (voce) e Miika (basso) non potevano lasciare le loro vite di tutti i giorni per partire in tour. E così arrivammo io e Timo (Honkanen, ndR) ad occuparci rispettivamente delle voci e del basso. Terminato il tour, che andò benissimo, gli altri ragazzi ci chiesero se volevamo entrare ufficialmente nel gruppo, e così fu. Ci preparammo quindi per ‘Third Age Of The Sun’, per il quale io mi trovai ad essere particolarmente agitato: il fatto fu che io all’epoca ero alla primissima esperienza sia come lead vocalist, sia in uno studio di registrazione. Tutto ciò mi rese alquanto dubbioso dell’esito finale, infatti quel disco non è per niente il mio preferito, un po’ per la mia performance, un po’ perché è troppo lungo e un po’ perché l’ordine dei brani non è molto equilibrato. Ma non fraintendermi, però, lo ritengo comunque un buon lavoro. Ed eccoci arrivati ai giorni nostri…”.

SIETE BEN CONOSCIUTI PER ESSERE DEI VERI SEGUACI DI TOLKIEN. QUESTA DOMANDA CERTO VE L’AVRANNO FATTA IN MOLTI, MA TANT’E’: COM’E’ NATA QUESTA PASSIONE? E VI E’ PIACIUTA LA TRILOGIA DI PETER JACKSON?
“Sì, è vero, siamo tutti – chi più chi meno – fan del grande scrittore inglese. Il più fomentato è sicuramente Jyri (Vahvanen, chitarrista, ndR)! La passione nacque in modo del tutto naturale al momento di imbarcarsi nella lettura de ‘Il Signore Degli Anelli’; la mia prima volta fu a 12-13 anni. La band è stata fondata da Jyri sull’idea di comporre musica basata sugli scritti di Tolkien: questa particolarità ci ha condotto fin dove siamo e ci condurrà anche in futuro. Per quanto riguarda l’opera di Jackson, credo che sia davvero un ottimo lavoro e, soprattutto, incredibili action movies! Ovviamente non riescono a catturare tutta la magia del libro, anche se devo dire che le extended versions in DVD sono molto più complete delle versioni per le sale”.

LA BELLA COPERTINA RAPPRESENTA L’APPRODO DELLA COMPAGNIA AL PRATO DI PARTH GALEN, CON IL TOL BRANDIR SULLO SFONDO. CHI L’HA DIPINTA? E COME SI PONE IN CONFRONTO AL TITOLO?
“L’artwork originale proviene dalle opere di Ted Nasmith, illustratore ufficiale di paesaggi tolkieniani, bravissima persona, nonché autore delle cover dei nostri primi due dischi. Per questa occasione, però, abbiamo voluto alterare alquanto il dipinto, dandolo in mano a Tero Salonen, l’autore di tutto il booklet, il quale ha contestualizzato meglio il tutto al contenuto di ‘Evernight’. Per questo motivo, noi non immaginiamo che quelle barche siano proprio quelle della Compagnia, ma bensì di altri sconosciuti guerrieri, oppure – meglio ancora – di sopravvissuti Numenoreani che approdano nella Terra-Di-Mezzo (ride, ndR)”.

“EVERNIGHT” E’ PIU’ OSCURO, PIU’ BREVE, PIU’ DIRETTO E PESANTE DI “THIRD AGE OF THE SUN”. COSA CI PUOI DIRE A RIGUARDO DI QUESTI CAMBIAMENTI STILISTICI?
“Sono d’accordo. E devo dire che alcuni di questi cambi sono stati fatti deliberatamente. Ad esempio, la brevità dell’album: ci siamo accorti che ‘Third Age Of The Sun’, con le sue sedici tracce, era davvero troppo prolisso, quindi abbiamo accorciato tutto per mantenere vivo l’interesse. La versione in digipack, con due bonus-track, è per me il vero ‘Evernight’, dato che quelle due canzoni completano la storia narrata nel platter. Non so spiegarti come mai risulti più oscuro e pesante, ci siamo semplicemente orientati in questa direzione in modo spontaneo, senza pianificazione. E invece, riguardo al fatto che tu lo consideri più diretto, non sono molto d’accordo: abbiamo speso molto tempo in fase d’arrangiamento e costruzione delle song, quindi per noi è quasi risultato progressivo, più complicato da scrivere rispetto agli altri album. Ovviamente alcune cose sono state composte piuttosto in fretta, come ad esempio l’ultimo brano preparato, ‘We Are The Legions’, pronto in un solo weekend!”.

NEL DISCO NON SONO PRESENTI NE’ INTRO, NE’ PARTI PARLATE O INTERLUDI DI SORTA…SOLO NOVE CANZONI ‘NORMALI’. E’ STATA UNA SCELTA FATTA A PRIORI QUELLA DI ELIMINARE IL SUPERFLUO?
“In realtà, se si acquista la versione in digipack c’è un’outro strumentale intitolata ‘The Tale Of The Downfall’. E’ vero che non abbiamo inserito soluzioni di questo tipo in ‘Evernight’, però è anche vero che nei dischi passati ce ne sono molte. Non è stata una scelta a tavolino, ci è sembrato meglio non strafare questa volta. Forse anche il fatto di aver composto e registrato l’album piuttosto in fretta ha portato a questo risultato…”.

SE QUALCUNO VI DOVESSE DIRE CHE SIETE UN INCROCIO TRA NIGHTWISH, AMORPHIS E FINNTROLL, GIUSTO PER RESTARE IN FINLANDIA, COSA GLI RISPONDERESTI?
“Be’, innanzitutto penserei che quella è la sua opinione. Personalmente non sarei molto d’accordo, anche se è abbastanza comprensibile l’accostamento a quei gruppi: abbiamo una voce femminile come i Nightwish, anche se Kaisa (Jouhki, ndR) ha pochissimo in comune con Tarja Turunen (ovviamente si riferisce alla ex-vocalist dei Nightwish e non a quella recentemente presentata, ndR). L’ultimo disco degli Amorphis è grandioso e il cambio di cantante è davvero la cosa migliore che potessero fare: mi piacerebbe proprio essere bravo almeno quanto Tomi Joutsen! I ragazzi dei Finntroll sono amici e tipi divertenti, ma la loro musica non è la mia preferita: credo che i loro pezzi siano simpatici da ascoltare in occasioni particolari, ma non credo che riuscirei ad ascoltare un disco intero da solo a casa (ride, ndR). Ecco, sembra che ho ribaltato l’intera domanda…esclusi gli Amorphis, però!”.

RIUSCITE A MIXARE PIUTTOSTO BENE PARECCHIE SONORITA’ (CLASSIC, MODERN METAL, FOLK, SYMPHONIC)… E’ DIFFICILE TROVARE COMPROMESSI FRA LE VOSTRE INFLUENZE E I GUSTI PERSONALI?
“No, non più di tanto. Non pensiamo molto a come debbano uscire i brani, in realtà. Siamo in sette nel gruppo e le influenze sono talmente tante che è inevitabile che qualcosa venga lasciato fuori e che qualcos’altro si senta di più. Noi speriamo di allargare sempre di più i nostri orizzonti, estremizzando la nostra musica sia verso il lato melodico e pacato, sia verso quello estremo e brutale. Ed è chiaro che stiamo pensando di sperimentare anche voci pulite maschili e growl femminili! Vedremo cosa succederà”.

COME SIETE SOLITI SCRIVERE UN BRANO? E’ UN LAVORO INDIVIDUALE O TUTTI E SETTE PARTECIPATE?
“Mah, solitamente funziona che Jyri o Jussi, i nostri chitarristi, preparano qualche riff, per poi strutturare la base del pezzo. Poi in sala prove si trovano loro due e Henri (Vahvanen, ndR) per aggiungere la partitura di batteria; al che, si registra un demo con le drums e due tracce di chitarra; il demo passa a Maria (tastiere, ndR) e a noi vocalist. A questo punto, spesso Jyri prepara delle linee vocali e dei testi abbozzati, sui quali io e Kaisa lavoriamo. Viene poi completato il demo e si passa all’arrangiamento e alle modifiche. Altro demo e siamo pronti per lo studio, dove potranno esserci altri ripensamenti. Quindi come vedi, l’incipit è individuale ma poi la stesura coinvolge tutti. Su ‘Evernight’ io mi sono occupato di quasi tutta ‘Ocean’s Elysium’ e ho aiutato Maria per l’outro del digipack di cui sopra”.

PARLIAMO DELLE LYRICS: CON CHE CRITERIO SCEGLIETE I RIFERIMENTI TOLKIENIANI DA UTILIZZARE? E AVETE MAI PENSATO DI CAMBIARE ARGOMENTO?
“Come detto prima, è Jyri a scrivere la base dei testi, quindi è lui che sceglie cosa estrapolare da Tolkien. L’idea iniziale per ‘Evernight’ era quella di preparare un concept sull’Akallabeth, la caduta di Nùmenor, dal ‘Silmarillion’. Poi però abbiamo deciso di limitare il discorso solo a cinque tracce (parlo sempre del digipack). Comunque sia, il tema trattato ha contribuito a rendere più oscuro il lavoro. Con il trascorrere degli anni abbiamo imparato a scrivere testi meno strettamente legati a Tolkien e più intendibili a livello metaforico: mentre nei primi album le lyrics sono chiaramente riconducibili alle sue opere, in ‘Evernight’ non utilizziamo praticamente mai parole derivanti dalle storie della Terra-Di-Mezzo, sebbene i testi continuino ad essere ispirati da queste…e continueranno, sia ben chiaro. Questo è certo. Così come manterremo alcuni riferimenti al Kalevala (il tomo di novelle finniche, a cui si sono ispirati spesso anche gli Amorphis, fra gli altri…, ndR)”.

PER QUANTO RIGUARDA LA FASE CONCERTI? SUONERETE IN QUALCHE FESTIVAL?
“Certamente che lo faremo! Intanto settimana prossima lasceremo la Finlandia (l’intervista si è svolta verso fine aprile, ndR) per imbarcarci in un tour di tre settimane nell’Europa centro-meridionale. Suoneremo in Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, Italia, Svizzera e Olanda. Poi ci sarà qualche festival in estate e ad ottobre parteciperemo in Belgio al Metal Female Voices Festival. Dopo di ciò, ci concentreremo sul prossimo disco”.

ULTIMA DOMANDA, TOMI: SO CHE SUONATE DAL VIVO VESTITI COME PERSONAGGI DELLA TERRA-DI-MEZZO. CHI VI PREPARA I VESTITI? E CHI RAPPRESENTATE ON STAGE?
“Be’, non direi che siamo vestiti proprio come personaggi Tolkieniani. Ci travestiamo per dare al pubblico un qualcosina in più che vedere brutti ceffi suonare heavy metal. Più che altro noi maschi assomigliano a feroci guerrieri o sporchi ladroni, mentre ovviamente le ragazze sono degli elfi-femmina bellissimi! I vestiti in verità li facciamo noi stessi, aiutati però da Satu Kivistö, una ragazza che fin dagli albori dei Battlelore ci ha dato una mano in sartoria (ride, ndR)… Un enorme ringraziamento va a lei!”.

BENE, SIAMO GIUNTI ALLA FINE, TOMI! GRAZIE MILLE E CONCLUDI PURE COME VUOI…
“Perfetto! Grazie per questa bella intervista, allora! Ci si vede il 3 maggio a Milano, così ci scoliamo un paio di birre tutti assieme! Keep it metal!”.
 
 
 
 


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