CULT OF LUNA – Nello spazio profondo

Pubblicato il 05/08/2016 da

Un poco spaventati dall’annuncio di fine 2013, quando i Cult Of Luna avevano paventato un certo rallentamento nei ritmi di realizzazione di nuova musica e un diradarsi delle date live, i fan dei colossi post-metal svedesi hanno tirato un sospiro di sollievo all’annuncio della collaborazione con Julie Christmas e del conseguente nuovo album, a tre anni di distanza dal celebrato “Vertikal”. Forse nemmeno la band stessa – e ce lo confermerà lo stesso leader del gruppo a fine intervista – si sarebbe aspettata che “Mariner” potesse essere apprezzato e amato visceralmente al livello degli album ‘regolari’ della formazione. Il cantante/chitarrista/deus ex machina Johannes Persson ci guida nei meandri della nuova opera, parlandoci del sodalizio con un’artista multiforme e piena di inventiva come la Christmas, nato da un’occasione d’incontro mancata un paio d’anni fa e da un fitto scambio di idee che, in tempi relativamente brevi, ha portato alla realizzazione di uno dei dischi fondamentali di questo 2016.

cult of luna - julie christmas - 2016

“MARINER” VIENE A INTERROMPERE ABBASTANZA PRESTO UN PERIODO DI SILENZIO DA PARTE VOSTRA CHE MOLTI DEI VOSTRI FAN TEMEVANO POTESSE PERDURARE A LUNGO. A FINE 2013, AVEVATE DICHIARATO CHE NON SARESTE PIÙ STATI LA BAND DI PRIMA, CAPACE DI SCRIVERE UN DISCO OGNI 18 MESI CIRCA. PER MOLTI, QUELLE PAROLE ERANO SUONATE COME LA DECISIONE DI PRENDERVI UNA LUNGA PAUSA…
“Non avevamo alcuna intenzione di far credere che potessimo rimanere inattivi a lungo dal punto di vista compositivo. Però abbiamo fatto quella dichiarazione per chiarire che non saremmo più stati veloci nel pubblicare nuova musica come lo eravamo stati fino a quel momento. Da quando ci siamo formati è sempre andato avanti tutto molto velocemente. Il primo disco è uscito nel 2001, il secondo è arrivato già nel 2003, il terzo nel 2004, e avanti di questo passo. Non sentivamo più l’esigenza di andare avanti con questa cadenza, non abbiamo alcuna pressione esterna che ci costringa a mantenere una certa regolarità nelle uscite. Così ci siamo sentiti di mettere le mani avanti e di annunciare a tutti che non avrebbero più potuto aspettarsi nuovi dischi da parte nostra in tempi relativamente brevi”.

IN TANTI SONO RIMASTI QUINDI SORPRESI DAL TROVARVI ALLE PRESE CON UN NUOVO ALBUM, CHE ARRIVA IN UN FORMATO PARTICOLARE, TRATTANDOSI DI UNA COLLABORAZIONE CON UN’ARTISTA ESTERNA ALLA BAND. VI È UN DETERMINATO FEELING CHE VI HA PORTATO A PRODURRE UN’OPERA COME “MARINER”? COME SI È GIUNTI A QUESTO CONNUBIO CON JULIE CHRISTMAS?
“La collaborazione con Julie, l’idea di unirci per produrre un disco assieme è nata abbastanza casualmente, da una somma di coincidenze. Parlando con lei ci siamo accorti che c’era la volontà reciproca di scrivere un disco assieme, inoltre la nostra decisione in quel momento di non andare a breve in tour ci ha completamente liberato da ogni esigenza di dover poi riproporre il materiale dal vivo. Voglio dire, quando abbiamo iniziato a pensare a ‘Mariner’, prima che prendesse la sua forma definitiva, non avevamo alcun piano a breve scadenza per la sua promozione, quindi non c’era alcuna necessità che le canzoni assumessero una forma replicabile in concerto. Non ti so spiegare un percorso logico e preciso che ha fatto scaturire l’idea di base di ‘Mariner’, è successo e basta”.

GIÀ IN PASSATO AVEVATE PENSATO DI LAVORARE CON JULIE CHRISTMAS? AVETE DOVUTO ADATTARE LA VOSTRA MUSICA ALLA SUA VOCE?
“L’origine del progetto la possiamo rintracciare nel Beyond Red Shift Festival di Londra (tenutosi il 10 maggio 2014 in tre differenti venue della capitale britannica e curato dai Cult Of Luna medesimi, ndR). Sono da tempo una sua grande fan, sia per quello che ha fatto con i Made Out Babies che per il suo operato nei Battle Of Mice. Mi è piaciuto molto anche il suo album solista ‘Bad Wife’. Volevamo che suonasse al festival, ma purtroppo non è potuta esserci. Allora abbiamo cominciato a sentirci per email e ci siamo scambiati qualche idea. Ci siamo accordati per lavorare su un paio di brani, giusto per capire se la cosa avrebbe potuto funzionare. Allora noi ci siamo messi all’opera e abbiamo registrato due tracce che non definirei nemmeno dei demo, erano delle versioni grezze che le abbiamo messo a disposizione per lavorarci sopra. Le canzoni che abbiamo proposto erano un po’ diverse da quello che avremmo composto se si fosse trattato di un ‘normale’ album dei Cult Of Luna. Vedi, all’epoca ero entrato nella prospettiva che i Cult Of Luna fossero diventati un progetto piuttosto che un gruppo vero e proprio, quindi mi sono concesso di essere più sperimentale e libero nell’impostazione. Lei ci ha dato dei feedback importanti su quello che secondo lei andava bene, quello che per suo conto andava scartato, mentre alcune cose sono state radicalmente modificate o implementate secondo il suo gusto. In definitiva, da quel primo approccio la nostra è stata una vera collaborazione, Julie non si è assolutamente limitata a cantare sopra la musica che le fornivamo, ha partecipato attivamente al songwriting e ha avuto grossa voce in capitolo. Non direi quindi che ho adattato il mio modo di impostare la musica della band per la sua voce, siamo andati avanti assieme nel creare il disco, scambiandoci continuamente pareri su ogni aspetto, progredendo assieme nel delineare come avrebbe suonato l’album”.

QUAL È LA CONNESSIONE FRA “VERTIKAL” E “MARINER”? SECONDO LA MIA OPINIONE, C’È UN FORTE LEGAME FRA I DUE DISCHI IN “APPROACHING TRANSITION”, SOPRATTUTTO PER L’USO DELLA VOCE MASCHILE PULITA. IN GENERALE, MI PARE SIA SIMILE L’USO DEI SINTETIZZATORI NEI DUE ALBUM. LE CHITARRE, AL CONTRARIO, MI RICORDANO IL SUONO DI “THE BEYOND” E “SALVATION”. QUAL È LA TUA IDEA A RIGUARDO?
“Non si tratta di opinioni, si tratta di fatti. I nostri ultimi due full-length hanno delle affinità, ma non più di quanto possano essere connessi fra loro tutti gli altri nostri album. ‘Vertikal’ è molto più vicino nell’impostazione a ‘Somewhere Along The Highway’ ed ‘Eternal Kingdom’. Questi ultimi due sono stati largamente ispirati dall’ambiente svedese, dalla sua natura e dalle sue foreste, cui si contrappone la fredda città descritta da ‘Vertikal’. Una prosecuzione logica di questo percorso non poteva che essere l’esplorazione dello spazio: siamo partiti dall’ambiente naturale, siamo passati a quello urbano, il passo successivo non poteva che essere quello di guardare sopra di noi e spingerci a viaggiare con l’immaginazione nello spazio profondo. Già con l’EP ‘Vertikal II’ iniziavamo ad affrontare il tema dell’esplorazione dello spazio, era chiaro quale fosse la nostra direzione. Se analizzi il testo di ‘Light Chaser’, ad esempio, ci scoverai alcuni richiami a quello che poi avremmo trattato meglio in ‘Mariner’. E se ci fai caso, anche la prospettiva attraverso la quale vengono cantate le liriche di ‘Vertikal’, da parte di un osservatore posto nel punto più alto della città, sovrastante tutto quanto è ai suoi piedi, conteneva in sé una forte fascinazione per il vuoto sopra di lui. Da quella posizione, era facile portare l’attenzione verso quello che stava sopra la sua testa, invece che a quello che gli stava sotto. Per cui, limitare le analogie alla presenza della voce pulita di Fredrick (Kihlberg, anche chitarrista, ndR) in ‘Approaching Transition’ o alle similitudine nel suono dei sintetizzatori è alquanto riduttivo. Certe vocals, per dire, erano giù presenti in ‘Somewhere Along The Highway’, non sono così distintive di quanto presente in ‘Vertikal’”.

NELLA COMPOSIZIONE DEL NUOVO ALBUM, CÈ QUALCHE ASPETTO CHE VOLEVATE ENFATIZZARE, QUALCOSA CHE PENSAVATE DOVESSE AVERE MAGGIOR SPAZIO NELLA VOSTRA MUSICA RISPETTO AL PASSATO?
“Non abbiamo lavorato in modo così diverso dal solito, non abbiamo sperimentato tantissimo. A grandi linee, in ogni album che scriviamo cerchiamo di raccontare una storia con certi elementi a nostra disposizione. Il tipo di sound che andremo a proporre sarà quello più adatto alle atmosfere che vanno delineandosi nella nostra mente. Per ‘Mariner’, volevamo avere dei suoni più ‘aperti’, più caldi di quelli ottenuti per ‘Vertikal’, perché sentivamo che si sarebbero adattati meglio ai contenuti del disco. Alcuni dettagli dovevamo avere per noi un suono morbido, levigato, privo di increspature”.

CREDO CHE LA CANZONE MIGLIORE DI “MARINER” SIA LA TRACCIA CONCLUSIVA, “CYGNUS”, CONTENENTE ALCUNE DELLE PARTI PIÙ SOFT E UNA TRASCINANTE PROGRESSIONE NEL FINALE. PUOI DESCRIVERCI COME È NATA, COME CI AVETE LAVORATO SOPRA E QUALI SONO I SIGNIFICATI RACCHIUSI NEL SUO TESTO?
“Sulle lyrics non posso dirti nulla, sono state scritte interamente da Julie. Mi è arduo raccontarti come funziona il nostro processo creativo, perché non sono abituato a pensare molto quando compongo. Si basa tutto sul lasciar progredire la canzone per conto suo, permettere alla musica di dipanarsi liberamente. Per ‘Cygnus’, abbiamo capito in fretta che sarebbe stata la song di chiusura e volevamo che fosse la rappresentazione in musica della scena dello Stargate in ‘2001: Odissea nello Spazio’ di Stanley Kubrick. In particolare, se ascolti l’ultima parte della canzone e intanto osservi la scena che ho menzionato, è facile immaginare quali siano le analogie fra musica e film”.

IL GIORNO IN CUI È USCITO “MARINER”, HAI SCRITTO UN POST SUL VOSTRO SITO UFFICIALE DOVE HAI PARLATO DEL SUO PROCESSO COMPOSITIVO COME DI QUALCOSA DI MOLTO DURO E DOLOROSO. QUALI SONO GLI ASPETTI PIÙ DIFFICILI E, APPUNTO, DOLOROSI CHE CONTRADDISTINGUONO LA REALIZZAZIONE DI NUOVA MUSICA?
“Quali sono gli aspetti più dolorosi del creare nuova musica (risata sarcastica, ndR)? Ogni cosa che sia minimamente connessa a questo processo lo è. È una lotta costante, estenuante, affinché tutto proceda nella maniera migliore possibile e ogni elemento si incastri perfettamente con l’altro. Per ‘Vertikal’ siamo rimasti impegnati per circa cinque anni per ottenere il risultato finale. Nel momento in cui inizio a pensare a qualcosa di nuovo, passeranno mesi, fai pure un anno, prima che possa prendere una forma appena abbozzata. In questo periodo, avrai già profuso uno sforzo enorme per pensare a quale fisionomia dovrebbe assumere la musica, dove vorresti arrivare con essa. Mesi spesi a provare, per indirizzare tutta l’energia e la fatica che stai profondendo. Una volta che hai passato molto tempo a provare e riprovare, c’è il passo successivo, quello di registrare il disco, e intanto devi anche scrivere i testi… Ci sono moltissimi elementi da considerare, da tenere in considerazione. Questa mole di lavoro richiede molto tempo e dedizione. Non so come facciano quelle band che dicono di scrivere nuovo materiale abbastanza in fretta. Noi non siamo così, non ce la facciamo. O meglio, possiamo scrivere velocemente se abbiamo già ogni cosa messa nel giusto ordine. Ma, appunto, perché sia tutto in ordine per consentirci di comporre in tempi brevi, potrebbe volerci un’eternità! È una condizione che molto difficilmente potrebbe verificarsi”.

COLLEGANDOMI A QUANTO MI HAI APPENA DETTO, MI VIENE DA CHIEDERTI COME SI FA OGNI VOLTA A PRODURRE MUSICA CHE NON RIPETA QUANTO FATTO IN PASSATO, CONSIDERATO CHE I VOSTRI ALBUM SONO MOLTO LUNGHI, COMPLESSI E PIENI DI DETTAGLI. È DIFFICILE NON RIPETERSI E CERCARE OGNI VOLTA DI REINVENTARE VOI STESSI, CERCANDO COMUNQUE DI FAR APPARIRE IN QUELLO CHE SUONATE IL MARCHIO DISTINTIVO DEI CULT OF LUNA.
“Eh, è difficile da spiegare cosa significhi per noi tutte le volte realizzare musica che non ripeta quanto abbiamo già presentato in passato. Credo che siamo coinvolti, coscientemente o meno, in un processo evolutivo e che, ovunque noi dovessimo andare a parare, qualsiasi sia la direzione intrapresa, la nostra musica non potrà che avere addosso le stimmate dei Cult Of Luna. Questo perché, molto semplicemente, le persone coinvolte sono più o meno sempre le stesse e questo è il nostro modo di suonare. Abbiamo definito un certo tipo di sound, l’abbiamo codificato, siamo destinati a concepire musica che abbia un determinato carattere e una sua personalità. Non credo possa andare diversamente. Nel tempo siamo diventati più bravi a darci un limite nel songwriting, a porci dei paletti, il che è un bene, perché avere dei limiti ti costringe a prendere delle decisioni e a giungere a un risultato finale”.

UN ALTRO POST FRA GLI ULTIMI COMPARSI SUL VOSTRO SITO UFFICIALE PARLAVA DI ALCUNI AVVICENDAMENTI ALL’INTERNO DELLA LINE-UP. PRENDO SPUNTO DA QUESTO PER CHIEDERTI QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFICOLTÀ DELL’ESSERE UN MEMBRO DI UNA BAND COME I CULT OF LUNA E QUALI DEBBANO ESSERE LE QUALITÀ NECESSARIE PER FARNE PARTE.
“Le difficoltà possono essere quelle vissute dalla maggior parte delle altre band, prima fra tutte quella di riunirsi tutti assieme per suonare e per tenere dei concerti. Problemi che aumentano in ragione del numero dei componenti, naturalmente. Una qualità necessaria in ogni gruppo per durare a lungo è quella di avere molta resistenza e pazienza. È normale che nascano dei conflitti, delle discussioni, delle piccole ‘lotte’ interne su alcuni aspetti della vita della band, e bisogna sapere come comportarsi e gestire i momenti difficili per non crollare. Dal punto di vista logistico, potrei anche accennare al fatto che se le persone coinvolte abitano abbastanza vicine le une alle altre, diventa più facile organizzarsi. Ma, per quanto riguarda i Cult Of Luna, sono due le cose che contano davvero: essere un nostro buon amico e saper suonare bene”.

MI È PIACIUTO MOLTO L’ARTWORK, PIUTTOSTO MINIMALE E NON CONVENZIONALE, CON QUESTE PICCOLA VARIAZIONI DI TONALITÀ DI COLORE E UN’IMMAGINE ASTRATTA NIENT’AFFATTO FACILE DA INTERPRETARE. QUAL È L’IDEA SOTTOSTANTE I DISEGNI IN COPERTINA E NEL LIBRETTO, E QUALI SONO I COLLEGAMENTI FRA ARTWORK E MUSICA?
“Dell’artwork, come per tutti quelli da ‘Salvation’ ad oggi, se n’è occupato il nostro chitarrista Erik Olofsson. Come tutti gli artwork precedenti, escluso forse quello di ‘Eternal Kingdom’, si distacca dal ‘normale’ lavoro grafico che puoi osservare per gli album metal. Ribadisco che ogni aspetto connesso al disco, dal songwriting, alla produzione, ai testi, ai disegni del libretto, eventuali video, tutto segue il concept dell’album, niente vi si distacca. Abbiamo iniziato a parlare di quale tipologia di disegni avrebbe accompagnato ‘Mariner’ circa un anno prima della sua uscita. Erik ha cercato di visualizzare l’idea di esplorazione spaziale, di movimento in avanti e verso la vastità di un ambiente sconfinato. Credo ci sia riuscito, guardando la copertina hai proprio la sensazione di spingerti oltre, di oltrepassare dei limiti e di portarti verso l’ignoto”.

È USCITO DA POCO UN VIDEO PER “CHEVRON”: COSA CI PUOI DIRE A RIGUARDO? COME VI SIETE MOSSI PERCHÉ IL FILMATO COMMENTASSE ADEGUATAMENTE I CONTENUTI DEL PEZZO?
“Segue l’idea di viaggio di cui ti parlavo prima: deve farti vivere un ‘trip’ mentale, immergerti nelle dinamiche di un movimento costante verso un mondo sconosciuto”.

NEL 2016 AVETE CELEBRATO IL DECENNALE DI “SOMEWHERE ALONG THE HIGHWAY” SUONANDOLO INTERAMENTE IN ALCUNE DATE. VOLEVO SAPERE SE SIETE SODDISFATTI DI QUESTI CONCERTI E QUALI SONO STATE LE VOSTRE EMOZIONI DURANTE QUESTI EVENTI.
“Ci siamo divertiti molto, è stato bello andare a riprendere alcuni pezzi che non suonavamo da tanto tempo e riprendere dimestichezza con essi, ritornare a viverli con la stessa intensità di dieci anni fa quando li abbiamo composti. Ora probabilmente siamo anche in grado di suonarle meglio quelle canzoni, un paio di tracce addirittura non le avevamo mai suonate dal vivo prima di quest’anno e si è creata quindi un’atmosfera speciale durante gli show. L’iniziativa è stata molto positiva per noi e per chi è venuto a vederci”.

AVETE ANNUNCIATO UN MINI-TOUR IN CUI SUONERETE PER INTERO “MARINER”. AVEVATE DICHIARATO CHE QUESTO DISCO NON ERA NATO PER ESSERE SUONATO DAL VIVO, INVECE VI SIETE SMENTITI E AVETE DECISO DI DEDICARGLI ALCUNI CONCERTI SPECIALI, DOVE SARÀ PRESENTE ANCHE JULIE CHRISTMAS. A COSA DOBBIAMO QUESTA DECISIONE?
“Non pensavamo di poter incastrare i nostri impegni e quelli di Julie, credevamo fosse impossibile trovarci assieme sullo stesso palco per suonare ‘Mariner’. Invece succederà. Non so cosa potrà accadere, non abbiamo mai suonato tutti assieme i pezzi del disco, dovremo provare molto nei prossimi mesi per arrivare preparati agli show che abbiamo programmato. Potrebbe essere anche un disastro, davvero, non saprei proprio ora che cosa potrebbe avvenire!”.

PENSAVATE CHE “MARINER” POTESSE OTTENERE TUTTA LA RISONANZA CHE HA POI AVUTO? QUESTA COLLABORAZIONE HA AVUTO UN’ACCOGLIENZA MOLTO POSITIVA, FORSE ANCHE SUPERIORE ALLE ATTESE…
“Sapevo che avevamo realizzato un buon disco, di quello ne ero sicuro perché ‘Mariner’ mi piace molto. Non avevo la più pallida idea di come il pubblico avrebbe reagito: quando ti impegni in una collaborazione come questa, dove apporti alcuni cambiamenti significativi al tuo stile, non sai mai come i tuoi fan potrebbero prenderla. Non hai modo di farti un’idea al riguardo, non hai aspettative precise. Onestamente, temevo che una larga parte della nostra fanbase sarebbe rimasta un po’ spiazzata dall’album, sono contento che le reazioni siano state entusiaste e ci siano stati tutti questi commenti di approvazione del nostro operato. È stato uno shock positivo scoprire che avevamo incontrato i gusti dell’audience, abbiamo apprezzato molto il feedback favorevole che ci è stato concesso”.

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