DEVIN TOWNSEND – Solo l’assurdo è davvero normale

Pubblicato il 06/11/2014 da

Devin Townsend, il matto giullare che ci tiene compagnia da oltre vent’anni con ogni sorta di bizzarria e stranezza, l’ha fatta grossa anche stavolta. “Z²” è un brillante condensato di molto di ciò che abbiamo imparato a conoscere del cantante/chitarrista canadese nella sua lunga carriera: melodie siderali, vocalizzi eterei, insensate complicazioni, scoppi di follia, lunghi attimi di pace, sogno, sberleffo, epos e sensazionalismo. Non si è fatto mancare nulla, il “ragazzo”, com’è nel suo stile poliedrico e sperimentale, ed ha compiuto un altro miracolo di equilibrio mettendo assieme quasi due ore di musica dalla fruibilità altissima, a dispetto della durata “monstre”. I fan avranno probabilmente apprezzato, con qualche giustificata eccezione – non si può accontentare tutti, ci mancherebbe – e magari avranno voglia di entrare nel mondo del nostro eroe e capire cosa gli passi per la testa in questo periodo. Eccovi accontentati.

Devin Townsend - band - 2013
PERCHÈ HAI DECISO DI DARE UN SEGUITO ALLA SAGA DI ZILTOID E PERCHÉ HAI DECISO DI UNIRVI UN DISCO “REGOLARE” DEL DEVIN TOWNSEND PROJECT?
“All’inizio ho pensato solamente di riprendere il concept di Ziltoid: mi è venuto in mente il seguito della storia, ho pensato anche a dei pupazzi che potessero rappresentare le sembianze dell’alieno ed allora mi sono lanciato nuovamente in questa avventura. Ma poi è capitata una cosa strana, come spesso mi succede, ovvero che molte delle canzoni che uscivano andavano meglio per una nuova uscita del Devin Townsend Project piuttosto che per un nuovo capitolo di Ziltoid. Così sono andato avanti a comporre musica per entrambi i progetti. Devo dire che è stato un processo creativo molto intenso e, in definitiva, ne sono molto orgoglioso. Perché non ho fatto uscire ‘Sky Blue’ e ‘Dark Matters’ separatamente? Una ragione ben precisa non c’è, forse avevo semplicemente voglia di confondere i fan e vedere come avrebbero reagito. A tutti quelli che ascolteranno il disco, dico quindi: buona fortuna”! (risata prolungata di Devin, ndR)

QUALI SONO LE DIFFERENZE FRA ZILTOID L’ALIENO E IL DEVIN TOWNSEND UOMO E MUSICISTA?
“La differenza più ovvia è tra lo Ziltoid che viene dallo spazio, un alieno, e lo Ziltoid che abbiamo sulla Terra, un pupazzo. Mentre ciò che differenzia me e Ziltoid, fondamentalmente, è che io sono senza dubbio un essere umano, e lui no. Ci sono anche molte similitudini, però: il senso dell’umorismo è una delle cose che ci accomuna e sicuramente anche il fatto di essere in alcuni momenti molto idioti ed in altri molto brillanti. In Ziltoid confluiscono molti dei miei aspetti pazzoidi, quelle situazioni in cui sono assolutamente fuori di testa; alla fine questo personaggio può fare tutte quelle cose che a me non sono concesse, perché in questo mondo devi mantenere un certo ordine, non ti puoi permettere alcuni comportamenti che invece ad un alieno sarebbero concessi. Viene dallo spazio profondo, Ziltoid, se non può lasciarsi andare lui a tutte le stramberie e sciocchezze che ha in mente, chi lo può fare?!”

ASSURDITÀ E SURREALISMO SONO DUE ASPETTI FONDAMENTALI NELLA SAGA DI ZILTOID. NON PENSI CHE IN FONDO UN TALE TIPO DI ASSURDITÀ, CONFRONTATO CON TUTTE LE COSE STUPIDE E FOLLI CHE ACCADONO NELLA VITA REALE, SIA CERTAMENTE PIÙ SENSATO DELLA VITA REALE?
“Posso essere d’accordo. Viviamo in un mondo difficile, ogni giorno vi sono guerre, tragedie, omicidi, morti di bambini, epidemie, poi ci sono tutte le dinamiche legate alla famiglia, i figli, le persone che ti stanno attorno, la spiritualità. Tutti elementi che possono turbarti e confonderti. Nella musica posso invece esprimere tutta la mia energia senza barriere né condizionamenti, sono completamente libero. Non sei mai davvero libero nella quotidianità, mentre nella musica puoi esserlo pienamente. A Ziltoid posso chiedere di fare tutto quello che voglio, qualsiasi bizzarria va bene, chi me lo impedisce? Tutte le assurdità che gli faccio compiere fanno sembrare, per ironia della sorte, normale quello che si vede nella vita reale. Adoro la possibilità di potermi esprimere senza dover rendere conto a nessuno di quello che faccio, solo per dare sfogo alle mie idee. Lo trovo molto divertente ed appagante”.

NELLE NOTE DI PRESENTAZIONE DEL DISCO C’È UNA TUA FRASE CHE MI HA COLPITO: “IL PROCESSO CREATIVO RAPPRESENTA SOLTANTO IL 5% DEGLI SFORZI PROFUSI IN UN DISCO, IL RESTO CE LO METTI PER ARRIVARE ALL’EFFETTIVA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO”. QUESTA FRASE SIGNIFICA FORSE CHE PER LA BUONA RIUSCITA DI UN ALBUM È PIÙ IMPORTANTE TUTTA L’ATTIVITÀ ORGANIZZATIVA E DI PROMOZIONE DELL’OPERA A DISCAPITO DEI SUOI REALI CONTENUTI?
“No, no, assolutamente! L’aspetto più importante quando realizzi un prodotto musicale è il processo creativo, non c’è dubbio, ma purtroppo vi sono una serie di azioni e problematiche ad esso connesse a cui devi prestare la massima attenzione, per riuscire a ottenere il risultato voluto. Affinché il disco si concretizzi come tu l’avevi voluto e pensato bisogna stare dietro ad aspetti amministrativi, pianificare al meglio il budget, avere molte relazioni interpersonali con svariati personaggi coinvolti nella realizzazione del disco. E poi viaggi, mail, agenti, cavilli legali, ci sono tanti aspetti da tenere presente per portare a casa l’album. La maggior parte di queste incombenze non sono cose piacevoli, le eviteresti volentieri, ma purtroppo sono necessarie per ottenere il risultato che ti sei prefisso. La fase creativa è la mia preferita, è quella più facile: mi metto lì, compongo la musica e i testi e riesco a portare a termine la parte per me più bella del lavoro senza troppi patemi. Però poi devo affrontare tutto il resto, che comporta comunque una serie di competenze e professionalità che non possono essere date per scontate. Pensa solo alla fase di produzione, alla capacità di usare alcuni programmi, alcune macchine, senza le quali non andresti da nessuna parte. Se in studio non si riesce a far suonare bene la batteria o il basso, cosa pensi ci combinare? Vi sono molti tecnicismi da cui non si può prescindere per poter ottenere il disco finito”.

CON “Z²” NON TI SEI IMPEGNATO SOLTANTO DAL PUNTO DI VISTA MUSICALE, PERCHÉ VI SONO MOLTI PROGETTI CORRELATI AL NUOVO ALBUM. UN DOCUMENTARIO, LA ZILTOID TV, I PUPAZZI DI ZILTOID, UNA GRAPHIC NOVEL… SEI STATO COINVOLTO SU DIVERSI FRONTI IN QUESTI MESI. QUALI SONO STATE LE DIFFICOLTÀ PIÙ GROSSE NEL DOVER PENSARE CONTEMPORANEAMENTE A TUTTE QUESTE PARTI DEL PROGETTO?
“E’ stato un lavoro davvero complesso e sfiancante! Non c’è stato niente di facile in questo progetto, è stato tutto molto difficile. Una delle imprese più difficili è stata quella relativa all’Universal Choir, il coro di voci composto dai fan che puoi sentire in tre tracce (si tratta di ‘Z²’  ‘Dimension Z’ e ‘Before We Die’, ndR). Abbiamo creato un sito ad hoc dove le persone potevano caricare le loro performance canore, poi abbiamo dovuto guardare questi video, passare le singole linee vocali in pro-tools, pulire le tracce, mixarle per inserirle nei brani. Ciò ha comportato un’attività dedicata lunga e tortuosa… e questo solo per uno spezzone dell’intero progetto! Abbiamo avuto molto da fare anche per le orchestrazioni, per riuscire ad arrivare a un risultato soddisfacente ci siamo dovuti applicare molto. Poi ci sono i pupazzi, non è stato facile nemmeno in questo caso portare a termine il lavoro nella maniera voluta ed abbiamo avuto i nostri bei grattacapi pure per il documentario legato a Ziltoid. C’è stato tanto, tantissimo lavoro dietro ad ogni aspetto di questo disco. Per fortuna sono stato aiutato da persone molto valide, che hanno permesso di terminare tutto nel migliore dei modi, da solo sarebbe stato impossibile”!

SARESTI IN GRADO DI QUANTIFICARE QUANTO DENARO È STATO SPESO PER L’INTERO PROGETTO “Z²”?
“Vediamo, ci devo pensare un attimo… (si prende qualche secondo per riflettere, ndR) Direi che, tutto compreso, saremo sui 700.000 dollari. Prova a pensare di dover spiegare alla tua famiglia che stai spendendo tutti questi soldi per un pupazzo! Tante persone penserebbero che sei pazzo, che non puoi fare una cosa del genere! Anche questo fa parte del divertimento, pensare a come reagirebbe la gente se gli spiegassi per quale motivo stai impiegando una tale somma di denaro”.

NELLA TUA CARRIERA HAI SEMPRE SPERIMENTATO MOLTO SUI SUONI. QUESTA VOLTA CHE COSA HAI PROVATO DI DIVERSO RISPETTO AL PASSATO?
“Ho posto molta attenzione sulle basse frequenze. Mi sono reso conto nel corso degli anni che, in dischi molto complessi come ‘Z²’, i bassi rischiano di essere trascurati e di non suonare al meglio. Allora mi sono posto l’obiettivo di farli risaltare, di non perderne l’efficacia nel mix finale. Questa tensione verso le basse frequenze, il fare in modo che esse fossero enfatizzate durante l’ascolto nonostante tutte le orchestrazioni e le stratificazioni di suono, è ciò che conferisce il carattere ‘allegro’ a ‘Z²’”.

PER IL CONCEPT DI ZILTOID AFFERMI DI ESSERTI ISPIRATO ALLE RADIO FICTION DEGLI ANNI ’50. COSA TI AFFASCINA DI QUEL TIPO DI TRASMISSIONI? QUALI SPECIFICITÀ POSSIEDONO  CHE NON SONO STATE REPLICATE DA ALTRI PROGRAMMI SUCCESSIVAMENTE?
“La cosa interessante di queste fiction è che non c’era bisogno di spiegare il senso di quanto stava accadendo nel programma, non c’era bisogno di contestualizzare. Si trattava di fantascienza e quindi tutto era ammesso, nessuno si preoccupava che le storie avessero una verosimiglianza e vi era molta libertà narrativa. Per esempio, se alcune parole erano pronunciate in maniera sbagliata, non c’era niente di male, perché si supponeva che quel tipo di pronuncia derivasse dall’accento alieno di uno dei protagonisti. A risentirle oggi, può sembrare che venissero dette cose stupide ed incongrue, ma le radio-fiction dell’epoca hanno ancora oggi un grande fascino, sono qualcosa di unico”.

PENSO CHE IN QUESTO DISCO VI SIANO ALCUNE CANZONI CHE ABBIANO IL POTENZIALE DELL’HIT DA CLASSIFICA, MI VENGONO IN MENTE SOPRATTUTTO “FALLOUT” E “SILENT MILITIA”. CREDI CHE IN FUTURO POTREMO AVERE DEI TUOI PEZZI IN CLASSIFICA ACCANTO A DEI PEZZI POP?
“Un artista spera sempre che il suo lavoro abbia successo al livello più alto. E non lo dico solo per perché è una soddisfazione personale, ovviamente, ma anche perché se i tuoi pezzi hanno un grosso successo commerciale, ottieni in cambio più soldi, che potrai poi reinvestire nella tua musica. Non saprei dirti però se le canzoni che hai nominato possano realmente arrivare a un tale livello di popolarità, è una domanda a cui non sono in grado di rispondere”.

IN MOLTE TRACCE UTILIZZI RITMI QUASI MILITARI, CADENZATI E MARZIALI, ANCHE QUANDO LA MUSICA È LEGGERA ED ARIOSA. CHE COSA TI AFFASCINA DI QUESTI PATTERN?
“Adoro le marce perché le sento come un’attitudine sentimentale. Mi piace l’idea della moltitudine di persone in marcia, che si muove a ritmo secondo una certa cadenza. E’ un’immagine che trovo molto suggestiva. C’è un grosso accumulo di energia che si crea nel corso di una marcia. Affianco questi ritmi a della musica molto leggera perché mi piace l’idea del cielo, o delle maree, parlando sempre di qualcosa di immenso e azzurro. Mi piace far coesistere queste due idee, le persone che si muovono all’unisono e l’idea di qualcosa di smisurato, praticamente senza confini”.

QUANDO RIASCOLTI UN TUO DISCO, AL TERMINE DEL LUNGO PROCESSO DI GESTAZIONE CHE HA AVUTO, QUALI SONO LE TUE SENSAZIONI? TI ACCORGI SUBITO DI EVENTUALI ERRORI ED IMPERFEZIONI, OPPURE IN UN PRIMO MOMENTO COGLI SOPRATTUTTO GLI ASPETTI POSITIVI?
“Errori qua e là se ne trovano sempre, è normale che sia così. Ma devo dire che il tempo finisce per attutirli, e guardo ai miei album come al risultato di quello che ero in quel momento, e alla lunga finisco per considerare soprattutto quello che mi comunicano e le cose belle che vi sono associate. Gli aspetti negativi col passare del tempo vanno smussandosi, fino quasi a scomparire”.

PARLANDO DELLA TUA VOCE, VOLEVO SAPERE COME È CAMBIATA NEGLI ANNI E SE HAI MUTATO ANCHE IL MODO DI UTILIZZARE IL RANGE VOCALE A TUA DISPOSIZIONE.
“Da un lato, ho più confidenza con le mie possibilità espressive, sono più bravo a gestire quello che la mia voce può dare e ad usarla al meglio nei diversi contesti. Credo anche di avere più forza, più potenza. Da altri punti di vista, sono anche consapevole che la mia voce sia diventata più fragile. Alcune potenzialità delle mie corde vocali si sono accresciute, altre sono diminuite; l’età influisce molto sulla resa della voce e sottolinea impietosamente gli abusi che ha subito. Fortunatamente, con gli anni si imparano anche a gestire meglio le proprie possibilità espressive e a coprire, per quanto possibile, eventuali mancanze e debolezze”.

NEGLI ULTIMI ANNI SAPPIAMO CHE HAI INTERROTTO COMPLETAMENTE L’USO DI QUALSIASI DROGA. QUESTO CAMBIAMENTO COME HA INFLUITO NEL MODO IN CUI PERCEPISCI LA MUSICA?
“Intanto, per fare chiarezza, preciso che non ho mai fatto uso in vita mia di droghe pesanti, solo quelle considerate leggere e che bevevo anche più di adesso. La mia prospettiva nei confronti della musica è cambiata abbandonando droghe e alcol: un tempo, quando ci davo dentro con entrambi, finivo per creare musica molto heavy, che intimidiva gli ascoltatori e ciò serviva anche per darmi delle sicurezze che non avevo. Ora che sono decisamente più sereno, questo stato d’animo si riflette anche nella musica, perché non sono più costretto a tirar fuori qualcosa di violento che possa puntellare le mie insicurezze”.

HO LETTO CHE ULTIMAMENTE HAI PARTECIPATO A DELLE SEDUTE DI IPNOSI. QUESTO TIPO DI TERAPIA TI È SERVITA PER MODIFICARE QUALCOSA NEL TUO MODO DI COMPORRE E NELLA TUA VISIONE ARTISTICA?
“Non ho fatto molte sedute a dire il vero, però questo metodo mi è servito per vedere all’interno di me stesso in maniera più chiara. Mi è servito per prendere consapevolezza della rabbia che mi attanaglia in alcuni momenti, del perché ne accumulo così tanta; mi ha fatto capire meglio da dove scaturiscono le mie sensazioni, quello che provo in alcune circostanze. Mi ha fatto prendere consapevolezza delle mie emozioni, di come nascono e del perché arrivo a sentirmi in un certo modo. Ho capito da dove nascono le mie paure, il passo successivo dovrà essere quello di fare in modo che tutte le mie reazioni negative non siano di ostacolo alla mia vita e al mio lavoro”.

L’ANNO PROSSIMO FARETE UNO SHOW SPECIALE A LONDRA, ALLA ROYAL ALBERT HALL, PER CELEBRARE DEGNAMENTE ZILTOID. CHE COSA CI DOBBIAMO ASPETTARE DA QUESTO EVENTO? SARÀ UNA SORTA DI MUSICAL SU ZILTOID E LE SUE AVVENTURE?
“Quando ci siamo cimentati l’anno scorso con ‘The Retinal Circus’, che era in effetti una sorta di musical, ci siamo divertiti molto, è stato un evento splendido. Ho anche capito, però, che inscenare un musical è un’arte, non è una cosa che si possa improvvisare ed è un’operazione molto diversa da quelle in cui sono solito impegnarmi. Per questo motivo ritengo che quella dello scorso anno sia stata un’esperienza molto bella, ma per Ziltoid ho intenzione di proporre qualcosa di molto diverso. L’idea, attualmente, è quella di avere uno show tipicamente heavy metal, con un’ambientazione fantascientifica, che possa realmente ricordare le galassie da cui Ziltoid proviene. Dovrà essere stupefacente, ricco di effetti speciali di ogni tipo, ma vicino a un normale concerto rock o metal. Mi piacerebbe affiancare ad una prima parte dedicata a Ziltoid un secondo set comprendente il materiale più richiesto da parte dei fan, così da consentire di ascoltare nuovamente canzoni da ‘Ocean Machine’ o da ‘Terria’. E’ una cosa che i fan chiedono da tempo. Ci sto ancora lavorando, per ora non c’è nulla di definito, ma posso assicurare che sarà un evento imperdibile!”

PER QUANTO RIGUARDA IL TOUR “REGOLARE”, CHE INTRAPRENDERAI NELLA PRIMA PARTE DEL 2015, CI POSSIAMO ATTENDERE QUALCOSA DI PARTICOLARE NELLA SETLIST? QUALCHE TUO FAN DI LUNGA DATA VORREBBE ADDIRITTURA CHE ANDASSI A RIPESCARE MATERIALE MOLTO VECCHIO, COME “THICK STOCK”…
“Oh, quella sarà molto difficile che la faremo, quasi impossibile. E’ una delle prime canzoni che ho composto in vita mia come solista, è nata ed è stata registrata nel giro di tre ore. Ormai è molto lontana nel tempo e non rappresenta più molto bene quello che sto facendo attualmente, per il momento escludo che possa comparire nella setlist del prossimo tour. Però, non si può mai sapere, potrei anche cambiare idea”.

DOVESSI DIRCI, MOLTO BREVEMENTE, QUALI SONO LE COSE CHE TI PIACCIONO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI E QUELLE CHE PROPRIO NON SOPPORTI, COSA CI RISPONDERESTI?
“Sugli aspetti negativi, ti posso dire che odio le persone che ti parlano sopra, che ti interrompono, che non ascoltano, non mi piace che le persone si arrechino dolore l’un l’altra. Per quanto riguarda gli aspetti positivi della vita, mi piacciono il cibo, il sesso, la natura, gli alberi, le montagne, i bassi, le chitarre. E’ semplice!”

QUAL È L’ARTISTA PIÙ CREATIVO CON CUI TU ABBIA MAI SUONATO?
“Oh, a questa domanda non saprei proprio come risponderti! Ho collaborato e continuo a farlo con molti artisti di altissimo profilo, non riuscirei a indicartene uno che spicchi su tutti gli altri. Ho la fortuna di avere sempre a che fare con persone molto interessanti e stimolanti, scegliere tra di loro mi è impossibile. La creatività di un singolo dipende dalla prospettiva con cui lo consideri in un determinato contesto e in quel preciso momento; riuscire a determinare una scala di valori assoluti fuori da un preciso ambito in cui un personaggio si trovi ad operare diventa molto complicato e non è corretto fino in fondo mettersi a fare paragoni del genere”.

UN PICCOLO GIOCO: SE DOVESSI PARAGONARE “Z²” A UN FAMOSO DIPINTO, QUALE SCEGLIERESTI?
“Potrebbe essere qualcosa come “Inferno”, “Paradiso” e “Purgatorio” di Hieronymus Bosch”.

I MUSICISTI CON CUI HAI COLLABORATO PER L’ULTIMO DISCO SONO PIÙ O MENO GLI STESSI CHE TI HANNO SEGUITO NEI DISCHI PIÙ RECENTI. QUALI CARATTERISTICHE DEVE AVERE UN ARTISTA PER FAR PARTE DEL TUO GRUPPO DI LAVORO?
“Deve avere voglia di imparare, di essere sfidato a fare qualcosa di diverso a ciò a cui è abituato. E poi deve essere bravo a comunicare con gli altri, a trovare un modo di relazionarsi proficuo con chi gli sta attorno. Questo è un aspetto su cui ritengo che i membri di un gruppo debbano lavorare parecchio, perché stare in una band è difficile, riuscire ad avere dei buoni rapporti con gli altri non è semplice, bisogna saper parlare l’uno con l’altro e trovare un punto di incontro. Una persona, quando si trova a lavorare con me non deve rimanere arroccata sulle proprie posizioni, deve avere la volontà di cambiare, di aprirsi a nuove idee, altrimenti la collaborazione non funziona. In passato ammetto che poteva essere più difficile lavorare con un individuo con una personalità un po’ fuori dai canoni come il sottoscritto, e quindi posso fare queste considerazioni basandomi sulla mia attività degli ultimi anni.  Mi è capitato spesso, anche con i migliori strumentisti con cui abbia suonato, di doverli prendere un attimo in disparte e dovergli spiegare in che direzione dovessimo andare, perché molto spesso c’è bisogno di un dialogo intenso per trovare la maniera di rendere al massimo e non è così scontato che ciò accada”.

ANCHE SU “Z²” ABBIAMO IL FONDAMENTALE CONTRIBUTO DI ANNEKE VAN GIERSBERGEN. E’ LIBERA DI MUOVERSI LIBERAMENTE PER COMPORRE LE SUE LINEE VOCALI, OPPURE SEGUE RIGIDAMENTE LE TUE IMPOSTAZIONI?
“Lei normalmente entra nel mio mondo per uno-due giorni, canta le sue parti e va via. Non abbiamo una relazione più stretta, non si lavora assieme per molto tempo. Io le do le linee guida e lei canta, e funziona così non perché voglia controllarla, ma perché alla fine presta la sua voce alla mia musica e non entra in profondità nel processo di songwriting, e quindi credo sia giusto procedere in questo modo. La ritengo una delle migliori cantanti del pianeta e sono molto contento delle parti che ha cantato. E’ una sorta di ‘Trilli Campanellino’ del metal: arriva, canta quello che le ho preparato per un paio di giorni al massimo, e poi scompare”.

QUEST’ANNO HAI PUBBLICATO IL PRIMO DISCO DEI CASUALTIES OF COOL, UN PROGETTO INCENTRATO SU UNA MUSICA MOLTO DIVERSA RISPETTO A QUELLA CHE COMPONI DI SOLITO. COSA TI HA PORTATO A PROPORRE CANZONI DI QUESTO TENORE E COME TI SEI TROVATO A COMPORRE PER UNA VOCE PRINCIPALE CHE NON ERA LA TUA?
“A dire il vero non è che abbia per forza voglia di cantare, mi piace che lo faccia qualcun altro. E poi adoro il suono della voce femminile, ho un grande feeling con i vocalizzi delle donne, mi trovo molto bene a comporre pensando a come potrebbero interpretare la mia musica. Dietro a delle grandi voci ho sempre trovato delle donne molto forti, dalla personalità decisa, è successo con Anneke ed è accaduto anche con Ché Aimee Dorval per ‘Casualties Of Cool’”.

PIÙ IN GENERALE, QUALI SONO I TUOI CANTANTI PREFERITI, SIA APPARTENENTI ALLA SCENA METAL, CHE FUORI DA ESSA?
“Fammici pensare un attimo… Nel metal, direi Mike Patton, poi Joe Duplantier dei Gojira, ha una voce estrema molto convincente, e per finire LG Petrov degli Entombed. Fuori dal metal, mi piacciono Enya, Pavarotti, Beth Gibbons dei Portishead… Presto poca attenzione all’aspetto tecnico della voce, guardo più a quello che mi comunicano i cantanti, non mi interessano molto l’estensione o altri dettagli del genere”.

PER UNA PERSONA COME TE, SEMPRE ALLA RICERCA DELLA NOVITÀ, CHE AMA SPERIMENTARE MOLTISSIMO, C’È ANCORA QUALCOSA DA SCOPRIRE NEL MONDO DELLA MUSICA, ARTISTI CHE RIESCONO REALMENTE A SORPRENDERTI?
“Certo che sì! Negli ultimi tempi sono rimasto sconvolto dalla musica elettronica di Jon Hopkins, e ho una grande passione anche per i Massive Attack”.

DAL LATO PRETTAMENTE METAL, C’È QUALCHE GIOVANE METAL BAND CHE TI HA COLPITO NEGLI ULTIMI ANNI?
“Sì, credo ci siano dei buoni talenti in giro tra i gruppi più giovani. Animals As Leaders e Tesseract sono due belle realtà della scena odierna, ad esempio, hanno delle ottime idee e sanno come metterle in pratica. In questo momento però non sto ascoltando molto heavy metal, c’è già così tanto suono nella mia vita che non sento il bisogno di aggiungerne dell’altro”!

2 commenti
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