EARTHCRY – Sentieri sconosciuti

Che le cosiddette ‘rock opera’ (o ‘metal opera’) si stiano a poco a poco guadagnando un posto importante nel panorama musicale attuale è qualcosa di sempre più evidente. A parte il pioniere di questo ‘genere’ Arjen Lucassen e il famoso Sammet con i suoi Avantasia, sono molti gli artisti che hanno deciso di riproporci un’intera storia usando come attori volti più o meno noti tra i cantanti mondiali… Samuel Arkhan con i suoi Epysode ne sono un esempio, così come i neoformati Warnot, recensiti poco più di un mese fa su queste pagine. Vi presentiamo adesso un altro artista, italiano, di nome Enrico Sidoti, che con il progetto Earthcry ci mostra un nuovo concept di stampo fantascientifico, interpretato da una schiera di cantanti da capogiro… accanto ai ‘nazionali’ Roberto Tiranti e Marco Basile troviamo infatti nomi internazionali come Zachary Stevens (Savatage), Damian Wilson (Threshold) e Oliver Hartmann. Vediamo quindi, insieme al mastermind Sidoti, dove porta il sentiero che gli Earthcry ci vogliono mostrare…

EARTHCRY CI RAGGIUNGE ALLA FINE DI QUESTO 2012 CON UN OTTIMO DEBUTTO … PRIMA DI PARLARE DELL’ALBUM CI PRESENTERESTI L’INTERO PROGETTO? CI RACCONTI COME E’ NATA L’IDEA PER IL PROGETTO EARTHCRY?
“Dunque, Earthcry nasce molti anni fa quando, quasi per gioco, nacque la storia stessa che fa da cornice per l’intero progetto. Di questo devo doverosamente ringraziare un mio carissimo amico, Franco Iannone, il quale ai tempi mi diede una grossissima mano nella stesura dell’intero concept! Partendo da quella base, passato qualche tempo, mi chiesi se non fosse una buona idea provare a farne un disco… Spinto perciò dal desiderio di creare qualcosa di mio, iniziai la fase compositiva che ha prodotto come risultato ‘Where the Road Leads’, una ‘opera’ incentrata appunto su di un concept di stampo fantascientifico, nel quale ogni ‘cantante/attore’ recita la propria parte”.

QUALI SONO LE MOTIVAZIONI PRINCIPALI CHE TI HANNO SPINTO A IMPEGNARTI IN UN PROGETTO DI QUESTA PORTATA, CON MOLTI OSPITI INTERAZIONALI?
“Ad essere onesto con voi al 100%, confesserò che l’ho fatto principalmente per una questione di visibilità. Ho ritenuto che avere in line-up così tanti nomi di rilievo avrebbe potuto agevolare in qualche modo l’uscita dell’album stesso e la sua conseguente distribuzione, soprattutto in un contesto come quello odierno, nel quale le proposte sono tantissime e spesso di alta qualità! Non vi nascondo però che la soddisfazione personale nell’aver potuto collaborare con artisti di quel calibro è stata comunque sicuramente altissima!”.

IL PROGETTO STA RICEVENDO OTTIME CRITICHE… AL DI LA’ DEI NOMI COINVOLTI, TI ASPETTAVI QUESTO SUCCESSO?
“Sì, ci speravo! Ricevere certi complimenti fa sempre molto piacere, soprattutto dopo tutta la fatica che si è fatta!”.

LEGGENDO QUA E LA’ NOTIAMO COME MOLTI CLASSIFICHINO IL PROGETTO EARTHCRY COME POWER/PROGRESSIVE … PERO’ E’ INNEGABILE CHE IN ALCUNI PASSAGGI SIA IL METAL SINFONICO A FARLA DA PADRONE. TI TROVI D’ACCORDO? O HAI UN’ALTRA DEFINIZIONE PER DEFINIRE DAL PUNTO DI VISTA MUSICALE IL PROGETTO?
“A grandi linee è vero, a tratti i brani presentano quel tipo d’influenza tra power metal e progressive rock, ma sottolineo che in fase di composizione non ho mai davvero pensato qualcosa come ‘voglio fare un disco power’ piuttosto che un disco progressive o un disco sinfonico. Ho semplicemente lasciato che i pezzi nascessero liberamente, e la misura di ciò la abbiamo dal fatto che in ‘Where The Road Leads’ si passa da un genere all’altro in maniera piuttosto frequente e, a volte, credo anche abbastanza inaspettata. Comunque mi trovi d’accordo, se proprio dovessi ‘catalogare’ ‘Where the Road Leads’, io stesso sarei il primo a dire che si tratta di un disco progressive!”.

IL FORMATO IN CUI “WHERE THE ROAD LEADS” CI E’ PRESENTATO E’ QUELLO DELLA COSIDDETTA ‘METAL OPERA’, SULLO STILE AYREON PER INTENDERCI… NELL’ULTIMO PERIODO QUESTO TIPO DI DISCHI PARE STARE PROLIFERANDO (Soulspell, Epysode, Warnot, per citarn alcuni, NdR). COME MAI SECONDO TE QUESTO BOOM?
“Hai ragione! L’ho notato anche io. Credo di potermi allacciare nuovamente al discorso che facevo prima: avere un ‘arsenale’ di personalità di spicco potrebbe aiutare nella promozione e diffusione del disco stesso; ma credo però anche che grazie alla commistione di così tanti cantanti o strumentisti si possa creare un prodotto molto vario, che rispecchi le diverse peculiarità di ognuno degli artisti coinvolti. E’ dunque anche una questione artistica per fortuna…”.

MUSICALMENTE, ARJEN LUCASSEN SEMBRA ESSERE UN PUNTO D’ISPIRAZIONE PER EARTHCRY … CONDIVIDI QUESTO PENSIERO? APPREZZI IL PROGETTO AYREON?
“Io adoro letteralmente il progetto Ayreon! Si era capito da quello che si può ascoltare, vero? E altrettanto mi piace anche Avantasia! Sono cresciuto, sia musicalmente che anagraficamente, ascoltando moltissimo entrambi questi progetti, e ciò naturalmente non può non avermi influenzato nelle mie scelte musicali, senza ombra di dubbio. In più ho anche avuto l’onore di scambiare quattro chiacchiere con le menti di questi progetti, sia con Arjen dunque, tramite mail, sia con Tobias (Sammet, ndR) che ho conosciuto di persona durante un backstage, dopo un concerto degli Avantasia. Entrambi sono due persone fantastiche, oltre che ovviamente due geniacci della musica!”.

UNA PARTE IMPORTANTE IN UNA METAL OPERA E’ LA STORIA CHE FA DA BASE ALLA NARRAZIONE… NE HAI ACCENNATO PRIMA: CE NE RIASSUMERESTI UNA PICCOLA PARTE?
“La narrazione della trama di ‘Where The Road Leads’ inizia con due amici che vengono sorpresi da una tempesta mentre si trovano in mezzo al mare, sulla loro piccola barca. In questa occasione assistono ad un fenomeno di luce che li lascia attoniti e che col tempo li spingerà a ricercare la verità che si cela dietro quello strano evento. Mettendo insieme tutti gli indizi che si presenteranno lungo il loro cammino, essi incontreranno strani personaggi, i quali li condurranno ignari alla risoluzione di quello che forse è il più oscuro e antico segreto dell’uomo…”.

I MAYA E LE LORO PROFEZIE SEMBRANO ESSERE UN PO’ AL CENTRO DI QUESTA TRAMA… COME MAI QUESTA SCELTA? NON HAI AVUTO PAURA DI SCADERE NEL BANALE, TRATTANDO QUEST’ARGOMENTO, IN UN MOMENTO IN CUI ESSO E’ COSI’ INFLAZIONATO? (l’intervista è stata raccolta a dicembre, periodo di bombardamento mediatico sulla prevista fine del mondo, ndR)
“Hai ragione, ci avevo pensato, ma ho voluto lo stesso correre il rischio! In verità però devo precisare che in ‘Where The Road Leads’ non si tratta propriamente dei Maya e delle loro profezie, in quanto nel testo non viene mai specificato di quale popolazione, o gruppo di persone, si stia trattando, nonostante comunque il contesto sembri puntare a quello. Ma d’altronde è anche vero che sono un inguaribile nerd… (ride, ndR)”.

UNA COSA CI HA STUPITO… LA NARRAZIONE SI INTERROMPE IMPROVVISAMENTE, CON I PROTAGONISTI CHE ENTRANO IN UN TEMPIO, SENZA PIU’ SAPERNE NULLA… HAI IN MENTE DI DARE UN SEGUITO A “WHERE THE ROAD LEADS” IN TEMPI BREVI E SPIEGARCI COME FINISCE LA STORIA?
“Sì, alla fine di ‘Where The Road Leads’ nel tempio di cui parli i protagonisti trovano quello che sembra essere un portale… ‘The Believer’ (interpretato da Roberto Tiranti, ndR) lo attraversa, lasciando in sospeso il finale. La volontà di continuare c’è, lo ammetto, e quindi è presumibile che presto mi rimetta al lavoro sul seguito!”.

PASSIAMO AGLI OSPITI SULL’ALBUM, COME SEMPRE PUNTO DI GRANDE INTERESSE IN PROGETTI COME QUESTO: E’ STATO DIFFICILE RACCOGLIERE UNA COSI’ PRESTIGIOSA PARATA DI GRANDI VOCI?
“No, difficile no, devo dirlo! Anzi, ho trovato persone incredibilmente disponibili, anche quando, come prevedibile, erano estremamente impegnate! Purtroppo, trattandosi appunto di professionisti, ognuno aveva già i propri importanti impegni, e questo forse ha un po’ rallentato le registrazioni per l’album, ma alla fine sono riuscito a portare a termine il tutto anche grazie a tutti loro”.

C’E’ STATO UN ARTISTA AL QUALE HAI PROPOSTO DI COLLABORARE CHE TI HA RISPOSTO NO?
“Non ho avuto rifiuti, se è questo che intendi. Solo qualche problema di tempistiche, ciò di cui parlavo prima, ma questo ha comportato solo che con qualcuno di loro l’appuntamento sia stato solo ‘rimandato’ e non cancellato, per fortuna”.

CON QUALE ARTISTA SOGNERESTI DI POTER COLLABORARE, IN FUTURO? UNA SORTA DI TUO SOGNO NEL CASSETTO, PER COSI’ DIRE…
“Be’, cadrò nel banale, ma sogno di poter  collaborare un giorno con Arjen Lucassen! Strano, no (sorride, ndR)? Incrociamo le dita, comunque! Sarebbe proprio bello”.

COME HANNO PARTECIPATO I DIVERSI NOMI COINVOLTI ALLE SESSIONI DI REGISTRAZIONE? COME VI SIETE COORDINATI NELLE FASI DI PRODUZIONE?
“La coordinazione è stata piuttosto semplice, a dire il vero: essendo impossibilitato ad andare io da loro ed essendo logisticamente difficile farli giungere fin da me, ad eccezione di Tiranti che è mio concittadino, ognuno dei nomi coinvolti ha lavorato in autonomia nel proprio studio. Una volta sentite le registrazioni si è valutato cosa andasse bene o cosa poteva invece essere migliorato, fino a che tutto non mi è sembrato a posto. Non ti nego che sarebbe stato più bello poter lavorare fianco a fianco con loro, ma direi che l’esperimento è comunque riuscito e che il risultato è buono lo stesso”.

L’IDEA PER LA COPERTINA DA DOVE VIENE, INVECE? L’IMMAGINE E’ RAPPRESENTATIVA DELLA TRAMA?
“Per la copertina mi sono rivolto ad un altro mio amico, Federico Di Pane, che, pur non disegnando cover di mestiere, ha fatto un incredibile lavoro. Gli ho lasciato carta bianca per vedere cosa ne usciva e devo ammettere ha fatto centro alla prima! Nel disco uno dei temi portanti è il disagio che i protagonisti provano nell’aver vissuto quell’esperienza che li accomuna, così come l’impressione che essi provano di sentirsi soli e spaesati. Secondo me queste sensazioni sono rappresentate molto bene dall’atmosfera decadente della cover, e da quel manichino senza volto in primo piano. C’è poi anche il simbolo più importante, la famosa ‘spirale’, che è il fulcro stesso del concept di ‘Where the Road Leads’. C’è tutto, insomma”.

PROMUOVERE PROGETTI COME QUESTO E’ DIFFICILE, IN QUANTO NON SI PUO’ CONTARE SULL’ASPETTO LIVE… NON TUTTI RIESCONO COME SAMMET A PORTARE IN GIRO PER L’EUROPA UNA VENTINA DI ROCKSTAR IMPEGNATISSIME… COME PENSI DI MUOVERTI TU SOTTO QUESTO ASPETTO?
“Hai ragione! Non tutti abbiamo questa fortuna, infatti l’aspetto live di Earthcry per adesso non è contemplato affatto. Mi affido per ora al passaparola fra persone e conoscenti, alla pubblicità, e alle recensioni e interviste come quelle che voi di Metalitalia.com, che ringrazio, mi state facendo! Poi se il tutto dovesse andare così bene si potrebbe anche pensare a qualche follia… chissà! Solo il futuro lo dirà”.



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