“La nostra precedente etichetta ha fatto davvero tanto per noi, specialmente all’inizio della nostra carriera, ma avevano alcuni problemi per quanto riguarda la distribuzione e la promozione. La Nuclear Blast in questo è molto più professionale, ed inoltre ha un sacco di grandi band metal al suo interno. E’ una grande opportunità per noi, perché sappiamo già da ora che il nostro album sarà disponibile praticamente ovunque. E sai meglio di me che per far sì che un album possa piacere, deve anche essere reperibile!”.

“Abbiamo lavorato molto su questo album. Avevamo cinque mesi di pausa dopo il tour, così abbiamo potuto focalizzare la nostra attenzione per finire l’album e per registrarlo. Siamo davvero contenti di come è uscito, non c’è dubbio”.
“Ancora una volta il lavoro di produzione e di mixaggio è opera di Sascha Paeth, che aveva lavorato con noi anche nei due album precedenti”.
“Non molto, direi. L’album era già stato completato prima che firmassimo un nuovo contratto. Eravamo ‘disoccupati’ quando abbiamo realizzato ‘The Divine Conspiracy’, e poco dopo siamo stati contattati dalla Century Media, con cui stavamo negoziando il contratto. Eravamo in procinto di firmare quando la Nuclear Blast ci ha fatto una proposta che non potevamo rifiutare (!, ndR). Se non avessimo già avuto l’album in mano, non credo che ci sarebbero state molte etichette disposte a lavorare con noi, perché siamo molto cambiati nel tempo, sia come persone che come musicisti”.
“Io ti posso rispondere per quanto riguarda i testi, perché le musiche sono state composte da Mark. Il pezzo parla di una persona completamente ossessionata da un’altra persona, tanto da non contemplare in alcun modo la possibilità di una separazione. C’è molta frustrazione in questo testo, e la song è molto potente e sufficientemente estesa. E’ un inizio insolito per un album degli Epica, contiene parti strumentali e growl; tutto ciò che un metalhead avrebbe potuto desiderare da noi!”.
“Dio ha creato varie religioni a scopo puramente sperimentale. Il suo intento infatti è quello di testare noi esseri umani, di verificare se e quando saremo in grado di realizzare che fondamentalmente tutte le religioni sono uguali. Se cominceremo a rispettare più gli altri, a vivere in pace con gli altri, non ci saranno differenze di religioni”.
L’ALBUM E’ PARECCHIO LUNGO, E SI PROTRAE PER PIU’ DI UN’ORA. NON TEMETE CHE QUESTO POSSA ESSERE UN PROBLEMA PER LE GRANDI MASSE DI ASCOLTATORI? “Sì, potrebbe esserci qualche problema. Ma abbiamo un singolo molto catchy, ed un buon video. Questo è sicuramente un buon biglietto da visita per i metahhead. C’è molto da scoprire su questo album, e non diventerà mai tedioso dopo poco. Considera anche che finalmente abbiamo incrementato le parti heavy, anche per venire incontro a tutti quei fan che ci hanno sempre considerati troppo soft. Ora siamo più verso il metal che verso il gothic, e questo credo che possa essere positivo per molti fan”.
“Dunque, del primo album ricordo che stavo letteralmente impazzendo in studio, ed avevo anche qualche problema di salute che ha reso difficile la sua realizzazione. Il secondo album è andato molto meglio, perché avevo più esperienza ed ho scritto molti più testi. Con questo terzo album le cose sono state altalenanti. Momenti belli e momenti brutti si sono intrecciati nel corso di quei mesi. Non avevamo un contratto, non avevamo un batterista, così sapevamo che molte cose sarebbero cambiate, ma non avevamo idea se in meglio o in peggio”.
“E’ stato fantastico. Devi sapere che quando ho iniziato ad ascoltare metal ero una grande fan della musica di Arjen Lucassen, ed ho sempre sognato di poter lavorare con lui in futuro. Finalmente mi ha contattata e mi sono precipitata nel suo studio per registrare le mie parti, che si addicono perfettamente al mio stile. Sono felice della collaborazione e del risultato”.
“E’ divertente, in effetti. C’è un collegamento tra me e i Kamelot, perché sono fidanzata con Oliver Palotai, il loro tastierista. Quindi li vedo come una specie di seconda band per me. Mi considero il loro sesto membro”.
“Prima di tutto io sono una cantante, ed è normale che io preferisca ricevere complimenti per come canto rispetto che essere apprezzata per il mio aspetto fisico, ma oggi anche il look è importante, specialmente nei concerti. Quando ascolti il CD è solo musica, ma quando sei sul palco, come sei vestito e come ti muovi fa parte del risultato complessivo. Quindi presto molta attenzione anche a questo aspetto. Un bel viso, sia maschile che femminile, è sempre utile per richiamare attenzione su una band. Prendi per esempio Ville Valo, il cantante degli HIM. E’ un bel ragazzo, molte ragazze lo seguono prevalentemente per quello più che per la sua musica. Oggi il mondo va così”.
“E’ stata una mia idea. Ho dovuto convincere i ragazzi, e dopo varie discussioni finalmente sono riuscita a fare valere la mia proposta”.
“Saremo in tour con i Sonata Arctica, ed il 19 novembre saremo all’Alcatraz, a Milano. Non vedo l’ora. Suoneremo 50 minuti. Avremo modo di suonare alcuni pezzi nuovi, insieme ai nostri pezzi più celebri dei primi due album”.










