EPICA – Spiritualità E Natura

Pubblicato il 09/03/2012 da

Come un treno prosegue l’avanzata degli Epica, band formata dal leader Mark Jansen all’indomani del suo abbandono dagli After Forever con il monicker Sahara Dust, ed in seguito rinominata in Epica in onore dell’omonimo album degli australiani Kamelot. Dai tiepidi inizi di “The Phantom Agony”, il gruppo olandese ha saputo ritagliarsi un ampio spazio sotto i riflettori della scena metal sinfonica, grazie alle indubbie doti canore della vocalist Simone Simons ma soprattutto anche grazie ad un songwriting via via sempre più personale e definito, che accosta soluzioni aggressive e vocals al limite del death con le tonalità da mezzosoprano della rossa vocalist. “Requiem For The Indifferent” rappresenta il loro quinto passo discografico, e ci presenta una band sempre più in forma, capace di prendere tutti gli elementi inclusi fino ad ora negli album precedenti e riproporceli in maniera ancora più incisiva ed accurata. All’interno di un lussuoso e centralissimo albergo milanese parliamo di quest’album proprio con la bella vocalist Simone Simons, iniziando un discorso che finirà per toccare argomenti personali come spiritualità e religione…

 

BENE, BENTORNATI SULLE SCENE! SIETE QUI PER PROMUOVERE IL VOSTRO NUOVO ALBUM “REQUIEM FOR THE INDIFFERENT”. CE LO VORRESTI PRESENTARE?
“Sì, certamente. ‘Requiem For The Indifferent’ è il nostro quinto album, ed è una sorta di fratello maggiore di ‘Design Your Universe’. E’ sicuramente un album in puro stile Epica ma è certamente più maturo, più bilanciato… è più pesante in alcune parti, ma molto melodico in altre. Questo album presenta sicuramente meno orchestrazioni ed un sound più guitar-oriented, ma presenta ancora molti passaggi melodici e memorizzabili. La struttura dell’album non è cambiata, alterna ancora pezzi corti di gran presa a momenti molto lunghi che richiedono un ascolto più attento. Il titolo si riferisce a tutto ciò che sta succedendo ora nel mondo: la crisi finanziaria, i disastri naturali, questo genere di eventi su scala globale. Pensiamo infatti che le persone dovrebbero prestare maggior attenzione a ciò che succede nel mondo e non guardare solo nel loro guscio, a ciò che accade all’interno della loro piccola sfera personale. Il messaggio di ‘Requiem For The Indifferent’ è che bisogna lavorare tutti assieme per poter ottenere dei cambiamenti ”.

“DESIGN YOUR UNIVERSE” ERA UN ALBUM DAVVERO COMPLETO. SEMBRAVA DICHIARARE: “QUESTI SONO GLI EPICA AL MEGLIO DELLE LORO POSSIBILITÀ”. AVETE SENTITO UNA CERTA PRESSIONE COMPONENDO QUESTO DISCO AL PENSIERO DI DOVERLO CONFRONTARE COL PREDECESSORE?
“Be’, ogni album che pubblichi deve essere migliore del precendente, altrimenti stai cominciando ad avere problemi… Certo, ti ringrazio per il complimento e concordo sul fatto che ‘Design Your Universe’ fosse un grande album, ma in verità non abbiamo sentito una vera e propria pressione. Semplicemente, ci siamo presi un po’ più di tempo per lavorare, e siamo andati avanti fino a che non siamo stati pienamente soddisfatti. Se non lo fossimo stati, avremmo continuato a modificarlo fino a che non fossimo stati tutti convinti del risultato. Non c’era assolutamente il timore di non riuscire a fare di meglio, cambia solo il tempo impiegato per ottenere un risultato”.

STRUTTURALMENTE, “THE DIVINE CONSPIRACY”, “DESIGN YOUR UNIVERSE” E “REQUIEM FOR THE INNNOCENT” SONO SIMILI. TREDICI CANZONI, UN OPENER CON IL GROWL SUPERIORE AI SEI MINUTI, DUE LUNGHE SUITE, DI CUI UNA SEMPRE CENTRALE E UNA POSTA IN CHIUSURA. COINCIDENZA, O RIFLETTE UN VOSTRO PRECISO MODO DI COMPORRE MUSICA?
“Un po’ tutte e due. Non partiamo certo con l’idea di limitarci con una struttura fissa e ripetibile, ma in ogni nostra uscita cerchiamo di mantenere un bilanciamento tra le canzoni più dirette e quelle più lunghe. Troppe canzoni di lunga durata, posizionate in maniera ravvicinata, renderebbero più difficile l’ascolto. Poi, per come si sviluppano i nostri concept, abbiamo sempre bisogno di un’introduzione, un pezzo di apertura molto diretto che catalizzi l’attenzione, e una lunga suite finale che riassuma i temi trattati. E’ così che ci piace strutturare gli album… quindi, sì, puoi un po’ considerarlo come un nostro stile”.

QUESTO È IL TERZO CONCEPT ALBUM, O QUANTO MENO IL TERZO ALBUM CHE TRATTA IN OGNI SUA CANZONE SEMPRE GLI STESSI TEMI RICORRENTI. POTRESTI PRESENTARCI DUNQUE I TEMI DI “REQUIEM FOR THE INDIFFERENT”?
“’Specifichiamo che ‘Requiem For Indifferent’ non è un vero concept album, nel senso che non ha una storia definita come per esempio è stato per ‘The Divine Conspiracy’, ma sicuramente come dici tu contiene dei temi ricorrenti, ovvero la natura, la politica e la religione. Questi tre temi sono alla base di tutte le composizioni del disco. Per gli Epica l’aspetto lirico è decisamente importante, e ci piace pensare che i nostri ascoltatori leggano i testi e ci ragionino sopra. Per questo cerchiamo di spingerci oltre la semplice espressione delle nostre opinioni su temi specifici, cerchiamo invece di scrivere i testi in maniera da creare ispirazione ed interesse nell’ascoltatore, e spingerlo a ragionare sui temi presentati”.

POSSIAMO PERÒ CONSIDERARE “THE DIVINE CONSPIRACY”, “DESIGN YOUR UNIVERSE” E “REQUIEM FOR THE INDIFFERENT” COME COLLEGATI DA UN UNICO CONCEPT, O TEMA PORTANTE?
“Sì, ma se presti attenzione, già a partire dal nostro secondo album ci siamo sempre concentrati sugli stessi temi. Per farti un esempio ‘Consigned To Oblivion’ (il secondo album, ndR) parla della distruzione della natura e della sua importanza, e proprio la copertina di ‘Requiem For The Indifferent’, la nostra uscita attuale, rappresenta un essere umano, immobilizzato, fermo nel tempo e circondato da un mondo freddo e materialista, che però cerca di raggiungere la natura, protendendosi verso di essa. Questi temi ci sono cari. Sono ‘Epica’, potremmo dire”.

L’ARGOMENTO RELIGIOSO/SPIRITUALE SEMBRA MOLTO FORTE NEGLI EPICA. I MEMBRI DEL GRUPPO SONO MOLTO RELIGIOSI?
“Be’, che io sappia non siamo esplicitamente religiosi, ma non siamo nemmeno contro il concetto di religione. Questo forse provoca qualche fraintendimento, visto che spesso parliamo nei nostri testi di religione, ma siamo tutti convinti che ognuno abbia il diritto di credere in ciò che lo fa stare meglio. Io personalmente sono cattolica (‘roman catholic’, ndR), ma non ci sono cresciuta né sono stata battezzata. La religione è qualcosa che ti può dare una grandissima forza ed una convinzione inflessibile, ma può essere anche molto pericolosa se usata nel modo sbagliato. La storia della Cristianità, o dell’Islam, ci mostra ampiamente in diversi momenti come visioni estreme della religione possano portare a brutti risultati… noi non siamo comunque contro la religione, siamo anzi convinti che aiuti veramente gli esseri umani nel loro cammino e anche che unisca le strade di diverse persone. Occorre però fare delle precisazioni: ad esempio, io credo nella presenza di un potere superiore, ma credo anche nel potere della mente umana. Vedo il miracolo e la bellezza in tutte le cose che mi circondano, non solo in un essere superiore o nelle sue azioni. Inoltre, non credo alla vita dopo la morte, penso che una volta che si muoia sia finita. Questo è il motivo per cui cerco di vivere la mia vita nella maniera più piena possibile, perché so che non sarà per sempre. Per quanto riguarda gli altri membri delle band, Mark è il più spirituale di tutti noi. Anche lui crede in un potere superiore, ma è anche molto legato al concetto di natura, come si può notare dai testi”.

PARLANDO DI LIRICHE E DELLA LORO IMPORTANZA, HAI MAI PENSATO DI DIVENTARE AUTRICE DI UN ALTRO TIPO DI MEDIA? ROMANZIERA, SCRITTRICE, GIORNALISTA, BLOGGER…
“Io sono già una blogger. Mantengo un blog su blogspot.com, nel quale parlo di tutto quello che provo vivendo on the road ma anche di vari argomenti per donne. Pettinature, trucco, stile, vestiti… non ho però aspirazioni di diventare scrittrice, o qualcosa di più di quello che già faccio adesso, se questo risponde alla tua domanda”.

CI PARLI DELLA COPERTINA? È DELLO STESSO ARTISTA CHE HA LAVORATO PER I KAMELOT? IL MESSAGGIO DELLA COPERTINA È LEGATO AI TEMI TRATTATI?
“Sì, è lo stesso artista della copertina dei Kamelot. Come ti dicevo prima, la copertina rappresenta un essere umano incastrato nel mondo freddo e materialistico di oggi. Questa persona ha perso la propria identità, come mostra il codice a barre sul braccio, ed ora fa solo parte di questo freddo mondo senza contare più nulla, così simile agli oggetti inutili che la circondano. Ma essa sta anche cercando una chiave per tornare alla natura, a ciò che è più importante per lei, per uscire da questa situazione”.

NIGHTWISH E WITHIN TEMPTATION HANNO MANIFESTATO UN GRANDE INTERESSE NELLA ALTRE ARTI VISUALI. I WITHIN TEMPTATION HANNO MISCHIATO LA PROPRIA MUSICA CON UN FUMETTO, E DI CERTO SAPRAI DELLA PREPARAZIONE DEL FILM “IMAGINAERUM” CON FIRMA NIGHTWISH. GLI EPICA NON PROVANO LA STESSA ATTRAZIONE VERSO CINEMA E ARTI VISUALI?
“Siamo tutti grandi fan del cinema, specialmente io stessa e Mark, e questo si può ben cogliere nelle parti più sinfoniche della nostra musica, così simili a colonne sonore. Specialmente nelle nostre canzoni più lunghe, cerchiamo di fare in modo che si possa visualizzarle nella propria mente, come se in effetti si trattasse di un film. Ma non abbiamo però alcuna intenzione di lanciarci in un progetto come quello dei Nightwish. Non fa per noi. Vorremmo scrivere la colonna sonora di un film, quello sì, sarebbe grandioso, ma non creare una sceneggiatura originale. Uno dei miei sogni sarebbe scrivere la musica per un’opera come ‘Il Gladiatore’, ma creare un film intero è una cosa completamente diversa”.

GLI EPICA SONO CARATTERIZZATI DA UN’INTENSA ATTIVITÀ LIVE. MA SENTITE ANCORA VERAMENTE IL BISOGNO DI STARE IN TOUR COSÌ A LUNGO? O LA COSA STA DIVENTANDO STANCANTE?
“L’unica cosa che puoi definire stancante dell’essere ‘on the road’ è proprio la pura mancanza di sonno! Sì, è vero siamo spesso in tour, ma passiamo anche lunghi periodi a casa. E’ solo una questione di mantenere un equilibrio, poi scopri che le cose si compensano da sole. Quando sei in tour ti mancano la famiglia, gli amici, il gatto o il cane… ma quando sei a casa, dopo un paio di settimane non vedi l’ora di partire di nuovo! E’ un ciclo, bisogna solo sapersi muovere con lui”.

SEI STATA COINVOLTA IN UNA GRANDE SERIE DI PARTECIPAZIONI. KAMELOT, AYREON, PRIMAL FEAR, SONS OF SEASONS… TUTTE QUESTO COLLABORAZIONI SONO IMPORTANTI PER TE?
“Sì, sicuramente le collaborazioni sono importanti per me. Mi piace lavorare su album che non siano solo degli Epica. Con I Kamelot peraltro è già il terzo album su cui registro alcune parti, e prima di diventare famosi con gli Epica, il mio sogno era proprio di registrare con loro, una delle mie band preferite, ero una loro fan! E’ un sogno che è divenuto realtà, e quindi le collaborazioni sono una sorta di mio messaggio ai fan di non rinunciare mai ai propri sogni perché, se ti impegni ed hai passione, essi potrebbero realizzarsi. I tuoi sogni non potranno mai essere più grandi della tua capacità di realizzarli, quindi è importante credere in essi fino alla fine”.

GLI ELEMENTI LEGATI AI MAYA TORNANO SPESSO NELLA MUSICA DEGLI EPICA. LA LORO CULTURA SIGNIFICA QUALCOSA DI SPECIALE PER VOI?
“La cultura Maya è importantissima per Mark, ma solo per lui. Ha letto davvero molti libri al riguardo, e al momento è proprio in Messico per visitare i templi Maya un’altra volta. E’ lui che introduce tutti gli elementi Maya nelle nostre liriche, ma è l’unico della band con questa passione. Questo è Mark. Mark, il Maya! (ride, NdR)”.

PARLANDO INVECE DEI MAYAN, LA BAND DI MARK AUTRICE DI UN ALBUM USCITO QUALCHE MESE FA: PENSI CHE QUESTA ESPERIENZA ABBIA MODIFICATO IN PARTE IL SONGWRITING DEGLI EPICA?
“No, l’esperienza con i Mayan non ha influito in nessun modo sugli Epica né sul loro modo di comporre. I Mayan sono una valvola di sfogo per Mark e altri ragazzi, un’occasione di incidere qualcosa di veramente pesante, qualcosa che non sarebbe possibile a causa della precisa identità che gli Epica si sono creati nel corso della loro storia. Certo, a Mark e Arien piace molto quel genere così pesante, e quando si è allontanato dagli Epica per un po’, concentrandosi su quel progetto, si è sentito sicuramente in qualche modo sollevato, più libero di esprimere se stesso. Ma sono due gruppi del tutto separati”.

VEDREMO MAI MAYAN E EPICA IN TOUR ASSIEME? CI AVETE MAI PENSATO?
“Epica e Mayan  hanno circa lo stesso pubblico. Molti di quelli che adoravano i primi hanno ascoltato i secondi e gli sono piaciuti, quindi dal punto di vista promozionale non ha senso averli come gruppo di supporto, perché non aumenterebbero il pubblico. Inoltre, tre dei membri dei Mayan suonano anche con gli Epica, e questo toglierebbe un po’ della magia degli Epica stessi. Inoltre, come dici tu, Mark è il volto principale di ambo le band, e sarebbe sul palco per troppo tempo. Dovrebbe provare due soundcheck, e poi cantare e suonare per due band… sarebbe troppo. Ne abbiamo parlato ma l’idea è caduta subito. Sarebbe carino per un solo concerto (magari ad un festival, ndR), ma per un tour intero decisamente no”.

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