EPICA – The Tour Enigma

Pubblicato il 12/11/2014 da

Abbiamo giocato un po’ col titolo dell’intervista, riagganciandoci a quello della ultima release degli olandesi Epica, intitolata “The Quantum Enigma”, ma il motivo che ci ha spinto a farlo è legato all’occasione per la quale noi di Metalitalia.com abbiamo deciso di raggiungere telefonicamente Mark Jansen, voce e chitarra ritmica del gruppo. I sei giovani dei Paesi Bassi stanno di fatto per imbarcarsi nell’ennesimo tour europeo, e un po’ di novità erano nell’aria: oltre ad essere il primo dopo la gravidanza della frontwoman Simone, per ammissione stessa del chitarrista Mark questo è anche  un tour appoggiato ad un album finalmente ‘live oriented’, caratteristica che non riguardava certo i precedenti lavori del gruppo… valeva la pena di saperne qualcosa di più. Abbiamo quindi dedicato questo quarto d’ora telefonico col chitarrista, essenzialmente parlando dell’importanza che l’aspetto live ricopre per la band. Scoprendone delle belle.

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BENE MARK, STATE PER PARTIRE PER UN ALTRO TOUR, VUOI DIRCI COME VANNO I PREPARATIVI IN CASA EPICA?
“Beh diciamo che siamo già pronti perché avremmo dovuto partire prima per un tour americano con Machine Head e Children Of Bodom, ma i Machine Head hanno cancellato il tour, quindi ci siamo trovati con praticamente un mese di vacanza in più. Possiamo focalizzarci quindi meglio sul leg europeo e arrivare ancora più carichi”.

CHE CI DICI DI SIMONE? E’ PRONTA A PARTIRE DOPO AVER PARTORITO IL PICCOLO VINCENT L’ANNO SCORSO?
“Si è ripresa del tutto! Abbiamo già provato a suonare dal vivo, con dei festival estivi e delle date in Messico e Colombia, e sembra poter tenere benissimo il palco. Non ho visto nessuna differenza rispetto a come cantava prima, è sempre la nostra cantante”.

MOLTE CANZONI DEGLI EPICA SONO ASSAI COMPLESSE E PIENE DI DETTAGLI, CHE IMMAGINIAMO DIANO QUALCHE GRATTACAPO NELLA RIPROPOSIZIONE DAL VIVO. NEL MOMENTO IN CUI COMPONETE, PERO’, L’ASPETTO LIVE E’ CONSIDERATO?
“Dipende. Avrei voluto rispondere di sì, ma in realtà questo dipende dall’album. Nell’ultimo in particolare, ‘The Quantum Enigma’, l’aspetto della resa live è stato predominante. Ci siamo molto impegnati per far si che tutte le canzoni potessero trovare posto in un set live, e così abbiamo cercato di far sì che le registrazioni fossero il più simili possibili a come le suonavamo in sala prove. Ma non è sempre stato così. ‘Requiem For The Indifferent’ è stato composto come un album 100% da studio, e solo dopo averlo finito abbiamo cercato di capire quali brani potessero essere riproposti e quali no. Invece, per l’album più recente, l’aspetto live era molto importante”.

IMMAGINO CHE QUINDI NON AVRETE PROBLEMI NELLA SUA RIPROPOSIZIONE IN QUESTO TOUR…
“No, infatti… nessun problema. Abbiamo già suonato tutti i pezzi dal vivo e vengono esattamente come ce li aspettavamo”.

CI SONO PERO’ UN PAIO DI PUNTI CHE MI PIACEREBBE DISCUTERE… AD ESEMPIO, PER CANZONI LUNGHE COME ALCUNE DELLE VOSTRE, NON E’ DIFFICILE RICORDARSI OGNI PASSAGGIO SENZA FARE ERRORI?
“Capisco cosa vuoi dire, ma devi metterti nei panni nostri, non del musicista che deve fare una cover. La canzone l’abbiamo scritta noi, anche se è lunga, è più facile ricordarsela. Se ti avvicini ad esempio a ‘The Quantum Enigma’ senza averla mai provata, concordo che la struttura così senza schemi ti renda difficile memorizzare le varie parti e capire quando suonarle. Ma avendola scritta, ogni passaggio è fissato nella nostra mente. Sembra un luogo comune, ma le tue mani si muovono da sole, sanno esattamente quello che devono fare, senza nemmeno che ci pensi. Con questo non dico che non facciamo mai errori mai, ma voglio dirti che forse è meglio fidarsi della propria conoscenza e lasciare andare il brano piuttosto che contrarsi sull’ipotesi di sbagliare. Si commettono errori molto di più quando ci si concentra troppo per la paura che quando si lascia che la canzone segua il suo corso… e se poi si dovesse compiere un errore, l’importante è riprendere subito il filo con i compagni”.

COMPRENDO LA RISPOSTA… NON AVETE MAI CONSIDERATO QUINDI DI DARVI A CANZONI PIU’ FACILI.
“No. Mai preso in considerazione. Continueremo a scrivere canzoni così complesse perché questa è la nostra musica preferita e non ci vediamo nel vestire altri panni. Comunque, per dire, i Dream Theater hanno canzoni anche più complicate delle nostre, eppure suonano tranquillamente a memoria senza problemi… Almeno, io parlo di Petrucci, anche perché forse Ruddess un po’ di musica la legge su quel grosso schermo che ha sopra la tastiere… (grandi risate, ndR)”.

TUTTAVIA, RITENGO CHE PER SOSTENERE UN CONCERTO DEGLI EPICA SERVA UN BUON LIVELLO DI CONCENTRAZIONE E PREPARAZIONE. COME VIVETE LA VITA DA TOUR CERCANDO DI MANTENERE LO STATO FISICO E MENTALE NECESSARIO A SUONARE BENE?
“Eh, non è facile. Di sicuro io prima dello show non bevo alcolici. Anzi, ti dirò di più, quando sono in tour faccio sport, che è importante per mantenermi in forma. Dopo lo show qualcosa ci concediamo, ma bisogna sempre pensare allo show successivo. Non ho più diciotto anni, un tempo di queste cose me ne sbattevo, ma ora arrivare spaccato al giorno dopo so che mi darebbe seri problemi a gestire uno show impegnativo. Adesso la questione non è più solo fare festa, è cercare di mantenere un equilibrio tra ciò che voglio in temrini di divertimento e ciò che vogliono in termini di professionalità. Se sei bravo a mantenere questo equilibrio, la vita in tour non è così dura. Ma se bevi troppo, dormi poco… beh, prima della fine del tour avrai dei problemi”.

CI SONO DEI RITUALI CHE COMPITE PRIMA DI SALIRE SUL PALCO?
“Facciamo tutti i nostri esercizi durante il giorno, in tempi e modalità diverse. Quindici minuti prima dello show ci vestiamo con gli abiti da scena, e facciamo un breve warm-up. Appena prima di salire, ci auguriamo buona fortuna l’un l’altro e ci battiamo il pugno chiuso con ciascun compagno. E’ così siamo pronti a partire!”.

C’E’ QUALCHE BRANO CHE NON VEDEVI L’ORA DI PRESENTARE DAL VIVO?
“In genere c’è sempre almeno un brano che mi intriga suonare più degli altri. Per ogni album è successo, ma questa volta sento che non riesco a scegliere. Ci sono veramente tanti pezzi che hanno un bell’impatto e una resa superba, quindi non riesco a scegliere. Questo è il motivo per cui, anche nel tour europeo, suoneremo così tanti brani da quest’album. Per ogni data, abbiamo fatto sì di avere almeno cinque o sei canzoni presenti di ‘The Quantum Enigma’. Magari non sempre le stesse, ma sempre tante…”.

LE EMOZIONI CHE PROVATE SUL PALCO SONO SEMPRE LE MEDESIME DELL’INIZIO? C’E’ ANCORA QUELL’ENERGIA CHE TEMPO FA TI HA CONVINTO CHE ESSERE UNA ROCK STAR SAREBBE STATO IL TUO FUTURO?
“Si, assolutamente. Ancora stare sul palco mi elettrizza. Specialmente quando l’energia che noi sprigioniamo da li sopra scende sotto, verso la folla, e ci torna amplificata cento volte dalle loro urla. E’ bellissimo. Questo tipo di interazione tra la band e il pubblico è qualcosa di incredibile, che ti fa tenere anche tre ore di show, che pure a mente fredda sembrano tantissime. Anzi, spesso una volta finito non riesci nemmeno a dormire subito, perché l’adrenalina è ancora troppo alta… Anche a distanza di anni devo prima calmarmi e poi andare a letto.”

LA QUESTIONE DELL’ENERGIA E’ UN PUNTO INTERESSANTE… PER BAND COME GLI STEEL PANTHER E’ TUTTO GRASSO CHE COLA, PERCHE’ LE LORO CANZONI DEVONO EMANARE ENERGIA. INVECE, COME LO STESSO JOE SATRIANI CI HA DETTO IN UN’ INTERVISTA, FARE UN ASSOLO LENTO, TOCCANTE E MALINCONICO MENTRE SI E’ ESALTATI PER LA PERFORMANCE E’, ALMENO PER LUI, MOLTO DIFFICILE. TU COME LA VEDI?
“Io non suono assoli, li fa Isaac (Delahaye, ndR). Quindi, non ho problemi da questo punto di vista, le mie parti posso suonarle correttamente che io sia felice, esaltato o anche un po’ triste, cosa che può capitare. Ma capisco il tuo punto, perché suonare un assolo vibrante, a note lunghe, quando l’eccitazione ti farebbe venire voglia di saltare e battere la testa non deve essere facile. Ma il conflitto di emozioni c’è, non pensare di no, perché comunque io canto. Spesso mi trovo a dover cantare delle parti ultra-aggressive, ma non vorrei! Il mio umore mi direbbe tuttaltro, ma devo risultare credibile, incazzato. Alle volte la rabbia per cose che sono successe, può anche essermi di aiuto, ma mantenere l’aggressività necessaria all’intero show può essere difficile. In qualche modo, devi trovare un modo di farlo funzionare, e penso che con gli anni, e l’esperienza raccolta, mi sono abituato a passare tra questi diversi stati d’animo…”.

CI SONO ANCHE MOMENTI BRUTTI IN TOUR, DUNQUE.
“Il lato brutto del tour…. Sono gli aeroporti! Non volare, quello mi piace parecchio, proprio gli aeroporti. Gli imbarchi sono sempre fottutamente presto la mattina. Fai la fila come tutti e perdi un sacco di ore in modo inutile. Chi viaggia poco magari non sperimenta il disagio del perdere i bagagli… ma se viaggi in aereo più volte in un mese, ti assicuro che succede! Quando i bagagli vengono persi poi, chissà quando li rivedi, e devi fare a meno di alcune delle tue cose… insomma, è un vero martirio. Le rare volte in cui ho voglia di tornare a casa e avere una vita normale succedono sempre quando sono in qualche aeroporto…”.

VOI AVETE GIRATO IL MONDO CON LA VOSTRA MUSICA… VEDETE DIFFERENZA TRA LE VARIE AUDIENCE? NEL SENSO IL PUBBLICO GIAPPONESE E’ COSI’ DIVERSO DA QUELLO EUROPEO?
“Senza dubbio. Anche se le similarità tra i metallari di tutto il mondo sono molte più di quante ci si possa aspettare, un minimo di differenza culturale la trovi sempre. Gli italiani ad esempio sono molto passionali, sicuramente di più degli olandesi. Ora vivo in Italia , e mi rendo ben conto di ciò… e ho anche scoperto che più al sud scendi, più la gente diventa affettuosa e accogliente! Penso che questo valga anche per l’Europa, e i paesi del nord tendono ad essere più distaccati di quelli mediterranei. Quando incontri qualcuno che conosci qui in Italia, spesso vieni salutato con un bacio sulla guancia, anche tra uomini… in Olanda questo è quantomeno strano! E in Finalndia e in Svezia questo avviene anche di più. Ovviamente una simile differenza di comportamento dal palco la vedi, e l’audience italiana o spagnola tende ad essere sicuramente più ‘selvaggia’ di quella tedesca o olandese…”

VIVI IN ITALIA? COME TI TROVI?
“Mi sono trasferito a Serradifalco per vivere con la mia fidanzata e ora l’Italia ha un grande posto nel mio cuore! Mai da bambino avrei pensato che avrei vissuto nel vostro paese, specialmente in Sicilia, dove sto adesso. C’erano così tanti posti nel mondo dove avrei voluto vivere e l’Italia non era certo fra questi. L’idea che avevo era di gente un po’ arrogante, rumorosa… ma non è per niente vero! Ho scoperto di avere molto in comune con la gente italiana e quindi mi trovo veramente molto a mio agio tra di voi. E’ una sensazione strana, ma sono felice della mia vita adesso. Essendo saltato il tour americano tornerò a casa tra qualche giorno e non vedo l’ora. C’è la mia fidanzata che mi aspetta (Laura Macrì, cantante dei Mayan, ndR), la mia casa, i miei oggetti… e poi non vedo l’ora di andare al nostro ristorante preferito, una pizzeria eccezionale dove prendo sempre una pizza al tonno buonissima!”.

 

 

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