IN FLAMES – Giù La Maschera!

Pubblicato il 02/08/2011 da

Ufficializzata l’uscita dell’unico membro fondatore superstite, Jesper Strömblad, gli In Flames hanno finalmente deciso di gettare la maschera – letteralmente, visto l’abbandono del Jester sancito in “Jester’s Door” – e di completare l’operazione ‘sputtanamento’ iniziata con “Clayman” e giunta ora a compimento con “Sounds Of A Playground Fading”, sicuramente il disco più orecchiabile e forse il più riuscito tra quelli partoriti dalla formazione svedese nel terzo millennio. E’ quindi con piacere che accogliamo a commentarlo con noi proprio il suo principale artefice, Björn Gelotte, raggiunto ai microfoni di Metalitalia.com per fare il punto su una delle ‘band a cui affidare il futuro del metal’…

CIAO BJORN, INNANZITUTTO COMPLIMENTI PER “SOUNDS OF A PLAYGROUND FADING”: PERSONALMENTE L’HO APPREZZATO DAVVERO MOLTO E COME ME ANCHE MOLTA GENTE, VISTO CHE AVETE RAGGIUNTO POSIZIONI DI VERTICE IN DIVERSI PAESI…VI ASPETTAVATE TUTTO QUESTO SUCCESSO?
“In realtà non ci aspettavamo nulla, semplicemente scriviamo e suoniamo da sempre la musica che ci piace e l’unica cosa importante è che siamo noi i primi alla fine di ogni giornata ad essere orgogliosi di quello che abbiamo scritto. Questo album poi ha avuto una gestazione particolare, dato che è stato il primo scritto senza Jesper, quindi non sapevamo veramente cosa aspettarci, ma alla fine siamo contenti che stia avendo questo apprezzamento, grazie anche all’ottimo lavoro della nostra nuova etichetta”.

A PROPOSITO DI ETICHETTA, COSA VI HA SPINTO DOPO UNA MILITANZA STORICA SOTTO L’EGIDA DELLA NUCLEAR BLAST A FIRMARE PER LA CENTURY MEDIA?
“Il nostro deal con la Nuclear era scaduto, quindi abbiamo iniziato a guardarci in giro, dato che il mercato discografico è cambiato profondamente negli ultimi anni ed avevamo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a stare sul mercato anche sotto altre forme rispetto a quella tradizionale. Ormai si vendono sempre meno dischi e gira sempre più musica su Internet, quindi la tua musica deve essere reperibile ovunque per poter essere visibile. Da questo punto di vista i ragazzi della Century Media, che tra l’altro conosciamo personalmente da anni e che apprezzano da sempre la nostra musica, ci hanno proposto delle ottime idee, quindi è stato facile decidere di firmare per loro nel momento in cui siamo rimasti senza contratto. Credo abbiano fatto davvero un ottimo lavoro, e i risultati che tu stesso citavi sono lì a dimostrarlo”.

NUOVA LINE UP, NUOVA ETICHETTA, UN SOUND PER CERTI VERSI RINNOVATO…POSSIAMO DIRE CHE “SOUNDS OF A PLAYGROUND FADING” SEGNA UN NUOVO CORSO NELLA STORIA DEGLI IN FLAMES, UN PO’ COME FECE “REROUTE TO REMAIN” AGLI INIZI DEL DUEMILA?
“Non è del tutto sbagliato dirlo, ma in realtà se ci pensi il primo vero cambiamento nella musica degli In Flames è molto più datato e risale ai tempi di ‘The Jester Race’, che era solo il nostro secondo album: allora, con una line up stabile, abbiamo iniziato ad unire l’aggressività con la melodia dando vita al sound degli In Flames, che poi si è evoluto nel tempo. Il secondo grosso cambiamento è stato con ‘Reroute To Remain’, ma in realtà quello che abbiamo fatto è stato solo cambiare produttore: questo sicuramente ha portato qualche novità nella registrazione del sound, ma anche se la gente tende a vederlo come l’inizio di una nuova era per noi è solo un album come tutti gli altri. La stessa cosa ora, l’uscita di Jesper, che non se la sentiva più di affrontare la vita in tour, ha portato a dei cambiamenti, così come noi stessi siamo maturati ed evoluti, sia anagraficamente che musicalmente, rispetto ai nostri esordi, quindi è normale che tutto ciò si sia tradotto in qualcosa di nuovo, anche se per noi resta comunque ‘solo’ un nuovo album. Quello che lo differenzia rispetto ai nostri lavori passati è la produzione, mai così potente prima: stavolta credo sia stato fatto un ottimo lavoro, posso davvero dire di esserne molto soddisfatto”.

UNA DELLE TRACCE CHE PIU’ MI HA COLPITO, SOPRATTUTTO PER QUANTO RIGUARDA IL TESTO, E’ “JESTER’S DOOR”: ALL’APPARENZA UN SEMPLICE INTERLUDIO RECITATO, CHE PERO’ PUO’ ESSERE DAVVERO LETTO COME LA FINE DI UN’ERA E IL TESTAMENTO DI UN’EPOCA CHE ORMAI E’ ANDATA E NON TORNERA’ PIU’…
“Tutto è nato da un paio di righe di testo scritte da Anders, sulle quali non riuscivamo però a trovare una musica adatta; così abbiamo pensato di mettere un sottofondo ‘rumoroso’ e di lasciare la parte recitata in primo piano, ed il risultato è quello che poi è finito sull’album. Riguardo all’intepretazione del testo, può essere visto in diversi modi: lo si può leggere, come dici tu, riferito alla band, oppure alla perdita di un amico, oppure ancora con una chiave di lettura più globale”.

UN’ALTRA TRACCIA PARTICOLARE E’ SICURAMENTE “A NEW DAWN”, CHE UNISCE IL CLASSICO TRADEMARK IN FLAMES CON ORCHESTRAZIONI PER VOI FINORA INEDITE…COME E’ NATA L’IDEA E, VISTO L’OTTIMO RISULTATO FINALE, PENSI RIPETERETE L’ESPERIMENTO IN FUTURO?
“L’idea di fondo era quella di inserire delle parti di violoncello all’interno di una canzone: piuttosto che aggiungerlo in fase di produzione, abbiamo però preferito provare direttamente in studio ad inserire l’arrangiamento orchestrale, ed è così che è nata la canzone. Sicuramente è un qualcosa di cui andiamo fieri, ma anche se stavolta è andata così è ancora presto per dire se si ripeterà in futuro”.

COSA CI PUOI RACCONTARE INVECE DI “LIBERATION”, PROBABILMENTE UNA DELLE CANZONI PIU ‘LEGGERE’ MAI SCRITTE DAGLI IN FLAMES, EPPURE ANCH’ESSA RIUSCITISSIMA?
“In realtà abbiamo sempre scritto canzoni più soft, pensa ad esempio a ‘Come Clarity’: il fatto è che, dopo una serie di pezzi più tirati e dinamici, ci vuole qualcosa di più rilassante, quindi ci è venuto naturale terminare il disco con un brano più leggero e con un mood positivo”.

A PROPOSITO DI POSITIVITA’, IL SONGRWITING DEL NUOVO ALBUM SEMBRA PIU’ SOLARE RISPETTO AI PRECEDENTI: E’ UNA SCELTA VOLUTA E HA A CHE FARE CON L’USCITA DI JESPER?
“Non è mai bello quando qualcuno è malato, a maggior ragione se quel qualcuno è un tuo amico da ormai vent’anni, praticamente un fratello. Questo non è sicuramente un aspetto positivo ma, proprio per questo, piuttosto che piangerci addosso abbiamo cercato di convertire l’energia negativa in melodie e testi che fossero il più possibile positivi”.

UN’ALTRA DIFFERENZA E’ LA PRESENZA PIU’ MASSICCIA DI ASSOLI DI CHITARRA, CHE NEGLI ULTIMI ALBUM ERANO ANDATI UN PO’ PERSI…
“Un primo motivo è dovuto al cambiamento nel songrwiting: quando a comporre eravamo io e Jesper, mettevamo insieme le ritmiche della canzone e solo alla fine delle registrazioni componevamo i soli di chitarra; spesso però non c’era abbastanza tempo e quindi era difficile trovare la parte solista giusta, che invece è una componente fondamentale per una canzone metal. Un altro motivo è legato all’ingresso di Niklas (Engelin, ndR) nella band: anche se mi sono occupato io di scrivere tutte le parti di chitarra, il suo arrivo ha sicuramente contribuito a portare un po’ di freschezza e mi ha spronato ad inserire più parti soliste, visto anche come ci divertiamo a suonarle on stage”.

COME DETTO, STAVOLTA TI SEI OCCUPATO TU DI SCRIVERE TUTTE LE CANZONI, MA PENSI CI SARA’ SPAZIO IN FUTURO PER NIKLAS, COSI’ COME PER GLI ALTRI MEMBRI, NEI CREDITS MUSICALI DEGLI IN FLAMES?
“L’uscita di scena di Jesper era così fresca che non abbiamo nemmeno affrontato l’argomento tra di noi; quando ci ha detto che non avrebbe continuato con la band, io stesso mi sono chiesto come avremmo approcciato il songrwiting, se avrei fatto tutto da solo o con qualcun altro o che altro. Poi mi sono messo lì con la chitarra e, man mano che uscivano nuovi riff e melodie, mi sono reso conto di potercela fare da solo, anche se il contributo di Anders, Peter e Daniel è stato comunque determinante, sono tutti musicisti preparatissimi e riescono sempre a portare quel qualcosa in più ad ogni pezzo”.

SUL FRONTE LIVE, SE FOSSE PER TE PORTERESTI SOLO I PEZZI “NUOVI” (DICIAMO DA “REROUTE TO REMAIN” IN POI) OPPURE TI DIVERTI ANCORA A SUONARE ANCHE LE CANZONI DELLA VOSTRA PRIMA META’ DISCOGRAFICA?
“Se fosse per me suonerei solo le canzoni dall’ultimo album, quelle più fresche e che non sono mai state suonate dal vivo. In realtà poi mi piace suonare tutte le nostre canzoni, vecchie e nuove, l’unico problema è che il materiale più datato, quello risalente all’epoca di ‘The Jester Race’ e ‘Whoracle’, suona benissimo su disco ma è meno adatto alla resa live rispetto alle nostre canzoni più recenti, come se viaggiasse ad una velocità diversa; abbiamo provato in qualche modo ad arrangiarle in modo diverso ma non è per nulla facile; ad ogni modo qualcosa del materiale più datato sarà comunque in scaletta”.

IMMAGINO CHE, CON ORMAI DIECI ALBUM ALLE SPALLE, NON SIA PER NULLA FACILE ESTRAPOLARE UNA TRACKLIST PER UNO SHOW DI UNA O DUE ORE…
“Infatti, ormai avremo più di 120 canzoni tra cui scegliere ed è praticamente impossibile selezionarne 16-17 che possano fare contenti tutti. Quello che cerchiamo di fare ogni volta è scegliere le canzoni che possano fare contenti noi, perchè se noi siamo contenti a suonarle probabilmente la maggior parte del pubblico reagirà allo stesso modo, godendosi lo show insieme a noi”.

SO CHE E’ UN ARGOMENTO DELICATO, MA TE LO DEVO COMUNQUE CHIEDERE SE PUOI: COME STA JESPER?
“Così così, alterna momenti migliori ad altri peggiori. Non vuole che ne parliamo durante le interviste, ma quello che ti posso dire è che sta facendo tutto quello che è in suo potere per sconfiggere il suo male e avrà sempre tutto il nostro appoggio incondizionato. Intanto sta lavorando ad un nuovo progetto (The Resistance, ndR), spero possa vedere presto la luce perchè è qualcosa di veramente forte, anche se lontano dallo stile che avete imparato a conoscere finora”.

IMMAGINO QUINDI NON VI RIVEDREMO ALL’OPERA NEMMENO IN UN NUOVO ALBUM DEGLI ALL ENDS, PROGETTO IN CUI AVETE MILITATO INSIEME QUALCHE ANNO FA…
“No, quella era stata solo una parentesi a cui avevamo collaborato io e Jesper, più lui che io per la verità, ma è finità lì. Per quanto mi riguarda devo essere pienamente concentrato su una sola band, e quella band sono ovviamente gli In Flames”.

DIAMO UNO SGUARDO AL FUTURO: VISTO CHE I GRANDI NOMI DEL METAL ORMAI HANNO RAGGIUNTO L’ETA’ PENSIONABILE, SEMPRE PIU’ SPESSO SI PARLA (ANCHE) DI VOI COME “UNA DELLE BAND CUI AFFIDARE IL FUTURO DEL METAL”…VI LUSINGA QUESTO PARAGONE E VI VEDETE TRA 20 ANNI A SUONARE ANCORA SUI PALCHI DI MEZZO MONDO COME OGGI ACCADE AGLI IRON MAIDEN O AI JUDAS PRIEST?
“Sicuramente è un qualcosa che ci fa piacere, credo abbia a che fare col fatto che siamo stati sempre molto seri e professionali sia nel songrwiting che nei live show, rispetto magari all’approccio ‘bevi una birra e vai sul palco a divertirti’; ovviamente puoi bere una birra e divertirti, ma dopo lo show. Quindi sì, se la gente continuerà a supportarci come ora e se avremo ancora qualcosa da dire sicuramente noi non smetteremo di scrivere dischi e andare in tour, ovvero di portare avanti quello che per noi è il miglior hobby (non riesco nemmeno a chiamarlo lavoro) del mondo!”.

BENE BJORN, E’ TUTTO PER ORA: GRAZIE PER IL TEMPO PASSATO CON NOI E A TE LE ULTIME PAROLE…
“Grazie a voi, speriamo di venirvi a trovare presto: abbiamo già una data confermata a settembre ma speriamo di poterne aggiungere presto delle altre, siete sempre stati con noi fin dall’inizio ed amiamo il vostro paese, quindi restate sintonizzati per le novità!”.

 

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