IN FLAMES – Intervista a Peter Iwers

Pubblicato il 31/08/2001 da

Tornano gli In Flames, una belle band che ha dato vita al movimento death melodico svedese, e questo ritorno è siglato da un potente live album registrato a Tokyo nel Novembre dell’anno scorso. Nel bene o nel male sempre sull’onda, la band capitanata da Jesper Stromblad è stata ultimamente criticata per la svolta commerciale di “Clayman”, ultimo e non convincente disco in studio che, lentamente ma inesorabilmente, si allontana sempre più dal sound diretto e aggressivo degli esordi. Questo non sembra preoccupare il bassista Peter Iwers, in quanto dalle sue parole traspare come la band sia determinata a proseguire sulla propria strada, evitando di fossilizzarsi e di riproporre stereotipi ormai obsoleti (sempre secondo loro). A conferma di ciò, siamo riusciti a strappare con molta difficoltà alcune notizie riguardanti il nuovo disco in studio e sembra che la direzione sia quella iniziata da ‘Clayman’. A Peter il compito di farci luce.
ALLORA PETER, PRIMA DI PARLARE DEL VOSTRO NUOVO LIVE ALBUM VORREI SAPERE SE SIETE SODDISFATTI DALLE VENDITE DI “CLAYMAN”.
“Sono estremamente soddisfatto dei risultati ottenuti da ‘Clayman’, perché è il disco che sicuramente ha venduto più di tutti. Già dai primissimi giorni dalla sua uscita sul mercato, sia la stampa specializzata, sia il responso dei fans è stato veramente positivo, inoltre anche il tour mondiale ci ha regalato grandissime soddisfazioni personali.”

…SODDISFAZIONI CHE VI HANNO PORTATO ALLA PUBBLICAZIONE DI “THE TOKYO SHOWDOWN”, GIUSTO?
“Guarda, potrà sembrarti strano ma la realizzazione del live album è avvenuta senza nessun calcolo, direi naturale. Non ci siamo svegliati un giorno con l’idea del live album, semplicemente avevamo registrato i nostri show a Tokyo e, non appena l’abbiamo riguardato, abbiamo constatato che quei concerti erano di altissima qualità. Il feeling e l’atmosfera tipica di uno show dal vivo era stata catturata al meglio in quelle registrazioni, di conseguenza è nata l’idea di quel ‘The Tokyo Showdown’ che ora hai fra le mani. Facendo una considerazione leggermente più astratta, se parliamo del ‘libro’ della nostra carriera, questo disco conclude il primo capitolo, mentre dal prossimo disco in studio inizierà una nuova era per gli In Flames”

COME MAI AVETE SCELTO DI REGISTRARE QUESTO LIVE IN GIAPPONE?
“Non è stato niente di premeditato, semplicemente lo scorso novembre eravamo in tour a Tokyo e c’è stata la possibilità di registrare l’intero show, credimi è stato solo un caso fortuito. L’album poteva essere registrato in Italia, come in Svezia o Germania, tutto è nato dal fatto che le attrezzature necessarie per le registrazioni live le avevamo in Giappone. La track list dell’album è esattamente quella dei nostri concerti, non è stato tagliato nulla perché abbiamo voluto mostrare ai fans com’è un intero show degli In Flames. Tornati in Svezia abbiamo poi ascoltato le registrazioni, decidendo in seguito di usarle per un disco dal vivo. La cover è opera del nostro amico Niklas Sundin dei Dark Tranquillity.”

LA PRODUZIONE E’ SICURAMENTE MENO AGGRESSIVA RISPETTO AI VOSTRI STUDIO ALBUM: E’ STATA UNA VOSTRA PRECISA SCELTA QUELLA DI NON RITOCCARE IL DISCO PER QUANTO RIGUARDA I SUONI?
“Quel che hai detto è vero, la produzione è meno nitida rispetto ai nostri studio-albums, ma ciò che senti è la registrazione diretta del nostro live show. Andare a ritoccare i suoni avrebbe fatto perdere l’atmosfera live che questo disco ha in sé e noi non volevamo snaturare lo scopo con cui ‘The Tokyo Showdown” è nato. Se proprio dovevamo ritoccare la produzione, tanto valeva fare un best of.”

SE POSSO FARTI UNA PICCOLA CRITICA, DEVO DIRE CHE NELLA TRACK LIST MI SAREI ASPETTATO DI TROVARE CANZONI COME “STAND ABLAZE” O “ARTIFACTS OF THE BLACK RAINS”.
“Vedi, se avessimo programmato un live album, avremmo preso tutti i nostri cavalli di battaglia da diversi concerti e li avremmo inclusi nel disco. ‘The Tokyo Showdown’ è uno show unico, è un concerto regolare del nostro tour, non abbiamo preso ‘Bullet Ride’ da una data, ‘Jotun’ da un’altra e ‘Gyroscope’ da un’altra ancora. Se probabilmente, invece di registrare a Tokyo, lo avessimo fatto in un altro posto, avresti trovato le canzoni da te citate.”

CI SARANNO DELLE BONUS TRACK PER QUALCHE MERCATO IN PARTICOLARE?
“Ci saranno, ma solo per la versione lp dell’album. Non so esattamente quante e quali canzoni ci saranno, credo quattro-cinque in più prese da nostri show sparsi per il mondo.”

FARETE QUALCHE VIDEO O DATE LIVE DI PROMOZIONE A “THE TOKYO SHOWDOWN”?
“No, abbiamo voluto fare questo disco per mostrare ai fans come sia uno show degli In Flames. Non essendoci pezzi nuovi non avrebbe senso fare un altro tour perché sarebbe uguale a quello che abbiamo appena finito. Forse faremo qualche data sporadica, ma niente di organizzato. Come ti ho detto prima, siamo alla fine di un capitolo della nostra carriera, ora lavoreremo al nuovo disco in studio.”

TORNIAMO A PARLARE DI “CLAYMAN”: QUESTO DISCO E’ STATO IN PARTE CRITICATO A CAUSA DI UNA SVOLTA COMMERCIALE DEL VOSTRO SOUND. SEI D’ACCORDO?
“Sì, posso anche essere d’accordo, ma non credo sia un problema, perché questa presunta commercializzazione non è avvenuta volontariamente. Il nostro approccio nel song-writing è lo stesso di anni fa e, mano a mano che il lavoro proseguiva, i nostri brani si connotavano nel modo che puoi ascoltare sul disco. Già con ‘Whoracle’ e ‘Colony’ abbiamo iniziato a fare delle sperimentazioni nei nostri pezzi, credo sia giusto per la crescita di un musicista non fossilizzarsi sugli stessi schemi. ‘Clayman’ non è volto esclusivamente all’ascoltatore di heavy metal, noi lo abbiamo pensato per un generico appassionato di musica. Che male ci sarebbe se ‘Clayman’ piacesse anche ad un ragazzo che fino a due giorni prima ascoltava solo pop?”

GUARDANDO IL VOSTRO PASSATO, HAI QUALCHE RIMPIANTO?
“No, anche se ovviamente abbiamo commesso i nostri errori, siamo una band che non è abituata a guardarsi indietro e piangersi addosso! Noi guardiamo sempre al presente, quindi nessun rimpianto.”

ALL’INIZIO DELLA VOSTRA CARRIERA, CON L’ESPLOSIONE DEL DEATH MELODICO, VOI E I DARK TRANQUILLITY ERAVATE GLI ESPONENTI DI PUNTA E IL VOSTRO SOUND ERA ABBASTANZA SIMILE…
“Certo, ma ora In Flames e Dark Tranquillity sono cresciuti e, come avrai notato, sono poche le cose che ci accomunano. Col passare del tempo entrambi abbiamo fatto esperimenti, abbiamo sviluppato il nostro sound su due corsie differenti proprio per non fossilizzarci sui soliti stereotipi. Mi piacciono molto i Dark Tranquillity, sono anche nostri grandi amici, ma credo che attualmente siamo lontanissimi a livello di sound.”

STATE GIA’ LAVORANDO A NUOVO MATERIALE PER IL PROSSIMO DISCO?
“Certamente, già dalla prossima settimana inizieremmo la pre-produzione dell’album. Abbiamo composto già cinque canzoni e trascorreremo autunno e inverno in sala di registrazione, mentre il missaggio finale dovrebbe avvenire attorno a febbraio 2002. L’uscita è attualmente prevista per la prossima estate.”

DAI, DIMMI QUALCOSA IN PIU’ SUI NUOVI PEZZI…
“Non posso dirti molto, perché i testi non sono pronti, aspettiamo che le musiche siano finite, poi passeremo alle liriche.”

CI SARANNO NUOVE SPERIMENTAZIONI SUL DISCO?
“L’unica cosa che ti posso dire è che ovviamente continueremo la nostra evoluzione così come è successo negli scorsi dischi. Non so se le sperimentazioni toccheranno più le tastiere piuttosto che la voce di Anders, però sicuramente non ci fossilizzeremo. Mi spiace non essere più preciso, ma è un mistero anche per noi eheh! Come ti ho detto, non programmiamo niente, il song-writing avviene nel modo più naturale possibile, quindi l’inserimento di nuovi elementi nel nostro sound è imprevedibile.”

SIA SU “COLONY” CHE SU “CLAYMAN” SI POSSONO SENTIRE INSERIMENTI DI PARTI ELETTRONICHE…CONTINUERETE SU QUESTA STRADA?
“Perché no? Credo che, se giustamente dosati, qualche sampler e una spruzzatina di elettronica non guasti. Ognuno di noi usa il computer , i nostri pezzi all’inizio vengono suonati acusticamente, poi vengono trasportati su un pc. Se poi ci chiedi se useremo l’80% di elettronica e il 20% di strumenti veri, allora è un altro discorso: a noi piace suonare le nostre canzoni, ci piace la dimensione live, non aspettarti una sorta di band da discoteca! Solo qualche piccolo accorgimento, tanto per migliorare il tutto…”

A LIVELLO UNDERGROUND COM’E’ LA SCENA METAL IN SVEZIA?
“Togliendo grosse band come Dark Tranquillity, The Haunted o Hammerfall, ci sono un sacco di piccole band a cui piace fare generi diversi. Mi sembra una buona scena, speriamo si sviluppi ancora.”

ATTUALMENTE QUALI SONO LE TUE BANDS PREFERITE?
“Mah…è una domanda difficile, perché ascolto molte cose! Sono nu fan degli Slayer e degli Iron Maiden, ma anche deli Slipknot (no, gli Slipknot noo!! NdJR).Ogni buon album valido che mi passa per le mani, io lo ascolto volentieri indipendentemente dallo stile.”

MI DICI UN PREGIO E UN DIFETTO DEGLI IN FLAMES?
“Allora, il pregio è che…siamo tutti dei bellissimi ragazzi ahahah! Il difetto…hey, noi non abbiamo difetti!”

ATTUALMENTE AVETE DEI SIDE-PROJECT?
Beh, Jesper ha i suoi soliti duemila gruppi sparsi eheheh! Anche Anders ha un piccolo side-project, ma niente di importante. La nostra priorità si chiama In Flames, il resto arriva quando si ha voglia di divertirsi o di suonare qualcosa di diverso senza impegno.”

PETER, SIAMO ARRIVATI AL MOMENTO DEI SALUTI. HAI QUALCOSA DA AGGIUNGERE?
“Per prima cosa ti ringrazio per lo spazio che ci hai dedicato, spero presto di ritornare in Italia, magari in tour. Nel frattempo ascoltatevi ‘The Tokyo Showdown.”

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