IN FLAMES – Pit-stop Map

Pubblicato il 24/12/2009 da

19 novembre 2009, Trezzo sull’Adda, Live Music Club: gli In Flames salutano il pubblico italiano – per un periodo di tempo indeterminato, ma sicuramente non breve – con una data di preparazione al Taste Of Chaos Tour, evento chiusosi una decina di giorni fa e durato un paio di settimane. La prolungata assenza di Jesper Stromblad e qualche minima anticipazione sul nuovo album sono i due argomenti che ci hanno invogliato a tastare il polso della band svedese ancora una volta, trovando nel batterista Daniel Svensson un interlocutore simpatico e cordiale, per niente intimorito dal gelo degli umidicci tavolini all’aperto del barettino estivo del locale. Un dopocena a rischio congestione, praticamente, ma nulla ci ha potuto fermare! Vai, Daniel!

CIAO, DANIEL, TUTTO BENE? COS’AVETE MANGIATO DI BUONO? PIZZA?
“No, niente pizza! Alcuni l’hanno presa, sì, ma io ho preferito un piatto di pasta con sugo ai funghi. Buona!”.

OTTIMO! CAMBIAMO SUBITO TONO, PURTROPPO, CON LA PRIMA DOMANDA: QUESTO E’ IL SECONDO TOUR CHE FATE SENZA JESPER (STRÖMBLAD) ALLA CHITARRA; EBBENE, COME STA ORA? SI E’ RIPRESO O LA SUA LOTTA ALL’ALCOOL CONTINUA?
“La sua lotta continua, ma sta migliorando! Diciamo che non serve mettergli fretta per rientrare nei ranghi della band. Ha bisogno solo di stare bene e di essere tranquillo prima di fare parte di nuovo degli In Flames. Questo è l’ultimo tour a cui prenderemo parte per un bel po’, quindi il tempo non ci manca. Faremo una pausa di qualche mese e poi inizieremo a scrivere il nuovo disco, anche per dare modo a Jesper di riprendersi completamente. L’ultima cosa che gli serve è altro stress da sopportare”.

E COME TI TROVI A SUONARE SENZA JESPER SUL PALCO? AVETE NICLAS ENGELIN CON VOI, CHE CONOSCETE MOLTO BENE, MA CREDO NON SIA LA STESSA COSA…
“Infatti. E’ completamente diverso e quelli di oggi possiamo dire che non sono gli In Flames veri e propri. E’ vero, Niclas è un ottimo chitarrista, ha diversi tour alle spalle, è molto professionale e ci stiamo anche abituando…ma sono le sensazioni ad essere differenti. Nonostante ciò, non potevamo scegliere un sostituto migliore”.

QUESTA DATA MILANESE FA PARTE DI UNA SORTA DI TOUR DI RISCALDAMENTO PER IL TASTE OF CHAOS TOUR DI DICEMBRE: COME SONO ANDATI I CONCERTI PRECEDENTI?
“Questa è la terza data che facciamo, dopo Amsterdam e Zurigo. E due settimane fa abbiamo avuto due shows in Russia, a San Pietroburgo e Mosca. Finora è andato tutto bene…come dici tu, ci stiamo scaldando per il tour con i Killswitch Engage, ma il nostro impegno è al massimo come sempre!”.

MA TRA OGGI E GLI SPETTACOLI DEL TASTE OF CHAOS CI SARA’ QUALCHE DIFFERENZA? AVRETE LA STESSA SCENOGRAFIA, LE STESSE LUCI O CAMBIERA’ QUALCOSA?
“Sì, mi spiace per i ragazzi che ci saranno stasera ma per le date del Taste Of Chaos faremo qualcosa di più, sarà tutto più grande. Oggi vedrete – come posso dire? – una versione ‘economica’ dello show degli In Flames. D’altronde, nel tour a venire andremo ad esibirci in palazzetti ed arene piuttosto grosse, quindi la produzione a nostra disposizione è maggiore. In questi locali di media grandezza le luci, gli effetti e tutto quanto devono per forza essere contenuti”.

CAPISCO…BE’, PECCATO. ORA CHE AVETE RAGGIUNTO UN BUON LIVELLO DI POPOLARITA’ ED AVETE SUONATO UN PO’ OVUNQUE, TI TROVI MEGLIO A SUONARE IN VENUES MEDIO-PICCOLE OPPURE NEI GRANDI OPEN-AIR ESTIVI?
“Guarda, non saprei davvero cosa scegliere. Nel senso che trovo utile e bello avere esperienza di tutto. Ci è piaciuto tantissimo essere gli headliner a Wacken, così come ci piace tantissimo suonare in posti decisamente più piccoli. Non vogliamo essere limitativi sotto questo punto di vista ed ecco perché, appunto, ci troviamo a fare questo pre-Taste Of Chaos Tour magari in locali non proprio enormi. Qui puoi percepire davvero l’energia che ti trasmettono i fan! Però è anche vero che durante i grossi festival all’aperto c’è un’atmosfera del tutto particolare. Vedi? Noi eliminiamo il problema della scelta alla radice: andiamo dappertutto (ride, ndR)!”.

BENE, LASCIAMO L’ARGOMENTO TOUR PER PARLARE UN PO’ DEL VOSTRO FUTURO: “A SENSE OF PURPOSE” HA GIA’ QUASI DUE ANNI E, COME MI HAI GIA’ DETTO PRIMA, E’ GIUNTO IL MOMENTO DI PENSARE AD UN NUOVO DISCO. CI PUOI DARE QUALCHE ANTICIPAZIONE IN MERITO?
“No, mi spiace, non avrete nessuna anticipazione (con finta aria ‘ufficiale’, ndR)! Te lo dico scherzando, ma in pratica è così. Stiamo per iniziare quello che sarà il nostro ultimo tour per un bel po’ di tempo, a parte qualche data in Giappone a gennaio; poi ci prenderemo un paio di mesetti di riposo e solo dopo ciò partiremo con le registrazioni del disco. Quindi non ti so proprio dire ancora niente, semplicemente perché il nuovo album non esiste ancora! L’unica cosa praticamente certa è che registreremo di nuovo nel nostro studio, come fatto per ‘A Sense Of Purpose’. Spero ovviamente possa venire un buon disco, ma per il resto siamo ancora in alto mare”.

COMUNQUE E’ PROBABILE CHE RESTERETE SULLE COORDINATE DEI VOSTRI ULTIMI, ACCLAMATISSIMI LAVORI, NON E’ COSI’?
“Non lo so. E’ probabile, sì, nel senso che gli In Flames sono fin dalla nascita una band che fa della melodia il suo punto di forza, quindi non vedo perché dovremmo privarci della nostra arma migliore. Detto questo, io so solo che dobbiamo scrivere dei pezzi nuovi. Punto”.

OK, PASSIAMO AD ALTRO… TU FAI PARTE DEGLI IN FLAMES DALLA PUBBLICAZIONE DI “COLONY”, QUINDI CIRCA DIECI ANNI. QUAL E’ IL RICORDO MIGLIORE E QUALE QUELLO PEGGIORE DI QUESTA DECADE?
“Così su due piedi, non mi viene in mente nessun brutto ricordo. E’ stato ed è un viaggio talmente soddisfacente ed esaltante che probabilmente, se c’è stata qualche situazione spiacevole o di fastidio, l’ho rimossa dalla mente. Se mi guardo indietro e considero il fatto che sono il batterista degli In Flames da dieci anni, non posso far altro che esserne orgoglioso, così come sono orgoglioso di tutti i nostri fedelissimi fan, che ci supportano ancora dopo tutto questo tempo. Per quanto riguarda i bei ricordi, non ti posso non citare l’headlining al Wacken: per noi si è trattato di un vero punto d’arrivo in carriera; e poi tutti i premi vinti, che stanno a testimoniare la bontà del nostro lavoro; e per finire ci sarebbero da citare tantissimi concerti che ci hanno soddisfatto in modo particolare. Sì, i bei ricordi stra-battono quelli brutti (ride, ndR)!”.

DANIEL, TU CHE NON SEI FRA I PRINCIPALI COMPOSITORI DELLA MUSICA DEGLI IN FLAMES, COSA PENSI DELLA VOSTRA EVOLUZIONE DA “CLAYMAN” IN POI? SAI BENE CHE QUALCHE FAN DELLA PRIMA ORA HA SMESSO UN PO’ DI SEGUIRVI DA QUEL PUNTO IN AVANTI…
“Be’, innanzitutto penso che i fan di cui parli tu non siano poi così tanti. Molti, al contrario, hanno continuato ad apprezzarci comunque ed altri, molti altri se ne sono aggiunti. Noi non siamo il tipo di band a cui piace registrare sempre lo stesso disco. Ci sono gli AC/DC che lo fanno alla grande, oppure gli Iron Maiden. Noi abbiamo sempre voluto sperimentare un po’ alla volta delle piccole migliorie, dei piccoli cambiamenti, sia a livello stilistico che a livello di suoni e metodi di lavoro. Non amiamo ripeterci, ogni nuovo disco lo prendiamo un po’ come una sfida a noi stessi. Il fatto che ci sia gente che apprezza questa cosa ci fa molto piacere, ma non è l’obiettivo del nostro lavoro. Sarebbe stato facile scrivere un altro ‘The Jester Race’ o un altro ‘Clayman’, ma sarebbero stati una forzatura”.

C’E’ QUALCHE BRANO DEGLI IN FLAMES CHE TI PIACE IN PARTICOLAR MODO SUONARE DAL VIVO? E UNA CANZONE CHE INVECE REPUTI FRA LE PIU’ DIFFICILI DA ESEGUIRE?
“Ovviamente nei concerti più recenti mi diverto molto a suonare i pezzi di ‘A Sense Of Purpose’: il materiale più fresco è quello che di solito si preferisce; i brani più vecchi, se sommi tutte le volte che li abbiamo presentati live, arriverai attorno al migliaio, quindi è chiaro che quella roba ci risulta un po’ stantia…andiamo molto di routine quando suoniamo ‘Colony’, ‘Pinball Map’, ‘System’ e così via. Invece, per le canzoni più difficili da eseguire, ti devo confessare che non ne trovo; voglio dire, le partiture di batteria degli In Flames sono piuttosto basilari, nulla di veramente complesso. Abbiamo le parti veloci, vero, ma nulla che si possa definire ‘difficile’. E non lo dico per vantarmi!”.

HAI UNA CITTA’ PREFERITA NELLA QUALE ESIBIRTI? O ANCHE, CHESSO’, UNA NAZIONE, UN PALAZZETTO DELLO SPORT SPECIFICO…
“Ultimamente la nostra popolarità è cresciuta parecchio in Canada, ho ottimi ricordi degli ultimi show svoltisi in quella parte del mondo. Anche Germania e Svezia ci accolgono sempre a braccia più che aperte: in Svezia poi, la nostra patria, gli In Flames stanno diventando qualcosa di veramente speciale…ogni volta che suoniamo a casa i concerti sono sempre più ricchi di luci e scenografie e soprattutto di pubblico. Ma in realtà per suonare, come detto prima, va bene qualsiasi posto! Anche Milano è una città che mi piace molto: di solito quando siamo qui riesco sempre ad andare a vedere il Duomo prendendo la metropolitana, ma oggi proprio no…non ho neanche idea di dove siamo, ma non mi pare zona di metropoli…”.

NO, IN EFFETTI TREZZO E’ UN PO’ FUORI MANO PER IL DUOMO…DOVRESTI PRENDERE L’AUTOSTRADA E POI LA METROPOLITANA…
“Ah, peccato. E’ la prima volta che suoniamo lontani dal centro cittadino. Comunque l’Italia mi piace davvero tanto, ho anche studiato la vostra lingua per un po’. Parlo un po’ italiano (in italiano, ndR)”.

HO UN’ULTIMA DOMANDA PER TE, DANIEL: QUEST’ESTATE QUINDI NON FARETE IL CLASSICO GIRO DEI FESTIVAL ESTIVI EUROPEI?
“Dopo due estati di festival direi che possiamo riposarci per questa terza (ride, ndR)! Come già detto, abbiamo deciso di non fare concerti nel 2010, ma di dedicarci al nuovo album e al riposo. Ciò nonostante, valuteremo le offerte che arriveranno e ci regoleremo di conseguenza. Mai dire mai…”.

OK, ULTIMISSIMA DOMANDA: COME VA NEGLI STATI UNITI? LA VOSTRA POPOLARITA’ OLTREOCEANO STA ANCORA CRESCENDO?
“Sì, diciamo che sta ancora crescendo, come un po’ ovunque. Ora c’è poca differenza tra Europa e Stati Uniti come numero di fans per gli In Flames. Però la crisi economica mondiale si fa sentire anche per le metalband: in quest’ultimo anno i biglietti venduti per i concerti, sia in America che qui da noi, sono stati parecchi meno. Purtroppo è una situazione che coinvolge davvero tutti, a prescindere dal lavoro che si fa…”.

E SIAMO ALLA FINE! GRAZIE MILLE PER IL TEMPO CONCESSOCI, DANIEL, E BUON SHOW DIETRO LE PELLI!
“Grazie tanto anche a voi per la promozione! Spero la gente si possa divertire stasera. A presto!”.

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