INFERNAL POETRY – 21st Century Schizoid Metal


Gli Infernal Poetry si sono recentemente confermati, tramite la realizzazione dello stupefacente “Beholding The Unpure”, loro secondo full-length album, una delle migliori metalband italiane, in ambito estremo sicuramente fra le più originali e capace di controbattere ad armi almeno pari (se non maggiori) le proposte straniere. Se ancora avete dubbi sull’acquistare o meno il loro nuovo lavoro, questo portale vi sprona a riporre totale fiducia nella formazione marchigiana: un disco fresco, cattivo, energico, dinamico, tecnicamente perfetto e ricco di idee riuscite non può e non deve essere fatto passare nell’anonimato. Le parole del chitarrista Daniele Galassi ve lo confermeranno in pieno!


CIAO DANIELE! COMPLIMENTI PER IL NUOVO DISCO, DAVVERO STUPENDO! PRIMA DI SCOPRIRE “BEHOLDING THE UNPURE”, FACCIAMO UN PASSO INDIETRO: COME GIUDICHI ORA IL VOSTRO PRIMO ALBUM, “NOT LIGHT BUT RATHER VISIBLE DARKNESS”? E LO SI PUO’ CONSIDERARE UN SUCCESSO?
“Mah, ‘Not Light But Rather Visible Darkness’ era un disco d’esordio, che racchiudeva brani composti in un lungo lasso temporale… quindi non poteva possedere la coerenza di questo nuovo lavoro, né la sua personalità. Tuttavia è stato un ottimo biglietto da visita che ci ha aperto moltissime porte, ci ha permesso di suonare molto, anche all’estero, e di uscire dall’anonimato. Molti lo citano ancora come uno dei dischi death più belli degli ultimi anni: non so se sia verità assoluta, però è certo che quel disco aveva una sua anima… era un esperimento anche quello, tentare una fusione tra la scuola svedese e quella americana… esperimento direi riuscito. Se sia un disco di successo è difficile dirlo, dipende dai punti di vista… successo commerciale di certo no, sebbene abbia venduto parecchio rispetto alle altre uscite italiane estreme… successo di critica senza dubbio”.

VENIAMO DUNQUE AL NUOVO DISCO: COME VI SIETE APPROCCIATI ALLA SUA REALIZZAZIONE? SIETE PARTITI CON UN OBIETTIVO PRECISO?
”Avevamo cominciato le registrazioni con un approccio ‘classico’… ma suonava troppo ‘già sentito’. Così abbiamo deciso di dare una sterzata e di dare un senso di ansia a tutto il disco, lavorando moltissimo sui suoni, sulla dinamica dei brani e sugli arrangiamenti. Onestamente il risultato ci ha sorpresi, questo ‘Beholding The Unpure’ ha un mood tutto suo, dall’inizio alla fine… è bizzarro, è cattivissimo, è a tratti sperimentale e comunque, come tutta la stampa sta sottolineando, personalissimo e piuttosto innovativo. Ne siamo davvero orgogliosi, meglio di così non potevamo proprio fare”.

UNO DEGLI ASPETTI CHE DA’ PIU’ ORIGINALITA’ ALLA VOSTRA PROPOSTA E’ LA VENA SCHIZOIDE CHE CONTRADDISTINGUE L’ALBUM: DA DOVE NASCE QUESTA VOLONTA’ DI SPERIMENTARE?
”Esattamente. Come ti dicevo prima, nasce dal fatto di volersi distinguere dalla marea di death melodico o death americano di cui il mercato è ormai saturo… gli Infernal Poetry devono farsi ricordare per qualcosa e penso che stavolta riusciremo nel nostro intento. Così come i Sadist dieci anni fa, vorremmo essere ricordati se non come degli innovatori, almeno come un gruppo che avuto il coraggio di crearsi la propria (pericolosissima!) strada”.

PERSONALMENTE HO RAVVISATO ANCHE INFLUENZE POST-CORE NEL VOSTRO NUOVO LAVORO. E’ UN’OSSERVAZIONE CHE CONDIVIDI?
”Non so se sia post-core, comunque c’è qualcosa di moderno assolutamente indispensabile alla creazione del sound che volevamo… anche i suoni sono a tratti acidi, così come le vocals e gli assoli… una rivista ha detto: ‘questo disco sembra uscito da un film di Cronenberg’. Fantastico, centro perfetto!”.

QUALI SONO I BRANI CHE, SECONDO TE, MEGLIO VI RAPPRESENTANO?
”Non saprei… ’I Always Lay Beneath’ è un po’ il manifesto di questo disco, ‘The Unpurifier’ è forse la più baricentrica… ’Crawl’ è la più diretta (ci faremo un video), mentre ‘Insane Vein Invading Inner Spaces’ la più sperimentale. Sono tutti tasselli di un complesso mosaico, ogni brano aggiunge colore agli altri… direi che questo è un album estremamente ‘corale’, dove ogni pezzo ha qualcosa da dire in sinergia col precedente e col successivo. E anche la scaletta non è affatto casuale, c’è un filo logico anche nei testi”.

UNA DELLE TRACCE PIU’ PARTICOLARI E’ APPUNTO “INSANE VEIN INVADING INNER SPACES”…COM’E’ NATA?
“L’ho composta e registrata (in versione rough col mio PC) in 2-3 ore… testo compreso… ero veramente ispirato, l’idea della schizofrenia mi ronzava in testa da parecchio; è venuto praticamente da solo… sono molto soddisfatto di questo esperimento, è veramente disturbante! Durante la registrazione in studio ho fatto da regista, suggerendo a Paolo (Ojetti, cantante, ndR) come interpretare il pezzo (magistrale interpretazione, davvero!). Ecco, magari leggete il testo e ascoltate con attenzione: nonostante l’abbia scritto io, mi fa venire i brividi! In America verrebbe subito censurato e coi tempi che corrono in casa Bush io verrei magari perseguito!”.

DEVO CONFESSARTI CHE, DI PRIMO ACCHITO, L’ARTWORK NON MI HA AFFATTO ENTUSIASMATO… POI, PERO’, ACCOPPIATO ALLA MUSICA E ALLE LYRICS, DEVO DIRE CHE HA UN EFFETTO DEVASTANTE. CE NE PUOI PARLARE?
”Lorenzo Mariani, che ha anche creato l’ultimo Darkthrone, mi aveva chiesto di potersene occupare… abbiamo aspettato di avere in mano il prodotto finito, proprio per creare qualcosa che si accoppiasse perfettamente alla musica… lui è stato molto ispirato dall’atmosfera generale dei brani, ha disegnato tutto a matita (non c’è nemmeno una foto, solo disegni!) e il risultato, una volta aperto tutto il booklet e le sue cinque facciate a soffietto, è veramente fantastico. Credo proprio che già un artwork così valga metà del prezzo del disco! Anche il sito www.infernalpoetry.com è stato completamente ridisegnato utilizzando lo stile del booklet… abbiamo fatto tutto con una certa coerenza, dal booklet al sito, passando per le locandine, le pagine pubblicitarie e le longsleeve”.

E DIAMO UNO SGUARDO ALLORA PROPRIO ALLE LYRICS: SONO MOLTO MALATE, OSCURE… SIAMO DI FRONTE AD UN CONCEPT PSICOLOGICO?
”Sì, anche se alcuni testi sono miei e alcuni di Paolo. Comunque, si scandagliano le pieghe della mente umana, dove si annidano i pensieri più sporchi, che sono però anche i più vitali. L’impuro, appunto, secondo la morale corrente, che però, come recita la canzone ‘Fleshapes’ ‘è come la radice per la pianta, vile e sporca, ma al contempo fonte di vita’”.

COME MAI AVETE SCELTO DI COVERIZZARE LA CELEBRE “FEAR OF THE DARK” DEGLI IRON MAIDEN? MI SAREI ASPETTATO QUALCHE BRANO MENO NOTO (COVER RIUSCITISSIMA, COMUNQUE!)…
”Perché ci piace molto di più di altri brani che i metal defender considerano sacri… secondo noi si sposava bene col resto dell’album e dal vivo sta riscuotendo un successo favoloso… praticamente canta il pubblico! Ah, te lo dico sottovoce… nessuno di noi va pazzo per i Maiden… sorry! (il redattore men che meno, ndR)”.

A COSA E’ DOVUTO L’ABBANDONO DI ANDREA (RABUINI) DALLA LINE-UP DEGLI INFERNAL POETRY? E PUOI PRESENTARCI ALESSANDRO (VAGNONI), IL NUOVO DRUMMER?
“Mille motivi… incompatibilità di impegni, di carattere, di intenti musicali… lui avrebbe voluto dare una svolta più synth, con campionature e basi… noi invece volevamo qualcosa di molto più sporco e aggressivo. Per un po’ abbiamo suonato anche con i metronomi dal vivo, ma secondo noi ci penalizzava in termini di impatto e spontaneità. Quanto ad Alessandro, altro virtuoso della batteria, era una nostra vecchia conoscenza… ha militato e milita tutt’ora in altre mille band come Paraphernalia, Priority, Resurrecturis… ha anche un gruppo jazz”.

COME AVETE VISSUTO L’ANNATA METALLICA 2004? QUALCHE SORPRESA, QUALCHE NOME DA CONSIGLIARE?
”E qui un’altra confessione dolorosa: nessuno di noi ascolta metal da anni… pensiamo che sia l’unico modo di uscire dalle strade battute. Ascoltiamo rock e hard rock, progressive anni ‘70 (niente Dream Theater e soci insomma!), country, blues, stoner… chiaro che ogni tanto un bel ‘Vulgar Display Of Power’ o un ‘Reign In Blood’ girano sullo stereo, ma gli ascolti principali sono sicuramente altri… a me per esempio piacciono molto i Queen, i Queens Of The Stone Age, i System Of A Down, i Muse, i Mars Volta, i vecchi Europe e i vecchi Bon Jovi, e tutti quelli che si divertono a sperimentare soluzioni più o meno fuori dal comune”.

NON PUO’ MANCARE UN TUO GIUDIZIO SULLA SCENA ITALIANA. PREGI E DIFETTI DEL SUONARE MUSICA ESTREMA NEL NOSTRO PAESE?
”L’unico pregio sta nel fatto che se vali qualcosa dal vivo forse verrai fuori dal mucchio, almeno nel tuo Paese. Ho detto ‘dal vivo’, proprio per evidenziare un difetto del mercato italiano, dove le label investono poco in pubblicità. In altri termini, potresti avere un ottimo album per le mani, ma se non vai a suonare in continuazione non venderai nemmeno cento copie… purtroppo è così”.

AVETE IN PROGRAMMA TOUR DI UN CERTO SPESSORE? COME PROCEDE L’ATTIVITA’ LIVE?
“Abbiamo ricevuto parecchie richieste per diversi concerti in tutta Italia e in Slovenia… faremo da headliner in alcuni festival e faremo anche date singole, sul sito trovate gli aggiornamenti live”.

OK, DANIELE, GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’! UN SALUTO AI NOSTRI LETTORI…
”Ragazzi – che dire? – confidiamo nella vostra voglia di qualcosa di diverso e nella vostra solita carica ai concerti… ci vediamo in giro!”.



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