JAMES LABRIE – Moderne risonanze

La coppia Matt Guillory/James LaBrie sembra essersi ormai (musicalmente parlando) essersi assestata definitivamente. Quella che era cominciata come una buona collaborazione tra il cantante dei Dream Theater e il produttore-tastierista statunitense sul vecchio “Elements Of Persuasion”, si era già nel 2011 rafforzata col compatto “Static Impulse”, arrivando finalmente a compimento ora, con questo “Impermanent Resonance”, che risulta praticamente scritto a quattro mani. Non deve stupirci dunque la presenza anche di Matt a questa nostra intervista con James LaBrie, svolta in un torrido pomeriggio di luglio. Ovviamente abbiamo approfittato di questa doppia presenza per variare un po’ le nostre domande, toccando argomenti che vanno dall’importanza dell’aggiornamento tecnologico per un musicista, alla costante presenza di figure umane vestite in maniera elegante e moderna nelle copertine degli album di James…

James LaBrie - Band - 2013

VORREI INIZIARE L’INTERVISTA COL CHIEDERVI CHE TIPO DI REAZIONI AVETE RACCOLTO COL PRECEDENTE “STATIC IMPULSE”? SONO STATE BUONE? SPERATE IN UN RISULTATO SIMILE ANCHE PER QUESTA NUOVA USCITA, CHE SICURAMENTE NE SEGUE LA DIREZIONE?
James LaBrie: “’Static Impulse’ ha raccolto ottime reazioni da parte della stampa di tutto il mondo. E’ stato anche accolto eccezionalmente bene dai fan. Era il primo album di James LaBrie in cui si è provato ad includere una maggiore aggressività e le famose parti vocali in growl, e questo era certamente qualcosa che poteva scontrarsi con le aspettative che i fan potevano essersi creati, ma sembra che in molti abbiano capito che questa scelta si accompagnava alla direzione sonora e al sound dell’album stesso. Ad ogni modo, ti confermo che ‘Static Impulse’ è stato un album eccezionalmente bene accolto da parte dei miei fan”.

PARLANDO DELLO STILE COMPOSITIVO CHE CARATTERIZZA IL NUOVO “IMPERMANENT RESONANCE”, VIENE QUASI DA PENSARE CHE SI TRATTI DI MATERIALE PROVENIENTE DALLE STESSE SESSIONI DI REGISTRAZIONI DI “STATIC IMPULSE”. I DUE SONO PROPRIO MOLTO SIMILI…
Matt Guillory: “Be’, sì, non proprio… ecco, direi più che altro che questo album inizia dove ‘Static Impulse’ si interrompe, non proprio che le canzoni sembrano provenire dalle stesse sedute di composizione. Sono anzi convinto che ‘Impermanent Resonance’, nonostante riporti sicuramente alcuni tratti che lo rendono simile a ‘Static Impulse’, sia un album dotato di una maggiore dinamica, e di una maggiore attenzione sulla costruzione di momenti orecchiabili. Lo dimostra il fatto che è proprio a livello vocale che possiamo trovare le maggiori differenze sul lavoro precedente. Veramente molto tempo è stato speso per scrivere e soprattutto registrare le varie melodie vocali presenti su questo lavoro. ‘Impermanent Resoncance’ ha quindi sicuramente una sua identità precisa; è un album perfettamente a se stante, ma al contempo è anche un buon compagno, un buon seguito se vogliamo, per ‘Static Impulse’”.

AD AUMENTARE QUESTA IMPRESSIONE DI SIMILITUDINE INTERVENGONO TITOLO E COPERTINA… ‘IMPERMANENT’ E’ UN TERMINE ANTITETICO A ‘STATIC’ E ‘RESONANCE’ E ‘IMPULSE’ SONO ENTRAMBI TERMINI PROVENIENTI DALLA FISICA… COINCIDENZA?
James: “Sì, è assolutamente una coincidenza. Questi due dischi non hanno punti di contatto tra loro sotto il profilo lirico o musicale”.

E PER LA COPERTINA? SEMBRA UNA VERSIONE PIU’ ‘DARK’ DI QUELLA DEL DISCO SCORSO…
Matt: “Per quanto riguarda la copertina la scelta invece è motivata. Essa rappresenta bene quello che è il filo conduttore a livello di tematiche dell’intero album. Il focus centrale a livello lirico si ha infatti sulle persone, che qui vedi rappresentate, e su tutti i problemi che loro, ma anche tutti noi, affrontiamo ogni giorno. Problemi dovuti al lavoro, alle relazioni, all’esistenza stessa… e che in qualche maniera ci rendono tutti uguali nell’affrontarli. Nella copertina, gli uomini sono rappresentati tutti senza volto, proprio a voler significare che ognuno di loro può essere chiunque di noi! La copertina, realizzata da Gustavo Savez,  è stata scelta proprio perché dà una rappresentazione generale dei temi trattati nell’album. E somiglia a quella del disco precedente perché appunto i temi trattati, e il concetto che vogliamo esprimere, sono simili…”.

IN EFFETTI, LA FIGURA UMANA NON E’ SU UNA COPERTINA DI UN DISCO FIRMATO JAMES LABRIE PER LA PRIMA VOLTA. ANCHE MULLMUZZLER E “ELEMENT OF PERSUASION” RAPPRESENTAVANO UOMINI, SPESSO ELEGANTI, O DI SUCCESSO…
James: “Nella scelta di una copertina ci si ritrova sempre a dover rappresentare qualcosa che segua un po’ quello che si vuole esprimere attraverso la musica. Come ha detto Matt, nostri temi si concentrano sulla vita, sui problemi e sulle persone, e quindi queste ultime sono rappresentate, ma non sempre in modo uguale. Non c’è quindi un tema preciso che viene seguito tutte le volte, o una ragione per la quale debba mettere in copertina delle figure umane. Questa ripetizione deriva da ciò che si vuole esprimere con i testi delle canzoni. Questa volta l’artwork è stato affidato a Gustavo Sazes, e sono convinto che il risultato sia fantastico. Questi uomini, come si è detto prima, possono essere chiunque, ma è però visibile anche una rappresentazione in infrarosso dell’energia che li unisce, e che li differenzia. E’ come se rappresentassimo le persone sia dal punto di vista fisico che anche da quello emozionale, con questi colori, il rosso fuoco, o il blu pallido che rappresentano gli specifici stati d’animo con i quali interagiamo nella società. Credo proprio che Gustavo abbia colto nel segno, mettendo su carta questi temi, che bene rappresentano ‘Impermanent Resonance’”.

LA LINE-UP E’ RIMASTA INVARIATA, E COSI’ CREDO ANCHE LE DINAMICHE A LIVELLO COMPOSITIVO. COME LAVORATE? CHI SI FA CARICO DELLA MAGGIOR PARTE DEL LAVORO?
Matt: “Io passo veramente molto tempo alla consolle, cercando di dare un senso alle varie parti musicali, ma in questo caso, la maggior parte del tempo l’ho sicuramente passata lavorando sulle linee vocali, come ti dicevo prima. Più delle chitarre, delle tastiere, del basso o della batteria… il vero lavoro su ‘Impermanent Resonance’ è stato proprio lavorare su queste particolari linee melodiche. Ma sono convinto che sia giusto così, quando si lavora su dei dischi solisti di cantati, specialmente per cantanti come James, le linee vocali devono essere la priorità. L’effetto sorpresa era stato raggiunto con ‘Static Impulse’, ma su quest’album volevo che ogni linea avesse una sua ‘forza’, che fosse il più memorizzabile possibile, e che avesse molta personalità. Quindi, diciamo che la maggior parte del lavoro è stata mia, ma ho lavorato proprio su quelle linee che poi hanno riguardato il lavoro di James”.

E TU, JAMES, SEI SEMBRATO MOLTO A TUO AGIO CANTANDO QUESTE PARTI. MA MI VIENE DA CHIEDE, E’ PIU’ FACILE PER TE INTEGRARTI E LAVORARE SULLE LINEE PER I DREAM THEATER O SU QUELLE SCRITTE PER LA TUA CARRIERA SOLISTA? LE ATTESE, CERTAMENTE DIVERSE, DI STAMPA E FAN INFLUENZANO LA TUA INTERPRETAZIONE SUI VARI PEZZI? 
James: “Lavorare con i Dream Theater, o con Matt e tutta questa band, non è così diverso. Mi spiego meglio, non è che si può parlare di una maggior difficoltà su l’una o l’altra parte. In entrambi i progetti sono sempre coinvolto nel processo compositivo, e devo sempre dare il 100% delle mie capacità, cosa che fa sì che l’impegno sia uguale. Devo sempre essere del tutto dentro al progetto, sempre concentrato. Inoltre, direi che sono a mio agio in entrambi gli ambienti, con i Dream Theater perché lavoro su uno stile e con persone che conosco da lungo tempo, mentre con Matt è bello perché, come diceva prima lui stesso, è così estremamente dedicato e preciso nello sviluppo delle linee vocali da permettermi di trascendere ciò che devo fare tecnicamente come cantante, e mi lascia campo libero per concentrarmi di più sull’espressione. Credo che Matt tiri fuori da me una potenza un po’ nascosta, che si sposa perfettamente con quanto hai potuto sentire su questo album in particolare. Anche se ci sono differenze ovvie a livello di modo di lavorare e del risultato, non descriverei il mio cantare per l’una o l’altra band come più o meno difficile. A livello d’impegno per me è esattamente la stessa cosa, altrimenti non vorrei mettere il mio nome nei credits, se non ci credessi veramente e non mi impegnassi al 100%”.

ABBIAMO PARLATO MOLTO DEL DISCO, CARATTERIZZANDOLO SOTTO OGNI ASPETTO… MA, IN DEFINITIVA, QUAL E’ L’ASPETTO CHE VI RENDE PIU’ SODDISFATTI DEL LAVORO SVOLTO?
James: “In primis, sono ovviamente soddisfatto dalle canzoni. Credo che siano tutte molto potenti, incredibilmente ‘infettive’, se mi passi il termine, nel senso che rimangono attaccate nella mente di chi ascolta. Inoltre, le tecnologie di registrazione usate sono state veramente strabilianti. La produzione dell’album intero la dobbiamo a Matt, ma il mixing e il mastering sono stati effettuati da Jens Bogren, e anche lui ha fatto un lavoro veramente straordinario a livello di suoni su ‘Impermanent Resoncance’. Certo, come abbiamo detto fino ad adesso, il materiale di partenza, le canzoni, già ci piaceva molto e lo trovavamo fantastico; ma Bogren l’ha spinto ancora più in avanti, capendo veramente cosa volevamo ottenere da questo disco. E l’ha realizzato! Quindi l’aspetto, a parte la qualità delle canzoni, che mi ha soddisfatto di più è stato proprio la realizzazione in sé, dalle tecnologie usate a chi ci ha lavorato, che ci permette infine di ascoltare ogni singolo elemento che compone il disco nella maniera adeguata, per la voce come per tutti gli strumenti. Abbiamo lavorato con un vero fuoriclasse da questo punto di vista, e si sente”.

VISTO CHE HAI INTRODOTTO L’ARGOMENTO, PER CHIUDERE VORREI PROPRIO PARLARE DELLA TECNOLOGIA E DELL’APPROCCIO MODERNO CHE AVETE AL METAL. PENSATE CHE, CON LA SCENA METAL COSI’ PROFONDAMENTE MUTATA DAGLI ANNI ’80, SEGUIRE L’ONDA E LA SPINTA DI NUOVE BAND, NUOVI SOUND E NUOVE TECNOLOGIE SIA IMPORTANTE PER UN ARTISTA?
Matt: “Assolutamente sì. Ma senza alcun dubbio! E’ importantissimo per me essere sempre informato sulle nuove tecnologie in campo musicale e sulle nuove possibilità che si aprono nell’ambito della registrazione in studio. Spesso, anche se non è il mio genere, mi trovo ad ascoltare musica anche proveniente da pop perché su lavori di quella scena si possono trovare molti strumenti o dispositivi tecnologici innovativi, allo stato dell’arte. Molto della produzione vocale per le linee melodiche di cui ti parlavo è derivato da quella scena, a livello puramente tecnologico… Parlando a livello più generale, posso dirti che questi ultimi due album sono caratterizzati da un approccio, sia alla musica che alla registrazione, veramente molto moderno, al passo con i tempi. Ed è una linea che voglio continuare a seguire anche in futuro. Penso che questo approccio sia in fondo l’aspetto principale che caratterizza questi due lavori, no?”.
James: “Assolutamente”.



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