LACRIMAS PROFUNDERE – La voce della natura

Pubblicato il 28/12/2016 da

Dopo una lunga carriera, ben 23 anni dalla fondazione, i Lacrimas Produndere con coraggio affrontano una difficile sfida per il loro undicesimo album, quella del concept. E per realizzare questo lavoro è stato necessario anche un corposo cambio a livello di sound, oggi un gothic metal profondo ed emozionale, molto diverso dallo sbarazzino e maggiormente assimilabile gothic rock di scuola H.I.M. ascoltato negli ultimi album. “Hope Is Here”, questo è il titolo dell’album, è uno dei migliori dischi gotici usciti in questo 2016 che sta per chiudersi, e dietro a questo prodotto c’è una sola mente pensante, Oliver Nikolas Schmid, personaggio che durante questa intervista ci ha svelato i segreti di quello che a detta sua è stato un lavoro davvero impegnativo. Ma prepariamoci ad addentrarci nella parte più profonda del bosco, nel posto più oscuro, dove non filtra la luce e dove è necessario perdersi per ritrovare la speranza, prepariamoci a perderci nel mondo dei Lacrimas Profundere. Buona Lettura!

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CONGRATULAZIONE PER IL VOSTRO NUOVO ALBUM, “HOPE IS HERE”, UNO DEI DISCHI CHE HO ASCOLTATO MAGGIORMENTE IN QUESTO ANNO CHE STA PER CHIUDERSI. PER INTRODURRE AL MEGLIO LA NOSTRA CHIACCHERATA, TI ANDREBBE DI PRESENTARE AI LETTORI DI METALITALIA.COM CON PAROLE VOSTRE “HOPE IS HERE”?
“Grazie mille. Abbiamo cercato di fare parlare la foresta, abbiamo tentato di ascoltare la natura, di essere parte di essa. Abbiamo avuto questa visione: immagina se tuo figlio si inoltrasse e si perdesse nella natura selvagga, come potrebbe uscirne? Come un uomo oppure con una mente instabile? Si parla della vera bellezza, del viaggio di un ragazzo alla ricerca del vero significato della vita. Se ogni ascoltatore riesce a percepire la libertà del ragazzo, riesce ad assaporare la sporcizia dell’oscurità del bosco più profondo, allora abbiamo fatto qualcosa di buono”.

MUSICALMENTE PARLANDO, SECONDO TE QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA “HOPE IS HERE” E GLI ALBUM PRECEDENTI? TI ANDREBBE DI DIRCI QUALCOSA RIGUARDO L’EVOLUZIONE DEL SOUND DELLA BAND DALL’ESORDIO A “HOPE IS HERE”?
“Ho fondato la band nel 1993 ed i nostri idoli allora erano Anathema, Paradise Lost e My Dying Bride. Da un album all’altro abbiamo cercato di scoprire che cosa è la profondità all’interno Lacrimas Profundere, di scoprire qual’è l’anima della nostra musica. Sai, qualche artista arriva prima o poi ad un punto nel quale non è più ammiratore, ma diventa oggetto di ammirazione; in quel punto l’artista ha trovato il suo proprio stile e in qualche modo penso che anche noi abbiamo raggiunto questo momento. ‘Hope Is Here’ è il nostro primo concept album. Ci siamo chiusi in studio ed abbiamo semplicemente ascoltato ogni riff, melodia o segmento io abbia registrato negli ultimi tre anni. La musica che piaceva a tutti e si adattava al concept è stato ri-registrata in studio, il resto scartato. Ci sono state alcune accese discussioni, ma vi posso dire che l’ultima volta che mi sono sentito così è stato durante le registrazioni di ‘Filty Notes For Frozen Hearts’, e questo è un buon segno!”.

RIPENSANDO OGGI AI VOSTRI PRIMI TRE ALBUM DOOM METAL, QUALI SONO LE TUE IMPRESSIONI?
“Ogni album è stato la punta di un iceberg se guardiamo ai Lacrimas Profundere nel momento storico nel quale sono stati realizzati. Amiamo molto i riff doom e le linee melodiche delle prime release, ma se volessimo registrare nuovamente il nostro primo album oggigiorno, modificherei la voce femminile e il violino, per renderli più crudi”.

“HOPE IS HERE” SECONDO ME SEGNA UN SIGNIFICATIVO CAMBIAMENTO NEL VOSTRO SOUND, DAL GOTHIC ROCK ABBASTANZA DIRETTO DEGLI ULTIMI ALBUM A QUALCOSA DI MOLTO PIU’ PROFONDO E TRISTE. COSA NE PENSI?
“Sì, sono daccordo. A mio parere ‘Hope Is Here’ è l’anello mancante tra ‘Burning: A Wish’ e ‘Fall, I Will Follow’. Nessuno ha bisogno di un secondo ‘Antiadore’ o ‘Ave End’. Quando guidi lungo la strada, sei concentrato su ciò che è di fronte a te e non pensi di mantenere il controllo sullo specchietto retrovisore. Mi piace l’idea di arte che cambia, si sviluppa e muta forma. Il songwriting è un gioco strano; se si vuole creare qualcosa di speciale che duri per l’eternità bisogna gettare se stessi verso l’ignoto e vedere cosa succede; ritengo questo sia il vero significato di rock n’roll, perdersi nella musica, non pensare alla musica! Abbiamo voluto raccontare una storia completa e da questo punto di vista un suono più triste e più profondo si adatta meglio”.

QUALI SONO, MUSICALMENTE PARLANDO, LE VOSTRE INFLUENZE MAGGIORI OGGIGIORNO?
“Sempre le stesse: la nostra musica è un ricco piatto composto da costine alla Paradise Lost, patate Katatonia, salsa Anathema e l’ingrediente più importante, il segreto del gusto, il sale Lacrimas”.

COSA MI RACCONTI DEL WORKING PROCESS DI “HOPE IS HERE”? E COME SI RAPPORTA ALLA CREAZIONE DEI PASSATI LAVORI?
“Abbiamo parlato di realizzare un concept album per anni, ma non abbiamo mai sentito il bruciante bisogno di realizzarlo. A mio parere ogni musicista una volta nella vita sogna di realizzare un concept album. Ho avuto l’idea per il titolo molti anni fa e, quando ho visto un dipinto sul sito del mio amico e artista Elton Fernandes, all’improvviso tutto aveva un senso. Rob se ne uscì con l’idea del ragazzo e ci siamo zittiti tutti. Tutti erano così affascinati dalla storia, che abbiamo iniziato i lavori con un approccio completamente nuovo. Tutta la band ha speso un sacco di tempo, solo per essere Lacrimas Profundere e non solo alcuni ragazzi che vogliono essere a volte Lacrimas Profundere. C’era una sorta di determinazione e coraggio nella band che non ho mai sentito prima. Sai, ogni album è pieno delle nostre anime e dei nostri cuori, ma questa volta abbiamo seguito solo due regole semplici: la canzone viene prima dell’ego e se lei parla con te, allora basta ascoltare”.

COME FUNZIONA IL PROCESSO CREATIVO NEI LACRIMAS PROFUNDERE? E’ UN LAVORO DA SINGOLO MEMBRO O UN PROCESSO CHE SI SVOLGE IN TEAM?
“Normalmente io registro un’idea, poi la mando a Rob che elabora una prima impressione riguardo le linee vocali, e poi ci confrontiamo tutti assieme finchè non siamo tutti soddisfatti del risultato”.

TRA LE NUOVE CANZONI QUALI SONO QUELLE ALLE QUALI SIETE PIU’ ATTACCATI? E PERCHE’?
“Eravamo in studio ed abbiamo avuto tutti la pelle d’oca quando abbiamo sentito il rough mix della title track. Sai, ogni membro della band proviene da un diverso tipo di musica ed è sempre difficile trovare un CD giusto da mettere sullo stereo del furgone mentre andiamo verso un concerto; uno ama gli U2, l’altro ha bisogno la sua dose di Metallica e un altro ancora adora i Black Sabbath, io amo gli Anathema ed il tecnico i Napalm Death, quindi questo tipo di reazione ascoltando questo brano per la prima volta ci ha fatto capire che forse era speciale”.

LA SPERANZA E’ UN CONCETTO IMPORTANTE PER TE?
“Speranza è una parola enorme, non credo la speranza abbia nulla a che fare con l’età, o con l’esperienza di vita. Come per un bambino, speriamo ora abbia il miglior compleanno e più tardi la ragazza più bella, i migliori figli etc. Ma non smettiamo mai di sognare. Ma la vita non è probabilmente una questione di infinita speranza, o pensare avrei dovuto fare questo o dovrebbe essere così. Realizzare idee e sogni, questo è il punto”.

“HOPE IS HERE” RIMARRA’ UN ESPERIMENTO REALIZZATO UNA VOLTA NELLA VITA OPPURE DOBBIAMO ASPETTARCI ALTRI CONCEPT ALBUM DA VOI?
“Non penso riaccadrà. E’ stato un lavoro talmente lungo e faticoso che ancora oggi non riesco a credere sia finito. Rob vorrebbe dare un seguito alla storia di Aramis, ma al momento posso solamente dirgli ‘Scusa fratello, ma devi mettere giù la penna!'”.

AVRETE UN TOUR PER PROMUOVERE QUESTO DISCO?
“Certamente. Fino ad oggi abbiamo suonato in 29 nazioni. Siamo nati per suonare in ogni bar, club o venue”.

SIETE STATI UNA DELLE PRIME BAND A SUONARE IN CINA, NEL 2012, ANNI PRIMA DI IRON MAIDEN E METALLICA.
“Questo è stato davvero grandioso. Suonare da headliner in un paese nuovo per tutti è stato difficile, ma cosa sarebbe il rock senza rischio?”.

GUARDANDO AL PASSATO, VOI AVETE AVUTO MOLTISSIMI CAMBI DI LINE-UP IN 23 ANNI. QUALI SONO STATI I PIU’ IMPORTANTI?
“Risposta breve e semplice: l’innesto di Rob. E’ stato il sostituto ideale per mio fratello Chris, membro fondatore ed ex cantante della band”.

DOMANDA DI RITO: OTTIMO SONGWRITING, OTTIMA TECNICA STRUMENTALE, OTTIMA PRODUZIONE, OTTIMA DISTRIBUZIONE, QUALE FATTORE RENDE UN ALBUM UN SUCCESSO?
“Ottimo songwriting! Io ancora credo nella musica. Lo so, una ricca label che crede in te e radio che passano la tua musica più e più volte fino a che piace a tutti, può funzionare per qualche settimana. Ma alla fine è necessario conquistare la gente non solo per qualche settimana”.

C’E’ QUALCOSA CHE VUOI AGGIUNGERE PRIMA DI CHIUDERE LA NOSTRA INTERVISTA?
“A tutti coloro che non ci conoscono e che hanno letto questa intervista, rischiate un ascolto della nostra musica. A tutti voi che già ci conoscete, o addirittura avete qualche nostro CD nell’armadio, che si speriamo siate la maggioranza, vorremmo dire grazie per questi 23 anni, durante i quali abbiamo potuto vivere il nostro sogno. Speriamo di vedervi presto in tour! Grazie mille per l’intervista amico mio”.

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