MADDER MORTEM – Zanne rosso sangue

Pubblicato il 23/12/2016 da

Dopo parecchi – troppi! – anni di assenza, gli avantgarde metaller norvegesi Madder Mortem si sono ripresentati sulle scene con un lavoro magistrale, sicuramente all’altezza della loro brillante, e sottostimata, carriera. “Red In Tooth And Claw”, difatti, è un album grintoso e imprevedibile, che ha dalla sua la solita inquietudine stilistica propria della band ma anche una certa accessibilità di fondo poco riscontrata in passato nelle opere del gruppo, soprattutto quell’”Eight Ways” che, pur ottimo, lasciò i Nostri con un pugno di mosche in mano ed un contratto con la Peaceville chiuso senza solari prospettive. I fratelli Kirkevaag, Agnete e BP, hanno dunque puntato sulla piccola e autoctona Dark Essence Records per dare alle stampe l’agognato disco del ritorno, che finalmente ci ha ridato alla vita una band da mai dimenticare. Abbiamo contattato l’istrionica vocalist, appunto, per sapere qualcosa di più sulla recente rentrée discografica dei Madder Mortem. A voi!

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CIAO AGNETE, E UN GROSSO BENTORNATI A TUTTI VOI MADDER MORTEM! DOPO LA RELEASE DI “EIGHT WAYS”, A QUANTO PARE SIETE ENTRATI IN UNA SORTA DI LUNGA IBERNAZIONE, DURATA ALL’INCIRCA SEI ANNI. COSA SUCCESSE IN QUEL MOMENTO? E COSA AVETE FATTO IN QUESTO PERIODO DI VOSTRO SILENZIO?
“Ciao! Per dirla in breve e senza troppo amaro in bocca, abbiamo dovuto sostituire due chitarristi ed inoltre cambiare etichetta discografica, questo è quanto. Non abbiamo mai smesso di frequentare la sala prove, comunque, ed abbiamo tenuto due-tre concerti estemporanei in tutto questo lasso di tempo. Non molto, chiaro, quindi puoi certo scommettere che siamo felicissimi di avere finalmente un nuovo disco nei negozi!”.

IN QUALE MOMENTO AVETE COMINCIATO A RIASSEMBLARE IDEE E MUSICA PER IL NUOVO E SPETTACOLARE “RED IN TOOTH AND CLAW”? COME SI E’ SVOLTO IL PROCESSO DI SONGWRITING E DA DOVE AVETE TRATTO MAGGIORE ISPIRAZIONE?
“Siamo partiti, come al solito, non appena finito di comporre l’ultimo album, in questo caso ‘Eight Ways’. Quando si tratta di comporre, non abbiamo un ben preciso piano d’azione; si tratta più che altro di trovarci in sala prove e confrontare tutte le nuove idee. E noi abbiamo sempre nuove idee da confrontare, questo è uno dei fondamenti più importanti della band. Quindi scrivere un nuovo disco per noi vuol dire realmente plasmare e ritoccare le idee, dando ai brani gli arrangiamenti finali e le migliori strutture possibili. Per quanto riguarda l’ispirazione, so che potrà suonare come un mero cliché, ma la nostra deriva principalmente dal bisogno che abbiamo di comporre musica. Si tratta più di una spinta emozionale a creare piuttosto che una conscia decisione”.

LA PRIMA TRACCIA-SINGOLO SI INTITOLA “FALLOW SEASON”, UNA COMPOSIZIONE ATIPICA PER I MADDER MORTEM: UN BRANO HARD ROCK-BLUES DAVVERO ORECCHIABILE E DIRETTO, CON UN GRAN DUETTO ALLA VOCE TRA TE E BP, TUO FRATELLO, E DELLE RIFINITURE MOLTO IN VOSTRO STILE. SONO CURIOSO DI CONOSCERE QUALCHE DETTAGLIO RIGUARDO QUESTO OTTIMO BRANO, CHE PRESENTA UN NUOVO VOSTRO LATO. ED IL TITOLO…’STAGIONE DI MAGGESE’…POTREBBE ESSERE RIFERITO ALLA LUNGA PAUSA DA CUI USCITE?
“Penso che ‘Fallow Season’ in realtà debba buona parte del suo sound al fatto che alcuni di noi hanno una coverband ‘di sfogo’ con la quale suoniamo parecchi brani degli AC/DC. Ciò deve aver condizionato almeno un pochettino i Madder Mortem nel momento di scrivere il pezzo. Se mi ricordo bene, tutto è partito con una linea vocale di mia proposta che suonava lenta e per certi versi bluesy, ma che non riuscivamo a farla fruttare in nessun modo. Poi è arrivato BP con quel riff portante bello massiccio e da lì siamo partiti per una direzione a noi completamente nuova…abbiamo solo seguito il feeling! Il titolo non voleva essere riferito al nostro silenzio, ma in effetti riesco a cogliere il tuo riferimento. I testi parlano di religione e avidità, e di come la nostra civiltà sembra dover crollare totalmente a pezzi per poter permettere a qualcosa di migliore di emergere”.

PARAGONANDOLO AD “EIGHT WAYS”, HO TROVATO IL NUOVO DISCO VERAMENTE DIFFERENTE. VOGLIO DIRE, OGNI VOSTRO LAVORO E’ PECULIARE E POSSIEDE UNA PROPRIA IDENTITA’ E LA VOSTRA RICERCA COMPOSITIVA E’ SEMPRE ACCURATA, MA MENTRE “EIGHT WAYS” FU UN DISCO NON FACILE ED IMMEDIATO DA COMPRENDERE, “RED IN TOOTH AND CLAW” E’ MOLTO DIRETTO AL PUNTO. AVETE CERCATO PROPRIO UN APPROCCIO PIU’ ‘EASY’ OPPURE E’ VENUTO FUORI IN MODO SPONTANEO?
“Penso possa essere un po’ e un po’. E’ chiaro, ogni nuovo disco solitamente ha qualche elemento che è traducibile come contro-reazione di alcuni aspetti dell’album che lo precede. E come tu dici, ‘Eight Ways’ è molto complesso e anche molto over-prodotto, per cui volevamo certamente fare qualcosa di più accessibile, qualcosa di più vicino al feeling da live band, capisci? Qualcosa con dentro un po’ più di denti e morsi, ecco (ride, ndR)!”.

DIAMO UNO SGUARDO AL ‘BRUTALE’ ARTWORK CHE PRESENTATE PER IL NUOVO DISCO: UN CANE DIGRIGNANTE E LA DUALITA’ DI COLORI ROSSO-NERO DANNO L’IDEA DI UN ALBUM PIENO DI RABBIA, SFOGO E AGGRESSIONE; IL CHE CORRISPONDE ALMENO A MEZZA VERITA’, IN MIA OPINIONE. DI CHI E’ OPERA LA COVER E QUALE IL SUO VERO SIGNIFICATO?
“Ideazione e realizzazione dell’artwork sono di Christian Ruud, l’artista con il quale lavoriamo fin dalla pubblicazione di ‘All Flesh Is Grass’, e sono d’accordo con te, penso che fondamentalmente voglia dare risalto al fatto che si tratta di un lavoro abbastanza aggressivo. Più che altro, è la rappresentazione grafica del titolo che abbiamo scelto: la Natura è violenta, noi, come esseri umani, siamo violenti ed è inutile fingere altrimenti”.

COSA MI PUOI DIRE INVECE RIGUARDO I TESTI, AGNETE? QUALI ARGOMENTI HAI TRATTATO NEI NUOVI PEZZI? RACCONTACI UN PO’…
“Alcuni brani hanno a che fare con la politica…non riferendosi a specifici ambiti, ma più che altro dando una visione generale delle cose. Dal mio punto di vista, la maggior parte di noi è stata svenduta da tempo da una minoranza composta da politici affamati di potere, completamente mancanti di senso etico e spina dorsale, da una classe di zeloti ipocriti che vanno blaterando il loro bigottismo, la loro pochezza di intelletto e il loro odio tutto per idolatrare una creatura di finzione, e da quei ricchi schifosi che guarderebbero il mondo dissolversi attorno a loro per una cazzo di dose bonus. Altre canzoni sono più personali, parlano di amore, perdita, identità. E poi in chiusura c’è ‘Underdogs’, che potrei dirti che racconta chi sono io, chi siamo noi, cosa facciamo e ciò che significa per noi”.

UN ALTRO BRANO CHE MI HA COLPITO MOLTO DI “RED IN TOOTH AND CLAW” E’ L’OPENING-TRACK “BLOOD ON THE SAND”, PIENA DI PATHOS E CAMBI D’UMORE. IN BASE AL TITOLO, AL MOOD SCHIZOFRENICO E AL RITORNELLO OSSESSIVO CHE RECITA ‘WAIT FOR ME!’, MI SONO IMMAGINATO CHE LA CANZONE PARLASSE DI ANDERS BREIVIK ED IL MASSACRO DI UTOYA. NON CONOSCO LE LYRICS…MA E’ COSI’?
“No, non tratta del massacro di Utoya. Se mai dovessi scrivere qualcosa su quel soggetto, sarebbe un testo di profonda, immane tristezza, non di rabbia. Mi ricordo che me ne stavo seduta di fronte alla TV a seguire gli aggiornamenti delle news e non riuscivo a capacitarmi di come quella conta delle vittime sembrasse non fermarsi mai. Refreshavo la mia home di Facebook ogni due minuti cercando notizie su una mia giovane allieva di canto che sapevo sarebbe andata a Utoya quel giorno. Poi, finalmente, il sollievo di sapere che lei stava bene…e solo allora l’esatto numero dei morti mi si è parato davanti in modo atroce. Per me l’unica opzione, all’alba di una disastrosa tragedia come quella, è provare dolore e rimpianto per tutti coloro che non ce l’hanno fatta. E’ inutile sprecare rabbia e odio per quel folle. Uccidere gente innocente, qualunque sia la motivazione che ti ha spinto a farlo, è un puro atto di follia, nient’altro. Credo che il popolo norvegese, la grande maggioranza almeno, abbia reagito in modo splendido, con grandi dimostrazioni di amore e fratellanza, ma è un peccato vedere come quella reazione sia stata dimenticata in fretta e furia, solo per dare spazio a dosi crescenti di caro vecchio bigottismo, paura e proteste per la restrizione dei diritti civili. Per citare Frank Herbert: ‘la paura uccide la mente’. Non credo sia possibile proteggere la società dalla follia di alcuni uomini e penso che l’unica possibile misura di prevenzione sia quella di creare una società che assicuri alla sua gente attenzione, protezione, rispetto e tolleranza”.

ESPLORANDO ULTERIORMENTE LA TRACKLIST, TROVIAMO QUESTA SORTA DI FOLLE CANZONE CHIAMATA “PITFALLS”: CI HO TROVATO UN’ATTITUDINE PROGRESSIVE UN PO’ ALLA QUEEN – I QUEEN DI META’ ANNI SETTANTA, INTENDO – SIA IN ALCUNI PASSAGGI VOCALI, SIA NELLA STRUTTURA DEL PEZZO. CE NE PARLI A PIACERE?
“Oh, che gran complimento, grazie! Io adoro i Queen e Freddie Mercury è stato un così grande vocalist, da togliere il fiato! Il rimando ai Queen non è stato intenzionale, ma capisco cosa vuoi dire. Di nuovo…è passato tanto tempo, quindi potrei non ricordare bene i dettagli, ma credo che tutto sia partito da uno spezzoncino di chitarra portato da Mads (Solas, batterista, ndR), che aveva un forte feeling hard rock anni Ottanta ed era davvero, come dire, ‘solare’. Ci ho messo delle voci sopra, ma avevamo tutti dei dubbi se potesse andare bene per un brano dei Madder Mortem. Poi BP e Patrick (Scantlebury, ex-chitarrista, ndR) hanno voluto cambiare l’idea primitiva della chitarra con qualcosa di meno hard rock e più rock, e da allora il brano ha preso un’altra direzione. Infine, il punto di svolta nella composizione di ‘Pitfalls’ penso sia arrivato quando ancora Patrick ha inserito i prodromi per quel ritornello dolciastro, che a me piace tantissimo. Quindi, dopo un ventennio di gloom & doom, ecco per noi la volta dell’occasionale canzone d’amore, piena di speranza! I testi infatti sono molto basilari, sono semplicemente una dichiarazione d’amore, rispetto e convinzione”.

IN UN PAIO DI BRANI SEMBRA ABBIATE DATO UNO SGUARDO AL VOSTRO PASSATO PIU’ DOOM-GOTHIC: “ALL THE GIANTS ARE DEAD” E “RETURNING TO THE END OF THE WORLD” SONO OSCURE E MOLTO FASCINOSE. COSA CI RACCONTI SU QUESTI EPISODI?
“’Returning…’ è stata la prima canzone che abbiamo scritto dopo ‘Eight Ways’, un brano molto sperimentale…non ti saprei dire, ad esempio, quante altre band inseriscano in un pezzo metal delle parti di bossa nova. Per la sua maggior parte, ha un’atmosfera di sogno, quasi irreale, ma poi il piacere dei Madder Mortem per i contrasti prende il sopravvento con quel riff portante bello massiccio circa a metà traccia. E apprezzo alla follia la completa assenza di compromessi nel finale, dove maciniamo un riff davvero pesante per un bel po’ di secondi! Bellissimo. ‘All The Giants Are Dead’, invece, ha avuto un parto complicato. Abbiamo provato alcune parti di questo brano in almeno due-tre configurazioni diverse, e stavamo per lasciar perdere del tutto. Ma poi ci siamo detti che avremmo dovuto ripartire da zero, cominciando dal riff d’apertura – a proposito, qui si può notare l’impronta di Patrick molto bene, molto interessante e particolare. E poi BP ha messo la ciliegina sulla torta con quel bel riff di chitarra alla fine. Credo sia importante ricordare il grande lavoro di Patrick in fase di composizione per il nuovo disco, e sono contenta che si veda giustamente citato nei crediti delle canzoni, anche se purtroppo ha dovuto lasciare la band prima della pubblicazione di ‘Red In Tooth And Claw’ (sostituito poi nel 2014 da Richard Wikstrand, ndR). Un aneddoto divertente riguardo gli arrangiamenti vocali per le strofe con le seconde voci: la maggior parte è stata pianificata in macchina, tornando a Oslo dalla sala prove. Il tempo faceva davvero schifo e il ghiaccio continuava a formarsi sui tergicristalli, facendo quel fastidiosissimo rumore delle spazzole che raschiano il vetro. Quel rumore…un gran metronomo mentre io e Mads provavamo a cantare e ad immaginarci quelle armonie piuttosto complesse! Quindi, in definitiva, ci sono un sacco di cose strane che possono contribuire alla creazione finale di una canzone (ride, ndR)! Anche l’ottimo mix di BP credo abbia dato un suono peculiare al brano, profondissimo e super-sludgy”.

AGNETE, IN MERITO AL CAMBIO D’ETICHETTA, DALLA RINOMATA PEACEVILLE ALLA MOLTO PIU’ UNDERGROUND DARK ESSENCE, COSA CI RACCONTI? COS’E’ SUCCESSO CON PEACEVILLE E COME VA CON DARK ESSENCE?
“Be’, la Peaceville, da quando Hammy e Lisa l’hanno lasciata, è molto cambiata come label discografica…e con noi non stava funzionando proprio. Finora siamo molto soddisfatti di aver cambiato e la comunicazione con i nuovi ragazzi è ottima – esattamente quello che volevamo ottenere firmando per un’etichetta norvegese! Hanno un roster di band davvero interessante e musicalmente valido, e al primo posto per loro c’è sempre la musica”.

PERSONALMENTE CONSIDERO I MADDER MORTEM COME UNA DELLE BAND METAL PIU’ SOTTOVALUTATE DEGLI ULTIMI QUINDICI ANNI. I VOSTRI LAVORI SONO SPESSO SUBLIMI ED ISPIRATISSIMI, MA E’ ANCHE VERO CHE IL VOSTRO NOME NON GIRA MOLTISSIMO NELLA SCENA. PENSI DUNQUE DI AVER OTTENUTO, NELLA VOSTRA STORIA, TUTTO QUELLO CHE VI SIETE MERITATI?
“Non mi piace tanto il termine ‘meritati’. Ci sono coinvolte tanta fortuna e tante coincidenze nello svolgersi della nostra carriera, e spesso siamo stati sfortunati in termini di cambi di etichetta e di line-up, magari in momenti cruciali. Siamo stati assenti dalla scena per anni, quando questa vede ormai decine e decine di pubblicazioni al mese. Questo, a conti fatti, importa, è innegabile. Se però mi chiedi se penso che la nostra musica si meriti un’audience più ampia…allora la mia risposta può essere solo SI’. Noi componiamo con il cuore e ci mettiamo tutto noi stessi nello scrivere buone canzoni. E la musica che proponiamo credo proprio possa restare fresca e innovativa anche fra dieci anni, senza falsa modestia. E poi non è affatto finita qui per noi, quindi meglio che stiate in guardia (ride, ndR)”.

NEGLI ULTIMI ANNI, ED IL FENOMENO E’ ANDATO AUMENTANDO, IL TERMINE ‘PROGRESSIVE’ E’ STATO ABUSATO UN POCHETTO. SEMBRA CHE OGNI BAND CHE INSERISCA UNA POLIRITMIA O UN CAMBIO D’ATMOSFERA NELLE PROPRIE CANZONI, ABBIA IL DIRITTO DI VENIR CONSIDERATA PROGRESSIVE. IN RELAZIONE ALLA MUSICA, QUALE DOVREBBE ESSERE IL CORRETTO SENSO DI QUESTA PAROLA, A TUO PARERE?
“Per me ‘essere progressive’ ha più a che fare con una predisposizione mentale, al fatto di essere aperti a differenti influenze, stili e idee. Se si riduce il significato al fare qualcosa solo perché è difficile da suonare o da capire, mi spiace ma non capisco…i musicisti hanno bisogno di servire la canzone, non di andarle contro rendendola più complessa. Ma mi rendo conto che sarebbe ugualmente stupido anche non fare ciò che si sente giusto per il brano solo perché così si rende più difficile la fruizione alla gente. In un più ampio senso del termine, io credo che tutto il rock dovrebbe essere ‘progressive’ come attitudine. Non vedo come si possa combinare l’amore per il rock, che è ribelle per sua natura, con un atteggiamento chiuso e conservativo. Ribellione e cambiamento, ecco qui il pass all areas!”.

BENE, AGNETE, E’ TUTTO! TI RINGRAZIO PER LA DISPONIBILITA’ E TI LASCIO CHIUDERE L’INTERVISTA…
“Grazie a te! E spero di vedere presto in tour tutti i nostri fan italiani!”.

 

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