MIRRORMAZE – Una gabbia di desideri

Bisogna essere pazienti e le cose che vuoi prima o poi arriveranno. Questo sembra raccontarci il chitarrista Davide Penna, membro e compositore dei Mirrormaze, nuova realtà progressive italiana al debutto qualche mese fa sotto l’attivissima Bakerteam Records. Con una serie di canzoni pronte già sul finire del 2009, Penna e compagni hanno infatti dovuto (pazientemente) aspettare fino ad aprile del 2012 per vedere finalmente il frutto di tanto lavoro sugli scaffali dei negozi. Ma, nonostante la crisi attuale del mercato discografico, i problemi economici e continui cambi di line-up, questa pazienza infine ha premiato, con la pubblicazione appunto di un album poi ben recepito da critica e pubblico. E con la simbolica frase ‘Alla fine, incidere non è stato complicato, le canzoni erano pronte da anni, quando siamo andati in studio le sapevamo a memoria!’, ci viene anche proposto quello che è proprio il concetto di fondo dell’album “Walkabout”, ovvero che spesso le persone tendono a rimare imprigionate in una gabbia virtuale creata dal proprio cercare forsennatamente di raggiungere qualcosa, mentre solo con pazienza e vivendo i propri sogni si può veramente raggiungere quello che si vuole. Valeva la pena capirne di più, quindi di questo e altro abbiamo parlato con Davide all’interno di questa intervista…  

 


LA VOSTRA BAND
E’ GIUNTA ORA ALL’ESORDIO DISCOGRAFICO, POTRESTI NARRARCI QUAL E’ STATO IL CAMMINO CHE VI HA PORTATI DALLA FONDAZIONE SINO ALLA PUBBLICAZIONE DI “WALKABOUT”?
“I MirrorMaze sono nati nel 2008 grazie a diverse collaborazioni precedenti tra me, Matteo Maselli (ex-batterista, ndR) e Sam Lanfranchini (tastierista, ndR). Durante il corso di quell’anno abbiamo creato in sala prove i nostri primi brani, in stile alternative/progressive metal, gli stessi che poi all’inizio del 2009 sono andati a comporre la nostra prima demo, con una line up più che provvisoria. È solo alla fine di quell’anno, dopo vari provini con possibili bassisti e cantanti, che si decide di affidare il compito di registrare sia le voci che il basso a Fabio D’Amore (già con Pathosray, adesso nei Serenity, ndR). L’ottima performance su disco di Fabio è stata poi arricchita, su suo stesso suggerimento, dalla partecipazione del frontman di Fates Warning e Redemption, Ray Alder, che è appunto presente su ‘Walkabout’ in veste di special guest, in particolare sul brano ‘Deeper Signs’. Dopo aver ultimato le registrazioni, abbiamo deciso di affidare mixaggio e mastering al rinomato producer Staffan Karlsson, che vanta tra le altre anche collaborazioni con artisti del calibro di Stevie Wonder, Nathan East, Earth Wind & Fire, The Roxette e Firewind, nei suoi Landgren Studios 5.1, in Svezia. In questo periodo abbiamo affidato il grosso lavoro dell’artwork a Gustavo Sazes, pure lui già impegnato in lavori di band note come Arch Enemy, Manowar, Angra, Firewind, Kamelot e Nightrage. Il disco era dunque pronto già sul finire del 2010 ma purtroppo, a causa della situazione critica del mercato discografico e dell’uscita dal gruppo di Matteo Maselli, che ci ha costretto nuovamente a ridefinire la line-up (ora definitiva con gli ingressi di Fabio Nasuelli alla batteria e Juan Manuel Savoini al basso), siamo arrivati già nella seconda metà del 2011 senza aver ancora potuto pubblicare nulla. E’ solo nei primi mesi del 2012 che abbiamo trovato finalmente l’occasione di far uscire ‘Walkabout’ sotto Bakerteam/Scarlet”.

PARLANDO DELLA VOSTRA TRAVAGLIATA LINE-UP, IL NOME DI FABIO D’AMORE NON E’ NUOVO NELLA SCENA PROGRESSIVE ITALIANA, DATO CHE ERA IL BASSISTA DEI PATHOSRAY. QUI INVECE LO VEDIAMO COME CANTANTE… COME SI E’ TROVATO IN QUESTO RUOLO DIETRO AL MICROFONO? I RISULTATI SONO DAVVERO MOLTO SORPRENDENTI…
“Abbiamo trovato Fabio dopo una accurata ricerca su web, ai tempi in cui appunto militava nei Pathosray. Inizialmente, lo abbiamo contattato per argomenti legati solo a missaggio e creazione del master, dato che ai tempi non avevamo idea di come muoverci sotto questi aspetti; avevamo dunque chiesto consiglio a lui solo su questi argomenti, dato che i Pathosray avevano in quell’anno appena pubblicato per Frontiers. L’idea quindi era cercare consiglio, non una guest star per il futuro disco, figuriamoci un cantante! Fu solo successivamente che gli confessammo il fatto di non avere un cantante, nonostante fosse già tutto pronto e le linee vocali fossero già scritte, e allora fu lui stesso a proporsi come cantante del nostro gruppo, considerata anche la sua passione per il canto. Ci mettemmo d’accordo per fargli fare qualche provino registrato e il suo stile ci piacque subito. Così decidemmo di far entrare Fabio nella band, nonostante la notevole distanza tra le nostre case, di circa 450 chilometri!”.

AD UN PRIMO ASCOLTO, LA MUSICA DA VOI PROPOSTA RICHAMA IN MANIERA MARCATA LO STILE PROGRESSIVE METAL. UN ASCOLTO PIU’ ATTENTO RIVELA PERO’ LA PRESENZA DI UN SUONO DI CHITARRA INFLUENZATO ANCHE DA CORRENTI PIU’ MODERNE E MELODICHE, A CAVALLO TRA ALTERNATIVE E HARD ROCK. SEI D’ACCORDO? CI PARLI DELLE TUE INFLUENZE COME COMPOSITORE?
“Come dici, i brani sono stati principalmente scritti e composti da me. A livello di influenza compositiva su ‘Walkabout’, non hai torto a trovare influenze progressive, ma non posso assolutamente dire che solo gruppi come i Dream Theater siano stati gli unici a mettere un’impronta importante sul sound dei MirrorMaze. Nello stendere questi brani ho attinto a molti e diversi ascolti durante gli anni, cercando di mischiare e rielaborare un po’ a modo mio il progressive che conoscevo con l’alternative metal. Posso dirti ad esempio che una delle band fondamentali per il mio bagaglio culturale da musicista, che peraltro ha influito moltissimo su questo disco, sono gli Alter Bridge, i quali mi hanno insegnato a unire una grande melodia nei ritornelli con strutture a volte progressive e a volte prese dall’alternative, creando riff che fossero complessi e in tempi dispari, ma allo stesso tempo incisivi e d’impatto fin dal primo ascolto. Posso poi citare come influenze i leggendari Metallica, Symphony X, Neal Morse, Evergrey, ma anche Nickelback o Nevermore… oltre che tutte le icone del rock come Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, Ozzy, AC/DC, Whitesnake, Van Halen, Scorpions e tutti gli altri”.

PARLAVI DELLA COLLABORAZIONE DI PRESTIGIO CON RAY ALDER, MITICO VOCALIST DI FATES WARNING E REDEMPTION. COME E’ NATA? E’ STATO FABIO A PRESENTARVELO? COME VEDETE IL SUO CONTRIBUTO?
“Sì, la collaborazione è nata tramite Fabio D’Amore, il quale ci ha aiutato a cercare una guest star che fosse realmente adatta al sound che i MirrorMaze stavano creando. E’ stato tutto molto semplice, è bastato contattare lo studio di Nick Van Dyc (chitarrista dei Redemption, ndR) tramite qualche e-mail e nel giro di poche settimane abbiamo ottenuto ciò che desideravamo: il cantante di una band storica come i Fates Warning sul nostro album di debutto… perfetto, direi! Sicuramente a livello contributivo ha reso una ‘Deeper Signs’, già una delle highlight del disco, ancora più interessante. Certamente la sua presenza ha anche aggiunto prestigio all’intero album”.

NELLE NOTE BIOGRAFICHE E SULLE RECENSIONI, SIETE STATI SPESSO ACCOSTATI AI DREAM THEATER. PERSONALMENTE, VEDO INVECE PROPRIO NEI REDEMPTION UNA FONTE DI ISPIRAZIONE PIU’ VICINA, COME SI SENTE IN “VICIOUS CIRCLE”, CHE RICORDA LA CANZONE “PARKERS’ EYE” PRESENTE SU “THE FULLNESS OF TIME” DELLA BAND AMERICANA… CONDIVIDETE QUESTA OPINIONE?
“Mah, credo che ognuno con il proprio orecchio e la propria esperienza musicale possa accostare un gruppo più ad un genere piuttosto che ad un altro, o ad una band piuttosto che a un’altra. Sarò sincero: nel 2009, quando è stato registrato ‘Walkabout’, almeno relativamente alle parti strumentali, non conoscevo affatto i Redemption e avevo sentito solo qualche brano sparso dei Fates Warning. Non credo quindi di aver preso particolarmente spunto da questi due gruppi per le composizioni dell’album, nonostante in seguito li abbia ampiamente ascoltati e abbia anche condiviso la proposta di Fabio (che li ascolta da sempre) di far cantare Ray Alder sul nostro disco”.

CHE RICORDI AVETE DELLE REGISTRAZIONI DI “WALKABOUT”? E’ STATO FACILE REGISTRARLO O ANCORA IL RICORDO DELLE SESSIONI IN STUDIO VI FA RABBRIVIDIRE?
“Direi che registrare ‘Walkabout’ è stato abbastanza semplice, anche se alcune parti hanno ovviamente richiesto più tempo, come è giusto che sia, e magari numerosi take prima di essere pienamente soddisfacenti. Siamo stati aiutati dal fatto che la sala prove era diventata il nostro secondo domicilio e che abbiamo provato e riprovato innumerevoli volte…quindi quando siamo arrivati in studio abbiamo suonato praticamente gli strumenti ad occhi chiusi…difficile commettere grossi errori così. Credo che per il secondo disco (che stiamo già scrivendo) i brani saranno decisamente più tosti da affrontare. Ma potrete giudicare voi stessi, appena lo sentirete!”.

QUALI TEMATICHE AVETE TRATTATO IN “WALKABOUT”? ESISTE UN FILO CONDUTTORE O TEMI RICORRENTI CHE VI ISPIRANO DI PIU’ NELLA STESURA DELLA PARTE LIRICA?
“E’ un argomento un po’ complesso da spiegare in poche righe… l’album esplora i lati più oscuri della vita, portando con sé un disperato e profondo senso di speranza e di riscatto dell’individuo, nonostante sia immerso in un mondo e in una società che oramai non lo rappresentano più. Musica e testi si concentrano sull’analisi di quanto gli esseri umani vivano costantemente momenti difficili e rimangano quindi intrappolati dall’ossessione di cambiare e stravolgere le proprie vite in modo da togliere il proprio male di vivere. Tutto ciò non comprendendo, scioccamente, di essere alla ricerca di qualcosa che esiste soltanto nei propri sogni e di starsi creando una gabbia da soli. Il viaggio, che da’ titolo al disco – ‘Walkabout’ significa infatti ‘viaggio nel mondo alla ricerca di se stessi’ – mostra l’ideologia intrinseca che la dimensione umana è qualcosa di fuggevole e di passaggio, una dimensione dove l’unica cura non è altro che guardare dentro di noi, nel proprio immaginario. Aspirare ai propri sogni e staccarsi dalla realtà risulta l’unico modo che l’uomo ha di vivere, anche solo per un attimo, quel paradiso e quella pace che tanto va cercando”.

ORA SIETE NEL ROSTER DI BAKERTEAM, SPIN-OFF DELLA SCARLET. ABBIAMO NOTATO NELL’ULTIMO PERIODO COME MOLTE DELLE REALTA’ ASSOCIATE A BAKERTEAM ABBIANO OTTENUTO OTTIMI RISCONTRI. COSA CI DITE DI QUESTA ETICHETTA, CHE TANTO STA FACENDO PER LE BAND ITALIANE? COME VI STATE TROVANDO?
Per quanto ci riguarda, direi che il rapporto è ottimo e non potrei essere più soddisfatto sia del lavoro dell’etichetta in sé, che del rapporto che personalmente ho con Angelo Mora e Filippo Bersani (staff di Bakerteam, ndR). Loro hanno sempre chiarito ogni mio dubbio, abbiamo sempre concordato insieme il da farsi e parlato più e più volte di diverse opportunità. Li ho visti sempre davvero attenti e soddisfatti del nostro lavoro. Con Angelo in particolare mi sento quasi settimanalmente per qualsiasi tipo di news inerente a disco e band; inoltre, lui ha partecipato in mezzo al pubblico più volte ai nostri concerti. Non credo sia usuale che una band esca la sera a bere una birra con il promoter della propria etichetta, contemporaneamente parlando dei progetti futuri del gruppo. Con Angelo questo è successo, e per me questo lato umano, che forse si distacca un po’ dalle motivazioni per le quali si firma di solito un contratto, è invece davvero importante”.

COME VEDETE LA SCENA MUSICALE METAL TRICOLORE ATTUALE? ESCLUSE LE BAND CHE HANNO INDUBBIAMENTE SUCCESSO COME LABYRINTH, VISION DIVINE, RHAPSODY OF FIRE, COSA NE PENSATE DEL RESTANTE MOVIMENTO METAL?
“Credo che attualmente ci siano moltissime band degne di nota sul nostro territorio, ma le opportunità per dimostrare quanto si vale non sono più molte: i locali chiudono, i tour costano e i dischi non si vendono. Non è colpa dell’Italia in sé, o di una o più nazioni in particolare, ma piuttosto del sistema in generale che, a mio modesto parere, non funziona più. Credo che internet abbia rovinato molto del business del metal e della musica in generale, impattando più di tutti sull’underground. Certo, si resiste perché si ha la passione per farlo, ma ammetto che rimane sempre l’amaro in bocca quando si parla di questi discorsi”.

VI ABBIAMO VISTO DAL VIVO IN COMPAGNIA DI MESMERIZE E LABYRINTH, ALLA ROCK’N’ROLL ARENA DI ROMAGNANO SESIA. ERAVATE AMICI CON LE BAND CON LE QUALI AVETE SUONATO?
Qualcuno di noi conosceva da tempo alcuni dei componenti dei Mesmerize, ma quel concerto è stata un’occasione del tutto nuova per noi. E’ stato bello poter condividere il palco con entrambi i gruppi; e personalmente ho anche scattato una foto con Roberto Tiranti dei Labyrinth, dopo il concerto. E’ stato davvero molto disponibile nei miei confronti”.

MA COM’E’ IL VOSTRO RAPPORTO CON LA MUSICA SUONATA IN CONCERTO? VI RITENETE UN BUON ACT DAL VIVO O PREFERITE LO STUDIO?
Chi ci ha visto dal vivo, anche solo nell’occasione del concerto che hai citato prima, può ben dire che i MirrorMaze dal vivo spaccano! Scherzi a parte, credo che per noi non ci sia grande differenza, in ambo le situazioni cerchiamo sempre di arrivare preparati e carichi e di affrontare le cose al meglio. Inoltre i pezzi di ‘Walkabout’ e soprattutto quelli nuovi che stiamo componendo per il secondo disco, sono sempre pensati per la riproposizione dal vivo, con poche sovraincisioni e solo se necessarie e diverse parti sempre studiate in ottica live. Fanno eccezione i cori, dove in studio abbiamo lavorato molto cercando il massimo risultato, mentre dal vivo vengono cantati solamente quelli essenziali, lasciando maggior spazio allo show in sé”.

COSA PREVEDE LA VOSTRA AGENDA PROMOZIONALE PER I PROSSIMI MESI? QUALI SONO I VOSTRI OBIETTIVI?
“Di obiettivi ne abbiamo tanti: innanzitutto concludere il secondo disco e poi fare parecchi live entro la fine inverno, partecipando magari a festival o altre occasioni come aperture a band più rinomate. Poi altre attività,come girare un secondo videoclip… Per ora, però, speriamo principalmente che il disco sia piaciuto e che tutti quelli che ne hanno la possibilità ci vengano a vedere dal vivo! Se qualcuno vuole rimanere aggiornato sui Mirrormaze, basta che ci segua su Facebook o che visiti il nostro sito, scrivendoci per qualsiasi informazione! Ringraziamo inoltre caldamente Metalitalia.com e la sua redazione per questa intervista. Ciao!”.

 



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