OPETH – Nessun compromesso

Pubblicato il 01/10/2016 da

L’uscita del nuovo album “Sorceress” rappresenta ovviamente un’occasione troppo ghiotta per farsi sfuggire una chiacchierata con Mikael Akerfeldt, indiscusso leader e mastermind degli Opeth. La band conferma, con questo lavoro, una presa di distanza ormai definitiva con il proprio passato più strettamente metal, e mai avverbio fu più adeguato: Mikael, infatti, ci ha parlato senza troppi giri di parole del suo rapporto con la musica, ascoltata e composta, dimostrandosi un interlocutore disponibile e cordiale, che non dimentica il suo passato ma per il quale le etichette e i desideri del pubblico vengono sempre dopo rispetto alla sua libertà creativa.

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CIAO MIKAEL, COMINCIAMO SUBITO: IL VOSTRO NUOVO ALBUM “SORCERESS” SUONA UN PO’ COME UNA CONTINUAZIONE DI “PALE COMMUNION” E AL TEMPO STESSO COME UN LAVORO A SÉ STANTE. POTREMMO DIRE, IN UN CERTO SENSO, CHE RISPETTO A “PALE COMMUNION” RISULTA ANCHE PIÙ ORGANICO. POTRESTI PARLARCI DELL’EVOLUZIONE CHE C’È STATA FRA I DUE ALBUM?
“Sinceramente, non lo so! Spesso le persone mi dicono ‘Wow, questo è molto diverso dall’album precedente’ oppure ‘Questo non ha nulla di diverso’ ma la verità è che per me è molto difficile dire cosa succede, trovandomici in mezzo. A volte mi è molto chiaro di star facendo qualcosa di differente e gli altri lo sentono.  Oppure, viceversa, cerco solo di mettere insieme dei buoni pezzi, ma per me è davvero difficile descrivere quello che accade. ‘Sorceress’ e ‘Pale Communion’ sono stati scritti in circostanze molto simili: ho composto da me la maggior parte della musica, nello stesso studio,  nello stesso arco di tempo – sei mesi per ciascun album – ho avuto più o meno le stesse influenze. Ho scoperto un sacco di cose nuove per questi dischi. Ciò che ho cercato di fare con il nuovo album è stato comporre brani molto diversi l’uno dall’altro: non volevo che ci fossero due canzoni che si fondessero tra loro, volevo un salto di 180 gradi tra una canzone e l’altra. Volevo che ogni pezzo avesse la sua identità e penso di esserci riuscito. Ho posto molto impegno nella composizione perché non volevo che il disco risultasse noioso: volevo essere catchy, volevo che fossero brani da cantare, con parti vocali forti. Non volevo che fossero pezzi tradizionali, volevo fare qualcosa di strano, tutto quello che mi andava. Volevo che la voce sostenesse il brano più che in passato. Anche ‘Pale Communion’ ha qualche pezzo lineare, ma è un po’ più complesso del nuovo album. Credo che ‘Sorceress’ sia più accattivante per i singoli brani rispetto al suo predecessore. Ma amo entrambi gli stili! Mi piacciono le cose che ti portano in giro senza andare da nessuna parte, ma mi piace anche il materiale più diretto”.

RESTANDO IN TEMA DI COMPOSIZIONE: È RISAPUTO CHE SEI UNA COSA SOLA CON LA TUA CHITARRA ACUSTICA, QUANDO SI PARLA DI SCRIVERE MUSICA. CI INCURIOSISCE MOLTO SAPERE COME LAVORI ORA CHE SVILUPPI VERE E PROPRIE ORCHESTRAZIONI. È CAMBIATO QUALCOSA NEL TUO PROCESSO CREATIVO?
“Mi trovo bene con la mia chitarra acustica, ma lavoro anche con tutti gli altri strumenti: compongo alla batteria elettronica, suono la tastiera e il piano, etc. A volte scrivo alla tastiera, a volte al basso, a volte vado con le linee vocali: non è solo chitarra acustica. Nel mio studio ho un mobile dove tengo il computer (lavoro anche al computer!) e dietro ci sono una chitarra classica, una chitarra acustica, una chitarra elettrica e un basso. In più a fianco ho la tastiera. Quindi lì ho tutto. Ecco, l’armonica mi manca!”

“GHOST REVERIES” E “WATERSHED” ERANO GIÀ DEGLI ALBUM MOLTO SPERIMENTALI, MA PRESENTAVANO ANCORA DELLE CHIARE TRACCE DEI PRIMI OPETH. ORA SEMBRA PROPRIO CHE ABBIATE PRESO UN’ALTRA STRADA, CHE SI SIA APERTA UNA NUOVA ERA DEL VOSTRO PERCORSO MUSICALE. COSA È SUCCESSO? CRESCITA PERSONALE? CRESCITA MUSICALE? VOGLIA DI SPERIMENTARE CON LA MUSICA? O È SOLO LA PASSIONE PER GLI ANNI SETTANTA?
“Tutte queste cose insieme. Vedi, io amo la musica. Mi piace avere amori estremi, quasi malati: ho un amore distruttivo per la musica. Ne consumo tantissima, sono un collezionista di dischi, ho un sacco di vinili, ascolto moltissimi generi diversi. Perché essenzialmente amo la musica, anche se non c’è un genere che davvero prediligo, sono piuttosto aperto a tutto ciò che suona bene. Quindi questo è uno dei motivi per cui abbiamo questo sound. Sono più un fan della musica, che un fan del metal – se capisci cosa intendo. Questo è stato essenziale per gli Opeth fin dall’inizio, perché tenevo uno sguardo neutro. Prima che cominciassimo col nostro album di debutto, ero ovviamente un fan della musica heavy: ero giovane, avevo sedici anni e all’epoca mi sono avvicinato a quella scena. Ma ricordo anche che mi stancavo della pesantezza. Quando c’era un sound pesante per tutto il tempo, senza dinamiche, mi annoiavo. Cercavo sempre cose con interludi acustici. Non ho mai cercato il classico riffing della chitarra, ho sempre amato cose diverse nel mondo del metal, non so se mi spiego. Quindi non mi sono mai concentrato solo sul lato ‘heavy’, ho sempre cercato qualcos’altro. Infatti abbiamo trovato il nostro stile, o almeno credo che ci siamo riusciti. Ho cercato di rendere unico il sound degli Opeth. Amo la musica e mi rifiuto di farmi dire cosa devo fare. Mi rifiuto che sia qualcun altro a dettarci le regole, che si tratti dei fan, dei manager o delle etichette. I soli a decidere sono i membri della band. Non abbiamo un interesse commerciale, non componiamo musica che può vendere molto: non mi aspetto grandi vendite quando pubblico un album. Vendiamo ancora, a livello locale, abbiamo una lunga carriera e quindi nessun interesse commerciale. Tutto questo mi aiuta, mi salva. Sono molto franco quando si parla di musica,  sono molto diretto e a volte le mie opinioni sono controverse. Quando si parla della mia musica, sono controverso. È che penso che non mi piaccia andare sul sicuro, mi piace sperimentare e quando ti piace sperimentare automaticamente corri il  rischio di perdere ciò che hai guadagnato prima. Ma davvero non mi interessa. Mi farebbe più paura la stagnazione, il fare sempre le stesse cose e perdere quell’amore per la musica: mi guadagno da vivere con queste cose”.

A PROPOSITO DEL VOSTRO RAPPORTO CON LE ETICHETTE, PARLIAMO DI NUCLEAR BLAST: QUANDO È USCITA LA NOTIZIA DEL VOSTRO CONTRATTO CON LA STORICA LABEL, MOLTI FAN AVRANNO PENSATO AD UN RITORNO ALLE SONORITÀ DEI VECCHI OPETH. CIÒ NON È ACCADUTO. COME SONO I VOSTRI RAPPORTI CON NUCLEAR BLAST? DA QUANTO MI HAI DETTO, SI DIREBBE CHE LA VOSTRA SIA UNA ‘RELAZIONE APERTA’.
“Beh, è tutto molto nuovo. Non abbiamo una vera relazione con loro, una volta che il disco è stato terminato glielo abbiamo consegnato e questo è quanto. La loro responsabilità e ciò che ci interessa è che il disco venga venduto, perché è in questo che consiste il commercio. Il motivo per cui lavoriamo con Nuclear Blast è che vogliamo che l’album esca ovunque e sia distribuito ovunque. Ovviamente, voglio vendere questo album! Dunque, questo è il solo rapporto che abbiamo con Nuclear Blast. Ci siamo incontrati solo una volta per parlare del disco. Ho parlato con Markus Steiger (fondatore e titolare di Nuclear Blast ndR), volevo stabilire un rapporto diretto con quelle persone e trovo che siano dei visionari, come mi piace pensare che anche noi siamo. E poi c’è da dire che hanno un roster a cui pensare, una reputazione e un marchio di cui occuparsi. Quindi, investire sugli Opeth per loro è stata una mossa strategica sia dal punto di vista del business che da quello della credibilità. Noi possiamo fare soldi per loro, ma possiamo anche aiutarli in termini di immagine, perché gli Opeth hanno una grande credibilità. È una questione di dare e avere. Per noi, è soprattutto un avere”.

TUTTO CHIARO. VORREI FARTI UNA DOMANDA SUL VECCHIO MATERIALE. QUANDO SUONI VECCHIE CANZONI, COME “DEMON OF THE FALL” O “THE GRAND CONJURATION”, TI DIVERTI ANCORA? O È QUALCOSA CHE FAI SOLO PER ACCONTENTARE I TUOI VECCHI FAN METALLARI?
“Buona domanda! Mi diverto, ma in modo diverso. Non mi diverto come musicista, a suonare ‘Demon Of The Fall’. Ma quando vedi la reazione del pubblico ti senti spronato, ne trai sicurezza in te stesso: è psicologia semplice. Voglio dire, stai suonando e vedi la gente che reagisce, tipo ‘Yeah!’ – quel tipo di energia, è piacevole. Ma per quanto riguarda suonarla, insomma: se dovessi prendere la mia chitarra adesso e dovessi mettermi a suonare ‘Demon Of The Fall’ per me sarebbe un castigo. Mi piace suonare quei pezzi per la reazione che suscitano.  Quando le suono, è come se le riascoltassi in modo completamente diverso e alcune canzoni sono pura precisione: devo pensare soprattutto a quello che sto suonando, voglio suonare le note giuste, al meglio possibile. Ma non per forza questo mi piace. Di per sé, suonare ‘Demon Of The Fall’ è abbastanza noioso, ma è divertente vedere la reazione del pubblico. Il pezzo mi piace ancora, ma l’ho suonato migliaia di volte”.

APPREZZIAMO MOLTO LA TUA ONESTÀ! CAMBIANDO ARGOMENTO, UNA PERSONA MOLTO IMPORTANTE, OGGI, PER GLI OPETH, È STEVEN WILSON. LO VEDI COME UNO DEI FAUTORI DELLA VOSTRA SVOLTA MUSICALE O LAVORARE CON LUI È STATA UNA SCELTA “NATURALE”, PERCHÉ ERA AFFINE A CIÒ CHE AVEVI IN MENTE?
“Quando abbiamo lavorato con lui per la prima volta, su ‘Blackwater Park’, quindi parecchio tempo fa, lui era un idolo per me. Non era famoso: non era Ozzy Osbourne, non so se mi spiego. Non è che leggevi di lui nelle news. Lo abbiamo contattato, abbiamo iniziato a lavorare insieme e lui aveva un  modo diverso di ascoltare la musica, soprattutto la musica metal. Nessuno nel complesso della scena metal faceva qualcosa di simile, perché lui non aveva un background di questo tipo, nel metal. Ma gli piacevano gli Opeth. Con lui abbiamo avuto un approccio completamente diverso rispetto a quello che avremmo avuto con un altro produttore ed è stato molto importante per noi. Ci ha mostrato modi nuovi per migliorare il nostro sound, ma non ha mai preso parte alla composizione dei brani. Non mi ha mai spinto da nessuna parte, musicalmente parlando. Ha semplicemente potenziato le mie idee musicali con le sue. Tipo: ‘Qui potremmo provare questo, qui prova quest’altro con la voce’.  Mi ha aiutato molto sul materiale già esistente, non ha mai scritto niente per gli Opeth. Ci ha solo aiutato a migliorare il sound. È una specie di mentore per me, in molti modi. Amo la sua musica. Mi fa ascoltare un sacco di cose che non avevo mai sentito prima. E, soprattutto, siamo ottimi amici. Quindi è un amico stretto, un mentore ed è ancora un idolo, per me. Apprezzo moltissimo ciò che fa”.

TORNIAMO A “SORCERESS”. INNANZITUTTO VORREMMO CHIEDERTI QUALCOSA SUI TESTI: C’È UN FORTE ELEMENTO PERSONALE, NEI TESTI DI QUESTO ALBUM, MA C’È ANCHE MOLTO ALTRO, CI SONO MOLTI ALTRI TEMI. QUESTO CI HA INCURIOSITO. UN’ALTRA COSA CHE CI HA INCURIOSITO È L’ARTWORK. QUEL FAVOLOSO PAVONE CHE CAMMINA SUI CADAVERI NUTRENDOSI DELLA LORO CARNE CI HA FATTO PENSARE AD UNA METAFORA DELLA CARRIERA DEGLI OPETH. È UNA POSSIBILE LETTURA O STIAMO DICENDO CAZZATE?
“L’idea per questo artwork mi è venuta un anno fa, molto prima che avessi un qualsiasi idea per i testi. Infatti l’artwork non è direttamente collegato ai testi. La copertina è più sulla linea di quella di ‘Heritage’: il pavone rappresenta la band. Non penso che siamo fantastici, non mi interessa predicare il verbo del nostro genio; ma il pavone sono gli Opeth e quel mucchio di carne morta su cui sta in piedi simboleggia il nostro dominio sul mondo della musica. Vedi, noi siamo svedesi. Gli svedesi crescono con un grande senso della modestia e penso ancora che noi lo siamo, ma detto questo penso che sia giusto anche essere diretti. Per quanto riguarda i testi, sì, sono molto personali. Stavolta ho cercato di prendere le distanze da me stesso, perché non mi sono mai sentito a mio agio a scrivere del mio privato. Anche perché penso di non avere molto di interessante da dire su di me. Quindi in passato ho scritto un sacco di testi di merda che non so cosa significano. Sul serio! Però mi sono accorto che per me è molto più facile cantare ed ‘entrare’ nel brano se il testo significa qualcosa per me: così ho deciso che sono vecchio abbastanza, sono più maturo, ho una vita alle spalle, la mia  vita sentimentale è stata  un po’ travagliata e questo ispira parte dei testi. Vedi, la Svezia è un Paese dominato dal politically correct, tutti fanno e pensano ciò che è stato detto loro di fare e pensare. Come musicista, sei parte di questa società, paghi le tasse e a volte ti chiedi che diavolo stia succedendo alle altre persone, cosa piace agli altri nella vita, cosa dà loro piacere, perché tutto ciò che vedi è una società statica. Anche questo ha ispirato alcuni testi. Quindi è personale, ma non autobiografico”.

UNA NOSTRA CURIOSITÀ: ABBIAMO PARLATO DEL TUO RAPPORTO COL METAL E CON LE SONORITÀ HEAVY. QUALCHE GIORNO FA NERGAL, IL FRONTMAN DEI BEHEMOTH, HA DICHIARATO LA SUA STIMA PER GLI OPETH. QUINDI CI CHIEDEVAMO SE ASCOLTI ANCORA METAL E SE, SECONDO TE, CI SONO ANCORA BAND HEAVY METAL INTERESSANTI IN CIRCOLAZIONE. CI PIACEREBBE SAPERE COSA NE PENSI SOPRATTUTTO DELLE BAND ‘GIOVANI’.
“Sono sicuro che ce ne siano. Io amo il metal. Ma il metal con cui sono cresciuto non è quello attuale, che non è quello che amo di più. Voglio dire, se dovessi dire che un gruppo metal che mi piace sono i Black Sabbath, beh, allora non sarei sicuro di ciò che la gente intende con ‘metal’. Il metal che mi piace di più è quello che arriva fino a metà anni Novanta: Morbid Angel, Obituary, Entombed, queste cose mi piacciono ancora molto. Se si parla di band attuali, ho visto i Behemoth dal vivo e mi mandano fuori di testa! Hanno un aspetto spaventoso ed sono davvero brutali. E adoro Nergal, l’ho incontrato un paio di volte ed è un tipo fottutamente simpatico.  Mi piace un sacco! Sono in giro da parecchio tempo e penso che stiano facendo qualcosa di unico. La loro musica è estremamente precisa, incalzante, come una marcia. Questo mi piace. Ma non consumo molto death metal. A volte qualcuno mi dice: ‘Ascolta questo, è grandioso’, ma quando lo sento mi suona sempre come qualcos’altro. Son un po’ stanco di sentire band che fanno qualcosa che hanno già fatto gli altri. Non mi interessa un gruppo che ‘suona come i Morbid Angel’, non so se mi spiego. A volte sento un gruppo che mi piace. Mi piacciono i Ghost. E…e….ah, non lo so! È difficile! Sto guardando la mia collezione di dischi ed è tutta roba vecchia. È che quando penso al metal, trovo che molti di questi vecchi dischi siano più pesanti della musica attuale. Ci sono dischi del ’69 che suonano più pesanti di ciò che c’è in giro adesso. Credo che il metal abbia raggiunto il suo culmine a un certo punto degli anni Ottanta, fino ai primi anni Novanta. È come se si fosse arrivati a un punto tipo ‘Ok, questo è quanto’.  Ho ascoltato (tanto?), ho imparato ciò che c’era da imparare finora. Ma naturalmente non so tutto su ciò che sta succedendo adesso sulla scena metal. Ho appena visto un disco di un gruppo inglese che si chiama High Tide, hanno fatto due dischi, uno nel 1969 e uno nel 1978 (in realtà sono qualcuno in più, ndR): sono così heavy! Sono…wow! Sono più heavy dei Black Sabbath! Mi chiedo perché la gente non li ascolti, perché ascoltano qualsiasi robaccia esca oggi? Ma questo è il mio parere. Purtroppo sono arrogante, quando si tratta di musica. Mi sono fatto l’idea che [ciò che esce oggi] non faccia per me, anche se sono sicuro che là fuori ci sia qualcosa che può piacermi”.

LI CONOSCIAMO, E TI CONFERMO CHE ERANO UNA GRANDISSIMA BAND E CERCHEREMO DI CONSIGLIARLI AI NOSTRI LETTORI!
“Oh, e dì che mi piace la musica italiana!”

INFATTI ERA PROPRIO QUELLO CHE VOLEVO CHIEDERTI NELL’ULTIMA DOMANDA. QUANDO VERRAI A SUONARE NEL NOSTRO PAESE, NE APPROFITTERAI PER ALLARGARE LA TUA COLLEZIONE DI DISCHI ITALIANI?
“Vorrei, ma mi sembra che trovare negozi di dischi in Italia sia difficile”.

…LO È.
“Non ne trovo! Inoltre, compro solo stampe originali e i dischi italiani sono costosissimi. Parliamo di 500€ per ogni disco che vorrei acquistare: sono davvero un sacco di soldi. Quindi, se qualcuno conosce un buon negozio di vinili di seconda mano, apprezzerei molto un suggerimento”.

 

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