PER LA PRIMA VOLTA TI SEI OCCUPATO DELLA PRODUZIONE DI UN DISCO DEGLI OPETH IN PRIMA PERSONA. CHE TIPO DI ESPERIENZA È STATA? “A dire il vero, negli ultimi anni abbiamo sempre curato noi la produzione dei nostri lavori. È vero che abbiamo collaborato con Steve Wilson dei Porcupine Tree o con Jens Bogren, ma entrambi hanno sempre curato solo determinati aspetti dell’intero lavoro. Non hanno mai avuto voce in capitolo su tutto il disco, insomma. Di conseguenza, non è stata un’esperienza troppo diversa da solito. Posso solo dire che questa volta le registrazioni sono state molto rilassanti… a differenza di altri vecchi dischi, è stato un piacere lavorare a ‘Watershed’”.
“Non volevo dire questo, però è certo che non tutte le recording session dei nostri album sono state piacevoli. Diciamo che non ho affatto brutti ricordi riguardo a ‘Watershed’, a ‘Ghost Reveries’, a ‘Still Life’ e a ‘Orchid’, mentre il resto dei dischi mi fanno venire in mente momenti piacevoli così come esperienze terribili”.
“Esatto… non abbiamo mai avuto bisogno di qualcuno che ci spronasse a lavorare sodo in studio. Siamo persone piuttosto disciplinate e teniamo molto alla nostra musica. Quando iniziamo a registrare dobbiamo solo cercare di rimanere fedeli alle nostre idee iniziali e cercare di concretizzarle al meglio. La pre-produzione e i demo sono un ottimo punto di partenza: se curi bene quell’aspetto, difficimente puoi sbagliare una volta in studio”.
“Sì, per ora sono molto soddisfatto. Fredrik e Martin hanno fatto un ottimo lavoro… sono entrati nella band da poco, ma hanno portato qualche idea fresca. Abbiamo provato delle soluzioni nuove e credo che questi esperimenti siano riusciti bene. Trovo che sia un album completo… al momento mi fa piacere riascoltarlo”.
“I limiti sono rappresentati dalla visione che io ho degli Opeth e dai miei gusti personali. Questi ultimi si stanno sempre più ampliando ultimamente, tuttavia dubito che in futuro ci metteremo a suonare qualcosa di completamente diverso dal nostro stile attuale. Non escludo nulla a priori, ma io sono fatto in una certa maniera e non posso tutto a un tratto modificare le mie sensazioni e il mio modo di fare”.
“Senza voler mancare di rispetto a Peter, che è un amico, devo dire che non c’è stata alcuna differenza per me. Peter negli ultimi anni era stato un semplice esecutore delle mie idee. Non componeva nulla da tempo, quindi il mio metodo di lavoro non è affatto cambiato. Mi dispiace che se ne sia andato, ma non era davvero più coinvolto nel gruppo, tanto che negli ultimi tempi facevamo quasi fatica a parlarci. Ora invece tutto è tornato alla normalità fra noi… con la sua fuoriuscita ci siamo tolti entrambi un peso e siamo tornati a essere buoni amici. Usciamo più spesso ora rispetto a quando faceva parte della lineup!”.
“È vero, il primo video non mi piace granchè. Quello per ‘Porcelain Heart’ è però più convincente… è stato curato maggiormente e ci rappresenta meglio come band. Il regista sa perfettamente chi siamo e da dove veniamo, quindi eravamo in buone mani. Inoltre anch’io ho smesso di vedere di cattivo occhio queste operazioni: più che un video, considero ‘Porcelain Heart’ un trailer del nostro nuovo album. Non deve rappresentare la canzone – che, ovviamente, è stata editata – ma mostrare al pubblico chi sono gli Opeth e che genere di musica propongono. È dunque solo un mezzo per far conoscere la band e invitare i fan ad acquistare il disco e a venire a vederci in concerto”.
“I concerti sono importantissimi… ci pagano le bollette. Vendiamo un buon numero di copie per essere una metal band, ma quello non è abbastanza per pagarci da vivere. Non possiamo permetterci di pubblicare solo dei dischi… dobbiamo andare in tour e vendere parecchio merchandise per riuscire a fare i musicisti a tempo pieno. Ma è ok, non ci lamentiamo… del resto, stiamo facendo quello che abbiamo sempre voluto fare”.
“Non saprei, è difficile rispondere. Ovviamente teniamo al fatto che la gente ci ritenga una valida live band. Ma spesso l’esito di uno show dipende anche dal comportamento del pubblico e dall’atmosfera che si viene a creare. Il lavoro in studio è un processo molto più creativo, nel quale pensi a come strutturare la musica e a come concretizzare tutte le tue idee. In concerto ti limiti a suonare i pezzi e non pensi a nient’altro. Sono dunque due cose totalmente differenti… comunque mi fa molto piacere quando qualcuno ci dice che la nostra proposta acquista qualcosa in sede live”.
“Assolutamente no, non riesco proprio a comporre mentre sono in tour. In quel contesto sono sempre una persona completamente diversa… non riesco a pensare a cose serie e non mi sento mai creativo. Spesso mi vedo quasi come uno zombie… mi diverto sul palco, ma per il resto non vedo l’ora di tornare a casa mia”.
“È cambiata moltissimo… ho molte più responsabilità e pensieri del tutto diversi rispetto a qualche anno fa. Mia moglie mi supporta in tutto, ma spesso è dura dover lasciare casa per andare in giro a suonare. Con i soldi che guadagno in tour mantengo la mia famiglia, è una cosa che devo assolutamente fare, però è brutto quando mia figlia mi chiede quando potrà nuovamente giocare con me…”.
“Se vendessimo molte più copie, non esiterei un momento. Ma, come ti dicevo, per ora non è possibile prendere in considerazione una tale decisione. Per il prossimo futuro stiamo cercando di organizzare tour più brevi e di coprire solo le città più importanti, ma per ora si tratta solo di un’idea”.
“Ihsahn è un mio buon amico… lo conosco da più di dieci anni. Un tempo gli Emperor e gli Opeth facevano entrambi parte del roster della Candlelight Records. Ricordo che nel 1997 andai a Londra per parlare con i ragazzi della label e che poi andammo a vedere gli Emperor in concerto. Conobbi Ihsahn e gli altri in quella occasione. Inizialmente ero un po’ timoroso, visto che in passato erano stati parecchio coinvolti nelle varie vicende delle chiese bruciate in Norvegia, ma poi si rivelarono fortunatamente delle persone molto alla mano. Da allora siamo rimasti in contatto e diventati amici. La proposta di Ihsahn è arrivata mentre eravamo in studio per registrare il nuovo album… mi ha mandato il pezzo via email e ho registrato le mie parti in una notte. Entrambi siamo rimasti assai soddisfatti del risultato finale!”.























