PARADISE LOST – L’Idolo nudo

I Paradise Lost, con l’ultimo disco “Tragic Idol”, uscito ormai da una discreta manciata di mesi, si sono confermati senza dubbio in un buonissimo periodo di forma, che li vede ormai seduti saldamente sul trono del gothic metal, scranno da loro stessi scolpito al tempo che fu e abbandonato solo per qualche anno durante la cospicua parentesi elettronica. Nonostante dal vivo non rendano più come una volta, causa le prestazioni non proprio impeccabili del suo vocalist Nick Holmes, la band inglese resta comunque un punto saldo e stabile dell’universo heavy metal, senza la quale sicuramente sentiremmo la mancanza di qualcosa. In occasione della recente calata italica, in quel dell’Alcatraz di Milano, abbiamo avuto la rapida opportunità di fare quattro chiacchiere con l’anima dinamica e probabilmente più positiva della formazione, ovvero il chitarrista Aaron Aedy, partner ormai storico del duo compositore dei Paradise Lost, Holmes-Mackintosh. In piedi, appoggiati al muro di una balconata esterna ad un’area di servizio del locale, caffé e disponibilità alla mano, ecco cosa ci ha raccontato Aaron…

 

 

AARON, SONO PASSATI QUASI SEI MESI DALLA PUBBLICAZIONE DI “TRAGIC IDOL”, ESATTO? COME AVETE VISSUTO QUESTO LASSO DI TEMPO E COME GIUDICHI ORA IL VOSTRO NUOVO LAVORO?
“Be’, devo dire che finora abbiamo fatto un sacco di promozione e infatti siamo stati praticamente sempre in tour. Il nuovo materiale mi sembra stia venendo recepito bene, abbiamo avuto del buon feedback. I festival estivi ci sono piaciuti, così come il tour americano con i Katatonia e Devin Townsend è andato alla grande, sicuramente il nostro miglior responso assoluto negli Stati Uniti! E ora ci siamo buttati in questa tranche europea, che per ora è una meraviglia. So che sembra la favola perfetta del musicista perfetto, ma non ti posso dire altro che siamo davvero contenti di come sta girando per i Paradise Lost!”.

VI HO VISTI QUESTA ESTATE AL SUMMER BREEZE E…
“Oh sì, un ottimo festival, troviamo sempre una bella accoglienza!”.

…E LA MIA IMPRESSIONE E’ CHE I BRANI DI “TRAGIC IDOL” SIANO PARTICOLARMENTE LIVE-ORIENTED. SEI D’ACCORDO? E CIO’ E’ STATO FRUTTO DI SPONTANEITA’ OPPURE DI UNA SCELTA COMPOSITIVA PROGRAMMATA?
“Vedi, ogni volta che scriviamo delle nuove canzoni, lo facciamo tenendo conto del momento e dell’ispirazione presenti. Non programmiamo mai quale genere di disco dovremo comporre. Anche quando arriviamo ad aver scritto la metà delle tracce previste, non siamo mai sicuri di come verrà la metà successiva. Penso che se si programma troppo, in fase di songwriting, è probabile che tutto risulti un po’…come dire…frenato, tarpato. E’ meglio, almeno per noi, lasciare che le idee fluiscano il più liberamente possibile”.

QUINDI QUESTO TIPO DI APPROCCIO LO POSSIAMO ASSOCIARE ANCHE AL FATTO CHE AVETE INSERITO POCHISSIME PARTI DI TASTIERA IN “TRAGIC IDOL”, CREDO SOLO NELL’OPENER “SOLITARY ONE”, SE NON SBAGLIO…
“Esattamente. Abbiamo inserito le tastiere solo dove ci parevano interessanti. Pur non avendo programmato niente, come ti ho appena detto, era nostra intenzione comune far risaltare il minimalismo del disco”.

MI HA COLPITO IN PARTICOLARE UN BRANO, SE SCORRIAMO LA TRACKLIST DI “TRAGIC IDOL”: PARLO DI “THEORIES FROM ANOTHER WORLD”, UNA CANZONE DAVVERO AGGRESSIVA, COME DA ANNI FORSE NON CI PROPONEVATE. QUINDI VI E’ IN PARTE TORNATA LA VOGLIA DI ANDARE VELOCI, OLTRE CHE PESANTI… CHE MI DICI?
“Sì, è vero…ed è anche strano (sorride, ndR): negli ultimi anni stiamo riscoprendo sempre più la pesantezza degli esordi e più passa il tempo più scriviamo brani che dal vivo risultano belli violenti e che in generale sono influenzati da una marcata cattiveria. Per quanto riguarda ‘Theories From Another World’ hai ragione, per me è una canzone fantastica e muoio dalla voglia di suonarla dal vivo. Abbiamo anche in previsione di farla, ma purtroppo per te e per i fan italiani stasera non sarà in scaletta. Greg (Mackintosh, ndR) è alle prese con una nuova chitarra e, prima di strapazzarla per bene su ‘Theories…’, vuole testarla sui brani un po’ più rilassati… Mi spiace!”.

I PARADISE LOST POSSONO ESSERE CONSIDERATI UNA BAND DECISAMENTE STABILE, SE ESCLUDIAMO IL POSTO DI BATTERISTA. TU, NICK (HOLMES), GREG E STEVE (EDMONDSON) FATE PARTE DEL GRUPPO FIN DAGLI ALBORI. QUAL E’ LA VOSTRA RICETTA PER ESSER STATI E CONTINUARE A STARE IN SINTONIA E SENZA SCREZI PER COSI’ TANTO TEMPO?
“Be’, per prima cosa penso si debba essere amici, ancor prima che musicisti o compagni di band. Noi ci conosciamo da tantissimo tempo: ad esempio, io e Greg ci siamo incontrati quando avevo undici anni, mentre con Nick è stato l’anno dopo; e invece Steve l’ho conosciuto che avevo più o meno sedici anni. Le fondamenta dei Paradise Lost poggiano sulla nostra amicizia e, nonostante abbiamo avuto anche noi i nostri alti e bassi e le nostre crisi, è evidente a tutti che siamo una band dalla formazione solida. Eppure non ti so dire perchè con i batteristi non abbiamo avuto fortuna (ride, ndR)…si è trattato sempre di situazioni diverse, che potevano essere risolte soltanto con un cambio di line-up. Però, insomma, quattro membri su cinque che portano avanti per venticinque anni un progetto…mi sembra ottimo, no?”.

SEMPRE RIMANENDO IN TEMA DI RICORDI, TI FACCIO UNA DOMANDA UN PO’ ANTIPATICA. C’E’ STATO UN MOMENTO, LUNGO LA VOSTRA CARRIERA, IN CUI AVETE PENSATO A SCIOGLIERVI O A PRENDERVI UNA PAUSA?
“No, davvero…no. Se ci fosse stato e tutti fossimo stati della stessa idea, sicuramente ci saremmo sciolti. Ma non è accaduto o…non è ancora accaduto (ride, ndR)! Stiamo bene, ci divertiamo assieme, siamo una buona band, pensiamo di poter dire ancora la nostra, la gente ci apprezza. Anzi, riusciamo oggi più che mai ad apprezzare il fatto di essere i Paradise Lost, in quanto abbiamo raggiunto un certo status e viviamo le cose con più raziocinio e tranquillità. Lo split-up è ancora lontano, temo…”.

UN’ALTRA DOMANDA LEGGERMENTE PROVOCATORIA: I BRANI DEI PARADISE LOST SONO SOLITAMENTE SCRITTI A QUATTRO MANI, GREG PER LE MUSICHE E NICK PER I TESTI, QUINDI TROVO INTERESSANTE SENTIRE IL TUO PARERE SU UN ARGOMENTO ‘CALDO’ DELLA VOSTRA STORIA, LA SVOLTA ELETTRONICA DI FINE MILLENNIO. COSA NE PENSI, ORA CHE SIETE TORNATI AD ESSERE UNA BAND DECISAMENTE METAL?
“Penso essenzialmente e molto realisticamente che sia stato un periodo fondamentale della nostra storia. Vedi, quando pubblicammo ‘Icon’ e ‘Draconian Times’, su quattro anni andammo in giro in tour promozionali per ben tre anni e mezzo! E chiaramente arrivammo sfiniti al termine di quel lasso di tempo, probabilmente con poca voglia di suonare ancora quei pezzi, ancora quello stile. Per fortuna, la nostra label dell’epoca (la Music For Nations, ndR) non ci mise pressione su come e quando avevamo intenzione di incidere il nuovo album, né ci propose di scrivere subito un ‘Draconian Times part 2′… Quindi credo che dopo tutto quel gothic metal avevamo davvero bisogno di un cambiamento. Ma per noi, più che altro, per mantenere vivo il nostro interesse nella band, in quanto ci sentivamo logorati. Noi scriviamo per noi stessi, come prima cosa…be’, invero poi ci preoccupiamo anche che la nostra musica piaccia ai fan, questo è vero! Ma dischi come ‘One Second’ oppure ‘Host’ è stato un bene farli e pubblicarli. E quasi di sicuro, se non li avessimo scritti, i Paradise Lost non sarebbero neanche tornati ad avere voglia di suonare heavy metal. Allo stesso tempo, però, non ti posso mettere la mano sul fuoco sul fatto che in futuro non ci sarà mai la possibilità di tornare ‘elettronici’. Non si sa mai, giusto?”.

PERO’, DIMMI LA VERITA’…QUANDO AVETE DI NUOVO ODORATO IL PROFUMO DELLA MUSICA PESANTE, COME VI SIETE SENTITI?
“Ebbé, cosa credi che ti risponderò? Io suono la chitarra, nei Paradise Lost ci sono due chitarristi…e allora suoniamole ‘ste chitarre, no (ride, ndR)?”.

IN COSI’ TANTI ANNI DI CONCERTI E TOUR PROMOZIONALI, C’E’ UN POSTO O UNA CITTA’ CHE TI PIACE RICORDARE IN MODO PARTICOLARE O IN CUI VI SIETE SEMPRE TROVATI BENE IN QUANTO AD ACCOGLIENZA?
“Dipende. Non riesco a citarti un posto solo, è impossibile. Ci sono tanti luoghi che ricordo con piacere. Un paese in cui siamo sempre stati accolti alla grande, ad esempio, è la Grecia…ma non solo: Spagna e Portogallo, la Germania…la Scandinavia…tutti posti fantastici! Se il locale è di tuo gradimento e ti stai divertendo ed il pubblico, soprattutto, si sta divertendo, allora è semplice, va tutto bene! Qui da voi in Italia siamo stati in diverse venue: mi sembra che durante il tour di supporto a ‘Shades Of God’, nel 1992, suonammo al City Square, poi venimmo con i Misery Loves Co. (al Propaganda, ex-City Square, oggi Limelight, ndR) e poi suonammo anche in un grosso tendone vicino ad un parco acquatico (Palaconcerti Aquatica, ovviamente, ndR)…dopodiché devo ammettere che negli ‘anni elettronici’ non siamo venuti spesso, ma con gli ultimi dischi direi che ci siamo fatti perdonare e stiamo tornando decisamente più spesso! Anche l’ultima volta che abbiamo suonato all’Alcatraz (tour di supporto a ‘In Requiem’, con gli Eyes Of Eden, ndR) andò alla grande!”.

SE GUARDI INDIETRO ALLA VOSTRA CARRIERA, RIESCI A DEFINIRE UN DISCO DEL QUALE SEI TUTTORA SODDISFATTO IN MODO PARTICOLARE E UNO CHE TI FA ANCORA RIMPIANGERE LE SCELTE FATTE?
“Uhm…è difficile, molto difficile. Io la vedo così: oggi sono felice come sono, quindi ogni nostro album rappresenta un gradino superato in passato per giungere all’attuale stato di benessere. Quando abbiamo ultimato ‘Tragic Idol’, ci siamo detti che questo è un disco venuto veramente bene, siamo stati contentissimi e soddisfatti di quanto composto. I musicisti devono essere, in un certo senso, i primi fan della loro musica, quindi è ovvio come, al 90%, la risposta alla domanda sul lavoro di cui si è più soddisfatti sia ‘l’ultimo disco’. Chiaro che poi ci sono gli album che hanno contribuito a renderti ‘famoso’ e, nel nostro caso, credo che ‘Draconian Times’ sia l’opera migliore: quando l’anno scorso l’abbiamo riproposto per intero, abbiamo suonato dei brani mai proposti dal vivo prima di allora…e ci siamo stupiti di quanto fosse buono quel materiale, che, come spesso capita, una volta composto e imparato alla perfezione, non stai tanto lì ad ascoltare…invece avendolo ripreso in mano dopo quindici anni, tutto il sapore dei Nineties ci è tornato subito alla mente! Ed è stato bello e interessante rinverdire quei fasti”.

OK, SIAMO QUASI ALLA CONCLUSIONE. SIETE GLI INVENTORI RICONOSCIUTI DEL GOTHIC METAL, UN GENERE CHE SI E’ EVOLUTO E SPEZZETTATO IN PIU’ FILONI IN TUTTI QUESTI ANNI. LA DOMANDA (STUPIDA) CHE TI FACCIO E’: TI SEI MAI CHIESTO QUALE GRUPPO PUO’ ESSERE IN GRADO DI AMBIRE ALLA VOSTRA EREDITA’?
“(grasse risate, ndR) No, no, no…davvero, non ci abbiamo mai pensato! Riconosciamo la nostra importanza per aver evidentemente influenzato un discreto numero di band venute dopo di noi, ma non abbiamo la presunzione di essere inventori di niente. Ci sono un sacco di gruppi validi là fuori, un sacco di bravi musicisti, tanti buoni album…e sicuramente fra questi c’è chi si merita una chance di essere apprezzato. Ma non per avere la nostra ‘eredità’, semplicemente per vedersi riconosciuti i propri meriti”.

UNA CURIOSITA’, AARON… HAI ASCOLTATO “A FRAGILE KING”, IL DEBUTTO DEI VALLENFYRE DI GREG? COSA NE PENSI?
“Sì, anche se ho avuto modo di sentirlo solo un paio di volte. Devo dire che mi ha ricordato molto le cose che ascoltavamo quando avevamo più o meno diciassette anni! Sono contento per lui, per come sta andando il suo side-project. Aveva bisogno di farlo e, con la passione che ancora ha per quel tipo di musica, credo non potesse partire con un piede migliore!”.

PARLANDO BREVEMENTE DEL FUTURO – E POI CHIUDIAMO QUI – AVETE PER CASO GIA’ INIZIATO A COMPORRE NUOVO MATERIALE? QUALCHE IDEA PREMATURA?
“No, ma scherzi? Non siamo neanche passati da casa ancora! Tra la fine del tour americano e l’inizio di questo europeo, siamo stati in Inghilterra per solo sei giorni! Ho avuto giusto il tempo di dare un occhio a mia moglie, se per caso fosse cambiata nel frattempo (risate generali, ndR)… La realtà è che quando siamo in tour ci divertiamo ancora molto e non pensiamo per nulla alla composizione di musica. Presumo che inizieremo a scrivere qualcosa di nuovo alla fine della prossima stagione di festival, quindi passata l’estate 2013. Per quel momento Greg avrà di nuovo voglia di comporre musica dei Paradise Lost, ma per ora sentiamo ‘Tragic Idol’ ben vivo nelle nostre corde e vogliamo godercelo per bene! A volte voi della stampa siete incredibili, sai? In molti ci chiedono notizie sulla nuova musica…ma come? Abbiamo appena scritto un disco! Relax, my friend!”.

 



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  • http://www.facebook.com/filippocaino.apostata Filippo Caino Apostata

    bella intervista, soprattutto la parte sui due dischi “pop” di fine anni ’90. grande gruppo, mi dispiace non averli visti ancora dal vivo, anche se so che nick non ce la fa più.
    tragic idol uno dei miei dischi dell’anno.

  • Syward77

    mi complimento con la memoria di Aaron, che si è ricordato concerti, che manco io ricordavo più.

  • denial

    Gruppo: 10

    Album: 9

    Intervista: S.V.

  • http://www.facebook.com/marco.gallarati.92 Marco Gallarati

    Ti ringrazio per l’apporto fondamentale insito in questo post.