PLATENS – Via da questo mondo!

Pubblicato il 20/02/2015 da

I Platens sono una realtà di origine siciliana, tornati dopo dieci anni di assenza con un nuovo, bellissimo, disco a cavallo tra progressive e AOR intitolato “Out Of This World”. Considerati il lungo periodo di assenza, la line-up stravolta (solo il cantante e chitarrista Dario Grillo, ex Thy Majestie, è ancora della partita) e il deciso cambio di sonorità abbiamo deciso di intervistare proprio il bravo vocalist, chiedendogli lumi sul nuovo album e su quanto sia difficile essere una band nel sud Italia…

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COMINCIAMO CON IL FARVI I COMPLIMENTI PER IL VOSTRO BELLISSIMO ALBUM: NOTIAMO SUBITO CHE SONO PASSATI BEN DIECI ANNI DALLA VOSTRA PRECEDENTE USCITA, “BETWEEN TWO HORIZONS”… E’ STATO MOLTO DIFFICILE LAVORARCI E IDEARLO O SONO STATE ALTRE LE COSE CHE VI HANNO TENUTO LONTANI DALLA CONSOLLE?
“Eh si, sono passati ben dieci anni dal nostro album di debutto, come hai ben ricordato, ma ti assicuro che non siamo mai rimasti veramente con le mani in mano. Compatibilmente con gli impegni lavorativi, durante questa decade ognuno di noi ha portato avanti i propri progetti musicali paralleli. Io ad esempio ho seguito diverse produzioni musicali, ho militato in altre due band (Violet Sun e Reset, ndR) e ho collaborato con diversi artisti della scena. Oggi per me la musica rappreesenta solo un hobby e, anche se rimane la mia più grande passione, non ho più molto l’esigenza di rispettare scadenze o appuntamenti discografici. Quindi, sì… me la sono semplicemente presa molto comoda nella stesura e realizzazione di questo ‘Out Of The World’”.

LA LINE-UP, PERALTRO, È ANCHE FORTEMENTE CAMBIATA. CI PRESENTERESTI I NUOVI MEMBRI, RACCONTANDOCI MAGARI COME VI SIETE TROVATI?
“Domiziano Mendolia è il bassista degli Ancestral (power metal band trapanese, ndR). Ha suonato diverse volte con Fabio Lione e, oltre a essere un bassista talentuoso e versatile, si è dimostrato una persona squisita e disponibilissima. Quando gli scrissi per coinvolgerlo nel progetto si è mostrato subito entusiasta e insieme a suo fratello Massimiliano mi ha davvero dato una grossa mano nella realizzazione dell’album. Gabriels (nome d’arte di un tastierista italiano attivo anche con DenieD e Metaphysics, ndR) è già conosciuto nella scena come un grande virtuoso del proprio strumento. Ha inciso di recente un disco bellissimo che vede la partecipazione di diversi ospiti illustri, e la sua carriera è in forte ascesa. Ha fatto un ottimo lavoro ed è stato sin da subito felice di poter far parte del team. Infine Riccardo Barbiera è un drummer di razza, potente e preciso come pochi. Ha suonato in tante band, tra cui gli Inner Quest, e qua in Sicilia è un vero punto di riferimento della scena metal locale. Insomma meglio di così non potevo chiedere… e li ringrazio di cuore tutti per il loro contributo e costante supporto!”

IL DEBUTTO CHE ABBIAMO NOMINATO PRIMA USCÌ AI TEMPI SOTTO FRONTIERS, ADESSO NON SIETE PIÙ CON IL COLOSSO DEL ROCK MELODICO, MA VI PRODUCETE DA SOLI. COME MAI QUESTO ALLONTANAMENTO?
“La storia è molto semplice, per Platens era in essere un contratto per due album, cosa che avrebbe vincolato Frontiers a distribuire e promuovere “Out Of The World”. Così a disco ultimato gli ho inviato il master, attendendo che si facessero vivi. La risposta, dopo i complimenti di routine, è stata che avrei dovuto attendere altri due anni per la pubblicazione, dato che avevano il calendario pieno sino al 2016 inoltrato. Forse un modo carino per liquidarmi? Probabile… Ad ogni modo a quel punto ho indirizzato la mia attenzione verso altre etichette, e dopo alcune proposte più o meno bizzarre sono approdato all’australiana Melodic Rock Records. Una piccola etichetta onesta che mette tanta passione in quello che fa e soprattutto che non cerca di fottere le band con assurde richieste di denaro”.

“OUT OF THE WORLD” HA UN SOUND ABBASTANZA DIVERSO DAL DEBUTTO, MOLTO PIÙ RICCO E COMPLESSO. SAPETE PENSARE A DEI MOTIVI PER IL QUALE IN DIECI ANNI IL VOSTRO SOUND È MUTATO IN MANIERA COSÌ DRAMMATICA?
“In realtà penso sia naturale. Dieci anni di vita sono abbastanza per crescere, maturare ed evolversi. La musica in fin dei conti non è che lo specchio del percorso personale di chi la compone. Quando venne pubblicato “Between Two Horizons” ero un ventenne con tante idee e spunti interessanti, privo però dell’esperienza necessaria a dare colore e vita a quello che componevo . Per farlo c’è voluto del tempo. Oggi mi sento molto più maturo e consapevole delle mie capacità, e così anche dei miei limiti; La vita è un percorso di crescita continua. Probabilmente, chissà… tra dieci anni magari “Out Of The World” mi suonerà obsoleto e ‘superato’”.

QUAL’È L’ASPETTO DI “OUT OF THE WORLD” DI CUI SEI PIÙ FIERO?
“Non sono mai particolarmente fiero o orgoglioso in generale. Per me la musica non è una competizione, e non ho la necessità di sovrastimarmi per quanto faccio. Anzi penso che sia molto nocivo vivere in un’ottica di sfida continua, in un ottica di dimostrare sempre di valere qualcosa. Oggi purtroppo la musica ha assunto tale accezione. Basta dare un’occhiata a tutti gli inutili talent show che ci sono per farsi un’idea dell’insicurezza generalizzata in cui versa il genere umano… Tutti hanno bisogno di certezze, e mostrano qualcosa di sé al mondo solo per ottenere considerazione, a volte magari anche ridicolizzandosi senza rendersene conto! Si suona solo per imporre la propria individualità, alla ricerca quasi spasmodica del classico ‘successo a tutti i costi’. C’è un esasperato bisogno di emergere a discapito della qualità, dello studio e della crescita personale. Si è perso il vero significato dell’arte, che è espressione autentica delle più intime emozioni umane e che non necessita assolutamente di questa autocelebrazione. Bisogna secondo me sganciarsi da questa continua ostentazione del ‘sè’ e ritrovare il silenzio, l’umiltà e la passione. Ritornare a suonare per se stessi e non per gli altri. ‘Out Of The World’ è stato concepito sotto quest’ottica e il titolo è a modo suo esemplificativo proprio di questo concetto”.

NONOSTANTE LE VOSTRE RADICI INDISCUTIBILMENTE AOR, SU QUESTI PEZZI UNA CERTA COMPONENTE PROGRESSIVA È A MIO AVVISO PERCEPIBILE, COME NELLA BELLA ‘ASK YOURSELF’. CONCORDATE CON ME? DA QUALI FONTI D’ISPIRAZIONE POSSONO PROVENIRE LE SONORITÀ DI PEZZI DALLA GRANDE CARICA EMOTIVA COME QUELLO CITATO?
“In questi ultimi anni la principale fonte d’ispirazione per me è stata la natura. Strano a dirsi ma raramente ascolto musica durante la giornata e quindi traggo ispirazione solamente da ciò che osservo. Ho la fortuna di vivere in un posto stupendo, immerso totalmente nella natura, e canzoni come ‘Ask Yourself’ sono nate proprio sotto questo tipo di ispirazione visiva. Avevo dentro qualcosa di irrisolto, e la natura decadente e romantica dell’autunno ha tirato fuori questa melodia. Poi ovviamente l’arrangiamento ha abbellito il sound, aggiungendo tinte progressive e colorate al brano. Ma non confondiamo il contorno dell’arrangiamento con la centralità della linea melodica… E’ quest’ultima che fà la vera differenza, e che porta con sé quella carica emotiva di cui parli”.

NONOSTANTE, LO RIPETIAMO, IL MARCHIO DELLA VOSTRA MUSICA RISIEDA TRA L’HARD ROCK E IL METAL MELODICO, IN ALCUNI PASSAGGI (“I STILL SEARCH FOR YOU”) VI HO TROVATO FORSE PIÙ VICINI A GRUPPI COME LABYRINTH O SECRET SPHERE. VI SENTITE VICINI O LONTANI DA QUELLA SCENA?
“La bellezza della trasversalità musicale è proprio questa: tu hai notato similitudini con due gruppi italiani, mentre altri tuoi colleghi hanno citato diverse band straniere. Chiunque si accosta al disco sceglie la propria canzone preferita e tira i propri personali parametri di similitudine. Tuttavia i pareri non sono mai univoci. Questo secondo me è un bene. Io posso aggiungere ben poco alle impressioni altrui. Sarebbe un’ingerenza inutile. Le rispetto e ne faccio tesoro. Tornando al brano che citavi, posso dirti che è stato scritto a quattro mani da me e dal batterista Riccardo Barbiera e arrangiandolo avevo in mente il sound di ‘The Fragile’ dei Nine Inch Nails, soprattutto nell’uso del bass synth e nei fraseggi di chitarra… fai tu!”.

CI HA MOLTO COLPITO IL TUO ASSOLO FINALE SULLA CONCLUSIVA “SAVE ME”. DA QUALI MODELLI TRAI ISPIRAZIONE COME CHITARRISTA?
“Amo tantissimo Dann Huff, sia come chitarrista che come autore o compositore. Stessa cosa dicasi per Mike Slamer. In ambito italiano direi che Corrado Rustici mi ha influenzato parecchio. Si tratta di tre grandissimi chitarristi e produttori che hanno lasciato il segno nella storia della musica. Non a caso tutti i più grandi artisti nazionali e internazionali sono passati attraverso le loro consolle”.

COME PROMUOVERETE L’ALBUM? PARTIRÀ ORA UNA LUNGA SERIE DI CONCERTI IN VARI POSTI DI ITALIA?
“Considerando che siamo tutti sparpagliati in giro per l’Italia direi che l’unico modo per noi per suonare dal vivo sarebbe sperare che qualche grossa band ci proponga un tour di supporto. Il problema è sempre lo stesso, preparare uno spettacolo che si rispetti coprendo tutti i costi di spostamento e alloggio in Italia è un problema serio. I locali pagano poco, e ragionano sempre in base al numero di persone che viene ad assistere allo show.  Se abitassimo tutti nella stessa città sarebbe più semplice organizzare in loco concerti ad hoc ma viste le distanze che ci separano, per coprire i costi dovremmo ricevere proposte serie e concrete da parte di management altrettanto organizzati e strutturati. Lo dico perché non ho più il tempo e voglia di mettere su uno spettacolo professionale con tutti i sacrifici che esso comporta solo per ritrovarmi a suonare in qualche pub di provincia mal pagato e senza nessuna organizzazione alle spalle”.

IN EFFETTI, PROVENITE DALLA SICILIA, REGIONE PURTROPPO NON NOTA PER UNA SCENA FIORENTE SU SONORITÀ HARD’N’HEAVY… È COSÌ DIFFICILE ESSERE UNA METAL BAND IN SICILIA?
“In verità la Sicilia è una terra floridissima in ambito musicale. Ho vissuto quattro anni a Catania e c’è una scena da far invidia a tante altre città. Stessa cosa dicasi per Palermo: il fermento non è mai mancato. Ci sono un sacco di musicisti e artisti di talento. Però mancano le strutture adeguate che supportino la scena e le band meritevoli. Nascere come band in quella regione è sempre penalizzante per chiunque abbia esigenza di esportare la propria musica oltre i confini nazionali. Si viene tagliati fuori dal giro che conta, e questo è un serio problema per tutti quei talenti isolani che meriterebbero una visibilità maggiore”.

TRA L’ALTRO TU HAI INIZIATO LA TUA CARRIERA PARTIRE CON I THY MAJESTY ANNI FA, SEMPRE IN TERRITORIO SICULO. GIACCHÉ SEI UN VETERANO DELLA SCENA METAL TRICOLORE, COSA NE PENSI? RITIENI CHE LE COSE SIANO CAMBIATE NEGLI ANNI O CHE SIANO RIMASTE PRESSAPPOCO LE STESSE?
“Non seguo molto la scena tricolore. So che c’è molta più interazione tra i musicisti e le band rispetto al passato e questo è sicuramente positivo;  però in tutta onestà sono la persona meno adatta per poterne parlare in modo approfondito. Sono un veterano solo per aver iniziato la mia carriera musicale molto presto, non per altro”.

QUINDI, PER CONCLUDERE… QUALI SONO LE SPERANZE NEL BREVE E NEL LUNGO TERMINE PER I PLATENS?
“La speranza è che la nostra musica arrivi a più persone possibile, ma sappiamo benissimo che da soli possiamo fare ben poco e anche la nostra label ha mezzi piuttosto limitati per promuovere il disco come si dovrebbe. Bisogna essere realisti. E ovviamente il file sharing non ci sta aiutando affatto. Mi piace sperare che esistano ancora persone che acquistano i CD in modo legale senza scaricarli da internet… Diciamo che solo se i riscontri sulle vendite alla lunga saranno positivi e avremo un budget adeguato in futuro vaglieremo l’ipotesi di realizzare un terzo disco”.

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