RUSTFIELD – In mezzo a campi di ruggine

Ne hanno di cose da dire Andrea Rampa e Davide Ronfetto, le due menti compositrici dietro al ben progetto Rustfield, una delle nuove, validissime, realtà tricolori che si stanno distinguendo all’interno della scena progressive metal. Forti di mire ben precise, che guardano senza paura a tutte l’Europa e non solo al nostro cortile di casa, aiutati da un contratto con la ottima label Massacre Recordfin dall’esordio, i due ragazzi piemontesi e i loro prodi compagni sembrano davvero intenzionati a rimanere per tutto il tempo che sarà loro necessario per esprimere la musica che si sentono dentro. Vedendo così tanti piani e sogni per il futuro, noi di Metalitalia.com abbiamo deciso di intervistarli, ascoltando molto volentieri le loro parole…

 rustfield - band - 2014

CIAO RAGAZZI, DIREMMO DI INIZIARE CON LE PRESENTAZIONI… ESSENDO UNA BAND ABBASTANZA NUOVA, POTRESTE RACCONTARCI LA VOSTRA STORIA FINO A QUESTO PUNTO, E PRESENTARCI LA LINE-UP ATTUALE?
Andrea: “Ciao a tutti! Dopo aver letto così tante interviste sul vostro sito, il piacere di trovarci qui è davvero tutto nostro!”.
Davide: “I Rustfield sono nati nel 2007, nella provincia di Torino (zona Torre Pellice, le cosiddette ‘valli olimpiche’), su volontà mia e di Andrea. Il progetto nasce con l´intento di comporre e suonare un progressive rock/metal, caratterizzato però dalla fusione di diverse atmosfere: heavy metal, elettronica e musica psichedelica. Abbiamo iniziato a scrivere fin da subito, e alla fine, poche settimane fa, è stato finalmente pubblicato sotto Massacre Records il nostro disco di debutto: ‘Kingdom of Rust’. Sebbene tutti i brani del disco siano stati scritti da noi due, a partire dal 2010 abbiamo incorporato nella line-up anche altri musicisti, nello specifico i gemelli Alessandro e Luca Spagnuolo, musicisti dal background davvero duale, essendo rispettivamente bassista e chitarrista in band metal, ma anche musicisti classici, in particolare contrabbassista d’orchestra e insegnante di chitarra classica! L’ultimo ingresso nella band è stato il batterista, Salvo Amato. L’attuale line-up è quindi stabile da più di due anni, ed è anche quella che ha affrontato il palco per un maggior numero di concerti, compresa la recente presentazione ufficiale di ‘Kingdom Of Rust’, uno spettacolo davvero particolare durante il quale abbiamo eseguito il disco per intero, suonando dal vivo ogni strumento usato nella registrazione, da quelli elettrici a quelli classici (compreso un pianoforte a mezza coda, ndR) con anche tutte le parti elettroniche!”.

PRIMA DI PARLARE DELL’ALBUM, DOVREMMO SOFFERMARCI ANCORA SU CHI VI HA SUONATO… ABBIAMO SENTITO NOMI DI GRAN CALIBRO ALL’OPERA SU QUESTE TRACCE! COME AVETE CONTATTATO I VARI OSPITI PRESENTI? CONOSCEVATE QUESTI MUSICISTI GIÀ DA PRIMA?
Davide: “La storia è diversa per ognuno di loro, diciamo. Abbiamo conosciuto John Macaluso (Ark, Malmsteen) grazie all’intercessione di Andreas Polito, dei Rock-Lab Studio di Torino, ma avevo avuto il piacere di vederlo in azione ad una clinic, sempre a Torino. Abbiamo fatto ascoltare lui alcuni nostri demo, e gli sono piaciuti. Abbiamo quindi pensato di averlo come ospite dietro alle pelli inizialmente su un singolo brano del disco (‘Waxhopes’, ndR). A registrazione conclusa però ci siamo accorti di quanto il risultato fosse ottimo, quindi si è deciso di averlo come ospite su praticamente tutto l´album. Abbiamo avuto la fortuna di incrociare John in un momento durante il quale non avevamo un batterista ufficiale in formazione, quindi si può ben dire si sia trattato di un incontro provvidenziale! La storia di Federica (De Boni, White Skulls, ndR), invece, è diversa. Abbiamo saputo del suo ritorno in Italia da Danilo Bar, anche lui figura ruotante intorno gli studi di Torino. E’ un’icona della nostra adolescenza da metallari, avremmo ascoltato ‘Tales From The North’ almeno un migliaio di volte, ed è stato questa passione a spingerci a contattare Tony (Fontò, White Skulls, ndR) perché le chiedesse un cameo nel nostro disco! Lei ha accettato, quindi ci siamo recati a Vicenza, ove abbiamo registrato le parti vocali del duetto, sempre sul già citato brano ‘Waxhopes’. Quando iniziammo ad ascoltare metal, lei era già negli Stati Uniti quindi non avevamo mai avuto occasione di sentirla dal vivo, puoi immaginare la nostra emozione nel vederla in carne ed ossa, e nel sentirla registrare parti vocali su un pezzo scritto da noi!”.
Andrea: “Douglas (Docker, Docker’s Guild, ndR) era nostro amico da anni. Figurati che mi aveva anche dato lezione di pianoforte, durante gli anni ’90… Si è poi dato ad una vita ‘nomade’ tra Francia, Svezia e Thailandia, tornando in Italia solo nel 2008, quando riallacciammo i contatti. È un puro caso che dopo quindici anni senza vedersi avessimo mantenuto gli stessi gusti musicali, anche perché io negli anni ’90 ero ancora un bambino! In ogni caso, dal 2008 in avanti le collaborazioni si sono susseguite, e lui ha registrato diverse parti di tastiera su alcuni nostri demo. Noi abbiamo fatto da ospiti per lui su alcuni spoken sample sul debutto dei Docker’s Guild e poi abbiamo suonato sull’unica rappresentazione dal vivo che finora la sua metal opera ha avuto. Douglas è come il Power Ranger verde per i Rustfield… non fa parte del gruppo originale, ma in qualche modo è sempre presente! Infatti, dopo essere stato ospite su ‘Kingdom of Rust’, è salito sul palco con noi per la presentazione ufficiale del disco, suonando il pianoforte a mezza coda citato in precedenza”.

COSA VI HA COLPITO DI LORO, AL DI LÀ DELLA PERFORMANCE SU DISCO?
Andrea: “Direi che John è esattamente come quando suona: è molto energico ed imprevedibile! È un tipo simpatico, un vero italo-americano, se così si può dire… Ha vissuto la ‘golden age’ dell’heavy metal in prima persona, a New York, e per noi che negli anni ’80 invece ci siamo nati è un piacere enorme sentir raccontare storie su quella scena da chi le ha viste sulla propria pelle! Douglas è un vulcano d’idee sempre in mutamento… i Docker’s Guild sono peraltro un progetto davvero interessante e ambizioso. Con Douglas abbiamo suonato molto, e abbiamo anche mangiato parecchio, lui e sua moglie cucinano molto bene, e fanno un combo thai/steak house assai particolare! Federica ha l’aspetto da dura, ma secondo me è invece una ragazza molto dolce… a parte forse quella volta, prima di un concerto cui abbiamo fatto da spalla proprio ai White Skull, nella quale mi ha ribaltato con una mossa di taekwondo! Ma questa è un’altra storia…”.

COME AVETE LETTO, “KINGDOM OF RUST” CI HA COLPITO IN MANIERA PARTICOLARE. QUANTO TEMPO CI AVETE LAVORATO? E’ STATO COMPOSTO IN MANIERA CONTINUATIVA O ALCUNI PEZZI PROVENIVANO DA IDEE E SPUNTI CHE CIASCUNO DI VOI DUE PORTAVA DA ESPERIENZE PRECEDENTI?
Davide: “Nulla di ciò che senti in ‘Kingdom of Rust’ proviene da esperienze precedenti. I Rustfield sono la nostra prima ed unica band per la quale ci siamo messi a scrivere canzoni nostre. Si può dire che ‘Kingdom of Rust’ sia un sunto del meglio che abbiamo composto nel periodo dal 2007 al 2011. Siamo molto contenti che stia piacendo, è una grande soddisfazione per noi! Come puoi constatare dallo iato temporale, ci abbiamo lavorato per molto tempo, registrando prima versioni demo, che ci sono servite per trovare i nostri attuali compagni di viaggio, e poi il disco vero e proprio, il quale ha visto la luce solo alla fine del 2013, per le solite questioni organizzative ed economiche. I demo sono serviti per farci le ossa, e per affrontare la registrazione vera e propria del disco in maniera degna… Ci hanno anche aiutato a capire come gira (male) il music business oggigiorno….”.

IL VOSTRO GENERE NON È COSÌ ATIPICO, MA DOBBIAMO DIRE CHE VI DISTANZIATE DAI SOLITI NOMI QUALI DREAM THEATER E I SYMPHONY X, SOPRATTUTTO NELL’USO DELLA PSICHEDELIA E DELL’ELETTRONICA… A QUALI BAND FATE RIFERIMENTO COME INFLUENZE? QUALI NOMI PENSATE ABBIANO TRACCIATO UN SOLCO PIÙ PROFONDO NELLA VOSTRA PREPARAZIONE MUSICALE?
Andrea: “Sì, ci discostiamo da i due ‘mostri sacri’ che hai detto, e ci fa piacere che lo abbiate messo in risalto… altri recensori hanno invece paragonato il nostro sound ai Symphony X e, a mio parere, sono in totale errore! Non capisco, o non hanno mai sentito i Symphony X o non hanno ascoltato il nostro disco… o forse hanno solo letto che Macaluso ha suonato con loro (il che è comunque accaduto quando ormai il nostro disco era già ultimato…). Polemiche a parte, è difficile dire a quali band facciamo riferimento come stile, ‘Kingdom of Rust’ è un disco lungo ed esplora molti territori. Però trai nomi che più hanno segnato il mio personale background musicale ci sono sicuramente i Pink Floyd (non quelli dei primissimi periodi), gli Anathema (soprattutto gli ultimi), i Fates Warning (da ‘Parallels’ in poi), poi anche O.S.I, Opeth, Judas Priest, Black Sabbath ed Iced Earth. Sono anche un grande fan dei Dream Theater ma sono più orientato al loro sound degli anni ’90 piuttosto che a quelli recenti, e non credo che il nostro disco ricalchi in alcun modo quelle sonorità. Come hai detto tu poi la parte elettronica è fondamentale nel nostro modo di fare musica, e in quel campo posso citare qualche influenza che con il metal e il rock non c’entra proprio nulla… come i Boards of Canada o Jean Michel Jarre”.
Davide: “Io ascolto e suono un po’ di tutto. Lavorativamente parlando spazio dal folk alla canzone d’autore, dal metal alla corale. Diciamo però che forti influenze, forse un po’ passate ormai, sono stati i Porcupine Tree e i Pain Of Salvation”.

PROPRIO L’USO DELL’ELETTRONICA IN “KINGDOM OF RUST” CI HA COLPITO MOLTO, COSÌ COME LA BUONA ALTERNANZA TRA PARTI RUVIDE E PARTI INVECE ATMOSFERICHE E DILATATE. COME EQUILIBRATE IN OGNI CANZONE QUESTI DUE VOLTI DELLA VOSTRA MUSICA? E’ UN PROCESSO SPONTANEO O È FRUTTO DI UN LAVORO DI COMPOSIZIONE A TAVOLINO, MAGARI COMPLESSO E SFIBRANTE?
Andrea: “No, in genere non è un processo fatto a tavolino, a meno che non ci sia l’idea di mettere in musica un testo particolare che necessiti, per sua natura, di un cambio di atmosfera preciso. In quel caso, quando cioè si vuole raccontare una storia o esprimere concetti in una forma metaforicamente criptica, si necessita l´uso di atmosfere particolari, che vanno studiate e valutate. Su alcuni brani però il risultato si è raggiunto con un naturale processo di composizione. Un esempio lampante può essere la strumentale ‘Out of the Blue’, che prende il titolo proprio dal modo di dire tipicamente inglese con il quale ci si riferisce a qualcosa che succede velocemente e inaspettatamente. Il brano è infatti stato composto praticamente in una sola nottata! La cosa curiosa è che le prime parti ad essere state composte sono state proprio il riff iniziale e quel veloce passaggio finale nel quale tutti gli strumenti arpeggiano assieme. Inizialmente le due parti si susseguivano; ma dopo il loro accostamento non ci convinceva più, così abbiamo deciso di separarle, evolvendo il riff iniziale che dopo alcuni sviluppi, sfocia in una sezione più psichedelica. Ci è sembrato che il sound morbido, rilassato e sognante dell’intro facesse un po’ a cazzotti con quell’arpeggio veloce e con la doppia cassa in sedicesimi a 135 di metronomo!”.
Davide: “Questo è un buon esempio di come lavoriamo. Messi davanti ad un problema, siamo riusciti ad aggirarlo. Adesso, durante l’assolo di chitarra, il pezzo riprende gradualmente ritmo, con il reprise del tema iniziale, e accelera fino a sfuriare nell’arpeggio veloce riallacciandosi quindi a quanto scritto all’inizio. Questo è forse l´esempio più lampante ma, in generale, durante la stesura del disco e della sua scaletta, abbiamo cercato di pensare a quello che ci piace sentire in un concerto, ovvero puntare su un buon uso delle dinamiche”.
Andrea: “Lato mio ammiro molto i gruppi thrash/death, e mi piacciono anche alcune cose dal black metal, ma devo prenderli a piccole dosi. Dopo venti minuti di soli riff tirati il mio cervello si spegne! Sì, sento la musica, ma non la ascolto veramente e la mente inizia a vagare verso cose più lontane quali il lavoro, lo studio o la spesa! Questo secondo me è terribile, uno dei più grandi pregi della musica dovrebbe essere proprio quello di trasportarti in un mondo a parte, lontano dalla noia della quotidianità. A mio parere i nostri brani se la giocano bene, mantenendo l´attenzione e l´interesse dell´ascoltatore vivo per tutto il disco. Dato che ‘Kingdom of Rust’ dura quasi 70 minuti è necessario fare un buon uso delle dinamiche, altrimenti il rischio di trasformare il tutto in un polpettone indigesto e fine a sé stesso è alto! Personalmente ritengo che gli Opeth siano stati dei maestri in questo modo di approcciarsi alle dinamiche, credo che abbiano influenzato molto il mio modo di comporre, anche il nostro disco non somiglia per niente ad un disco degli Opeth!”.

CHI HA IN CARICO COMUNQUE LA STESURA GENERALE DEI PEZZI? CI RACCONTATE COME NASCE UN BRANO ALL’INTERNO DEI RUSTFIELD, ALDILÀ DELLA FASE CHE CI HAI GIÀ DESCRITTO?
Andrea: “I brani sono sempre scritti da me e Davide. Abbiamo scritto veramente a quattro mani solo alcune canzoni; mentre altre le abbiamo scritte separatamente, facendo poi insieme solo la vera e propria produzione del pezzo. Noi due siamo gli unici compositori della band principalmente per un motivo ‘storico’. Quando iniziammo nel 2007, eravamo alla ricerca di componenti per formare da subito una band di cinque o sei elementi, ed iniziare a comporre. Ci siamo resi però conto che l’obiettivo era molto difficile, non trovavamo molta gente interessata allo stile che volevamo intraprendere, e nemmeno trovavamo il livello di entusiasmo desiderato o una condivisione a livello di obbiettivi. Abbiamo sempre guardato ai Rustfield con l’obiettivo di scrivere, registrare, suonare dal vivo, pubblicando infine per un’etichetta seria. Oggigiorno tirare su una band da zero è davvero molto difficile, richiede sacrifici continui che non tutti sono disposti a fare. Così, nel 2008, abbiamo deciso di smettere di perdere tempo cercando una vera e propria band e ci siamo messi a scrivere in due, con l´aiuto di un nostro amico batterista che si è prestato alla registrazione dei primi demo. Una volta concluse queste registrazioni, ci siamo riproposti ad altri musicisti cercando di formare una line-up stabile. Offrendo loro demo già definiti, con una proposta più chiara e convincente, la nostra strada era diciamo chiara, stava poi al gusto degli altri musicisti decidere se entrare nella squadra o no. È così che con l’incontro con i gemelli Spagnuolo, abbiamo finalmente potuto preparare il repertorio i palchi. A quel punto i nuovi membri della band stavano imparando i primi pezzi, ma noi già ne componevamo altri… Quando loro si sono messi a lavorare su questi, noi avevamo già iniziato le preproduzioni del disco… Ecco perché, alla fine, noi siamo gli unici compositori”.
Davide: “Un brano dei Rustfield non nasce mai in modo univoco. In generale abbiamo composto assieme, con chitarra e tastiera alla mano, partendo da un riff o da un ambiente sonoro creato con strumenti elettronici, sviluppando poi un brano per intero. I brani le cui musiche sono state scritte da uno solo di noi due sono però lo stesso stati prodotti assieme. In generale è sempre venuta la musica prima e le parole dopo ma, a volte, prima della musica c´era già una un´idea per un testo, con magari qualche verso scritto, il che davano una forma già concettuale ad alcune canzoni. La stesura dettagliata delle liriche avviene però dopo tutto il resto.
Andrea: “Io ho composto il brano ‘The Secret Garden’ interamente al pianoforte, e così anche è avvenuto per il primo movimento della suite ‘High Waters’. Per entrambi i brani avevo già in mente le immagini e il tema di cui avrei voluto parlare nel testo e, mentre suonavo, alcuni versi erano in pratica già stati scritti. Poi la produzione globale di questi brani, che per dire non contengono nemmeno il pianoforte, è avvenuta assieme, dopo. Il secondo e terzo movimento di ‘High Waters’ li abbiamo ad esempio scritti assieme”.
Davide: “Dato un tema e l´idea per un testo, riusciamo già a capire se un brano dovrà essere breve, o più corposo. Sui testi lavoriamo invece separatamente, salvo che in piccole occasioni”.

UN CONTRATTO CON MASSACRE PER IL PRIMO ALBUM NON È CERTO UNA COSA DA NIENTE. CI DITE COME È ANDATA?
Andrea: “In modo molto semplice! Noi abbiamo registrato, abbiamo inviato loro il materiale e loro ci hanno contattato offrendoci un contratto per pubblicarlo… tutto qui! Be’, non dico sia stata una passeggiata ma, in linea concettuale, più facile del previsto. Siamo molto soddisfatti del lavoro promozionale che l´etichetta sta facendo per noi, sono uscite molte recensioni ed interviste sia su web che su carta stampata, e oltretutto la loro rete di distribuzione è valida ed ampia, e tocca davvero tutto il globo, grazie anche alle collaborazioni con Nuclear Blast e con Century Media, negli Stati Uniti”.
Davide: “Ovviamente Massacre non era l´unica etichetta cui abbiamo proposto il nostro lavoro, per fortuna abbiamo avuto più di un´offerta per la pubblicazione di ‘Kingdom of Rust’. Quella di Massacre però ci sembrava la più adatta al disco, e poi è un´etichetta dall´esperienza più che ventennale, che lavora con grandi nomi della scena internazionale. Siamo molto orgogliosi di questo inizio!”.

PARLANDO DELLA ATTUALE SCENA PROGRESSIVE ITALIANA, COSA NE PENSATE? CI SONO BAND NUOVE O EMERGENTI CHE CONOSCETE E CON CUI SIETE AMICI? SONO UTILI I SODALIZI CON BAND DAL GENERE PARAGONABILE PER AUMENTARE LE PROPRIE POSSIBILITÀ DI SUONARE DAL VIVO E DI PROMUOVERE LA PROPRIA MUSICA?
Andrea: “Sì, direi di sì… Lo scorso autunno avremmo voluto ospitare i Kingcrow a Torino, città in cui loro non hanno mai suonato, ripetendo poi a Roma, dove invece noi non abbiamo mai suonato. Sfortunatamente ci sono stati una serie di eventi (tra i quali la chiusura di alcuni locali nel capoluogo piemontese) che hanno fatto in modo che non si combinasse più nulla. Magari in futuro riproveremo a organizzare qualcosa, c´è chi vedrebbe bene i nostri due gruppi condividere lo stesso palco…”.

NON DEVE ESSERE FACILE RICREARE DAL VIVO LE ATMOSFERE AVVOLGENTI E MALINCONICHE DI ALCUNI VOSTRI PASSAGGI. LE SOVRAINCISIONI CI SEMBRANO ABBASTANZA NUMEROSE SU “KINGDOM OF RUST”. FATE MOLTI CONCERTI? AVETE MAI RISCONTRATO DIFFICOLTÀ NEL RIPROPORRE LA VOSTRA MUSICA DAL VIVO? COME RISOLVETE I POSSIBILI PROBLEMI DI RESA?
Andrea: “Davvero una bella domanda, in effetti non è semplice! L´ampio uso dell´elettronica ci costringe a ricorrere a svariati accorgimenti per eseguire ‘Kingdom of Rust’ dal vivo. Io suono la tastiera, è vero, ma ciò avviene solo su alcuni tratti, non su tutti i brani. Non mi reputo un tastierista tecnico e dalla grande esperienza, quindi mi limito a qualche intervento dove necessario, non pecco di eccessivo protagonismo. Di fatto i Rustfield non hanno un vero e proprio tastierista ma, anche se l´avessimo, dovremmo comunque ricorrere lo stesso all´uso di basi sincronizzate. Le nostre basi spesso non sono facilmente suonabili dal vivo in quanto, come hai giustamente notato, sono il risultato finale della somma di diversi strumenti, effetti sonori e programmazioni… un suono molto ricercato, certo, ma difficoltoso da riprodurre dal vivo”.
Davide: “Già. Di conseguenza noi cinque suoniamo tutti appoggiandoci ad una traccia comune, che ripropone la somma delle elettroniche presenti su disco. Per fare questo abbiamo bisogno di essere tutti a sincrono con la traccia, quindi ognuno di noi ha in cuffia un metronomo sincronizzato con la base, programmato in funzione dei cambi di tempo presenti nei vari pezzi… Mi rendo conto che è un modo abbastanza complesso di suonare! All´inizio abituarci all´idea non è stato semplice, nemmeno per noi che i brani li abbiamo scritti, ma col tempo ci siamo abituati ed ora, salvo alcuni passaggi particolari, non ascoltiamo nemmeno più il metronomo, semplicemente seguiamo la batteria di Salvo, sapendo di essere coordinati”.
Andrea: “Questo modo di proporre la musica dal vivo somiglia a quanto fatto anche dai Porcupine Tree. Ne discussi tempo fa, col loro mitico tastierista Richard Barbieri, che ho avuto l´occasione di incontrare prima di un loro concerto a Milano, qualche anno fa. Se noti lui ha una postazione piuttosto grande sul palco, ove sono disposti tutti i suoi synth e le tastiere, ma c’è anche tutta la meno vistosa apparecchiatura necessaria a mettere in moto tutto questo processo… computer portatili, un ulteriore mixer di palco, altri trasmettitori radio e altre cose! Diciamo che questo è il prezzo da pagare per cercare di proporre qualcosa di un po´ diverso dal solito”.

COME STATE PROMUOVENDO IL DISCO? COME AVETE INTENZIONE DI MUOVERVI NEI PROSSIMI PERIODI?
Andrea: “La Massacre sta promuovendo il disco per noi, ma una volta trascorsi i tre mesi a cavallo della pubblicazione, la palla passa di nuovo ai Rustfield. Dopo aver fatto conoscere il disco tramite le recensioni e le interviste, il passo successivo è quello di proporre lo stesso dal vivo, o almeno una parte di esso. Dunque focalizzeremo i nostri sforzi per cercare di suonare dal vivo il più possibile, in Italia come all´estero. Naturalmente si tratta di un’operazione complessa, sia dal punto di vista organizzativo che da quello economico. Sappiamo tutti che il music business se la sta passando male… Quando anche le grandi band sono costrette ad inventarsi i più improbabili merchandise come vino e birra, questo è un sintomo chiaro che il sistema non funziona più. Birra e vino c´erano anche nell´epoca d´oro dell´heavy metal, ma nessuno pensava di appiccicare il logo di una band su una bottiglia solo per vendere di più! Ora le band sono costrette a farlo, perché ben in pochi comprano il disco fisico… mentre il file .MP3 tanto vale scaricarlo gratis, piuttosto che pagare per avere la stessa cosa, no?! E se questi sono i problemi per i grandi nomi, figurati come lo sono per noi che siamo una realtà ancora sconosciuta! Le giovani band, attualmente, sono costrette a fare enormi sacrifici per cercare di farsi conoscere, producendo dischi e non guadagnandoci nulla. Se i grandi che si sono fatti il nome in tempi migliori guadagnano ancora sui concerti, questo non è possibile per i nuovi nomi, che sono costretti ad investire grandi somme in tour senza averne alcun ritorno economico. In un certo senso però, forse questo rende anche il mondo della musica più puro. I nuovi volti ora registrano dischi e fanno tour non per i soldi ma esclusivamente per la passione che hanno…”.
Davide: “D´altra parte però questo sistema dà un´occasione soltanto a quelle band che possono permettersi certe somme. Non a caso i gruppi che girano di più provengono tutti dal Nord Europa… e sappiamo bene che questo fatto non è per via dello scarso valore o dello scarso numero di band italiane valide! È un mondo difficile, e purtroppo lo sarà sempre di più, in ogni campo. Noi cercheremo di giocare le nostre carte al meglio perché crediamo molto nella nostra musica e, sebbene ‘Kingdom of Rust’ non sia che il nostro primo disco, riteniamo di avere qualcosa da dire. Inoltre il palcoscenico e il pubblico sono davvero le esperienze più soddisfacenti per un musicista!”.

C’È UN SOGNO NEL CASSETTO (MUSICALE) CHE AVETE? UNA BAND PARTICOLARE PER LA QUALE APRIRE… CI RENDERESTE PARTECIPI DI QUESTO SOGNO?
Andrea: “Personalmente mi piacerebbe molto aprire per i Fates Warning, una band che ammiro molto dal punto di vista sia musicale che commerciale. E ti devo confessare che recentemente abbiamo quasi realizzato questo sogno… Ero in contatto con Jim Matheos e con il management della band, per valutare se potevamo fare da supporto al loro ultimo tour europeo, quello che si è svolto nell’autunno del 2013. Sfortunatamente per motivi organizzativi ed economici non abbiamo potuto prendere parte all’avventura… Si era parlato poi di unirci a loro solo in alcune date, ma sono subentrate altre band con un ingaggio per l´intero tour e non si è combinato nulla neppure li. Ho incontrato però Jim al concerto al Colony di Brescia, e ne abbiamo parlato un po’ di sfuggita… magari si riuscirà ad organizzare qualcosa per il futuro, chissà!”.
Davide: “Diciamo che non ho una band in particolare per la quale mi piacerebbe aprire… al massimo il sogno nel cassetto sarebbe che qualcuno apra per noi! Diciamo che il mio sogno per il futuro è quello di fare dei bei tour corposi e fruttuosi in giro per il mondo, partecipando magari ai grossi festival del genere”.

UNA DOMANDA CHE FACCIO SEMPRE… DOVE VI VEDETE TRA CINQUE ANNI A QUESTA PARTE?
Andrea: “Famosi, ricchi e circondati dalle groupies, ovvio! Be’, diciamo che ci piacerebbe ma non ci metterei la mano sul fuoco. Ci auguriamo piuttosto di lavorare sodo sulla questione concerti nei prossimi anni, per permettere al pubblico di conoscere ‘Kingdom of Rust’ non solo tramite recensioni ed interviste, ma direttamente ascoltandolo dal vivo. Questo potrebbe tenerci impegnati per un bel po’ di tempo, magari anche due o tre anni, chissà. Le risorse sono limitate quindi siamo costretti a pensare sempre più di due volte su ogni mossa da fare, è per questo che a volte ci si mette molto tempo a raggiungere un risultato. Dopodiché, una volta fatto conoscere a dovere ‘Kingdom of Rust’, ci metteremo a lavorare ad un secondo album. In realtà non ci siamo mai fermati nel comporre nuovi brani, solo abbiamo dovuto focalizzare le nostre attenzioni sulla pubblicazione e la promozione del debutto, sulle date dal vivo e sul concerto di presentazione del disco. Abbiamo però già una manciata di brani in differenti stadi di evoluzione, alcuni aspettano solo un testo, altri devono essere conclusi, altri ancora hanno solo pochi riff ed un abbozzo di testo. Vogliamo che il prossimo disco sia un passo avanti rispetto a quello che abbiamo realizzato ora, per cui ci prenderemo tutto il tempo necessario per produrre qualcosa che valga la pena di essere ascoltato e che, si spera, ci permetta di spiccare fuori dalla massa d’album che al giorno d’oggi viene prodotta. Se tutto va secondo i piani, tra cinque anni potremmo aver già pubblicato il secondo disco, ecco, questa potrebbe essere una previsione plausibile… Ma prima di quello c´è in programma di suonare tanto in giro per cui colgo l’occasione per dirvi… see you on the road!”.



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  • Antonio Cappa

    Auguri ragazzi!