SIMULACRO – Opacità plumbea

Pubblicato il 11/01/2017 da

Con il loro secondo album, il greve e sfuggente “Echi dall’Abisso”, i Simulacro sono definitivamente riusciti a farsi segnalare come una delle realtà più interessanti del panorama black metal nostrano (e non solo). Il lavoro di chitarra è stato rielaborato, svecchiato e scremato delle tonalità più canoniche, per un risultato finale che abbandona gli stilemi black più tradizionali per abbracciare formule sì aggressive, ma anche maggiormente tecniche e deviate, che iniziano e si concludono con molta suspense, mantenendo un ritmo incalzante e un’atmosfera tesa lungo tutta la durata del lavoro. E’ indubbiamente un’opera molto densa, questo “Echi…”, ma l’ascolto è di quelli avvincenti, anche grazie ad un’interpretazione particolarmente spontanea, abbinata ad una resa sonora chiara e potente. Avendo apprezzato anche il debut album della formazione sarda, “Fall of the Last Idol” (2013), abbiamo ritenuto opportuno offrire finalmente a questi ragazzi un’ulteriore piattaforma per farsi conoscere, sotto forma del breve botta e risposta che segue…

“ECHI DALL’ABISSO” MOSTRA UN INDURIMENTO NELLA PROPOSTA DEI SIMULACRO, MA ANCHE UNA MAGGIORE COESIONE SIA A LIVELLO DI COMPOSIZIONE CHE DI PRODUZIONE. COME E’ MATURATO QUESTO VOSTRO SECONDO ALBUM? QUALI SONO GLI ELEMENTI DI “FALL OF THE LAST IDOL” CHE AVETE CERCATO DI MANTENERE E QUALI SONO QUELLI DA CUI AVETE VOLUTO PRENDERE LE DISTANZE?
Anamnesi: “Durante gli anni intercorsi tra ‘Fall…’ ed ‘Echi…0 abbiamo condiviso molteplici situazioni sia nella vita di tutti i giorni che in campo musicale e preso molte decisioni difficili, sempre insieme. Siamo cresciuti senza mai darci le spalle e sostenendoci in qualsiasi circostanza. La coesione che percepisci nel disco, oltre che a una naturale crescita individuale, credo sia dovuta anche alla nostra coesione a livello personale. Abbiamo iniziato a comporre i pezzi subito dopo l’uscita del debut. Molte composizioni sono state influenzate da un determinato stato d’animo, altre da liriche già ben definite e da una ricerca molto più accurata dei suoni e delle ‘vibrazioni’ che scaturiscono da essi. Ovviamente quest’ultimo passaggio ha giovato parecchio al processo di produzione e mastering finale, che ha visto attuate molte soluzioni differenti rispetto al debut, fra le quali un diverso uso dei sintetizzatori che sono stati quasi completamente sostituiti da cori femminili veri e propri, che hanno soddisfatto il nostro bisogno di rendere l’album ancora più espressivo”.
Xul: “Prendere le distanze da determinati elementi significherebbe precluderci delle soluzioni che potremmo tranquillamente riadottare in futuro e questa è una cosa che non ci appartiene, infatti ci siamo sempre sentiti liberi di sperimentare e ricercare sonorità anche molto lontane dalla musica estrema. ‘Echi dall’Abisso’ è un disco molto intimo ed espressivo, composto in maniera tale da esaltare la profondità dei concetti espressi. Metterci a disposizione di questi ultimi ci ha portato alla ricerca di un suono più caldo ed avvolgente e di soluzioni diverse da quelle presenti in ‘Fall of the Last Idol’. Si tratta semplicemente di due dischi figli di un diverso messaggio”.

SI TENDE A PARLARE DEI SIMULACRO COME DI UN GRUPPO BLACK METAL, MA SAPPIAMO TUTTI CHE OGGIGIORNO TALE DEFINIZIONE PUO’ SIGNIFICARE TANTISSIME COSE DIVERSE. QUAL E’ IL BLACK METAL IN CUI SI RITROVANO I SIMULACRO? L’INFLUENZA DELLA SCUOLA FRANCESE SEMBRA PIUTTOSTO DECISA, MA TRA IL NUOVO ALBUM E IL DEBUT E’ COMUNQUE POSSIBILE RINTRACCIARE ALTRI SPUNTI…
Anamnesi: “Oggi ci sono talmente tante derivazioni del black metal che non sono nemmeno sicuro di conoscerle tutte. Forse quella che ci rappresenta meglio è la corrente ‘Post’, ma allo stesso tempo non riesco nemmeno ad orientarmi nella quantità indefinibile di gruppi che fanno post black metal ai quali però non riuscirei mai ad associare Simulacro. La verità è che non lo so e sono stufo di dover per forza dare un’etichetta con tanto di sub-etichetta alla musica che facciamo, magari per paura di offendere qualcuno che in caso contrario si sentirebbe in dovere di polemizzare perché hai scritto sulla pagina Facebook che semplicemente suoni black metal quando ‘invece fai post/depressive/industrial/shoegaze/blackened Hard Rock e non sei -True-‘. Noi prendiamo ispirazione da tantissimi generi, a partire dalla scena black metal francese, fino ad arrivare ai Puscifer, passando per i Massive Attack e chi ne ha più ne metta. Anche se certe influenze non sono così esplicite all’orecchio, non è detto che non contino in fase di composizione, produzione e arrangiamento. In definitiva, mettersi alla ricerca della definizione esatta del genere che suoniamo per noi non è semplice, e dal mio punto di vista questo non può essere che un bene”.

CHE TIPO DI SENSAZIONI VOLETE PROVOCARE CON LA VOSTRA MUSICA? VI E’ SECONDO VOI UNA “REAZIONE IDEALE” ALL’ASCOLTO DI UN ALBUM DEI SIMULACRO?
Xul: “‘Echi dall’Abisso’ è un disco molto mentale ed emotivo. Guarda nella parte oscura dell’essere umano e ci fa immergere in essa. Custodisce un frammento di vita di ognuno di noi e nel bene o nel male, vorremmo che questo aspetto riesca ad emergere. Per ottenere una ‘reazione ideale’ occorre prima di tutto un ascolto ideale. Mi piacerebbe che le persone si prendessero un’ora del proprio tempo, un buon impianto o una buona cuffia e lo ascoltassero tutto d’un fiato con gli occhi chiusi. Penso che questa sia la dimensione adatta all’ascolto dei nostri dischi e che in questo modo gli ascoltatori possano riuscire ad apprezzarli completamente. Vorremmo che alla fine dell’ultima traccia rimanesse qualcosa nell’individuo che vada al di là del mero apprezzamento musicale”.

PER LA TRACKLIST DI “ECHI…” AVETE ADOTTATO UN APPROCCIO PIUTTOSTO ASETTICO A LIVELLO DI TITOLI, INTITOLANDO OGNI BRANO SEMPLICEMENTE “ECO I”, “ECO II”, ECC. PER QUANTO RIGUARDA L’ORDINE DEI PEZZI, INVECE, COME VI SIETE MOSSI? QUANTO TEMPO E CURA AVETE DEDICATO ALLA COLLOCAZIONE E ALLO SVOLGIMENTO DEL MATERIALE?
Anamnesi: “Non dare un titolo ben definito alle canzoni in un certo qual modo aiuta ad intraprendere un ascolto molto meno condizionato e pregiudizioso, spingendo l’ascoltatore a cercare un significato personale alle parole che ascolta. La tracklist è stata pubblicata esattamente nell’ordine con la quale è stata composta, in maniera molto naturale, seguendo l’andamento e l’atmosfera dei testi”.

COME E’ MATURATA LA SCELTA DEI TESTI IN ITALIANO? IN GENERALE, ANCHE PER L’ARTWORK, CON “ECHI…” SEMBRA CHE ABBIATE VOLUTO PIU CHE IN PASSATO SOTTOLINEARE LA VOSTRA PROVENIENZA.
Anamnesi: “I testi che Thaniey ha scritto per noi racchiudono la sintesi di un processo introspettivo di riflessione ed analisi di se stessi per niente banale e molto importante a livello individuale per tutti noi, autore compreso ovviamente. Per questo sarebbe stato assolutamente deleterio esprimerci con una lingua che non fosse stata la nostra. La ‘scomodità’ e la spigolosità dell’italiano contribuiscono a rendere ancora più duri determinati passaggi e a creare contrasto in alcune parti musicalmente più morbide e calme. Inoltre, è la nostra lingua e non c’è motivo di non usarla, come non c’è motivo per il quale una band norvegese non debba usare la sua. La collaborazione con la nostra amica e fotografa ufficiale Valeria Spiga e con Francesco Gemelli ci ha portato alla scelta dell’utilizzo di un panorama a noi familiare per la veste grafica di ‘Echi…’. Abbiamo semplicemente visionato il loro lavoro e ci è piaciuto immediatamente. Anche in questo caso abbiamo scelto quelle determinate immagini in base all’intimità del messaggio contenuto nel disco, non per chissà quale forma forzata di patriottismo. Quei luoghi rappresentano appieno il nostro percorso fisico e introspettivo, le immagini sono la metafora perfetta che sta a simboleggiare quanto sia profondo e pericoloso ma allo stesso tempo curativo e indispensabile il mare che ognuno di noi si porta dentro”.

PARLANDO DI ITALIA E, NELLO SPECIFICO, DI SARDEGNA, QUANTO E’ DIFFICILE SUONARE ED EMERGERE DA QUESTE TERRE PER UNA BAND COME LA VOSTRA?
Ombra: “Quando suoni metal estremo in Italia, e per di più in Sardegna, lo fai per pura passione, perchè gli ostacoli da superare sono davvero enormi e non nego che a volte mi sono sentito davvero scoraggiato. Per fortuna siamo un gruppo molto unito e piano piano stiamo riuscendo a toglierci qualche soddisfazione, il che ci dà tantissimo entusiasmo e voglia di andare avanti”.

QUALI ERANO I VOSTRI OBIETTIVI ARTISTICI QUANDO AVETE INIZIATO NEL 2009 E QUANTO E COME SONO CAMBIATI NEGLI ANNI?
Anamnesi: “Nascemmo come una comune cover band nel 2005, prima di cambiare monicker in ‘Simulacro’ nel 2009. Fummo parecchio ambiziosi sin dal periodo, a partire dalla scelta delle cover da proporre, alla ricerca di situazioni live alle quali partecipare, contest, ecc. Ovviamente col passare del tempo lasciammo perdere le canzoni degli altri, come tutte le band dovrebbero fare, ed avendo raggiunto un livello di consapevolezza maggiore rispetto a quello che potevamo davvero realizzare, puntammo a produrre qualcosa di più personale e tutt’ora è quello che cerchiamo di fare. Con l’età cambiano le esigenze personali e il modo di vedere la vita e la musica di conseguenza. Per chi come noi continua a suonare nonostante tutto, la questione non è più solo conquistare un obbiettivo artistico, ma il bisogno fisico e mentale di non rinunciare a niente”.

CHE COS’E’ IL “SUCCESSO” PER I SIMULACRO?
Ombra: “Essere fieri di quello che facciamo e non avere rimpianti. Non esiste nessun’altro tipo di ‘successo’ quando si fanno scelte come le nostre”.

GUARDANDO AL FUTURO, POSSIAMO ASPETTARCI DEI CONCERTI NEI PROSSIMI MESI? O STATE GIA’ LAVORANDO A DEI NUOVI BRANI?
Ombra: “Abbiamo in programma qualche live sulla Penisola e alcuni in giro per l’Europa, ma ancora non possiamo dire molto di definitivo. A causa degli impegni di ognuno, non è mai molto facile organizzarsi per lasciare questo posto per più di un paio di giorni. Abbiamo sempre della musica in cantiere ultimamente. Alcuni brani per il prossimo disco sono già stesi, ma abbiamo in programma molte altre cose prima di far uscire un altro full”.

IL 2016 SI E’ APPENA CONCLUSO. QUALI SONO I DISCHI DI QUEST’ANNO CHE AVETE ASCOLTATO CON PIU’ PIACERE?
Schammasch – “Triangle”

Mechina – “Progenitor”

Deathspell Omega – “The Synarchy Of Molten Bones”

VIII – “Decathexis”

Brian Eno – “The Ship”

Oathbreaker – “Rheia”.

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